LA CAVALCATA DELLE VALCHIRIE

Massimo CANETTA


L'assordante frenesia di Milano tuoneggiava in lontananza.

Egli decise di sfuggirle sentendosi in cuffia la Cavalcata delle valchirie.

Socchiuse gli occhi. Desiderò che la musica, divenisse la luce della sua vita. Sognò che come per incanto ogni sua azione, ogni suo pensiero ne fossero accompagnati.

Guardò l'orologio: era tardi. Spense lo stereo, si tolse la cuffia e notò con stupore che la musica non smise.

Continuava, sempre più imponente. Egli si volse verso lo stereo che però era spento. Com'era possibile che sentisse ancora la musica? Si coprì le orecchie. La musica imperversava. Era accaduto ciò che aveva desiderato: la musica era in lui.

Ogni sua azione, ogni suo pensiero sarebbero stati impregnati di note.

Assaporò quel momento. Quale azione ne sarebbe stata degna?

Sentì la musica scaricargli nelle vene la forza di un guerriero. La testa cominciò a girargli. Ora la musica era altissima.

Provò a parlare ma non sentì le parole. Gridò forte, ma non sentì nulla. Cominciava a mancargli l'aria.

Corse sul terrazzo. Il volume aumentava. Si tenne la testa tra le mani. Guardò verso il basso e il corpo gli fremette in un accenno di vertigine. Respirò profondamente. La musica continuava in un crescendo spaventoso.

Improvvisamente capì quale azione sarebbe stata degna di un tale accompagnamento. Salì sul davanzale e con uno scatto improvviso si lanciò nel vuoto. La musica era in accordo con il movimento. Era una regia perfetta. La sinfonia raggiunse l'apice.

Tutto, anche il finale rimase in perfetta sintonia.

Meraviglioso!

 


FINE

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