LA SPIAGGIA

(Ovvero "Guardò il sole..." 4 punti di vista)

aprile 1997

Massimo CANETTA



 

1)

Guardò il sole e gli parve che quel caldo terribile potesse distruggere il suo castello di sabbia.
Il cappellino che lo riparava dal sole lo faceva sudare terribilmente.
Si volse verso i suoi e vide che sua sorella si stava bruciando come al solito stesa sull’asciugamano, quello con i conigli rosa: che ridicola! Ecco adesso si voltava, così si bruciava bene anche dietro. Perché si slacciava il reggiseno? Che stupida.
La mamma faceva finta di leggere, come sempre, stesa sulla sdraio e papà, come ogni giorno, si stendeva sulla sabbia così, grazie all’impasto con la crema solare sarebbe diventato una splendida cotoletta.
Un’onda si avvicinò furtiva ai bastioni del suo castello ma il sole la fece asciugare immediatamente. Anche quel pallido tentativo d’attacco sfumò così com’era venuto. Gino sistemò al meglio i suoi soldatini sui bastioni.
“Se dovesse tornare,” - disse tra sé - “troverà del filo da togliere.”.
 

2)

Guardò il sole e le parve che quell’aereo lassù avrebbe potuto centrarlo in pieno.
Si spostò leggermente e sentì la pelle pungere, provando una soddisfazione immensa.
“Sì, mi sto abbronzando per bene.” - pensò tra sé - “Questa crema è proprio fantastica, quelle stronze schiatteranno d’invidia stasera.”.
Si voltò dando la schiena al disco infuocato. Slacciò il reggiseno del costume ed alzò lo sguardo in direzione del mare.
Vide tre ragazzi che si avvicinavano. Il calore del sole la investì anche sulla schiena, facendola rabbrividire.
Si spinse leggermente con la mano destra nella sabbia facendo sì che il torace si sollevasse dall’asciugamano di qualche centimetro. Il suo giovane seno si sarebbe potuto intravedere e questo era proprio ciò che voleva.
I tre ragazzi le passarono accanto e si diedero una gomitata fissando quel suo piccolo, turgido seno.
Ambra li guardò e loro arrossirono, voltandosi verso il mare.
Adagiò nuovamente il seno sull’asciugamano e sospirò soddisfatta.
Domani sarebbero tornati.
 

3)

Guardò il sole e le parve che suo figlio stesse facendo lo stesso. Era davvero opprimente quel caldo.
“Speriamo che non si tolga il cappellino.” - pensò - “Questo sole è davvero tremendo.”.
Guardò il libro, posato socchiuso sul suo grembo. Era quasi una settimana che si trovava a quel punto, morto, a quella pagina in cui la protagonista aveva lasciato il marito per scappare con l’ufficiale di marina che avrebbe scoperto poi essere suo padre. Almeno così diceva il risvolto della copertina.
Si passò una mano tra i capelli e vide avvicinarsi tre ragazzotti.
Si sentiva ancora piacente, chissà se l’avrebbero notata. Pareva proprio di sì. Guardavano proprio lei.
Sentì una vampata di calore salirle dalla schiena.
Magari stavano guardando sua figlia, ma magari no, guardavano proprio lei.
Le cadde il libro; istintivamente si volse verso i ragazzi e questi si voltarono di scatto verso il mare, arrossendo.
Marta sorrise tra sé: “‘Sti ragazzotti, guardavano proprio me.”.
Abbassò una mano e sentì la schiena di suo marito. L’accarezzò dolcemente e si lasciò andare al calore di quel fantastico sole di luglio.
 

4)

Guardò il sole e gli parve che l’arrosto mangiato qualche ora prima stesse facendo a pugni con le patate al forno.
Non riusciva a capire che stesse vincendo la battaglia ma comprese che lui stesso non avrebbe retto ad un secondo round. Almeno non da sveglio.
Sentì il calore bruciante del sole fondersi col calore emanato dalla battaglia in corso nel suo stomaco.
Steso a pancia in giù sentiva anche il calore della sabbia arroventare il campo di battaglia.
Diede un’occhiata furtiva alla sua famiglia, prima di gettarsi nelle braccia di Morfeo.
Il bambino giocava tranquillo, difendendo il proprio castello di sabbia dalle incursioni del mare, sua figlia si stava girando per bilanciare la cottura e sua moglie faceva finta di leggere quel libro perché faceva tanto chic, anche se, ora, pareva distratta, probabilmente da qualche venditore di tovaglie.
“Tutto a posto” - si disse Mario e, soddisfatto, socchiuse gli occhi.
Poco dopo sentì la mano di sua moglie che gli accarezzava la schiena. Si addormentò felice.
 
 

 


FINE

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© 1996 Massimo Canetta
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