I fiori profumati l'avvolgevano in un abbraccio caldo e familiare. Stava lì, ferma, seduta ad aspettare ormai da molto tempo. Lo sguardo penetrava l'aria e volava lontano toccando ogni punto vivente come per lasciare l'impronta del suo passaggio.
Il sole alle spalle pareva volesse spingerla verso la grande quercia che, silenziosa ed imponente la fronteggiava al limitare della collina.
Quell'albero immenso protendeva i suoi rami bassi in direzione del sole, ignorando la bambina che, sempre immobile, sembrava una statua di sale.
D'un tratto il tempo parve fermarsi: il vento cessò e i lunghi capelli della bambina le ricaddero sulle spalle; il sole attenuò la morsa e lasciò la bambina libera di andare verso il suo destino.
Ella si alzò, prese il suo orsacchiotto di peluche per una zampa e si avviò, lentamente, a testa alta, verso l'albero.
Giunta sotto i rami della grande quercia si fermò, aprì il suo fagotto e ne estrasse un pugnale.
La lama luccicò riflettendo il sole, ormai per metà scomparso dietro l'orizzonte. Con violenza conficcò il pugnale fino al manico nel ventre dell'orso, squarciandolo.
Nella massa di gommapiuma giaceva un piccolo strumento con un pulsante rosso nel centro: lo premette e, passato qualche secondo, un fascio di luce la colpì ed ella sparì, come se non fosse mai esistita.
"Tutto fatto!" - esclamò appena la porta dell'astronave si aprì - "Il virus è in circolazione, tra non molto sarà tutto finito.".