Era la seconda serata ciò che preferiva per distendersi davanti al televisore.
Quella sera il Maurizio Costanzo Show prometteva
un appuntamemto affascinante: le sette in Italia.
Ceramente quella delle sette era una piaga
non indifferente. Centinaia di giovani coinvolti in esperienze difficili,
spesso pericolose che plagiavano, soprattutto, i più deboli.
Ecco Costanzo, come tutte le sere, davanti al sipario con il fedelissimo Bracardi, ad affrontare il pubblico del Parioli.
“Sipario!” - il presentatore “coi baffi” ha dato il via alla puntata.
Sul palco sono sedute una accanto all’altra persone dall’aria inquietante, uno fra tutti, al centro, vestito con una lunga tunica nera e con strani simboli tatuati sul volto, un individuo con gli occhi completamente bianchi: lenti a contatto, sicuramente.
All’estrema destra una ragazza, emaciata, che pare sparire dietro se stessa, seduta accanto ad un ragazzo, vestito di Jeans, all’apparenza molto sereno.
La presentazione di Costanzo: santoni, giornalisti che hanno effettuato reportage sulle sette, poi i due ragazzi.
“Tu,” - Costanzo si avvicina alla ragazza che, impaurita, solleva impercettibilmente lo sguardo verso il presentatore - “mi hai raccontato la tua storia...”.
Pausa.
La ragazza annuisce lievemente col capo
poi riabbassa lo sguardo verso i propri piedi.
“Per la prima volta hai avuto coraggio...”
Altra pausa.
La ragazza annuisci nuovamente col capo e il suo sguardo si volge in direzione del “santone” seduto quasi all’altro capo del palco, tale Stefano.
Costanzo guarda il ragazzo vestito di jeans
e gli sorride: “Poi passiamo a lei.” - gli dice mettendogli una mano sulla
spalla.
Il ragazzo sorride e si gratta la testa,
nervosamente.
La ragazza comincia a narrare la sua storia:
l’ingresso nella “comunità”, l’iniziazione.
La tensione sale alle stelle, vengono
inquadrati anche i suoi genitori, ormai sospettati dal pubblico di essere
i mandanti psicologici della distruzione della povera fanciulla.
Il “santone”, Stefano, prende la parola
e descrive la sua “comunità” come una famiglia, proprio in sostituzione
delle carenze sia morali che affettive di una famiglia “genetica”.
Si alzano violenti fischi dalla sala.
Costanzo si alza e intima agli spettatori
di interrompere immediatamente questo comportamento inaccettabile.
Si volta verso i suoi ospiti e chiede
al “santone” di fermarsi un attimo.
Si avvicina al ragazzo vestito di Jeans
che, sorridente, fa un cenno al presentatore.
“Gigi.” - Costanzo si mette a sedere alle
spalle del ragazzo.
“‘sera” - Gigi sorride cordialmente.
“Questo ragazzo ci ha mandato ventisette
fax negli ultimi due giorni.” - il presentatore sorride.
“Ventisette.” - replica il ragazzo.
“Il contenuto è eloquente. Lui le
sette non le sopporta proprio, giusto?”.
“Giusto, signor Costanzo.” - Gigi sorride.
“Allora... questo è uno dei fax
che abbiamo ricevuto.” - Costanzo volge a favore di telecamera un foglio
dattiloscritto.
La telecamera inquadra il fax: è
una pagina contenente la stessa frase, ripetuta fino al riempimento del
foglio: “ODIO LE SETTE ODIO LE SETTE ODIO LE SETTE ODIO LE SETTE ODIO LE
SETTE...”.
Pausa.
Il ragazzo annuisce col capo.
“Perché questo odio?” - chiede
Costanzo con un leggero sorriso.
“Beh...” - Gigi si sistema sul divanetto
- “è un odio che mi porto appresso da una decina d’anni.”.
Pausa.
“Continua.” - Costanzo tossisce.
“Ogni giorno, tutte le mattine... io ho
un odio viscerale nei confronti della mia sveglia. Io odio le sette.” -
grida alzando le mani formando con le dita il numero sette.
Pausa.
“Consigli per gli acquisti”.