LA PROMESSA

3 agosto 1995

Massimo CANETTA


Era un pomeriggio assolato, faceva molto caldo; solo una leggera brezza, in riva al mare, scompigliava i capelli.

Era un pomeriggio di venticinque anni fa, era il trenta luglio, me lo ricordo ancora come se fosse stato solo ieri. Io stavo lì, seduto sulla sabbia e osservavo quelle onde che agitavano il mare e portavano a riva il profumo pungente della salsedine. Due ragazzi erano seduti poco distante: lui aveva circa quindici anni e lei qualcuno di meno. Parlavano a bassa voce, ma quella leggera brezza profumata mi portava lentamente alle orecchie le loro parole.

"Me lo devi promettere." - disse lui, accarezzandole il viso.

"Te lo giuro, fosse l'ultima cosa che farò." - rispose lei asciugandosi gli occhi.

Probabilmente - pensai - si stanno salutando. Luglio è ormai terminato e tanti rientrano nelle città o partono per altre destinazioni. Com'è triste lasciarsi: quel giorno avrei lasciato anch'io mia moglie e mio figlio per tornare a Milano e incuriosito continuai ad ascoltare.

"Saremo qui, dove c'è il cartello delle lezioni di nuoto. Ti prego promettimelo ancora." - anche lui piangeva.

"Sarà qui, tra venticinque anni, come oggi, accanto al cartello. Però io voglio essere qui anche l'anno prossimo e quello ancora, sempre con te."

"Anch'io lo spero, ma promettiamoci di essere qui tra venticinque anni, qualsiasi cosa accada."

Che promessa affascinante. Quei due ragazzi si sarebbero rivisti dopo venticinque anni: una promessa vera, fatta non solo con lo slancio dettato dal cuore, sfiancato dal dolore, ma anche sapendo di doverla mantenere.

Venticinque anni: ma quante cose potranno accadere - mi dissi - in venticinque anni? Ero quasi commosso, continuai ad ascoltare, continuando a fissare le onde che s'infrangevano, bianche sulla sabbia bagnata.

"Io questi venticinque anni li voglio passare con te." - disse lei con la voce strozzata dai singhiozzi.

"Anch'io, ma possono accadere tante cose nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, anche nei prossimi anni, ma ti assicuro che tra venticinque anni, io sarò qui." - le accarezzò i capelli.

Lei scoppiò a piangere, questa volta a dirotto e non riusciva nemmeno più a parlare.

Ero affannato, l'emozione per quella promessa mi aveva colto all'improvviso e mi aveva lasciato quasi senza respiro.

Lui si alzò, la prese per mano e l'aiutò ad alzarsi. Si abbracciarono, forte e si baciarono a lungo. Io rimasi lì, immobile, cercando di non guardarli. Lui le accarezzò i capelli e la guardò negli occhi poi, abbracciandola, andò via con lei e presero la strada che porta alla stazione. Io restai a fissare il mare, ad annusare quel pungente profumo di salsedine che il vento mi portava. Mi ricordo che piansi per l'emozione: chissà se avrebbero mantenuto la promessa - pensai - sarebbe stato bellissimo.

Dopo qualche minuto mi alzai e me ne andai. Quel giorno partii per Milano, ritornai nel caldo torrido della città, senza quel pungente profumo nell'aria.

Passarono gli anni e con essi cambiarono molte cose. Persi mia moglie, cambiò la mia vita, il mio lavoro, mio figlio crebbe e divenne un uomo e, col passare dei giorni, quella promessa sbiadì nella memoria e, lentamente, non me ne ricordai più.

Ormai sono passati quei famosi venticinque anni e io me ne sono ricordato. A settant'anni sono qui, ormai solo, senza mia moglie e con mio figlio che ha la sua famiglia e la sua vita; eppure mi sono ricordato di quel 30 luglio di venticinque anni fa, come se fossi stato io a fare quella promessa e, sì, preso il treno sono partito per la riviera.

Giunsi alla stazione che era pomeriggio, come venticinque anni fa. Mi incamminai, faticando sotto il caldo opprimente di quel pomeriggio assolato, come venticinque anni fa.

Quando raggiunsi la spiaggia cercai quel cartello in mezzo alla sabbia che indicava che lì si poteva imparare a nuotare: non c'era più. In un primo tempo pensai di non riuscire più a localizzare il luogo esatto ma poi ne fui certo: il cartello doveva essere stato proprio lì venticinque anni fa, lì dove ora stavano seduti, abbracciati, quell'uomo e quella donna: lei piangeva, perché si stava asciugando gli occhi con un fazzoletto e lui le accarezzava i capelli.

Non so se fossero proprio quei due ragazzi di venticinque anni fa, ma mi fa piacere pensarlo, credere che quella promessa sia stata mantenuta, nonostante il trascorrere degli anni e così, felice, voltai le spalle al mare e tornai verso la stazione, sotto quel sole opprimente, con quella leggera brezza che mi portava un pungente profumo di salsedine.

 


FINE

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