Ora, nell'immediato dopoguerra, troviamo due libri, distanti l'uno dall'altro e diametralmente opposti, che sembrano quasi scritti da due autori diversi: Il compagno e I Dialoghi con Leucò. Due libri diversi perche il Pavese de Il compagno è lo scrittore che tenta, lui che non ha partecipato alla lotta armata, di ripensare a quello che aveva preceduto la Resistenza, alle tensioni, alle paure e, tutto questo, determinava un romanzo di carattere politicamente impegnato. Accanto a Il compagno abbiamo invece I Dialoghi con Leucò,libro meno impegnato, in cui, sotto la forma del dialogo, vengono discussi i problemi della vita contemporanea, ma tutti traslati sul piano mitologico. Da ricordare è anche il periodo in cui vennero scritti i Dialoghi. Pavese s'innamora di Bianca Garufi, con cui scrisse a quattro mani Fuoco grande. Egli dedica il libro (I Dialoghi con Leucò) a lei con un sottile artificio: Leucò, infatti, è la versione greca del nome Bianca. Inoltre vi è in Pavese una maturazione sia linguistica, sia umana. Vi è, infatti, un'avvicinamento dell'uomo all'eternità, alla vita dopo la morte. Era evidente che un libro come Il compagno riscuotesse un certo successo, data la tematica pressoché attuale, mentre era altrettanto evidente che I Dialoghi con Leucò suscitasse ammirazione ed invidia per l'enorme cultura che rivelava. Nel '47, forse, si pensava che il modo migliore per parlare della realtà fosse quello di farla rivivere, non quello di mitizzarla con eroi da tragedia greca. Pavese replica con un'operazione ben precisa, con un ripensamento della realtà attuale, attraverso l'esperienza degli antichi.
Il compagno, dei due libri era certo il più facile. E' la storia di un giovane torinese, Pablo, che passa il suo tempo tra un'osteria e l'altra, suonando la chitarra. Da qui nascono gli incontri che egli fa con donne e uomini; ma la vicenda prende ben presto la sua strada, che si snoda attorno al rapporto con Linda, la ragazza di Amelio, il quale durante un viaggio in motocicletta ha un incidente e resta paralizzato (come nel racconto Fedeltà, scritto nel '38). La figura di Amelio compare in primo piano all'inizio, poi sembra lasciata ad un destino ormai privo di senso. Ma ecco che Amelio diventa il punto di riferimento di tutta la storia: egli svolgeva un'attività politica ben precisa, a cui Pablo non pensava e dalla quale poi Linda, che gli si è fatta amica, vorrebbe tenerlo distante. L'ambiente è quello popolare e proletario delle borgate torinesi, su cui s'innesta una certa curiosità che Pavese aveva per l'avanspettacolo. Ad un certo punto, infatti, s'inserisce nella vicenda un amico di Linda, Lubrani, impresario teatrale, che fa conoscere a Pablo qualche attore e gli fa scoprire la vita notturna del dopo teatro. Pablo continua a tirare avanti la propria vita senza uno scopo preciso, pur tendando di uscirne: fa il camionista, cerca in qualche modo di trovare quel senso, soprattuto per poter vivere con Linda. Nella seconda parte, Pavese sposta la vicenda a Roma, dove Pablo si trasferisce dopo la rottura con Linda. Si fa nuovi amici, ha una nuova donna che ha ereditato dal marito, morto, un negozio da ciclista. Ma soprattutto Pablo si accosta alla politica. Il romanzo cambia subito tono: da quella che era la descrizione dell'ambiente torinese, ora diventa la cospirazione politica nella periferia romana. Però per Pavese l'ambiente torinese era più importante dell'ambiente della capitale dove ha inserito la tematica principale del libro - e lo si riscontra anche durante la lettura del testo - in modo che la prima parte risulta narrativamente più importante della seconda parte romana. Evidentemente a Pavese manca, in quest'ultima parte, quella possibilità di resa espressiva che gli offriva Torino. Al capoluogo piemontese era chiaramente più legato e, per esso, sentiva un interesse ben preciso, mentre per Roma, l'esposizione dei fatti risulta solo molto descrittiva. Quindi Il compagno,il romanzo politicamente più impegnato di Pavese, a mio avviso non risulta essere fra le sue opere più importanti, proprio per le discordanze e gli squilibri sopra scritti. Ma leggendo il compagno si resta tuttavia colpiti per come Pavese sia riuscito a raccontare la cospirazione politica senza entrare in un ambito mitico ed eroico, bensì raccontandola minuziosamente, entrando anche nei minimi particolari. Una vita vista al di là del mito e della retorica. Effettivamente, nella cospirazione, si è sempre pensato all'eroe, a colui che saziava di gesta eroiche tutta la storia. Qui, invece, ci troviamo di fronte a dei personaggi che non hanno nulla di eroicamente degno di considerazione, nessuna dimensione storica intellettuale: sono degli operai i quali, a modo loro, cercano di dare alla loro attività politica un senso preciso.
Contemporaneo a Il compagno è quindi I dialoghi con Leucò che riassume, come già detto, una serie di riflessioni sull'uomo, sulla vita, sul tempo, fuoriuscenti però dalla bocca di eroi mitologici.
"I dialoghi con Leucò non sembrano essere molto in sintonia coi tempi. Però è il libro che ci rivela l'altra faccia di Pavese e ce ne dà il risvolto intellettuale. Per questo è importante: perché chiarisce il modo con cui Pavese lavora e osserva la realtà e costituisce la chiave attraverso la quale noi possiamo arrivare a capire com'egli riesca a parlarci, nel modo in cui ce ne parla, dell'esperienza partigiana in La casa in collina, del mondo torinese e della borghesia torinese de La tenda e poi a concludere il suo viaggio a ritroso nella memoria, cioè nella vita, con l'opera conclusiva La luna e i falò.".1
I dialoghi con Leucò viene composto tra il '45 e il '47 e la data di pubblicazione risale al '47. Siamo in un momento in cui sembra non esserci altro modo di fare letteratura se non quello di raccontare storie di vita vissuta, di fotografare la realtà e più probabilmente la realtà dell'immediato dopoguerra, della vita partigiana o della guerra in particolare. Pavese, con I dialoghi con Leucò, sembra uscire dalla realtà oggettiva, per passare ad una realtà che egli stesso giustificava come un momento di chiarificazione con se stesso per arrivare a capire il significato e il senso dei problemi contemporanei: il tornare indietro nel tempo sino al tempo mitologico. Ma non è un uscire dalla realtà e dalle tematiche letterarie di quel tempo, in quanto in quel periodo scrive sulla terza pagina de L'unità ne I dialoghi col compagno e quindi abbraccia la realtà in tutta la sua oggettività e non dimentichiamoci della composizione de Il compagno, allora ancora in atto. Insomma, I dialoghi con Leucò, che sembra uscire dalla realtà è solo un cercare di comunicare con la realtà contemporanea per mezzo di una realtà antica, addirittura legata a personaggi della mitologia.
Note al testo: