LA MISSIONE

20 agosto 1997

Massimo CANETTA


“No!”

Proprio in quel momento un mio soldato, un avamposto, veniva trucidato da un violento colpo d’artiglieria.

I nostri lanci erano però indirizzati a regola d’arte. Tutto era stato studiato meravigliosamente: nessun intoppo avrebbe distrutto l’operazione tanto attesa.

Avevamo perso molti uomini ed erano state danneggiate alcune delle sofisticate strumentazioni che accompagnavano questa pericolosa missione.

Non ho mai capito se sono io a scegliere queste delicate operazioni di guerriglia o se mi vengono sempre proposte perché sono l’unico pazzo che se le accolla senza porre discussioni o riprovevoli condizioni.

Era però importante, anzi fondamentale, non perdere la concentrazione: ogni colpo poteva essere quello decisivo. Il nemico, era ormai chiaro, subiva ogni iniziativa sferrata dai miei uomini. Ad un paio di attacchi aveva già risposto con semplici iniziative degne di un bambino.

Quello era il momento giusto, in cui avrei dovuto studiare la tattica migliore, i posizionamenti dell’artiglieria in modo che colpissero il cuore del nemico, il quartier generale.

Il cielo era ormai oscurato dalla battaglia e il terreno davanti ai miei occhi brulicava di cadaveri e carcasse di mezzi pesanti. Tutto volgeva a nostro favore ma le perdite subite erano terribili, le peggiori di tutta la mia pluridecorata carriera.

Anche due dei miei più fidati comandanti avevano ceduto sotto i duri colpi dell’artiglieria nemica e questa era una cosa maledettamente irritante: avrei dovuto ricreare una squadra vincente per la prossima missione.

Ero pronto per comunicare il piano d’attacco decisivo quando una voce alle mie spalle tuonò sopra al deflagrare delle granate.
“A tavola! Sbrigati che altrimenti si raffredda la pasta.”.

Da non credere: entrando in camera mia moglie ha distrutto un’intera squadra di artiglieria. Selvaggiamente calpestati.
 

 
 


FINE

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© 1996 Massimo Canetta
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