Riflettevo.
La mia posizione, così stabile, così imperturbabile, era addirittura fastidiosa.
Spesso notavo sguardi indispettiti diretti verso di me, anche di sfida.
A volte qualcuno mi sorrideva, altre volte altri arrivavano persino ad allungare una mano verso di me.
Io non cambiavo mai il mio punto di vista. Ero freddo, ma costante, imperturbabile.
Agli occhi della gente non ero quasi mai ciò che essa voleva vedere, ma ciò che vedeva realmente.
Io avevo una visione del mondo molto limitata, lo ammetto, ma chiara, pulita e, soprattutto, obiettiva, che non lasciava spazio a giudizi gratuiti.
Poi, un giorno, non so bene come accadde, tutto cambiò: fui costretto a cambiare i miei riferimenti e tutta la mia esistenza ne fu scossa.
Il mondo, ad un tratto, non era più come lo vedevo prima.
Uno schianto, poi la mia vita esplose in centinaia di punti focali.
Non c'era più il letto, nemmeno la cassettiera; ora vedevo chiaramente il soffitto, quell'arco sopra
l'ingresso. Tutto era ora completamente diverso da come lo conoscevo io.
Improvvisamente il terrore pervase tutti i frammenti del mio corpo, ormai sparsi, distanti gli uni dagli altri: il
mio futuro era ben chiaro.
Sarei stato ormai solo uno specchio rotto, gettato nella spazzatura e il mio mondo sarebbe stato per sempre buio e senza più speranza di riflettere.
E fu proprio così.