DADA9 - RACCONTI
"LA PARTITA DEL COLONNELLO"
by Enzo Verrengia
Lo shuttle a velocita' di fuga, investito dalla luce
solare, sembrava la punta aurea di un freccia scoccata verso
le stelle. -Un'estorsione a gravita' zero- sospiro' il
pilota. -L'ideale per la pubblicita' della Corporazione.
Quello seduto accanto, in penombra, diede uno scatto
smorzato all'arma che aveva appena finito di controllare. E
fu la sua replica. -Di', perch‚ ti chiamano Colonnello?- Il
pilota era petulante. -Nella Corporazione non ci sono
gradi, solo iniziativa e voglia di arrivare sempre piu' in
alto. L'altro si sporse in avanti. I riflessi della
strumentazione gli disegnarono sul viso spettrali tatuaggi
di luce, accentuandone il profilo angoloso e massiccio. -Tu
che ne pensi?- fece di rimando, girandosi di scatto dalla
parte del pilota.
Quest'ultimo esito', aggredito dallo sguardo feroce: -A
ognuno il nome che si merita. Con quella abbronzatura,
sarai un veterano di qualche fottuta guerra in quei posti
dove il sole picchia sul serio. Altro silenzio, aggiunto a
quello della cabina e a quello piu' inviolabile che si
estendeva fuori all'infinito. -E se facessero saltare in
aria con bel botto nucleare la stazione, quelli che hanno
preso gli ostaggi e il Virus Irreversibile?
Il Colonnello emise un sospiro che somigliava a un ringhio:
-Creperebbe anche del personale altamente specializzato che
la Corporazione vuole tenere in vita il piu' a lungo
possibile. Inoltre, non sarebbe facile spiegare il perch‚
di una misura cosi' estrema, senza far venir fuori la storia
del Virus Irreversibile. Ufficialmente quassu' si producono
miracoli per il progresso dell'umanita'. Una serie di bip
riporto' l'attenzione del pilota sul pannello comandi. -Ci
siamo- borbotto'. -Inizio sequenza di approccio.-
L'annuncio venne da una donna che non esisteva, se non come
campionatura vocale. Nello spazio si profilo' la stazione,
a forma di ruota frattale. Lo shuttle mirava al perno di
rotazione, adeguandosi al movimento come uno squalo che
prende a rigirarsi su se stesso. Il Colonnello si infilo'
il casco: -Grazie del passaggio. Io scendo qui. -Ma gli
ordini_ -Nella Corporazione non ci sono gradi, ricordi?- Il
Colonnello gli concesse un sorriso. -Solo iniziativa, e
voglia di arrivare sempre piu' in alto. Siamo arrivati a
qualche centi naio di miglia di altezza, e ora l'iniziativa
la prendo io. Prosegui nella traiettoria di approccio e fa'
come se non sa pessi neanche della mia esistenza.- Pigio'
sul tastierino alfanumerico da polso, e un attimo dopo era
sparito in un caleidoscopio di luci. Le stesse che
riflettendosi dalla strumenta zione fino a poc'anzi gli
avevano tatutato il volto.
-Ehi_-balbetto' il pilota. -Mai vista una tuta stealth?-
risuono' la voce fredda del Colonnello dall'impianto radio.
Il caleidoscopio di luci delineava un vago contorno umano.
-Lo strato esterno e' un'intercapedine trasparente e
schermata contro i raggi solari in cui si e' immesso del
metallo allo stato liquido che riflette alla perfezione
l'esterno. Come il mercurio, ma con un assetto molecolare
ancora piu' efficace. Sono uno specchio vivente. -Possono
sempre scoprirti con i sensori. -La schermatura cancella
anche i miei segnali organici e i getti della tuta vengono
raffreddati al momento dell'espulsione. -Ma come farai tu a
rilevare i loro segnali? Se ti interfacci con i sistemi
video della stazione, ti individuerranno dall'interno.
-Letture all'infrarosso e altri sensori mi arrivano su
frequenze in codice da un satellite di sorveglianza della
Corporazione di cui sanno solo pochi eletti. Siamo tutti
sotto gli occhi del Consiglio di Amministrazione, purtroppo
per quei dilettanti che ci hanno provato. E la lezione di
oggi finisce qui. Almeno per te. Per loro comincia tra un
po'.
La forma riflettente scomparve nella fusoliera dello
shuttle. Il pilota, spiazzato, guardo' il quadrante di
segnalazione delle aperture. Per un attimo si oscuro' come
per mancanza di alimentazione, e quando si attivo' dava
tutto ermeticamente chiuso. Invece una figura indistinta
era uscita dallo shuttle ed ora si protendeva dallo scafo
sul fondale stellato. O meglio era il fondale stesso che
pareva contorcesi e contrarsi. Sotto, la Terra assisteva in
silenzio col viso verdazzurro segnato dalle spirali delle
formazioni nuvolose, che parevano rughe eterna mente
mutevoli.
-Fatti riconoscere- gracchio' da uno schermo dello shuttle
la faccia deturpata di un demone. -Volo 465- rispose il
pilota. -Sequenza d'approccio iniziata. Mi manda la
Corporazione. -Senti, senti. Arriva Babbo Natale. Spero
che porti le ca ramelle, non il carbone, altrimenti facciamo
piovere laggiu' un bel po' di Virus Irreversibile. Il
Colonnello sentiva tutto nell'impianto di comunicazione
della tuta stealth. Aderiva al dorso dello shuttle con i
tamponi magnetici dei guanti e degli stivali. Guardo' i
raggi della stazione che calavano in diagonale tra lui e lo
spazio come tronchi distorti di una foresta morta. Il
movimento rallento' fino a perdersi del tutto, man mano che
la rotazione dello shuttle si adeguo' a quella del complesso
orbitante. La distanza si accorciava e ad un tratto le
indecifrabili forme frattali della stazione furono a portata
di mano. Lo shuttle attraverso' una zona d'ombra creata
dalla posizione del sole, dove il buio era assoluto.
Adesso!
Il Colonnello si stacco' dal dorso del velivolo e accese i
getti direzionali montati sulle sue spalle, e schermati come
il resto dall'intercapedine simile al mercurio. Spicco' un
balzo in avanti, e alla tecnologia si aggiunse qualcosa di
primordiale, che lui aveva dentro. Infine approdo' sulla
superficie della stazione. -Niente scherzi in fase di
atterraggio- continuava la voce del demone, in radio. Il
Colonnello compose una sequenza numerica sul tastierino da
polso e nel casco gli apparve una mappa della stazione
orbitante in realta' virtuale. Con una serie di
verbalizzazioni sublabiali, l'uomo ottenne una successione
di ingrandimenti dei vari settori. Fino a quello che
cercava. -Nella cambusa- sussurro' fra s‚.
La mappa elettronica gli mostrava il settore cucine della
stazione. Gli ostaggi erano accoccolati sul pavimento,
sotto il tiro di cinque uomini armati. Un sesto, si muoveva
frenetico. Il sistema di ricostruzione virtuale attribuiva
a tutti le giuste fattezze, complete di nome e incarico.
Quello in agitazione era il capotecnico, il cui nome, Fergus
Clark detto Gus, appariva in sovrimpressione seguito dal
curriculum. La sua voce deformata dalla tensione ricordava
quella di un demone. Il Colonnello inizio' a sfrecciare nel
paesaggio frattale, con i getti a piena potenza. Un'ape
silenziosa che conosceva la sua rotta fra travi e improvvisi
spuntoni metallici. Anche perch‚ il computer della tuta
provvedeva a orientare il sistema propulsivo e a regolarne
l'intensita' per mantenere l'allineamento relativo alla
stazione. Finch‚ non gli spararono addosso.
-Non sei cosi' invisibile come credi!- lo canzono' una
seconda voce dalla radio. Il Colonello si tuffo' al riparo
di un raggio della ruota orbitante. Altri proiettili lo
inseguirono, sfiorandolo. -Chi credi di essere? A destra.
Il Colonnello stacco' l'arma dalla presa magnetica sulla
tuta e si appiglio' saldamente alla parete della stazione,
dopodich‚ apri' il fuoco. Una raffica assolutamente muta
nel vuoto dello spazio. Il resto lo fecero i proiettili,
con dispositivi d'ingaggio del bersaglio. Aggirarono tutti
gli ostacoli che si paravano tra loro e l'obbiettivo
organico. Una forma goffa che fluttuava tra gli spuntoni di
quella foresta frattale esplose in mille petali di latta e
boccioli purpurei. I resti del cadavere formarono una
sinistra costellazione in prossimita' della stazione.
-Nella prossima vita ricordati di tenere attivate le
contromisure- commento' il Colonnello. Altri due seguaci
del demone all'interno della stazione lo aspettavano al
varco di una struttura di ponteggio. Stavolta il vantaggio
dell'ombra era andato a loro. -Lavori in corso- cantileno'
una nuova voce nel casco del Colonnello. -Lavori per la tua
tomba- preciso' il secondo. Avevano gia' sparato, e il
Colonnello fu colpito, in una ma cabra replica del macello
da lui stesso provocato poc'anzi. -Che sta succedendo, la'
fuori?- strillo' il demone che tirava le fila. -La
Corporazione ha barato- rispose uno dei due che avevano
affrontato il Colonnello. -Ci hanno mandato addosso uno dei
loro sbirri privati - disse l'altro. -Che si divertiva a
fare giochi di prestigio con la tuta. Noi pero' conosciamo
il trucco.- Tocco' una specie di lampada tascabile sul
calcio della sua arma, il cui fascio sottilissimo di luce
aveva investito il Colonnello, rivelandolo. -Basta un
puntatore adatto. -Ah si'?- commento' il demone dalla
stazione. -D'accordo, l'affare salta. Compresa la testa
degli ostaggi. Comincio dal pilota dello shuttle. -Ehi, io
non c'entro!- fece quello, isterico. -Li avessi tutti quei
soldi che volete, ve li darei di tasca mia. Non so niente
degli intrallazzi batteriologici della Corporazione.
Nemmeno mi ero accorto di avere un clandestino a bordo.
L'avete detto anche voi che con quella tuta...
Fu interrotto da uno sparo. Nella stazione i rumori si
senti vano. L'ultimo nelle orecchie del pilota fu quello
del colpo che era diretto al suo cranio. -Che facciamo,
Gus?- domando' uno dei due, all'esterno. -Rientrate.
Dobbiamo parlare. I demoni guardiani accesero i getti e
planarono nervosamente verso il portello della piu' vicina
camera di equilibrio. Alle loro spalle, il fondale stellato
si deformo' attorno a una sagoma invisibile. Nella cambusa
il piu' anziano degli ostaggi disse a Gus: -Il ricatto aveva
senso finch‚ reggeva il segreto sulla nostra produzione di
Virus Irreversibile. Con la missione di salvataggio
fallita, sara' la Corporazione stessa a informare i media.
Diranno della tua minaccia di sganciarlo nell'atmosfera se
la Corporazione non ti versava... quanti milioni di dollari
hai chiesto? -Dovevano bastare per tutti- si giustifico'
Gus. -Ora comunque- continuo' l'anziano, -tutto il mondo
sapra' che qui si sintetizza il Virus Irreversibile, l'unica
soluzione per il controllo demografico. Soltanto che non
l'avremmo usato a caso, come minacciate voi. Era una
sorpresina per quei posti nel Terzo e Quarto Mondo che
scoppiano di pezzenti e ci sventolano addosso testate
nucleari se non gli diamo da mangiare gratis. -Per noi era
comunque una porcata- disse Gus. -E abbiamo pensato di
tirarcene fuori. Con una piccola gratifica. -Non avevate
il quadro completo delle trappole della Corporazione- lo
rimbrotto' l'anziano, -altrimenti di quello sbirro non si
sarebbe sentito nemmeno l'odore. Con voi e qual cuno di noi
morti nell'irruzione, si sarebbe liquidato l'episodio come
un cedimento nervoso. Adesso non hanno scelta, siamo
sacrificabili. Preferiranno rimetterci la stazione. Se non
ricevono un messaggio di O.K. da quello che avete tolto di
mezzo la' fuori, ci faranno saltare tutti in aria.
-Gus, il vecchio ha ragione- disse uno degli altri cinque
con le armi. -Ormai che gliene frega alla Corporazione di
salvare la baracca. -Sta' zitto- lo rimbrotto' Gus. -Pensi
che un'esplosione nucleare a ridosso dell'atmosfera sia uno
scherzo? Hai presente l'oscuramento elettromagnetico che
provocherebbe? Comunicazioni, banche dati: tutto in fumo.
Il Governo non se ne assumerebbe la responsabilita' solo per
salvare la pelle alla Corporazione. -Vuoi dire per salvare
la pelle all'umanita'- lo corresse imperterrito l'anziano
del Consiglio di Amministrazione.-Qualsiasi cosa e' meglio
di una doccia di Virus Irreversibile. Lo faranno, il botto.
Dimostreranno la sincerita' del loro pentimento.
L'esperienza servira' a qualcosa. La prossima volta il
personale subira' uno scanning psicologico piu' accurato. I
modelli di previsione comportamentale si perfezioneranno.
Sapranno con dieci anni di anticipo il momento preciso in
cui ti ficcherai un dito nel naso.
-Quando ci mettono quei due a rientrare- sbotto' Gus,
ignorando l'ultima parte della tirata. In quell'istante sul
petto gli si apri' una voragine di sangue. E cosi' a
ciascuno degli altri complici. Anche da morti, tuttavia, le
dita gli si contrassero sui grilletti, e risposero
inutilmente al fuoco contro un avversario che li aveva gia'
annientati. Gli ostaggi urlarono, rifugiandosi dietro ogni
possibile riparo nella cambusa. L'unico a restare
imperturbato al centro dell'ambiente fu quello del Consiglio
di Amministrazione, che si ritrovo' con l'uniforme azurrina
maculata del sangue di Gus. Il fragore fu cosi' assordante
da prolungarsi nel silenzio sotto forma di shock uditivo.
Un'impressione e nient'altro, perch‚ non c'erano echi tra
quelle pareti perfettamente insonorizzate. Parecchi istanti
dopo la fine del massacro, qualcuno punto' un dito tremante
nel vano della porta. -L'aria_ si muove qualcosa_
-Decompressione!- grido' un altro disperato, fraintendendo.
-No! Fermi!- li inchiodo' l'uomo del Consiglio di
Amministrazione. Il movimento era quello di superfici che
si riflettono su uno specchio contorto. Lo strato di
metallo si ritrasse dall'intercapedine della tuta stealth, e
riapparve il Colonnello.
-Feriti?- fu il suo saluto. Nessuno gli rispose. Quello
del Consiglio di Amministrazione fu il primo a riprendersi:
-La davano per morto, la' fuori. -Hanno colpito un mio
ologramma programmato per simulare in pompa magna morte e
decompressione. Qualcuno si lascio' sfuggire dei
singhiozzi. Non solo le donne. -Atterson, del Consiglio di
Amministrazione- L'anziano, porse la mano. -Magnifico
lavoro, signor_ -Colonnello- si presento' lui, senza
abbassare l'arma. -E purtroppo per voi, i guai sono appena
incominciati. Scalcio' il cadavere di Gus, che nella
ridotta gravita' della stazione rotolo' come un manichino di
plastica. -Nella Corporazione non esistono_- comincio'
Atterson. -_gradi. Gia', ma io vengo dall'esercito di una
di quelle nazioni alle quali volevate regalare una
spruzzatina di Virus Irreversibile.- Lo sguardo gli cadde
sui resti del pilota. Si passo' una mano sul viso. -Questa
non e' un'abbronzatura, ma il colore naturale della pelle
che si sviluppa sotto il sole di quelle latitudini. E sono
davvero un colonnello. La produzione di Virus Irreversibile
su questa stazione gia' da un pezzo non era piu' il segreto
del secolo per il nostro spionaggio. Prima ancora
d'infiltrarmi nei servizi di sicurezza della Corporazione.
Avevo il compito di studiare un progetto di fattibilita' per
qualcosa del genere- accenno' alla scena e lancio'
un'occhiata a quelli che aveva ucciso. -Ma loro sono stati
piu' svelti. All'ufficio personale della Corporazione hanno
un debole per assumere i bastardi. E io lo sono, piu' di
tutti loro e voialtri che avete lavorato al virus. Perch‚
sono un bastardo motivato. Gus e i suoi ci hanno
risparmiato un piano molto piu' complesso per arrivare
quassu'. Mi e' bastato offrirmi volontario per questo
salvataggio. Ora le trattative non sono piu' con la
Corporazione, ma con il Governo. Il vostro. Per conto del
mio naturalmente. La stazione va lasciata intatta e passa
sotto il nostro controllo. Preferiamo tenerci noi il Virus
Irreversibile. Ottimo deterrente nel caso non esaudirete
alcune piccole richieste di alimenti e nuove tecnologie. E
se salta questa stazione, saltera' una citta' a caso del
vostro Grande Paese, la' sotto. Vedete, alle mie spalle
c'e' una potenza nucleare, non l'improvvisazione di Gus e
compagni. In piu', ho il quadro completo delle trappole
della Corporazione. Contro di me non la spuntera' nessun
altro sbirro.
Atterson annui' piu' volte, assorbendo tutto cio' che aveva
udito. Poi gli affioro' sulle labbra un sorriso deformato e
disse: -Ottima partita, Colonnello.