DADA8 - RACCONTI
"RACCONTI"
by Mario Franco Carbone
Rimba
Lo spaventevole Dottor Simak
Una vecchia casa di campagna (racconto del terrore)
"RIMBA"
Era una notte buia e tempestosa. Pioveva a dirotto, quella
notte, sulla foresta pluviale dell'Amazzonia, e perfino i
piranha, nei fiumi, si lamentavano dell'eccessiva
umidita'. A Napoli, nel frattempo, splendeva il sole, e
John Rimba, il leggendario super-soldato americano, lavava i
vetri delle macchine ad un incrocio. Ad un tratto, si
fermo' un'automobile con a bordo il colonnello Turtleman,
ex-capo di Rimba.
-Ciao, John!- disse il colonnello -L'operazione Tempesta nel
Deserto ci e' riuscita cosi' bene che stiamo pensando di
fare il bis. Ci verresti, a darci una mano?- Rimba scosse
il capo in segno di diniego. Turtleman rimase assai scosso
da cio'. -Forse ti andrebbe una missioncina in Colombia,
contro i trafficanti di droga? O magari in Afghanistan?-
-No.- -Ci sarebbe una faccenduola da sistemare nel Laos...-
-Niente da fare: sono stanco di ammazzamenti e sparatorie.
Le lavo il parabrezza?- -No, grazie.- fece il colonnello, e
riparti'.
Circa un mese dopo, John Rimba era a quello stesso incrocio,
intento al solito lavoro. Si fermo' un'auto con a bordo il
colonnello Turtleman: questi aveva un braccio appeso al
collo, un grosso bernoccolo in fronte ed un'aria sconvolta.
Rimba lo guardo' con aria interrogativa. -Stavo
sorvolando l'Iraq per controllare se gli iracheni avevano
distrutto tutte quelle terribili armi chimiche che quei
farabutti avevano comprato da noi occidentali,- spiego' il
colonnello -quando il mio elicottero e' stato abbattuto. Io
sono riuscito a salvarmi, ma il mio fedele tacchino Mortimer
e' stato catturato!- -Perche' aveva con se' un tacchino?-
-E' un tacchino da guerra. E' stato al mio fianco in tante
battaglie... e adesso, i servizi segreti mi hanno fatto
sapere che Saddam Hussein intende mangiarselo per Natale!
Povero Mortimer!-. Detto cio', il colonnello scoppio' in
lacrime. -Ma Saddam non e' musulmano?- obietto' Rimba.
-Si', ma non vuole perdere quest'occasione di fare un
dispetto a noi americani.-
A questo punto, scatto' il verde, e Turtleman fu costretto a
ripartire, accompagnato da un coro di clackson. Poco dopo,
ri- passo' per quell'incrocio. -Vuole che vada a liberare
il tacchino?- chiese Rimba. -No.- rispose il colonnello -Tu
dovresti solo scoprire dove lo tengono prigioniero e
scattare delle fotografie. Poi ci ap- pelleremo all'ONU...
o magari alla Protezione Animali.-
Questa volta, Rimba accetto' l'incarico. Ando' a Forcella e
li' compro', su una bancarella, una macchina fotografica da
quattro soldi e qualche arma, giusto per difesa personale
(vale a dire: tre mitra, un bel po' di bombe a mano, un
lanciafiamme, un mortaio, una mezza dozzina di bazooka,
una mitragliera antiaerea e, per ogni evenienza, una piccola
bomba a neutroni). Prese con se' il suo fido coltellaccio
(un coltellaccio enorme ed affilatissimo, che gli era
stato molto utile in parecchie circostanze. Nel suo manico
erano contenuti ago e filo, che gli servivano per cu- cirsi
da se' le ferite) e, fatto un grosso pacco con tutto questo
armamentario, ando' all'aeroporto. -Niente da dichiarare?-
chiese il doganiere (era lo stesso che aveva lasciato
passare i pezzi del super-cannone iracheno). -Niente.-
rispose Rimba. In quel momento, gli caddero a ter- ra due
bombe a mano. -Cosa sono quelli?- chiese il doganiere.
-Sono degli ananassi.- rispose Rimba. -Sembrano piuttosto
piccoli e duri!- -Ehm... sa, sono ancora acerbi.- Il
doganiere stava per lasciarlo passare, quando all'improv-
viso il pacco si apri' e tutte le armi caddero a terra.
-Cos'e' questa roba?- chiese il doganiere, lievemente inso-
spettito. -Giocattoli.- -Okay, passi pure.-
Poche ore dopo, Rimba si aggirava con circospezione per le
vie di Bagdad, astutamente camuffato da arabo. Aveva con
se' un dromedario, astutamente camuffato da cammello (nella
falsa gobba erano nascoste le armi). Ad un tratto, si mise
a giocherellare col suo micidiale coltellaccio e,
involontariamente, si trancio' di netto una gamba. Il
nostro eroe, pero', non si perse d'animo e, presi ago e filo
dal manico del coltellaccio, in quattro e quattr'otto si
riattacco' la gamba. Ancora una volta, il coltellaccio si
era dimostrato utilissimo! Rimba si avvicino' al palazzo
presidenziale, sorvegliato da numerosi uomini della Guardia
Repubblicana. Li' vide, in un cortile, un tacchino: era
Mortimer! Sbircio' poi da una finestra del pianterreno, e
vide che i malvagi cuochi del tiranno stavano gia'
preparandosi a cucinare lo sventurato tacchino.
Evidentemente, Saddam non aveva intenzione di aspettare il
Natale per far giustiziare l'eroico pennuto! Non c'era
tempo per far intervenire l'ONU (o la Protezione Animali).
Resosi conto di cio', Rimba apri' il fuoco con tutte le armi
a sua disposizione (oltre che con le mani, lui riusciva a
sparare anche coi piedi, con la bocca, col naso e con le
orecchie).
-Siamo fritti!- esclamarono i cuochi, tanto per rimanere in
argomento culinario. In breve tempo, la Guardia
Repubblicana fu sgominata ed il palazzo presidenziale fu
raso al suolo. Saddam Hussein riusci' a fuggire, ma per lo
spavento gli caddero i baffi. Recuperato Mortimer, Rimba lo
riporto' al colonnello Turtleman. Il tacchino fu portato
in trionfo, poi venne intervistato da Peter Arnett. Qualche
tempo dopo (era il Giorno del Ringraziamento) venne
cucinato secondo una vecchia ricetta del Kansas... e Rimba,
per premio, ne ebbe una coscia.
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"LO SPAVENTEVOLE DOTTOR SIMAK"
Quella sera, Mary Davies era sola in casa. Suo marito era
fuori per lavoro, e lei aveva paura. Aveva paura sia
perche' la casa si trovava in un luogo molto solitario, sia
perche' lei era bruna e sulla trentina, proprio il genere di
donna che lo strangolatore di Boston prediligeva. La
confortava un po' il fatto di trovarsi a migliaia di
chilometri da Boston, ma d'altronde lo squartatore di Londra
aveva gli stessi gusti in fatto di vittime, e quella casa
era molto vicina a Londra. Mentre era immersa in questi
tristi pensieri, la donna udi' squillare il telefono.
Sollevo' la cornetta, ma senti' solo il suono di un carillon
ed un respiro affannoso. Cio' la spavento' terribilmente,
perche' lei aveva visto parecchi film del terrore e sapeva
che, in quei film, simili telefonate erano sempre
annunciatrici di orrendi delitti. Telefono' allora alla
polizia, ma le fu detto che nella realta' gli assassini di
solito non fanno simili scherzetti, che l'uso del carillon
non e' vietato dalla legge e che anche avere l'asma non e'
un reato.
Circa mezz'ora dopo, il telefono squillo' di nuovo, e Mary
si affretto' a rispondere. -Ah! Ah! Ah!- sghignazzo' una
voce maschile -Sono lo squartatore, e sto venendo ad
ucciderti! E' inutile che cerchi di telefonare alla
polizia, perche' ho tagliato i fili del telefono! Ed e'
inutile che cerchi di scappare, perche' la tua casa e' gia'
stata circondata dalla mia banda! Ah! Ah! Ah!- La donna
passo' i quattordici minuti successivi a tremare e battere i
denti, ma poi le venne in mente una cosa: -Come ha fatto a
telefonarmi, se aveva tagliato i fili?- penso'. Capi'
allora che l'uomo l'aveva ingannata. Cerco' di chiamare la
polizia, ma nel frattempo l'assassino aveva tagliato davvero
i fili del telefono.
Mary si vide perduta, ma poco dopo le venne in mente
un'altra cosa: ogni squartatore che si rispetti lavora da
solo, percio' non doveva esserci nessuna banda intorno alla
casa. Decise quindi di uscire. Intanto, il dottor Simak,
meglio noto come "lo squartatore di Londra", si aggirava
intorno alla casa, aspettando che Mary uscisse. Appena
apri' la porta, la donna si vide davanti l'assassino. -Chi
e' lei?- chiese spaventata. -Sono il dottor Simak.- disse
lui. -Meno male!- disse lei -Avevo giusto bisogno di un
dottore, perche' mi sento male.- -Ma io non sono medico,
sono dottore in agraria. E' in casa la signora Davies?-
In quel momento Mary noto' che l'uomo, oltre ad avere
un'aria assai feroce, portava dei guanti neri ed impugnava
minacciosamente un rasoio. Capi' allora che quello era
l'assassino. Egli non l'aveva riconosciuta perche', per lo
spavento, i capelli di Mary erano diventati bianchi e lei
dimostrava almeno vent'anni in piu' di quelli che aveva.
-E' uscita.- disse lei -e adesso vado via anch'io.- -Allora
uccidero' te!- disse lo squartatore, brandendo sempre piu'
minacciosamente il rasoio. Per fortuna, si trattava di un
rasoio elettrico. In quel momento arrivo' l'ispettore Evans
di Scotland Yard, con una decina di agenti. Il dottor Simak
fu immediatamente arrestato.
-Quando il sergente mi ha detto della sua telefonata, ho
subito capito cosa stava accadendo.- disse l'ispettore.
-Come ha fatto?- chiese Mary. -Sono anch'io un appassionato
di film del terrore.- spiego' lui.
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"UNA VECCHIA CASA DI CAMPAGNA" (racconto del terrore)
Perche' l'anziana signora Philips era entrata in quella
vecchia casa di campagna? Lei stessa non avrebbe saputo
dirlo! Ebbe appena il tempo di notare che il luogo era
assai polveroso e pieno di ragnatele, poi il vento chiuse la
porta e lei si trovo' al buio, dato che non era riuscita a
trovare l'interruttore della luce. Intanto aveva cominciato
a piovere. Un lampo illumino' la stanza, consentendo alla
signora Philips di vedere un'orrenda creatura che avanzava
lentamente verso di lei. La donna lancio' un grido, e
subito senti' un altro grido, proveniente dal piano di
sopra.
Un altro lampo rischiaro' quel luogo, ed in cima alle scale
apparve un uomo, che la guardava con aria feroce impugnando
un rasoio insanguinato. -Chi siete?- chiese spaventata
l'anziana signora Philips. -Come, chi sono? Sono tuo
marito, no?- rispose lui, che era effettivamente il signor
Philips -Devi aver avuto un'altra delle tue amnesie, mentre
portavi a spasso il cane. Che avevi da gridare, poco fa?
Mi stavo facendo la barba e mi hai fatto tagliare!- -Ho
visto un ragno.- spiego' lei.
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Mario Franco Carbone
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