DADA8 - RACCONTI
"SOLO"
by Massimo Canetta
Una nottata tremenda. Si sveglio' tutto sudato, con
un'angoscia che lo faceva tremare come se fosse stato
completamente nudo ai piedi di un ghiacciaio. Era stato
investito da incubi terribili. Si era svegliato parecchie
volte, stringendosi nelle coperte come per cercare un
abbraccio, un conforto che sapeva non esisteva affatto.
Rimase a fissare il soffitto alla tenue luce della lampada
che aveva lasciato accesa sul comodino dalle quattro, quando
l'incubo piu' terribile l'aveva travolto come un autotreno
in corsa. Respirava ancora a fatica ma riusci' a
controllare il proprio respiro fino a quando si fu
regolarizzato del tutto. Uno strano silenzio avvolgeva la
stanza e lo infastidiva. Non sentiva i soliti rumori che
provenivano dalla tangenziale, li' a due passi dalla
finestra della camera da letto. "Nemmeno di domenica c'e'
questa quiete." - penso' mentre si dirigeva in bagno.
Sollevo' la tapparella e guardo' fuori: il cielo era scuro,
carico di nuvole ed effettivamente non si vedevano
automobili, ne' camion, ne' altro sfrecciare su quella
maledetta tangenziale. Si fece la barba, poi ad un certo
punto spense il rasoio elettrico. Rimase immobile ad
ascoltare il silenzio che riempiva la stanza da bagno.
Passato qualche secondo poso' il rasoio e ando' in cucina,
accese la macchina del caffe' ed accese la televisione.
Probabilmente c'erano dei problemi con l'antenna perche' non
si riusciva a ricevere nemmeno un canale. Era qualche
settimana che quell'antenna dava i numeri, avrebbe dovuto
dirlo all'amministratore. Domani, magari. Spense il
televisore e torno' in bagno. In bagno accese la radio ma
ottenne lo stesso risultato della televisione. "Merda!" -
esclamo' e spense l'apparecchio, riprendendo il rasoio.
Riprese a farsi la barba. Quando ebbe finito si lavo' in
fretta ed ando' a cambiarsi, in camera da letto. Il silenzio
era assordante. Guardo' l'orologio, quasi pensando di
essersi svegliato troppo presto, ma l'ora che appariva sulla
sveglia, confermata poi dal suo orologio da polso, era la
stessa di tutte le mattine, di tutti i maledetti giorni
della settimana, di tutto l'anno.
Si sedette sul letto e guardo' la foto della moglie sul
comodino. Era piu' di due anni che se ne era andata con il
loro bambino di appena sei anni, che ancora non capiva
perche' la mamma ed il papa' vivessero separati, ma che
aveva ormai imparato a subire questo strano modo di vivere.
Faceva fatica a trovare la forza di iniziare quella
giornata, identica a quella precedente e, sicuramente,
identica a quella che sarebbe venuta l'indomani, triste,
pesante, sovraccarica di inutili responsabilita' e scadenze
e totalmente priva di soddisfazioni personali. Si alzo' e
apri' la finestra. Quello strano silenzio lo infastidiva
terribilmente. Guardo' fuori con insistenza ma non trovo'
anima viva nel cortile, cosi' come nelle strade vicine e
nemmeno attraverso le finestre degli appartamenti del
palazzo di fronte. Apparentemente era come tutti gli altri
giorni: qualche tapparella abbassata, qualcuna sollevata.
Una sola differenza lo colpi': nessuna finestra aveva una
luce visibile e nessuna finestra era aperta. Scosse la
testa cercando di allontanare gli strani pensieri che lo
colsero all'improvviso. Gli vennero in mente le allucinanti
immagini di "The Day After", degli unici esseri viventi
scampati ad una guerra atomica, quelle de "I Sopravvissuti"
un serial televisivo di tanti anni prima. L'unico essere
vivente al mondo. Sorrise un po' a fatica e si vesti'.
Ando' in cucina e si verso' il caffe'. Mentre lo
sorseggiava apri' la finestra della cucina e guardo fuori
anche da quella parte dell'appartamento. Il retro del
cortile era disabitato, esattamente come la parte anteriore.
Tutte le macchine erano parcheggiate, alcune fuori dalle
righe, come sempre, alcune addirittura in mezzo alla strada:
tutto come ogni giorno, ma non c'era anima viva, dannazione.
Gli venne un'idea. Poso' la tazza del caffe' ed apri' la
porta dell'ingresso. Usci' sul pianerottolo e suono' al
campanello dei suoi due vicini di casa. "Senz'altro li
sveglio, a quest'ora." - si disse. Non rispose nessuno e
dalle porte usciva il solito e imbarazzante silenzio di
quella mattina, di quella strana mattina che non riusciva a
decollare per il verso giusto. Rientro' nervosamente nel
suo appartamento e sbatte' la porta. Fini' in fretta il suo
caffe' e mentre lo posava sul tavolo, scoppio' in lacrime.
Forse la tensione del sonno agitato, forse quest'angoscia
del risveglio privo di esseri umani di contorno, gli fecero
crollare ogni difesa. Piangeva come un bambino,
singhiozzando. Poi lo sconforto si placo' e decise di
uscire allo scoperto. Chiuse la porta dell'appartamento e
decise di recarsi al lavoro. Tutte quelle idiozie gli
sarebbero senz'altro svanite strada facendo. Magari avrebbe
raccontato tutto al suo collega, cosi' si sarebbero fatti
quattro risate. Probabilmente poi l'avrebbe preso in giro
per tutto il mese. L'ascensore era guasto cosi' dovette
farsi i cinque piani a piedi: proprio non era la giornata
giusta.
Si fermo', curioso, al terzo piano ed origlio' alle porte:
nessun suono fuoriusci' dagli appartamenti e l'angoscia
crebbe, aumentandogli i battiti del cuore. Quando giunse al
piano terreno era senza fiato, sia per lo sforzo che per la
disperazione. Rimase qualche secondo appoggiato al muro
dell' ingresso e senti' le lacrime tornargli nuovamente.
Fece uno sforzo terribile per trattenerle ma ce la fece ed
usci' in strada. Silenzio, silenzio ed ancora silenzio.
Strillo', istintivamente, senza pensarci. Si vergogno' per
quella reazione ma nessuno pareva aver udito il suo grido
selvaggio. Aumento' il passo, passo' davanti alla
portineria che avrebbe dovuto essere aperta a quell'ora ed
invece era chiusa; nessuno era venuto ad aprirla, quella
mattina. Davanti al cancello automatico si fermo' e
sollevo' lo sguardo verso il cielo: neanche un uccello, un
aereo. Era proprio solo. Scosse nuovamente il capo per
allontanare i pensieri deprimenti che l'avrebbero colpito
come un bastone, facendolo crollare ancora. Arrivo' alla
sua automobile e vi sali'. Provo' ad avviarla ma non
accenno' minimamente a partire.
"Cristo santo ma cosa sta succedendo?" - appoggio' le mani
al volante e penso' con piu' insistenza al fatto che
qualcosa di tremendo fosse accaduto mentre lui dormiva.
Stava per scappare quando si accorse che aveva dimenticato
le luci accese della macchina e quindi la batteria si era
scaricata durante la notte. "Beh, e' un po' una magra
consolazione." - penso' cercando di sorridere, ma l'angoscia
ormai si era impadronita di lui e non lo mollava, nemmeno di
fronte al piu' piccolo segnale di normalita'. Chiuse
l'automobile e si diresse verso una cabina del telefono,
situata a pochi metri da dove si trovava. Introdusse la
scheda telefonica ma il telefono era muto. "Ci avrei
scommesso" - grido' tirando un pugno all'apparecchio. Corse
fuori dalla cabina ansimando per l'agitazione. Si guardo'
in giro, freneticamente. "Aiuto!" - grido', scoppiando in
lacrime. Si sedette per terra tenendosi la testa tra le
mani. Ascolto' nuovamente quel tremendo silenzio che lo
circondava, penso' ancora a quelle storie sulla guerra
atomica, su chi sarebbe rimasto, sui topi e sugli
scarafaggi, sulle malattie. Improvvisamente penso' a sua
moglie e a suo figlio, a cosa gli fosse accaduto, ai suoi
amici. Comincio' a tremare visibilmente. Si alzo' e corse
verso il cancello del condominio. Cerco' nervosamente le
chiavi ed entro'.
Corse sulle scale e giunse, senza fiato, davanti alla porta
del suo appartamento. Fatico' ad infilare le chiavi nella
serratura, ma alla fine ce la fece ed entro'. Si sbatte' la
porta alle spalle. Intanto, dal piano terra, comincio' a
materializzarsi un brusio che, lentamente, saliva per le
scale. Decine di persone cominciarono ad affollare le
scale; anche dai portoni del palazzo di fronte comincio' una
lenta processione di uomini, donne, bambini, ogni gruppo con
in testa una persona che pareva guidarli silenziosamente
verso una meta precisa. Le persone sulle scale raggiunsero
la porta dell'appartamento e l'uomo alla loro guida alzo'
una mano per fermarli ed imporre loro il silenzio piu'
assoluto. "Pronti?" - sussurro'. "Pronti!" - fu la
replica, altrettanto silenziosa, dell'uomo alle sue spalle.
Fece un cenno con la mano ad un altro che portava sulle
spalle una grossa telecamera.
Apri' la porta ed entro' con il suo seguito. "Sorridi," -
strillo' una volta entrato con l'uomo con la telecamera che
filmava tutto - "sei su Candid Camera. E' stato fantastico,
vero?" - la folla, fuori dall'appartamento, applaudi'
fragorosamente. L'uomo tuttavia non rispose, mentre il suo
corpo, pesante, oscillava, appeso al lampadario del
soggiorno con il viso reso livido dal cappio che gli
avvolgeva il collo. Gli occhi vitrei della morte si erano
impadroniti della sua angoscia ed ora riposava, per sempre.
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