DADA8 - ARTICOLI
"Jan Garbarek"
by Renato Rolando
Solitamente gli eventi clou hanno un certo legame con gli
agenti atmosferici: atmosfere buie e tempestose per le
giornate no, soleggiate primavere quando si incontra la
propria anima gemella del momento (si, lo so, sono un
inguaribile romanticone). Non mi ricordo quella volta che
tempo facesse: se era inverno, estate o che altro, ma quel
momento segno' decisamente una svolta nei miei gusti
musicali. Ero da Pino - il mio negoziante di fiducia - e
come al solito lo strapazzavo per fargli tirar fuori dalla
manica un "disco storico". Uno di quei dischi, per dirla in
breve, che riesca a sopravvivere lo spazio di un ripetuto
ascolto, che entri a far parte della classifica degli
indimenticabili; dei miei rari oggetti di culto.
La caccia al disco storico e', a mio parere, piu' intrigante
ed esaltante della caccia grossa; della paziente attesa,
immersi nel fiume fino alla cintola, del pesciolino da 4
chili; della conquista della piu' carina ragazza della
zona... beh, ora mi sono lasciato un po' trasportare.
Comunque poche cose sono piu' appaganti del riuscire a
trovare, tra le miriadi di dischi presenti, tra mucchi di
novita', antichita', remix e stramix, un autentico,
inossidabile, sempiterno disco storico. Beh, forse evadere
le tasse e farla franca. Con questa premessa il lettore
piu' attento pensera' che proprio quel giorno riusci' a
mettere le mani sul piu' bel disco storico della mia vita.
In realta' non fu cosi', ma ottenni una traccia piuttosto
fresca della mia futura preda.
Il disco era di una certa cantante lappone il cui nome ora
mi sfugge (1) accompagnata con un tappetino elettronico
molto discreto e suggestivo. Era una cosa tipo Rosencraft o
roba del genere; ricordava il personaggio di un bellissimo
film (2). Lo presi al volo, non male: con spunti
minimalisti un po' meno duri del solito, molto dolce e
riflessivo. Appena riusci' a raccimolare nei modi piu' vari
altri soldi mi ripresentai da Pino. Assieme a lui c'era un
signore estremamente informato che, in vena di esternazioni,
mi recito' a memoria la discografia completa di questo Jan
Garbarek. Inutile dire che me la dimenticai nel giro di
qualche minuto. Ma qualcosa era rimasto, poiche' mi
convinsi a comprare Raga and Saga. Un disco sulla musica
indiana sacra (raga) e non (saga) con un grande virtuoso
della voce, Nusrat Fate Alikan (3) di cui forse parlero' in
un prossimo articolo; e questo Jan Garbarek che mi
accompagnava i vari sitar e tamburelli niente meno che col
saxofono! Venni cosi' a scoprire, illuminato da un guizzo
d'acume, che questo Garbarek era un sassofonista. Ora io
non amo particolarmente meditare - quando ci provo mi capita
solo di scivolare o su riflessioni a sfondo sessuale o di
finire a rimasticare con rammarico tutte le cazzate che ho
fatto, e a pensare con terrore a quelle che ancora mi
aspettano -. Ne' mi piace particolarmente la musica indiana:
molto bella inizialmente, dopo un po' con 'sto sitar mi
rompo veramente (bella rima).
Ebbene questo era esattamente il giusto equilibrio tra uno
spirito occidentale ed un eletto orientale. Questo sax
unito alle melodie indiane era semplicemente strepitoso. La
prova del nove la ebbi con mio padre, il puro. Patito di
Ravi Shankara (mitico guru del sitar) mi aveva fatto
apprezzamenti poco carini sull' "oscena miscela" che avrebbe
creato Garbarek. Inutile dire che in capo a neppure due
giorni si era comprato il disco e ne aveva regalate altre
due coppie. Avevo trovato il mio disco storico.
Degno di lode anche il disco seguente, fatto assieme ad un
percussionista arabo ed un suonatore di udo - una specie di
mandolino - tal Anouar Brahem (4), di cui forse parlero' in
un prossimo articolo, che riprendeva invece un filone tra
l'arabo e l'indiano. Ma il boom, quello che lo ha portato
al riconoscimento internazionale delle grandi masse, e'
stato Officium. Questo tipo, il Garbarek, si e' messo a
suonare il sax da solo assieme ad un coro gregoriano, non
chiedetemi il nome (5). Una rivista inglese ha detto a
riguardo: "Strange but it works!" E mi piacerebbe proprio
che qualcuno me lo traducesse. Inglese a parte, sono brani
da strapparvi la pelle. Tutto insieme rischia di essere un
po' monotono - intendiamoci - ma restera' per sempre nel mio
cuore. Tant'e' che, avendolo io desiderato ardentemente, il
buon Garbarek venne a suonare addirittura a Torino. Arrivai
in chiesa, li' dove avrebbe suonato, con 2 ore di anticipo:
la coda faceva gia' il giro dell'isolato. Riuscendo con
vari stratagemmi (e grazie al fatto che conosco gente della
DIGOS che adora allontanare per motivi di sicurezza i
sospetti) riusci' ad entrare in chiesa senza problemi ed a
prepararmi, in muto raccoglimento spirituale - tramite
cannetta - allo storico evento. Una vecchietta - ma che
cacchio ci facevano le vecchiette qui - mi fece notare che
stavo fumando in chiesa. Me la cavai dicendole che era
incenso. Fortunatamente nessun'altro oso' piu' disturbarmi.
Beh, per farla breve suono' bene indubbiamente, ma un po'
freddino. Come se si stesse esibendo per una
rappresentazione provinciale, non diede il massimo di se', a
livello di visceri voglio dire. Ci furono pero' momenti
emozionanti: mentre il gruppo di voci cantava si mise a
muoversi per tutta la chiesa, ed il clou si ebbe con
l'ensemble che cantava dall'altare e lui che dal fondo della
navata si avvicinava suonando queste linguacciute note di
sax. Insomma una cosa estremamente suggestiva. Come per
tutti i grandi fate attenzione pero': questo Garbarek e'
molto prolifico e non tutti i suoi dischi sono all'altezza.
Per i miei gusti assolutamente anti New Wave scarterei un
mare di cose, tra cui: "Star", con Miroslav Vitous e
PeterErsikne, ECM 1991. Una palla. Oppure "Legend of seven
dreams", un po' troppo facile all'ascolto. (6)
Insomma se trovi per strada un negozio di dischi e se hai
avuto la pazienza di leggere fin qui vedi di avere la
pazienza di ascoltare qualcosina.
Buona musica.
Note:
(1) La lappone cantante: Agnes Buen Garnas (col pallino
sull'ultima 'a'). In realta' e' norvegese.
(2) Il disco si chiama Rosenfole, medieval songs from Norway
della ECM, 1989. Il film e' "Rosencratz e Guildenstern sono
morti" ed e' tratto da Schakespeare.
(3) Il disco e' "Ragas and Sagas" di Ustad Fateh Ali Khan &
Musicians of Pakistan con Jan Garbarek. Sempre della ECM,
1992. Il personaggio e' pakistano, ovvero dell'india del
nord; mentre il nostro qui fa di tutt'unerba della muscia
indiana un fascio.
(4) Hem, il disco non sono riuscito a ritrovarlo, devo
averlo prestato a qualcuno o deve averlo fatto mio fratello
:)
(5) Officium, Jan Garbarek, The Hilliard Ensemble. Sempre
ECM, 1994. Tra l'altro nel cofanetto c'e' una diskografia
del Nostro.
(6) Il nome corretto e' "Legend of the seve seven dreams",
ECM 1988.
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