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"Jan Garbarek"

by Renato Rolando

Solitamente gli eventi clou hanno un certo legame con gli agenti atmosferici: atmosfere buie e tempestose per le giornate no, soleggiate primavere quando si incontra la propria anima gemella del momento (si, lo so, sono un inguaribile romanticone). Non mi ricordo quella volta che tempo facesse: se era inverno, estate o che altro, ma quel momento segno' decisamente una svolta nei miei gusti musicali. Ero da Pino - il mio negoziante di fiducia - e come al solito lo strapazzavo per fargli tirar fuori dalla manica un "disco storico". Uno di quei dischi, per dirla in breve, che riesca a sopravvivere lo spazio di un ripetuto ascolto, che entri a far parte della classifica degli indimenticabili; dei miei rari oggetti di culto. La caccia al disco storico e', a mio parere, piu' intrigante ed esaltante della caccia grossa; della paziente attesa, immersi nel fiume fino alla cintola, del pesciolino da 4 chili; della conquista della piu' carina ragazza della zona... beh, ora mi sono lasciato un po' trasportare. Comunque poche cose sono piu' appaganti del riuscire a trovare, tra le miriadi di dischi presenti, tra mucchi di novita', antichita', remix e stramix, un autentico, inossidabile, sempiterno disco storico. Beh, forse evadere le tasse e farla franca. Con questa premessa il lettore piu' attento pensera' che proprio quel giorno riusci' a mettere le mani sul piu' bel disco storico della mia vita. In realta' non fu cosi', ma ottenni una traccia piuttosto fresca della mia futura preda. Il disco era di una certa cantante lappone il cui nome ora mi sfugge (1) accompagnata con un tappetino elettronico molto discreto e suggestivo. Era una cosa tipo Rosencraft o roba del genere; ricordava il personaggio di un bellissimo film (2). Lo presi al volo, non male: con spunti minimalisti un po' meno duri del solito, molto dolce e riflessivo. Appena riusci' a raccimolare nei modi piu' vari altri soldi mi ripresentai da Pino. Assieme a lui c'era un signore estremamente informato che, in vena di esternazioni, mi recito' a memoria la discografia completa di questo Jan Garbarek. Inutile dire che me la dimenticai nel giro di qualche minuto. Ma qualcosa era rimasto, poiche' mi convinsi a comprare Raga and Saga. Un disco sulla musica indiana sacra (raga) e non (saga) con un grande virtuoso della voce, Nusrat Fate Alikan (3) di cui forse parlero' in un prossimo articolo; e questo Jan Garbarek che mi accompagnava i vari sitar e tamburelli niente meno che col saxofono! Venni cosi' a scoprire, illuminato da un guizzo d'acume, che questo Garbarek era un sassofonista. Ora io non amo particolarmente meditare - quando ci provo mi capita solo di scivolare o su riflessioni a sfondo sessuale o di finire a rimasticare con rammarico tutte le cazzate che ho fatto, e a pensare con terrore a quelle che ancora mi aspettano -. Ne' mi piace particolarmente la musica indiana: molto bella inizialmente, dopo un po' con 'sto sitar mi rompo veramente (bella rima). Ebbene questo era esattamente il giusto equilibrio tra uno spirito occidentale ed un eletto orientale. Questo sax unito alle melodie indiane era semplicemente strepitoso. La prova del nove la ebbi con mio padre, il puro. Patito di Ravi Shankara (mitico guru del sitar) mi aveva fatto apprezzamenti poco carini sull' "oscena miscela" che avrebbe creato Garbarek. Inutile dire che in capo a neppure due giorni si era comprato il disco e ne aveva regalate altre due coppie. Avevo trovato il mio disco storico. Degno di lode anche il disco seguente, fatto assieme ad un percussionista arabo ed un suonatore di udo - una specie di mandolino - tal Anouar Brahem (4), di cui forse parlero' in un prossimo articolo, che riprendeva invece un filone tra l'arabo e l'indiano. Ma il boom, quello che lo ha portato al riconoscimento internazionale delle grandi masse, e' stato Officium. Questo tipo, il Garbarek, si e' messo a suonare il sax da solo assieme ad un coro gregoriano, non chiedetemi il nome (5). Una rivista inglese ha detto a riguardo: "Strange but it works!" E mi piacerebbe proprio che qualcuno me lo traducesse. Inglese a parte, sono brani da strapparvi la pelle. Tutto insieme rischia di essere un po' monotono - intendiamoci - ma restera' per sempre nel mio cuore. Tant'e' che, avendolo io desiderato ardentemente, il buon Garbarek venne a suonare addirittura a Torino. Arrivai in chiesa, li' dove avrebbe suonato, con 2 ore di anticipo: la coda faceva gia' il giro dell'isolato. Riuscendo con vari stratagemmi (e grazie al fatto che conosco gente della DIGOS che adora allontanare per motivi di sicurezza i sospetti) riusci' ad entrare in chiesa senza problemi ed a prepararmi, in muto raccoglimento spirituale - tramite cannetta - allo storico evento. Una vecchietta - ma che cacchio ci facevano le vecchiette qui - mi fece notare che stavo fumando in chiesa. Me la cavai dicendole che era incenso. Fortunatamente nessun'altro oso' piu' disturbarmi. Beh, per farla breve suono' bene indubbiamente, ma un po' freddino. Come se si stesse esibendo per una rappresentazione provinciale, non diede il massimo di se', a livello di visceri voglio dire. Ci furono pero' momenti emozionanti: mentre il gruppo di voci cantava si mise a muoversi per tutta la chiesa, ed il clou si ebbe con l'ensemble che cantava dall'altare e lui che dal fondo della navata si avvicinava suonando queste linguacciute note di sax. Insomma una cosa estremamente suggestiva. Come per tutti i grandi fate attenzione pero': questo Garbarek e' molto prolifico e non tutti i suoi dischi sono all'altezza. Per i miei gusti assolutamente anti New Wave scarterei un mare di cose, tra cui: "Star", con Miroslav Vitous e PeterErsikne, ECM 1991. Una palla. Oppure "Legend of seven dreams", un po' troppo facile all'ascolto. (6) Insomma se trovi per strada un negozio di dischi e se hai avuto la pazienza di leggere fin qui vedi di avere la pazienza di ascoltare qualcosina. Buona musica.
Note: (1) La lappone cantante: Agnes Buen Garnas (col pallino sull'ultima 'a'). In realta' e' norvegese. (2) Il disco si chiama Rosenfole, medieval songs from Norway della ECM, 1989. Il film e' "Rosencratz e Guildenstern sono morti" ed e' tratto da Schakespeare. (3) Il disco e' "Ragas and Sagas" di Ustad Fateh Ali Khan & Musicians of Pakistan con Jan Garbarek. Sempre della ECM, 1992. Il personaggio e' pakistano, ovvero dell'india del nord; mentre il nostro qui fa di tutt'unerba della muscia indiana un fascio. (4) Hem, il disco non sono riuscito a ritrovarlo, devo averlo prestato a qualcuno o deve averlo fatto mio fratello :) (5) Officium, Jan Garbarek, The Hilliard Ensemble. Sempre ECM, 1994. Tra l'altro nel cofanetto c'e' una diskografia del Nostro. (6) Il nome corretto e' "Legend of the seve seven dreams", ECM 1988.
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