"SOGNO SENZA FIGURE"

by Alessio Saitta

I

Sali e scendi, lungo  quest'eco di corrieri inascoltati, che
eccoli qui, tutti  in  fila.   Cosa  attendi,  d'altro,  per
cominciare  a  vendicarti?  Ecco che ora so d'esser gancio &
catena,  dirupo  ed  appiglio  d'opposti  sentimenti, sempre
tendenti ad  improvvisare  ogni  nuovo  tentare,  a  subdoli
ripensamenti  che si rivelano tormenti come occhi d'un dolce
toccarci.  Ed il  tuo  non  saper  che farci, che cos'altro,
farci.

Come inerti o incondizionati.   Questi  oppure  anche  molto
piu'  semplici  o  piu'  complicati,  sono  i  plichi d'ogni
vanita', che in quanto vana  ed in quanto (ita'), chissa' se
alla fine o in mezzo o ad un  capo  o  all'altro  di  queste
teleferiche immaginarie, sospese penzolanti su ogni valle di
peccato;  peccato  certo,  peccato e' che non l'abbia fatto,
ovvero nel non  seguire  ogni  piu'  semplice  istinto che a
volte cosi' immediato ti direbbe di allungare la mano  e  di
provare  a carezzarla, la testa gia' riccia di ricci oscuri,
che riposa delicata sui  libri  aperti, gia' a quest'ora del
mattino.   Insostenibili  gli   strilli   nella   biblioteca
sonnecchiante,  egli  usci'  senza salutare, passando per la
finestra chiusa, come sagoma sul vetro asciutto.

Come parole, le dita ardite,  che sfiorano indugiando tra il
rizzarsi e ritirarsi; ti tocco ma forse e' per  sbaglio.   E
non  so  se  hai  capito  o  se non hai capito o se fai solo
finta, di non aver  capito...   Lo senti questo dito?  Afoso
ed inaffrettabile, ineffabile, insindacabile,  incoercibile,
indecifrabile,  incontrastabile, insondabile, irrefrenabile.
D'indole  rinunziataria,  si  accordava  scuse  perfette  ed
ignobili ritirate.  Lasciava  tutto  a meta', mai parendogli
d'aver saputo iniziare.   I  limitati  successi  inesperiti,
spargevano ovunque l'ombra del suo ricordo.  Come un lontano
riflettersi  nel  buio.   Di  opache  essenze,  di  compatte
coscienze, di orrende deficienze.

INCONSISTENZE

Era  dunque  assurdo, oppure era lecito?  Attendere ancora i
coraggiosi eventi che  limavano  il  suo umore?  Era follia?
Oppure il senso, e' solo una qualita' del finito, o anzi del
ben finito?  Come tutti quegli animali,  sparpagliati  sulle
confinanti aie.  Cani & gatti, maiali & cavalli.  Per quanto
il  ritorno  del  conoscibile e' invece ancora mille e mille
lontano di miglia e  di  leghe.   Ed  e' lucido il suo nome:
ritorno, intorno, contorno.  Sempre meno caldo, sempre  meno
confortante torna ogni giorno in forme diverse; ed e' almeno
diverso,  anche se nel simile e nel convenzionale.  Si puo',
si puo'.  Come fanno in tanti.  Puoi benissimo accontentarti
delle solite palle, dei  soliti  pregiudizi sull'utile e sul
nobile, crederti d'improvviso  giustificato  a  spingere  il
carro,  dal  fatto stesso d'esservi nato dietro e non sopra.
Utile?  Si, ma  utile  a  chi?   Come  dovrei fare, a vedere
senza vedere, ad ascoltare senza ascoltare, a  sapere  senza
sapere,   a  ricordare  senza  ricordare?   Io  credo  nella
non-credenza.  Adoro  l'adorarmi.   Ordine:  complesso delle
parole senza traccia.  Parole senza un senso che possa l'una
all'altra donare, ne' per somma ne' per  differenza.   Anche
se sempre l'una di fianco all'altra, sempre a caso tra mille
casi.   Vorrei  tornare,  triste  pure  e' cosi'.  Io vorrei
tornare.  Perche' sempre lo stesso  e' rimasto il mio canto:
buongiorno amorino, bambina, piccina: solo  per  chi  dovrei
cantare,  se  in giro non c'e' alcuno?  Il puntiglio solo mi
cerco' nel  ripostiglio,  solo  col  mio  sbadiglio.  Eppure
talvolta smetto di girare ed allora mi  domando:  e'  dunque
questo,  il  riposo del guerriero?  ..I laudani, gli allori.
Questo vago afrore di sangue  di cui e' imbevuto l'ossigeno?
Sparse le membra in terra, stese l'ossa e bacio' il bambino.
Dettagli, dettagli, dettagli, dettagli, dettagli,  dettagli!
E  basta.   Solo  e sempre dettagli e talvolta uno squillo e
poi il silenzio, oppure scurrili e trascurabili ansimare.

Bis!  Bis!  Gli urlarono dalla  sala, bis!  E lui li guardo'
stralunato ed un poco strampalato...  Cos'era che  volevano?
Perche'    non    lo    lasciavano   scendere   dal   palco?
MASOROMANTICISMI,  che  ne  lasciavano,  esausti,  un  unico
straccio di carne, ancora fumigante d'amore...  Lo so, lo so
quanto sia ingiusto, o  fazioso  nei  miei giudizi, in quasi
ogni tutto, o parte che mi riguardi, ma non voglio cambiare,
al  massimo  fuggire,  questo  solo  mi  si  addice,  mi  si
consiglia ed auspica.  Sono qui - in fondo  in  fondo  -  al
pizzo  del  tuo  cercare.   Tanto, alla fine, nulla di tutto
cio' potra' essere  esattamente  venduto.  Topo, topo, topo.
Il topo senza scopo.  Il topo, avra'  uno  scopo?   Che  poi
sembrano  virtu', e sono semplici a tu per tu.  Che tanto il
topo, nemmeno  ci  crede  piu'.   Poi,  quando rientra dalle
finestre non sigillate,  il  SOSPETTO,  come  del  resto  e'
sempre   per  il  verbo  SOSPETTARE.   Senz'altre  e  troppe
specificazioni.  Sospettare  di  chi?   E'  la domanda senza
risposta che non sia un futile acrobatarsi...  Di me?  E' di
me che sospetti?  Lo sai, pero', quanto io  sia  alieno  dal
senso  di  questo  tuo  rappresentarmi; e se non ero brillo,
allora non furono  solo  rumori  immaginari, come quel lungo
strascicare di sottana: quando il suo occhio  resto'  vigile
alla porta, di quello che era forse solo uno sperare nel suo
impensato,   spontaneo,   socchiudersi   e  ritrovarvi  quel
discreto ed  unico  sonno  tuo  proprio,  che  resta quasi a
guardare sorpreso sul bordo del letto, nel quale  ti  figuri
disteso   a   sarcofago   che  sospiri  &  sollevi  le  mani
intrecciate  calde,   all'adiacenza   d'uno   stomaco.   Hai
dell'altro a cui  pensare?   O  forse  c'era  qualcuno,  che
avresti dovuto avvisare?  No, forse si trattava di risolvere
qual-   cosa,   una   domanda  invisibile  che  pulsa  e  si
attanaglia.  D'altra  parte  di  nuovo,  mi  fermo giusto un
momento,  smettendo  di  giurare,  sollevo  il  mento  e  mi
domando: e' dunque questo,  il  riposo  del  guerriero?   Il
sapore del sangue, ed il suo odore, non dovrebbe stare sopra
o  almeno  sotto  tutto  quest'ossigeno bagnato?  Spesso gli
ometti   hanno    storie    inconfutabili,    spesso   umori
insospettabili.   Ed  allora,  nuovamente  fermando  il  mio
ruotare, sollevo le  spalle  e  chiedo:  c'e'  qualcuno  qui
attorno, che stia davvero godendo, del riposo del guerriero?
Strabuzza,  strabuzza  &  sorridi,  mentre  gli  occhi  tuoi
scivolano calmi sul bavero della giacca.  Sorridi al rancore
che  scorgi  nei  miei, di occhi.  Un cucciolo!  Eri solo un
cucciolo quando ti trovai disperso in fondo alla mia scarpa.
Te lo ricordi il suono di quel citofono arancione?  I tacchi
della mamma che portava il latte sotto la gomma calda, nella
stanzetta colorata ancora  solo  di  colori  oscuri.  poi e'
come quando il gesto si  accontenta  di  esser  sognato:  in
quelle mattine che ancora tutto & per tutto avvinto ai lacci
del sognare, dell'immaginare, del magnificare...  PUF!  Come
futili pensieri non vi fossero mai stati.  Come non l'avessi
mai ascoltati.

Granchi  arancio  che  scodinzolano,  salgono  e scendono le
bussole, devastano i binocoli  e  rubano i panorami.  Niente
scimmie sul ponte, per favore.   E  per  il  momento  niente
controllori.  Io solo questo dico: se non so controllarmi da
me,  e  non  so controllare il mio controllore.  e se invece
lui non sa controllarsi e non conosce il suo di controllore,
ma sa & con- trolla ME.   Forse ha forse qualcosa che io non
ho?  Forse sa qualcosa che io non so?  Per ora e'  solo  una
coscia  fresca,  carne  che  casca,  s'affloscia & s'adegua.
VIENI FUORI, CON LE MANI  BENE  IN  VISTA...  Moi?  Ma ho il
biglietto, guardate!  Qui, sul rigo in basso, e' scritto  in
chiaro:  valevole  con  tutta  la  buona  volonta'.   Ho una
casacca a strisce  chiare.   E  chinandosi  per bere, con un
braccio si tenne i seni.   Li  trattenne.   Intanto,  io  ho
poggiato  il  cappello  bene  in  vista sul tavolo, prima di
accodarmi al ruotare cerimonioso dei piedi che si susseguono
e si toccano e si aspettano: si scontrano e non si accorgono
del loro  buffo  balenare,  carico  di  attimi  di lu- cente
dimestichezza.  Hey!  Sono ancora qui.  Ma lo sai che non so
spiegarmelo?  Mi trattenevo sotto il  sellino,  sino  ad  un
attimo  fa.   Lo  sai  che oggi davvero, vorrei che fosse un
altro  giorno?   Minuscoli  puntigli  d'identita'  rafferma,
questo e' il loro apparire nel cosmo dei fenomeni, in libero
estrinsecarsi di vizi ed omerta',  di bluff e di occhi bassi
nel seguito del seguito di questo loro immacolarsi.  Ma  non
ne  posso piu', e non ne dipendo piu', e non posso lasciarmi
che non  saprei  riprendermi,  non  posso  chiamarmi che non
saprei rispondermi.  E' tutto in questo pugno quel che resta
di me, quel che ne avanza e' soffice e  molliccio  ed  a  un
primo  esame puo' far senso, ma per tutti gli esami seguenti
e' proprio lo stesso.  Eppure ho solo cio': vaste le distese
ai piedi degli infanti, di  piu' alte pretese e piu' sterili
consolazioni.  Ammiccamenti funesti, pretese  d'incensi:  le
attese.

Di  sotterfugi  e  pertugi  e  rifugi  ed  indugi.  Lunghi e
stanchi indugi indecisi tra la  porta e la finestra, silenzi
e fragili discorsi a mezzo.  Se  restiamo  ancora  un  poco,
forse  aprirai  la  porta.  Non potrei fermarti & non saprei
salvarti.  Oltre c'e' la  luce  che  intravedevi ed il prato
che  sognasti.   Oltre  non  c'e'  proprio  nulla,  solo  un
dispotico affastellarsi di fenomeni, che tu chiamavi  amore.
Ameresti  tornarvi?   Probabilmente  tanto,  sarebbe come al
solito solo  questione  di  un  momento,  di  un solo attimo
estetico, il quale & nel quale, banale quanto la stessa  sua
definizione,  sarebbe  magari  capace di mettere su un bello
spettacolino,  d'accordo,  non   ci  sono  dubbi...   Magari
verrebbe pure bene, proprio bello, lo spettacolino.  Ma poi?
Poi qualcuno sarebbe  ancora  capace  di  estrarre  i  corpi
maciullati  di  sotto  le  macerie?  Poi chi ancora potrebbe
aver voglia di prendere su  il  microfono ed urlare ladies &
gentleman, oppure uno due tre prova, uno due tre...   Prova.
Un  tempo camminammo insieme sui tavoli, scalciando piatti e
bicchieri.  E  le  forchette  a  sinistra,  ed  i coltelli a
destra e  poi  tutte  quelle  sottocoppe  e  quei  fuggevoli
cucchiaini  di  plastica  gialla.   Alla  fine il segnaposto
conversava  amabilmente  ver-   sandosi   del  vino.   Ed  i
commensali (attoniti) nisba!  Pagarono il conto di tutte  le
maldicenze ed i loro umori paesani, stretti attorno al nodo;
neanche  di  che  piansero,  neanche  questo sanno.  Ma lei,
parlatemi di LEI, piuttosto:  qualcuno l'ha sentita entrare?
L'ha udita arrivare?  Dicono che avesse dei tacchi a  spillo
vertiginosi,  che  la  slanciavano  oltre Andromeda.  Dicono
pure che sia tutto favolame, e che gli antipasti l'accolsero
invece acclamandola.

Anche se alle volte  c'e'  un pensiero che sorge fluttuando,
tanto semplice quanto agghiacciante: proprio in quei momenti
in cui la necessaria manutenzione impone di scoprirsi, anche
se solo per un momento.  Perche' all'improvviso, adesso  che
lui  non  c'e', ricordo alla perfezione tutti i piu' inutili
dettagli di quella casa.  Tutto  quel che disse e tutto quel
che fece.  La sua arroganza precocemente  politica,  che  mi
feriva  riguardo  alla  mia propria incapacita' di sostenere
simili livelli di scontro:  dover  discutere con uno che per
quello che dice - e tu lo sai che e' solo una  questione  di
parole  - e che lui le ha solo sapute scegliere meglio di te
- sembra sempre aver  ragione...   Era  sicuro, si- curo che
era sicuro.  Altro che i miei infrangibili titubamenti.   Ma
poi  si  sa  come  vanno  le  cose...   Si sa quanto a cazzo
procedano i miseri eventi.  Eh!  Signora mia...  Tante cose,
tante tante cose.  E  l'augurio  si  fa  via via sempre piu'
stupefacente.  Alle  fine  resteranno  solo  i  puntini,  da
riempire  a  piacimento con soldi, fama e salute.  Come pare
che al  90%  si  desideri  al  di  sotto  dei  sassetti, che
trattengono rapaci ed accecate  le  semplici  istanze  della
gioia,  sotto  forma  di  nuovi  utensili  colorati.   E ben
disposti, ben  pensati,  ben  presentati.   Teoricamente non
dovreste avere piu' nulla di cui preoccuparvi.  Teoricamente
sembra che tutti i piu'  segreti  incastri  siano  a  posto:
magici  & predisposti a premiarvi cosi', quasi naturalmente,
d'ogni ulteriore torto, anche  se non rappresentato.  D'ogni
ulteriore affanno, anche se non presenziato.  E  poi  donne,
che nude bevono alla bottiglia, bevono a cannella.  E canne,
che   bevono   a   donnella,  an-  ch'esse  nude,  anch'esse
biasimevoli ed  esposte  al  vento  e  alle intemperie, come
tette e culi di marmo, come le statue di un'umanita' che non
osa rappresentar se' stessa: il malato e  la  dottoressa,  e
poi  tutta  la  gente  repressa.  Senza neanche dire di cose
come amache, pagliericci  e  punte  di  frecce.   Come se si
potesse  iniziare  tutto  da  capo.   E  quindi  cantare   e
bestemmiare  in  qualche  complicato  codice segreto.  E poi
tutto il solito  armamentario  di  balle  e  frasi fatte, di
adepti e di iniziati, di quadri e  di  inquadrati.   Lui  e'
della banda di Pepe.

Ma proviamo un attimino a rifare le squadre.  Chissa' che un
ordine  ancor peggiore non possa anticipare il caos; chissa'
che un  ordine  ancor  peggiore  semplicemente  non sia piu'
rapido.  E' quasi una grande  febbre  che  prende  le  teste
tutte,  e  le  scuote  avanti  &  indietro.   Ha grandi mani
capaci, forse di boscaiolo, forse di meccanico.  Porta tutto
lo sporco al  di  sotto  delle  unghie,  e taglia limoni con
impensata destrezza.  Faceva il barman sull'Orient  Express.
Ha servito migliaia di drinks, ad operai ed americani.  Dove
gli  americani  erano  quelli  col  fucile,  delusi  per  la
mancanza   di  bufali,  restavano  lo  stesso  appostati  ai
finestrini;  tenaci.   Speranzosi  ed  ingenui.   Poi  c'era
un'altra donna, che  mi  irretiva  con la sua dimestichezza.
La sua familiarita'.  In un certo senso anche intimita',  ma
bisognera'  stare  attenti a non fraintendere.  Era qualcosa
che non andava  classificato.   Solo  in questo modo avrebbe
potuto  essere.   Era  tutto  un  problema  di   provare   a
desiderare.   Forse  in  quel  modo,  alla  fine  a qualcosa
sarebbe servito.  Pero'  era  mattina  presto, ed ancora non
aveva fatto  colazione.   Scese  nell'atrio  ed  ordino'  un
Bloody  Mary senza ghiaccio & senza semi.  Ora l'aria sapeva
d'altre capriole, di li' a poco dall'esser compiute.  Lui ne
fece una.  Poi l'albergo ne fece un'altra.  So che chi segue
non puo' ammirarmi il naso:  in  caso, allora, che preceda o
che receda dal suo intento; che altro potrei dire,  per  non
essere  scortese?   Io  la  ricordo  col  pigiama  e i piedi
scalzi.  Ma non aveva la febbre.  Era solo freddolosa, e non
trovava i calzini.  Procedeva saltellando  qua e la', ed una
volta giurerei  d'averla  sentita  cinguettare.   Pero'  non
volle  mai farmi vedere come si staccava da terra.  E questo
perche' aveva la bocca stretta,  come gran parte delle rosce
che avevo conosciuto.

Concitato l'indice d'una nuova categoria, pronta a  volgersi
in  pedanti  ritocchi,  in  argini  di fragole ed in candide
ammissioni di non saperlo fare.   Non c'e' scatola che tenga
pero', a questo pulsare delle pelli spesse  come  corteccia,
che  premono & che spingono.  Ritmiche.  Premono e ripremono
e ripremono, sinche'  qualcosa  non accade, sinche' qualcuno
non cede.  Allora infilano la loro  massa  torbida  in  ogni
minima  fessura,  si  sforzano  di  uscirne:  tutta  la loro
incerta  forma  si  adatta   per  uscirne.   Possono  allora
implorare, o lanciare  sguardi  lancinanti  alle  mamme  che
attendono.    Accosciate   sulla   banchina,  mentre  fumano
sigarette al mentolo.  Le riconosco, le rintraccio nel fondo
della memoria, in  atti  familiari  di  tanto  tempo fa, che
portano  la  merenda,  o  che  tagliano  la  torta.   Rapaci
d'informazione  e  prodighe  di  complimenti.    Sorridenti.
Nelle  cucine e nei salotti, a volte nelle stanze dei bimbi.
Sono appunti sbiaditi  che  rispuntano  da  sotto il mobile.
Accenni d'una mappa mai aggiornata e  mai  seguita,  ma  che
pure  esiste  ancora,  in  tutte  le  modifiche  che  vi  si
dovrebbero  apportare.   In  tutti  i  luoghi che andrebbero
verificati, ed in tutte le incongruenze: logiche o spaziali,
tra  parti  mancanti  e  buchi  di  sigaretta.   Forse c'era
qualcosa proprio qui.  Tipo un parco di ghiaia, o una  pista
di  pattinaggio.   Anche  una  larga  faccia con funzioni di
fontana;  di  marmo  freddo   ed  invernale,  ed  acqua  che
anch'essa  sembra  sporca,  in  trasparenza   sulla   pietra
macchiata dagli anni d'incessante esposizione.  Ognuno ha il
suo dottore, ognuno ha il suo pianeta.

Sembrava   del   tutto   impossibile,   alle  menti  piegate
dall'abitudine, che simili masse di tale ampiezza, e coperte
di laghi e  di  boschi,  potessero  solcare  il vuoto a tali
velocita'.  Non c'erano concetti familiari, non c'erano  che
buchi  & buchi.  C'era a volte solo questa minuscola macchia
d'intuizione che  si  estendeva  volenterosa, lanciandosi di
qua e di la' forsennata- mente, a coprire ogni buco  &  ogni
buco appena un attimo prima che potessero venire verificati.
Comunque  sempre  troppo  tardi per non lasciare indizi, con
troppa fretta, con troppa improvvisazione.  Invece e' spesso
di malumore, e neanche guarda  la  televisione.  E se e' per
questo non e' neanche cosi' stronzo come potrebbe  sembrare:
ha  una  missione precisa.  Cosi' segreta che aspetta ancora
di conoscerla,  cosi'  pericolosa  che  in  effetti teme, il
momento esatto in cui dovra'  conoscerla.   E'  la  missione
stessa  che  lo  cerca.  E non si sa che cosa voglia da lui.
Tutti cercano di aiutarlo,  di nasconderlo, di coprirlo.  Ma
non c'e' nulla che si  possa  fare;  bisognera'  solo  stare
attenti  ad  accorgersi  di quando lo avra' trovato.  Avremo
tutti  un  nuovo  problema,  allora.   E  non  si  creda che
l'interfacciamento  abbia  risolto  tutte  le   difficolta'.
Ancora  non ci sono abbastanza dati, per poter agire con una
coscienza precisa: ancora si procede  a casaccio, anche se a
dirla  cosi'  crudamente  possa  risultare   tutto   sommato
scoraggiante.   D'altro canto non credo che sarei approvato,
se si sapesse  che  l'ho  detto.  Nessuno confermerebbe.  Le
prove non posso darle, e quindi in un certo senso sto  forse
parlando  a  vuoto.   Infatti  mi aspetto in ogni momento di
essere scollegato.  Mi aspetto  in ogni momento, in effetti,
di essere  scollegato.   Proprio  me  lo  aspetto,  in  ogni
momento, di essere scollegato.

II

Ne  avro' forse a migliaia, forse a iosa, forse ancora oltre
ogni mia supposta capienza.   Ma forse ha importanza?  Sarei
capace di passarci qualche anno.  Come se io  stesso,  nelle
specifiche  girovaganti  circonvoluzioni  cerebrali, potessi
snodarmi sinaptico sul foglio.  Era una siepe?  O si'?  Come
lo e' forse solo  il  potere  del  foglio: elastico.  Se per
caso ricordassi di un  paesino  austriaco  e  delle  quattro
frecce  al  mio arco, con la ventosa, sul docile laghetto di
papere in avvicinamento.  Potro' sfamarle tutte?  Avro' pane
a sufficienza, per  non  essere  aggredito?   Ma in un certo
senso e' forse  troppo  facile,  abbandonarsi  e  non  saper
riprendersi.   Ognuno  e'  di  per  se'  capace  di scartare
lentamente  o  per  gradi   ogni  pulsione  irragionevole  o
molesta, stucchevole  o  improponibile.   Ma  forse  proprio
l'alienazione sara' madre di qualcos'altro.  E difatti ha la
testa  grande  come  quella  di un bambino, ma il suo non e'
certo un messaggio d'amore.   Ha  camminato sul sentiero dei
morti, nell'unico senso ingiusto.  Cercava il ricordo di una
trottola, forse una fattoria di plastica.  C'e' chi  sguaina
il  coltello, per fermare il bambino!  Come se ogni tanto ne
piovesse uno su questa terra,  i vaghi lamenti dei vivi, non
sono nulla a confronto.  I loro deboli desiderare, non  sono
proprio  nulla a confronto.  Adesso ti torcero' la schiena e
la faro' scricchiolare nel modo  piu' sinistro; per il cuore
salato  di  questa  mamma  nessuna  lacrima  e'   abbastanza
crudele.   Poi  c'e'  stata una risata, proprio nella stanza
accanto.  E si  sono  chiusi  a  chiave,  ed hanno appeso un
panno alla maniglia, ad oscurare il  buco  della  serratura.
CHE STARANNO FACENDO?  Chi staranno evocando?

Raffermate  tutte  le  scialbe  identita', fu per molti solo
questione di un sorriso, ed  erano ancora pronti a prenderlo
davanti e di dietro, senza troppi  lamenti  e  questioni  di
principio.    Bastava  sorridere,  bastava  lasciarli  fare:
lasciarsi  fare.   Prima   o   poi,  in  parte  soddisfatti,
sarebbero spontanei passati a molestare qualcun altro.   Ora
si  tratta,  mi  si  dice, qui & adesso, di stimolar qualche
nuova  passione.   QUINDI  PROVIAMO  A  STRIZZARE  IL CUORE!
Proviamo a strizzare il cuore.  Ho delle idee  curiose,  che
si  biforcano  susseguendosi alberate, sinche' alla fine non
perdo il filo.  E' come soffocare un gatto.  Sara' questione
di una punturina, neanche te ne accorgerai.  Non vorrai mica
tenerti la bua?   Ci  sara'  muffa  dappertutto e chiamerai,
chiamerai.  Io  gia'  ti  sento  parlare  come  una  bambola
meccanica.   Voci  distorte  dai  dischi di gomma.  Bizzarre
pretese, le comiche attese.   Rantolo  e stupore, e profezie
d'orrore.  Il saggio e il suo livore nei giorni senza amore,
senza ore, senza onore.  I fantasmi ci provano  soltanto,  a
spaventarti.  Ma non possono fermarti, non possono toccarti.
Piangano  quanto vogliono!  E' tuo diritto peccare.  Forza e
vitalita', sin dalla prima fiala.  C'e' un modo migliore, su
due piedi, come oggi si  sia  giunti anche ai bordi, e tanta
morbidezza.  Segnalateli all'angelo, segnalateli all'angelo!
Per tutte queste case lasciate a meta', per il loro  passato
inglorioso.   Segnalateli all'angelo!  Perche' quando questo
signore non c'e', le  chiese  restano  chiuse.  Vermi che si
intrecciano in grosse sacche di colore, qui  il  passato  si
chiama  futuro,  ed  il  futuro  e' passato.  Berberi nomadi
cammellieri autisti, ascoltano  la  radio  e sanno che tempo
fa.  Ecco  un  nuovo  144,  ecco  un  nuovo  paio  di  gambe
sintetiche,  affinche'  l'empio faccia paura all'empio.  Per
il quale  il  caos  e'  natura:  e'  tutta  una questione di
organico ed organicita'.

Tu lo sai che mi vuole  dire?   Per  caso  sai  perche'  non
l'abbia  ancora  detto?   Io  non posso fidarmi di lei, come
dell'energia di  una  luce  che  attraversi  il  cosmo buio.
Tutto basato sui sentimenti d'espansione.  Come  le  fascine
che  si organizzano spontaneamente, a ricondursi alle stesse
radici.  Sicuramente mi piacerebbe anche solo avere un'unica
misura ambigua, mentre quest'uomo  e'  ancora qui.  C'e' chi
ha dato e c'e' chi ha preso.  C'e' chi ha urlato e  chi  non
ha   ascoltato.   Il  suo  intervento  ha  avuto  un  prezzo
altissimo, del genere  pubblicazioni  culturali e riviste di
filosofia a fumetti: piu' pratica, piu' conforti: non vedete
che mani sporche?  Ma resteranno tutti  seduti,  ognuno  sul
suo  posto e sul suo culo.  Scrostato questo muro nel colore
che c'e' e che altrove  non  c'e', sembra capace di generare
strane forme indefinite.  Sagome  aliene  in  un  giorno  di
sole.    L'intento   creativo   del   caos,   che   rimbalza
nell'attivarsi   mattiniero   e   inaspettato   di  facolta'
immaginative.  Fervide,   fertili:   contagiate   dal  sole,
c'era bisogno di dirlo?   Quasi  la  stessa  differenza  che
sospettava  esistere  tra  circonferenza e conferenza, o tra
molla e mollettone - questo  si' che sarebbe stato difficile
da spiegare - come in fondo non era capace di sottrarsi alla
corrente fredda, e nel cruccio di poi, incapace a godersi la
calda.  Erano i rimbrotti  del  suo  stomaco  dolente,  dopo
tutta  quella  sabbia  e  tutti  quei  bulloni.  Maestoso il
richiamo dei passi inesplorati:  ove ancora ne esistano; ove
ancora se  ne  possa  attingere.   Non  solo  mesti  ricordi
preconfezionati,  ma  come  una  donna bruna che sollevi gli
occhiali al  sole  per  controllarne  la  trasparenza.  Io a
questo punto non so piu' che pensarne.  Sembra che  davvero,
a  volte possa disinteressarmene sino in fondo, ma altre non
e' cosi', ed allora mi rammarico  di tutte le volte che cio'
e' potuto essere, anche se  e'  troppo  tardi,  adesso,  per
rammaricarsene.  Eppure che dovrei fare?

Ogni  tanto  pure  provo  a  smettere.   Ogni  tanto provo a
provare di  smettere.   Ogni  tanto  anche  faccio  finta di
provare a  provare  di  smettere.   E'  un  inganno  che  si
inganna,  un traditore che si tradisce, e' un confidente che
si confida.  E' un  ramo  che resta sospeso, mentre l'albero
crolla.  Qualcuno  avra'  occhi  lucenti,  avra'  occhi  per
fissare il buio dei fari spenti.  Mentre si corre, si corre,
si  corre.   Non  che mi lamenti.  Meno che mai.  D'altronde
checche' se ne  possa  pensare,  qui  non si richiede alcuno
sforzo.   Una  volta   immaginatosi,   deve   solo   cercare
d'esprimere  un giudizio.  Accortosi che non puo', deve solo
indignarsi.  Accortosi che  neanche questo potra' servirgli,
deve solo disprezzarsi.  E' vero, e'  vero.   La  meraviglia
nasce spontanea, ove si verifichi un vuoto nella connessione
dei  costumi.  Ove la memoria non passi agevolmente dall'uno
all'altro, ne' possa es-  sere sballottata da sentimenti che
non vi sono.  Tu prova ad ascoltarti, prova a toccarti.  Non
senti nulla di articolato?  E' un codice di soli numeri,  un
sogno  senza  figure.   E  se  poi  dovessi  invece scorgere
qualche  sagoma  familiare,   non  farcelo  sapere,  perche'
verremmo a cavarti gli occhi.   Il  mio  potere  e'  il  tuo
dovere,  il mio volere e' il tuo temere.  Guarda bene tra le
sue cosce schiuse, non  noti  nulla?   Non ti domandi nulla?
Forse nel tuo sogno  c'era  un  po'  piu'  di  luce,  eppure
cantavi  &  ridevi  senza  tema,  senza tutte queste frivole
timidezze.

Ago & filo, prego: qui  non  resta altro che ricucire, prima
che  i  suoi  stessi  umori  vadano  del  tutto  dispersi  &
perduti...  Presto!  Ago & filo per ricucirgli il cuore, ago
& filo per  ricucirgli  il  cuore.   E  gia'  che  ci  siamo
potremmo  ricucirgli anche le palpebre, perche' non sia piu'
offeso, e ricuciamogli anche  i  padiglioni, perche' non sia
piu' irretito; ricuciamogli anche il buco del culo,  perche'
non  sia  piu' turbato dal quotidiano atto del defecare, nel
quale  a  volte  pare  rintracciare  istanti  di  brivido ed
emozione.  Nel suo cervello c'e' solo il macello,  non  c'e'
piu'   nulla  di  bello,  ci  abbiamo  trovato  un  vitello!
Susseguonsi i giochi alternati a follie.  Oggi aveva le mani
palmate, oggi aveva le mani colme di facce tristi.  Egli non
e' piu' capace di  scherzare.   Non sa piu' rinunciare.  Non
sa piu' denunciare.  Qualcuno sa per certo se  ne  avanzera'
qualcosa?    Anche  solo  un  angolino,  anche  un  semplice
brandello?  Nel cervello  aveva  un  violoncello.  E che non
dica che ci ha provato,  se  questo  era  il  suo  provarci.
Crede  forse che basti solo stendere i mignoli?  O respirare
con questo finto e ridicolo affanno?  Altro che svenimenti e
fingimenti,  qui  si  parla   di  autentici  tormenti  e  di
incrementi e di sementi.  Non  come  quelle  galosce  troppo
corte,  che reggono una, al massimo due pozzanghere.  Adesso
basta scherzare!  Siamo quasi al  punto; tra un attimo sara'
questione di  riavvolgere  il  nastro  e  di  cominciare  ad
esaminare  tutti  gli  errori  e  tutte le battute infelici.
Proviamo a censurare, a tagliare, a riproporre in modo nuovo
tutte  le   vecchie   cazzate.    Come   il  vecchio  trucco
surrealista dell'uomo in tuta da palombaro.  E' buffo da far
entrare sul palco, o no?  La gente si diverte,  il  pubblico
applaude,  o  no?  Come reagiscono gli spettatori?  Potremmo
provare a fargli  dire  qualche  cazzata, qualche bestemmia:
forse questo li scuoterebbe un po'.

Quando li chiamammo uno per  uno,  e  ciascuno  col  proprio
nome,  lui non rispose, ne' al primo ne' al secondo appello.
Allora provammo a farne  uno  tutto  per lui, ma non rispose
neanche a quello.  La sua  obiezione  risuonava  semplice  e
discreta: non sarebbe andato da nessuna parte, se non avesse
avuto  un bagno, sempre che ancora si sapesse di che cosa si
trattava.   L'attendente   e   il   suo  facchino  annuirono
precocemente,  e  camminarono   via   l'uno   nelle   spalle
dell'altro.  Per chiamare la vasca bisognava solo premere il
quinto  pulsante  da sini- stra.  Sarebbe uscita dalla bocca
del camino.  E lui sarebbe certo diventato qualcuno, se solo
avesse saputo  tenere  gli  occhi  bene  aperti.  Non sapeva
pararsi il culo.  Non aveva mai avuto il tempo di  pensarci.
E d'altronde non ne avrebbe mai veramente avuto bisogno, una
volta   che  fosse  riuscito  ad  adeguarsi  per  benino  al
cerimoniale.  La cosa  sarebbe  stata  del tutto automatica:
lui  avrebbe  coperto  il  cerimoniale,  ed  il  cerimoniale
avrebbe  coperto  lui.   Nulla  di  complicato,   nulla   di
incomprensibile,  ma  forse  appena  un po' troppo semplice.
Per esempio: chi  avrebbe  coperto  entrambi?  Ovvero quando
infine il gioco avesse fatalmente  dovuto  rivelare  la  sua
cattiva  ciclicita',  chi  lo avrebbe spiegato, a quelli che
ancora non ne fossero stati ripagati?  E' del tutto naturale
che alla fine vi  debba  essere  un  ultimo, qualcuno per il
quale non si sia fatto a tempo, qualcuno cui proprio non  si
era  pensato.   In genere si tratta di qualcuno che aspetta.
Ed in genere quel qualcuno,  proprio  non se ne era accorto,
di essere l'ultimo.  Spesso l'ultimo  si  appoggia  ai  suoi
rappresentanti,  i  quali  non  sono  ultimi  proprio & solo
perche' lo rappresentano, l'ultimo.  Che comunque ancora non
ha  udito  il  proprio  nome.    Si  e'  fatto  largo  nella
boscaglia, e spesse volte gli si e' scomposto il  ciuffo,  e
addirittura  ha ricevuto tagli e graffi, dal fogliame restio
che si ostinava a rimbalzare indietro, una volta scostata la
mano.  Ricordo' di  quella  volta  che  gli aveva chiesto di
uscire di nascosto dalla finestra, anche se non c'era  alcun
pericolo,  non  essendo  ancora l'ora del riposino.  Lui non
aveva capito  il  vero  motivo  del  suo  impaccio.   No per
fortuna.   Per  fortuna  ancora  non  si   accontentava   di
raccogliere  i  frammenti.   Balzana  idea  d'accostarli tra
loro, al fine di ricomporre  la  figura.  In genere a questo
punto s'alza un forte vento in grado di spazzare la terra ed
i tavoli di tovaglie & bicchieri.  Comunque,  per  quanto  a
malincuore,  si  disposero  a mondare tutte quelle pagine da
ogni oscenita'.  Ed ai  loro  occhi  ogni  senso era solo un
senso, immancabilmente il piu' benevolo, o santa ingenuita'!
Ogni  semplice   apprezzamento,   riguardo   alle   infinite
possibilita' di sviluppo & connessione, poteva essere troppo
spinto e dunque andava sicuramente respinto.

Ma  lo  sapevano,  lo  sapevano,  d'esser troppo severi: per
questo in  un  primo  momento  avevano  rifiutato il lavoro.
Pero' si era insistito...  Con  argomenti  non  obiettabili.
C'era  poco  da  rifiutarsi.   La  citta'  e' gia' affondata
sapete?  Tanto  tempo  fa.   Crucciarsene  adesso, provare a
fare gli eroi, pretendere  di  dire  la  propria,  immolarsi
ricomporsi  e  risputarsi, scandalizzarsi una volta di piu',
voler infine sapere, distrarsi,  chiedere i resoconti: tutte
cose che non funzionano piu'.  Cose che anzi non  hanno  mai
funzionato.   Senno'  non  sarebbe bene, che' tutto cio' che
funziona e' male; tutto cio'  che  no  e' bene.  Ed e' molto
piu' facile di quello che sembri:  come  eco  o  caricatura,
tutto  solo  si avvicina, solo si sforza di somigliare a se'
stesso.  Equilibrio.  Delle meccaniche giunture del Cosmo.

Semplice  angoscia  d'un  cauto   decollo:  saremo  i  primi
all'appuntamento,  gli  ultimi  nel  testamento  -  Egli  ha
impugnato il rasoio, mi segue, mi incalza - Saremo  echi  di
ogni  tempesta  -  Mi ferma, mi pesta, mi squarta - Zelo del
vero professio- nista,  adesso  sta  pulendo il coltello con
uno straccio di daino - egli  ha  occhi,  per  cio'  che  lo
riguarda:  mercimonio  di  pelli e di carogne, sollevazione.
Essi fanno della VIVISEZIONE, non  te ne fidare, nascondi il
tuo gatto - non accettare opuscoli, non accettare opuscoli -
soprattutto ricorda  di  non  accettare  opuscoli.   Perche'
tutto  sotto la pelle, e' come una sacca piena di nervi, che
solleticano la carne tirata,  la carne appoggiata, attaccata
in qualche modo al  cuore:  innestata.   E  cosi'  basta  un
niente,  e  tutta  la  costruzione si scuote come un budino,
tremolando d'impulsi  inesatti.   Spesso  senza direzione, o
ragione, o termine ultimo.  Spesso basta un nuovo  fenomeno,
a ripolarizzare i nervi.  A volte sembra tutto molto facile,
tutto consequenziale; altre volte si perde il filo, e non si
azzecca  mai  la  mossa esatta, magari anche per un sacco di
tempo.  E' il limite  del  possibile.   Come per qualche ora
riesco a staccare la spina.  Allora ha senso rilassarsi.  E'
una lavatrice - una donna con le ciliegie, e' una  fetta  di
cielo  -  un  cocomero  ardente - il prato & le mura.  E' un
castello antico.  Che si avvicina  &  si allontana - e piano
piano si scioglie nel vento - e piano piano diviene eco  del
suo  riflesso.   Capperi  &  Corbezzoli.  Siamo alle soglie.
Alle soglie!  Alle  vele!   Alle corde!  Tagliate, tagliate,
tagliate la corda!  Sarebbe bello, sarebbe  comodo,  sarebbe
tanto  la cosa giusta...  L'hai vista la rana, che sfoderava
gli artigli e cantava vecchie canzoni?  Aveva occhi neri - e
torbidi pensieri  -  e  zampe  ben  aderenti,  per ogni tipo
d'inseguimento - soprattutto quegli occhi  neri.   Lucidi  &
viscosi...   Ho  gia'  ascoltato,  gli efferati consigli dei
prodi esploratori.  E poi  perche'  io?  Perche' proprio io?
Che quando arriva il giorno mi trova sempre impreparato, che
mi guardo attorno, che cerco il ritorno.  E spesse volte  mi
volto e mi chiedo ma davvero, davvero e' stato sempre cosi'?
Ma  davvero  davvero?  Guardando & ispezionando, sempre piu'
giu';  gettando  l'occhio  in  quel  condotto  pulsante, che
sanguina & sorride, che porta fino  al  cuore.   Perche'  in
fondo,  questo  e'  chiaro, ci si aspettava che ci fosse, un
cuore, per quanto piccolo e sparuto, per quanto imperfetto e
stenterello.

E' qui adesso, che  pulsa  tranquillo nell' angolo di ferro:
l'unico angolo fresco di questa casa rovente, ai bordi della
metropoli,  Tempi  e  controtempi.   Campi  e   controcampi:
insiemi  e sottinsiemi.  Avrei voglia di fuggire, ma neanche
ricordo piu' se l'ho gia'  detto  o se l'ho gia' fatto.  Non
lo ricordo: l'ho gia' fatto?  L'ho  gia'  detto?   Riverbero
dell'inusitato  nel crogiuolo d'inattesi sogni - Solo vecchi
e cadenti e rimesti di  sfighe d'acciacchi e falsita'.  Come
l'acciaio, ecco, proprio a volte  come  l'acciaio  -  E'  un
riverbero di fuoco di latta un balenare - Saremo tra i mille
aneddoti.   Sepolti,  fumiganti, strazianti, forse avremo il
dono di strappare  qualche  lacrima,  forse solo un sorriso.
Davvero.  Anche se lui  non  ne  ricordava  affatto  ne'  le
spoglie  ne'  le mentite, di spoglie, che fino a quel giorno
avevano abitato panni di  cavaliere,  coi pennacchi e con le
armi, e le lustrine del Dragone, nell'elmetto dorato  e  nei
fregi   suoi,   allegorici.   Anche  nei  ghirigori  che  ne
complicavano  le  larghe  spalle.   Non  poteva focalizzare,
dettagliare.  Neanche si poteva pentire di non averlo saputo
prima:

INELUTTABILE in  un  certo  senso,  l'aveva  sempre  sentita
cosi'.   Come  i  troppo  rapidi e molli baci che distinto e
d'istinto lasciava andare  nella  notte  carica di soffuse e
soffici malignita'.  E poi quanti gli  occhietti  neri,  che
dileggiavano  e si adulavano e si spingevano, quante le mani
candide, che rassettavano l'acconciatura e sistemavano caute
il merletto, tra il seno ed il collo esangue.

III

Esplorare, trovare, assaggiare,  odorare, trovare roba utile
o scoprirla  inutile,  inadatta,  inadeguata,  migliorabile,
deperibile;   costruirsi   la  tana,  accantonare,  stipare,
pigiare, adattare, utilizzare,  legare  &  cementare.  E poi
provarla, accucciarsi,  allungarsi,  sedersi,  ricavare  una
nuova  nicchia  ,  disporre  per  bene i ciottoli, spazzare,
levigare,  ripulire.   Flaccidi   commenti  da  un  gastrico
bipolarismo - scettico ed accommiatato - Un altro fesso  che
si  osserva  perplesso.   Ignaro, oh, ignaro del senso al di
la' dal compiersi; il servo e' un ciocco: mute frasi le sue,
d'un cuore scarno e  cocciuto.   Alghe!  Ripescammo il corpo
gonfio, notando che non tutti i morti galleggiano.  Prodotti
o  riprodotti  gli  ammasi  di  cellule  vagheggiano  di  un
agglomerato, che non sia stretto, che non sia largo, che non
sia freddo, che non sia caldo: quel che sostiene i morti sul
pelo dell'acqua e'  solo  l'aria  nei  loro  polmoni!   Urla
d'orango  e  statue  di  fango.   Quelli  non sono affogati,
senno' non galleggiavano.  Il cavaliere ha un cuore d'oro, e
si  fregia  del  suo   nome  godendosi  immeritati  riflessi
semantici,  il  cavaliere:  e'  nero  e  mattiniero.    Gran
ciarlatore,  gran lavoratore, gran bidonatore.  C'e' un gran
bisogno di garanzie che nessuno  puo' dare; che non e' bello
chiedere, non e' sano.  Proprio il giorno di  natale  ci  fu
l'ultimo  appello  alla famiglia...  Pacchiani e passionali:
quanti giudizi insavi,  ingiusti,  ininformati.  Sono tracce
di gallina e fughe di lepre.  SONO BAFFI DA CONIGLIO!   Qual
e'  la  differenza?  Un appunto fresco scritto a gesso sulle
maioliche del  cesso:  lascia  andare  la  mano  sulla carta
liscia, lascia la traccia!  Lascia la  traccia!   Vuotamente
meditava,  circolando  attorno  al  palo.   Era solo sagoma,
confine.  Era una striscia di raso che infiocchettava il suo
egoismo.  Per certi  attimi  pure  si  bastava, per altri si
avanzava, straripava: c'era  tutta  quella  roba,  rinchiusa
dietro  i  suoi  occhi:  era  poco,  troppo poco lui era per
poterla  contenere  ed  arginare.    Ed  a  volte  udiva  un
ticchetti'o, ed era certo in quei momenti, d'esser  prossimo
a  saltare.  Ma l'iperspazio non lo aveva mai atterrito; per
molti il solo pensiero  era  gia'  troppo fastidioso, ma non
per lui.  Avrebbe fatto qualunque  cosa,  per  fuggire  quel
ticchetti'o.  Il suo passo non risuonava, il suo sguardo non
perdonava.

Aveva  imparato  a  diffidare  dell'uomo  col cuore in mano:
perche' non  e'  quello  il  posto  migliore  per tenerci il
cuore.  Si  fidava  dell'uomo  timido,  tranne  che  per  le
piccole cose.  Aveva compreso che chi gode non lavora, e che
la  linea  di minor attrito porta ad orbite insoddisfacenti.
E che il pazzo  gode  del  suo  furore.  Poi diceva che ogni
fiore reciso sara' pure un sorriso, ma ogni fiore nel  prato
e'   grato   ed  appropriato.   Seppe  che  doveva  chiamare
adorabile il grosso mucchio di  merda; e poiche' il suo nome
era indesiderabile, era tutto quello che  avrebbe  dovuto  a
tutti  i  costi  desiderare,  senza stancarsene mai - trotto
selvaggio del puledro che scalcia a vuoto - guardava il melo
che  fiorisce,  si  schiude  e  s'intristisce:  qualcuno  lo
capisce?  Aveva  sempre  lo  stesso  sorriso  amaro, come il
sentore di una cosa che si ripete, che si arrabatta, che  si
fa avanti & si fa in pezzi: SI FA IN PEZZI MA SORRIDE, si fa
in  quatro ma ne gode; e si fa da solo!  Si fa da solo!  Lui
lo sa che siete facili al  panico ma in fondo ragionevoli, e
quindi preso il coltello piu' affilato, provo'  a  scrostare
la  colpa  dalla  sua  pelle  sudata.  Ma assieme alla colpa
scrosto' anche il marchio: e  da  allora fu senza scopo.  Da
allora egli fu senza scopo!  Ma intanto genera  labirinti  e
sembra  che  gli  basti  il  fiato,  carica & scarica i suoi
labirinti e  sembra  che  si  diverta.   E  la telescrivente
comincio' a far girare la manovella: tic tic  tic  tic,  tic
tic  tic tic.  Ne' usci' un foglio a righe che diceva: STOP.
Anche  se  aveva  staccata  la  spina  non  ci  fu  verso di
fermarla: tic tic tic tic, tic tic tic  tic.   Continuava  &
continuava, stampava e cacava fogli con scritto STOP.

VI

Credevo  davvero  d'essere  li' per caso.  Davvero, fu cosi'
per quasi  cinque  minuti,  e  poi  vidi:  vidi tutte quelle
candele  appoggiate  sui  mobili,   e   le   fiammelle   che
oscillavano  nei  piattini,  e tutta quella gente affacciata
alle finestre del palazzo  di fronte.  Le candele diradavano
il buio, ornando ogni particolare d'una sua peculiare  ombra
galleggiante.   Tutto sembrava cosi' bello e familiare, come
se qualcuno stesse per  darmi  il  bacino della buona notte:
ero tranquillo  tranquillo...   Aspettavo  solo  che  mi  si
rimboccassero  le coperte, e poi mi sarei addormentato in un
istante, senza dare alcun  fastidio.  Senza piangere e senza
urlare e senza chiedere alcun bicchiere d'acqua.  Non  avrei
chiesto  nessuna  favola  nuova, nessuna ninna-nanna.  Ma la
cosa non ando' cosi'  liscia:  nessuno fu disposto a credere
alla mia buona  disposizione  d'animo,  e  fui  scrutato  ed
annusato  per  accertarsi  che  non  stessi facendo trucchi.
Controllarono le mie mani  ed  i  miei piedi, per accertarsi
che non stessi incrociando le dita.  E poi mi  fu  detto  di
camminare  sulla  riga senza andare al di qua e senza andare
al di la'.  Avevo  avvertito  l'odore penetrante del caffe',
pero' quando  chiesi  se  potessi  averne  una  tazza,  loro
cominciarono a ridere di gusto.  No  che non puoi averne una
tazza,  lurido  divoratore di maiali!  Che voleva dire?  Ero
forse caduto in mano agli  arabi?   E che volevano gli arabi
da me?  No.  Bisognava cominciare a distinguere!  Di chi era
questa nuova paura  degli  arabi?   L'uomo  si  slaccio'  la
fascia   che  portava  attorno  alla  vita  e  comincio'  ad
avvolgersela  in  testa.   Esegui'  tutta  l'operazione  con
sorprendente naturalezza.  Poi  si  infilo'  gli occhiali da
sole e disse  Ecco!  QUESTO  E'  UN  ARABO!  e  comincio'  a
ridere.  Ed io continuai a non capire.

Allora,  mosso da un impeto di non so che rivalsa, cercai di
contrastare la pressione delle  catene e mi sollevai appena,
puntellandomi sui gomiti.  E cominciai a dire:

Signori voi non sapete
quanto io sia prossimo ormai
alla soglia di una cauta
tranquillita' borghese.
In un certo senso avete vinto del tutto.
In qualche altro ancora vi resisto;
ma non c'e' nulla di pericoloso
e purtroppo nulla di sovversivo.
Signori voi non conoscete
il prezzo del cauto approccio
imposto ad una mente consapevole,
in quanto di consapevole in voi c'e'  solo  il  senso  della
vostra oscura potenza del vietare e del programmare, che
promana da voi
come una minaccia tanto terribile
da non dover neanche esser ventilata.
Signori, potete stare tranquilli,
nessuno  turbera'  il  vostro  ordinato  progresso sociale &
culturale.
Nessuno avra' mai tempo di ascoltare le mie cazzate, ed anzi
mi meraviglio,
d' aver suscitato la vostra censura.
Siamo seri, signori miei:
io scrivo parole che voi non leggerete
io urlo bestemmie che voi non udirete.

E in quel momento mi accorsi che non c'era piu' nessuno.  La
magia del  loro  essere  risiedeva  proprio  in  questo loro
potere: di non esserci mai stati, appena un attimo dopo.   E
per  questo  erano  cosi'  imbattibili.   Il  loro  agire si
dipanava a ritroso nel  tempo,  di  modo che gli alleati non
fossero mai nati, e che le  rocche  non  fossero  mai  state
edificate.   Tutto cio' che scoprivi poteva esser gia' stato
scoperto; tutto cio' che  dicevi  era gia' stato detto!  Non
potevi ucciderli, perche' in quel  caso  non  sarebbero  mai
nati:  sarebbero  stati  degli altri, mai quelli giusti, mai
quelli indicati.   Lasciavano  un'unica traccia, impossibile
da scoprire.  Quella  sensazione  d'esserci  gia'  stati,  e
d'aver  gia'  perduto;  appena  un  eco  da  tutti gli altri
possibili presenti immaginari...   Altri e sbagliati: almeno
qui, sicuramente sbagliati.  Forse un'indagine  approfondita
avrebbe  svelato ogni cosa, forse una traccia cromosomica...
Un risuonare a  vuoto  nello  spazio...  Peccato che nessuno
potesse pensarci, perche' era sempre la prima  volta,  e  la
seconda  non  avrebbe  mai potuto esserci.  Fin dove sarebbe
arrivato, il loro Progresso Perfetto?  E poi sarebbe davvero
arrivato?  Aveva un senso  in  se',  il fatto di progredire,
oppure aveva uno scopo, per  quanto  lontano  ed  inattuale?
Ricordo'  una  poesia  che suo nonno aveva composto nei suoi
ultimi giorni, ed i cui versi finali erano:

Ti riconoscero'?  Mi riconoscerai?

E  queste  poche  sillabe,  nella  sua  mente  che  girava &
rigirava rapita, in cerca di una soluzione  o  di  un  senso
qualunque,   queste   poche   sillabe   per   un  attimo  lo
congelarono: erano affiorate  cosi',  spontanee, dai ricordi
di una uomo che non c'era piu'; e di una casa che non  c'era
piu';  e  di una stagione che non c'era piu'; per un momento
si  perse  ad  assaporare  certi  piccoli  attimi  che aveva
deliberamente registrato, come durante tutta la sua vita era
stato solito fare.  Ogni tanto si era seduto, e socchiudendo
gli occhi aveva  detto questo, io lo ricordero'  per sempre.
E la magia aveva funzionato!   Solo  adesso  se  ne  rendeva
conto.   Solo  ora il senso di quel continuo dimenticare gli
fu chiaro.  Eppura  era  una  cosa  che aveva sempre saputo.
Era una cosa che aveva sempre fatto senza capire: cose  come
rileggere  un  vecchio libro a distanza di tanti anni.  O di
ricomporre il  numero  di  qualche  donna  andata,  solo per
sentirla sbuffare  Pronto!  Ma insomma,  pronto! ed in  quel
momento  poter essere consapevole che comunque le era ancora
affezionato.  Commuoversi  per  la  propria condizione.  Non
avere una via d'uscita, eppure essere ancora  vivi.   Essere
GRATI!   Essere qui, proprio adesso.  Oppure la pace dopo il
malditesta.  Quel calore allo  stomaco dopo essersi vomitati
l'anima.  GRATITUDINE.  Per tutto & per nessuno.  Anche solo
per esser soli.  Ora sapeva di sapere cosa voleva  dire.   E
si  sentiva bene per questo.  Si sentiva quasi alla fine, ed
invece era appena a meta' strada.

Che difatti i suoi  carnefici  intervennero e lo afferrarono
da sotto le ascelle,  tenendolo  ben  saldo  &  ben  dritto.
Perche'  adesso  avrebbe  avuto  le sue risposte: dal grande
capo in persona.  E  bisognava attenderlo qui, durante tutto
il tempo che restava non bisognava pensare ad altro; che  il
grande  capo  stava arrivando, e stava arrivando per lui.  E
dunque arrivo' oscurando  il  sole  (un  trucco dozzinale) e
suscito' tempeste ed uragani / soffio' e ribolli' e fece  le
facce  piu'  aggressive / lo maledi' e poi lo battezzo' / lo
accuso' dei  delitti  piu'  atroci,  perche' qualcuno doveva
pure addossarseli, ma tanto poi lo assolse /  sorridendo  si
sedette.   Sullo  scranno,  proprio  di fronte a lui.  Ti ho
ascoltato ed ascoltato disse, per  non so piu' quanto tempo;
e sebbene tu non te ne sia accorto, ti ho ascoltato ed anche
riascoltato, passando piu' volte per i  punti  interessanti.
Ho   fatto   un'indagine   davvero   completa  &  minuziosa!
Addirittura ho fatto in  modo  che  alla tua nascita fossero
scambiate le culle, ed ho vissuto al tuo posto fino alla tua
attuale eta';  e  mi  sono  trovato  piu'  volte  ad  essere
giudicato  come ti sta accadendo adesso.  ED HO PROVATO QUEL
CHE STAI PROVANDO  ADESSO.   Altre  volte  invece, dopo aver
scambiato le culle  (ed  averle  scambiate  in  modo  sempre
diverso) ti ho seguito crescere ed arrivare alla tua attuale
eta'.  In mille modi diversi, in mille diverse accezioni, in
mille  sorprese spettacolari.  E SEMPRE HAI PROVATO QUEL CHE
STAI PROVANDO ADESSO.  E non  credo che questo ti risultera'
strano.  Non credo che ti sorprenderai.   E  lo  so,  lo  so
benissimo che mentivi, prima, quando dicevi

Signori voi non sapete
quanto io sia prossimo ormai
alla soglia di una cauta
tranquillita' borghese.'

Tu  d'altra parte, adesso vorresti sapere dove hai sbagliato
questa volta, e magari  dove  le  altre volte: perche' anche
questo sai, che non e' certo  la  prima  volta  questa,  che
arriviamo  a questo punto.  Pero' ancora non sai come andra'
a finire, anche se  forse  ormai dovresti averlo immaginato.
Sai il perche', e sai anche il come.

Mentre lui cominciava appena a ricordare, il  gran  capo  si
alzo' e levo' le mani al cielo/ allargo' le ali membranose /
verso'  le  sue  lacrime  di sangue / socchiuse gli occhi ed
infine disse: Poiche' ancora una volta non si sono ravvisate
le   richieste    caratteristiche    di    malleabilita'   e
produttivita', e men che mai si sia potuto notare un qualche
cenno di credulita' o di  faciloneria,  o  una  qualsivoglia
dose di costruttivita', il verdetto resta proprio quello che
sempre  e'  stato;  anche se adesso sara' stato una volta di
piu', e  quindi  in  certa  misura  un  qualche avvertimento
potrebbe averne tratto.  Anche se non ci e' dato  sapere  in
quale  forma  una  qualunque traccia di cio' che continua ad
essere, potrebbe in futuro manifestarsi in lui.  Prima o poi
ricordera'.  Prima o  poi  lo  riconoscera'.  Dunque che sia
riportato all'inizio e che si lasciato libero di  progredire
ancora.   Prima  o  poi fara' la mossa giusta, in questo noi
abbiamo fiducia.  Come del fatto  che sinche' non ne sia del
tutto convinto, non potra' servirgli a niente:  e  solo  per
cio', noi ci arroghiamo il diritto di ricacciarlo ogni volta
indietro.    Ed  e'  sempre  piu'  dubbioso  e  sempre  meno
scettico, pero' non  si  abbandona.   E'  molto  forte ma lo
sfibreremo:  dovessimo  riportarlo  all'inizio  anche  altre
mille volte!  E che dunque sia proprio cosi' come ho  detto,
sia questa volta, sia tutte le precedenti volte.