DADA7 - RACCONTI
"EROTICO BLUES"
by Angelo Politi
Stavo sdraiato nella vasca da bagno e mi divertivo a fare
scoregge nell'acqua. Mi piacciono le bollicine e non ho i
soldi per l'idromassaggio cosi' mi arrangio. L'acqua era
sporca. Era un bel po' che non mi facevo un bagno e poi mi
ero appena masturbato e lo sperma galleggiava in grumi densi
e biancastri intorno a me rendendo l'acqua ancor meno
limpida. Mi piace sborrare nell'acqua. Le piu' belle
scopate, forse anche perche' richiedono un impegno ed una
concentrazione maggiore, le ho sempre fatte nell'acqua.
Tutte le volte, dopo essere venuto, fisso quell'ammasso
gelatinoso di potenziali esseri umani sperando di vedere
qualche singolo spermatozoo, che so un po' piu' grande degli
altri tanto da rendersi visibile, con la sua testolina, la
sua bella coda, insomma come ce li hanno descritti a scuola.
Sempre invano. A volte mi e' persino venuta la tentazione
di prendere un microscopio per tentare di vederli, ma
fortunatamente spesso ho di meglio da fare che stronzate del
genere.
Squilla il telefono, io bestemmio. Sempre mentre faccio il
bagno. Il telefono, non le bestemmie. E si' che non suona
molte volte in casa mia. Resto un attimo indeciso se andare
o lasciar perdere. E se e' qualche figa a cui ho lasciato
il mio numero nel caso le venisse voglia? Lo lascio a
tutte. C'e' comunque una probabilita' su cento. E'
sufficiente. Mi alzo gocciolante e mi dirigo verso il
telefono che non desiste. Mi gratto il culo con la
salvietta e rispondo.
"Pronto, chi mi cerca?" "Ciao Alan, sono Marco. Ti
disturbo?"
"Beh direi proprio di si'". E' andata male anche stavolta,
penso. "Mi spiace, ma volevo solamente chiederti scusa"
continua lui. "Va bene, e di cosa?" "Si', insomma... ti
ricordi l'ultima volta che ci siamo visti, sara' stato sei o
sette mesi fa. Tu mi avevi detto che la mia ragazza era una
gran puttana ed io beh... ti diedi uno schiaffo in faccia
di fronte a tutti" "Ah gia', mi ricordo... ma era un gran
cartone sui denti se non sbaglio. Finii lungo disteso in
mezzo al bar... una bella vista, pero'"
"Ci siamo lasciati la settimana scorsa" continua Marco
"avevo scoperto che la dava veramente ad un sacco di persone
e tu che allora stavi cercando di farmi aprire gli occhi..."
"Ma no Marco, erano tutte balle le mie. Ero sbronzo ed ero
incazzato perche' avevo tentato di farmela e non c'era
stata, tutto qui"
"Ti ringrazio, sei un amico, ma non hai bisogno di mentirmi
per tirarmi su il morale, non ce n'e' bisogno. Oramai e'
tutto finito tra noi". Lascio che mi creda un amico, e'
gia' abbastanza giu' per contraddirlo. "Gran troia pero'
quella Lisa, eh?" gli dico. "Si chiama Anna. Lisa e' la
ragazza di Alfredo" "Ah gia', e' vero" rammento. Forse,
allora, era quella che avevo tentato d'infilzare. Boh, chi
se ne ricorda piu'. Non si puo' tenere il conto di tutto
nella vita. "Beh, ora ti saluto Alan, scusami ancora se ti
ho disturbato"
"Di niente Marco, ci si vede" e riattacco. Torno in bagno,
ma l'acqua si e' raffreddata ed e' inutile rientrare nella
vasca. Apro il tappo ed osservo scorrere via l'acqua con lo
sporco, che disegna due righe di necrologio sulle pareti
laterali, e tutto il resto. Che spreco, penso.
Mi spruzzo un po' di borotalco sotto le ascelle e sulle
balle, poi mi asciugo velocemente i capelli. Vado in sala e
metto su Rain Dogs di Tom Waits. Poi vado in cucina a
prendermi una lattina di birra ghiacciata. Quando ascolto
Tom Waits mi viene sempre voglia di bere, non so perche',
anche se, a dire il vero, la cosa mi accade anche con molti
altri: Nick Cave, i Pogues, i Beasts of Bourbon, i Monster
Magnet, i Redrum, Vinicio Capossela, gli Action Swingers,
Stefano Benni, Andrea Pazienza, Paolo Rossi... non sono
tutti cantanti, fa lo stesso. La tapparella della cucina si
e' incastrata a mezza altezza e non va ne' su ne' giu'.
Forse dovrei smontarla e guardarci dentro, si dev'essere
annodata la corda. Non sono bravo nei lavori manuali, cosi'
la lascio com'e'. Non mi piace nemmeno avere troppa luce in
casa.
Squilla di nuovo il telefono. Due volte in meno di un'ora
e' sicuramente una rarita' in casa mia. Vado tranquillo e
contento. Sono desiderato oggi, mi dico con stupore.
"Pronto..." "Alan ciao, sono Marina... Marina Dodi, ti
ricordi? Eravamo in classe insieme al liceo. Senti, io e
qualche altro pensavamo di fare una cena di nuovo tutti
insieme, o comunque chi vuole venire, tanto per
chiacchierare un po' e vedere come siamo messi dopo tanti
anni. Cosa dici, vieni?"
La sua voce e' squillante e fastidiosa, ma se me la
ricordavo bene non era una brutta figa. Dovevo anche averci
messo la mano tra le tette una volta durante una gita, e lei
mi aveva tirato uno sberlone che mi aveva rintronato per due
ore. In seguito non mi aveva piu' rivolto la parola ed io,
comunque, non mi suicidai per questo. Probabilmente
l'avevano costretta a telefonarmi, non credo avesse chiesto
lei di farlo.
"Senti" gli dico con voce suadente "in questo momento sono
nudo e mi sto toccando l'uccello, perche' non fai un salto a
casa mia che ne parliamo meglio?". "Sei sempre il solito
maiale" mi dice lei riattaccando. Non ha mai avuto il senso
dell'umorismo, non potevo sperare di piu'.
Vado in camera a vestirmi. Perche'? Non so, forse mi viene
voglia di uscire. Non credo, ma in ogni caso sarei pronto.
Torno a sedermi in sala meditando sullo scarso valore della
mia esistenza. Chi sta morendo, chi viene torturato, chi
vende aspirapolveri o chi e' innamorato senza speranze in
fondo sta peggio di me, penso. Non e' molto, ma mi so
accontentare.
Di nuovo un suono. Stavolta e' la porta, non il telefono.
Meno male cosi' vedo qualcuno. Apro. Una ragazza
abbastanza giovane con due occhioni spalancati da battitrice
di tesi sta in piedi davanti a me e cerca di convincermi a
comprare un opuscolo in cui c'e' scritto della mancanza di
valori e dell'immoralita' della gioventu' moderna che pensa
solamente a ballare, ascoltare musica rock e pomiciare.
Pensa un po' te. Mi tiro giu' la patta e le mostro il
cazzo. Lei indietreggia un attimo tra lo sbigottito e il
sorpreso.
"E' esageratamente grosso rispetto all'altezza" esclama.
Non so se ritenerlo un complimento alla mia virilita' o
un'offesa per la statura. "Perche' non entri che ti faccio
vedere come s'ingrossa ulteriormente" mi limito a dirle con
la speranza di ravvivare quello spento pomeriggio di
un'estate come tante altre in un'annoiata citta' deserta e
intorpidita dal sole che s'infrange sui muri bianchi dei
palazzi e tutte quelle cazzate li'.
"Ma vaffanculo" mi dice lei andandosene via. "Peggio per
te" le urlo mentre scende le scale. E peggio anche per me,
penso chiudendo malinconicamente la porta. Due miliardi e
mezzo di donne sul pianeta e nessuna disponibile per me. Ma
cosa cazzo fanno tutto il giorno? Fanno jogging, aerobica,
stretching, training autogeno, visitano musei, castelli,
chiese, scrivono poesie e lettere ai giornali, aiutano
invalidi e bambini poveri, partecipano a conferenze sugli
indiani o l'Amazzonia. Scopare? Quasi niente. Pensa te in
che mondo ci tocca vivere.
Squilla di nuovo il telefono. Una, due, tre volte. Non la
finisce mai. Corro di la', strappo la spina e getto tutto
dall'altra parte della stanza. Me ne torno a letto a
dormire, forse e' meglio cosi'.