DADA7 - RACCONTI
"SHORT STORIES"
by Ester, Massimo Canetta e Raff De Leon
- COME HO CONOCIUTO "PIPPO" IL MITRAGLIATORE di Ester
- LA DEDICA di Massimo Canetta
- ANCORA UNA VOLTA di Raff De Leon
"COME HO CONOCIUTO "PIPPO" IL MITRAGLIATORE"
by Ester
Era l'anno 1944. La guerra infuriava e anche
Brescia (la citta' in cui abitavo) non era risparmiata dai
bombardamenti. I miei genitori erano sfollati "grazie a
Dio" io invece rimanevo in citta' per impegni di lavoro.
Quando potevo, pero', andavo con gioia a passare anche una
giornata intera con loro. Avevo appena ricevuto, in regalo,
una bicicletta e, pur non essendo molto disinvolta, decisi
ugualmente di mettermi alla prova e partii felice di
rivedere i miei genitori. Indossai il migliore e unico
vestito, un tailleur (che mettevo di rado per tenerlo sempre
in forma) poi le scarpe piu' belle, il cappellino, la
borsetta; ero al completo e partii.
Era una domenica, arrivai felice, parlammo di tante
novita', mangiai tutto quello preparato con amore dalla
mamma e prima di tornare mi raccomandarono di prendere
stradine secondarie, era prudente... c'erano sempre
bombardamenti sulle strade principali.
Tornai dunque per uno di quei viottoli in aperta
campagna attenta a non sporcarmi (ci tenevo troppo al mio
tailleur!).
Ad una svolta mi trovai un carretto davanti e il
contadino che tirava il suo cavallo. Io non lo superai,
andavo adagio sperando che svoltasse da qualche parte.
Sulla sinistra della stradina, c'era un filare di piante
alte e alla base uno di quei fossati dove a volte scorre
l'acqua e a volte e' asciutto. Servira' per bagnare i campi
quando non piove, pensavo, attenta a non sporcarmi. Ad un
tratto sentii il rumore di un aeroplano che si avvicinava.
Il contadino si volto' di scatto verso di me e disse
"svelta, su svelta salta nel fosso, e' Pippo spara su
tutto". Io ero un po' titubante e piena di paura, ma quello
con uno spintone mi spinse giu' per evitare la mitragliata.
Ebbi terrore ma ero illesa.
Quando il caccia si allontano' ci rialzammo e
tornammo sul viottolo. Io, tutta intenta a ripulirmi dal
fango, vidi il povero contadino gridare: "sono rovinato,
sono rovinato!" Capii il perché, il cavallo era stato
colpito in pieno, era accasciato a terra in fin di vita,
forse era rimasto l'unico aiuto che gli era rimasto. Io non
sapevo cosa dirgli, come comportarmi perché lui mi aveva
salvato la vita!... Lo guardavo ma non riuscivo a parlare,
a fargli coraggio, vidi il pover uomo appoggiato al cavallo,
piangeva. Gli presi la mano, gliela strinsi forte e le mie
lacrime si unirono alle sue. Rimanemmo per un po' cosi',
improvvisamente lo abbracciai lo strinsi forte forte e gli
diedi un bacio e scappai piangendo.
Pensate, durante una guerra dove l'unico pensiero e'
quello di salvare la propria vita, la stavo perdendo per la
paura di un po' di fango!!!
Pensieri minimi che oscurano realta' fondamentali.
"LA DEDICA"
by Massimo Canetta
Piangeva. Erano ormai dieci minuti che stava piangendo,
silenziosamente, quasi avesse paura di poter infastidire
qualcuno. Avrebbe potuto esplodere in singhiozzi violenti,
tanto nessuno l'avrebbe sentita, nessuno sarebbe stato
infastidito e nessuno, peraltro, avrebbe potuto consolarla.
La sua automobile la teneva completamente isolata dal mondo
esterno, la tangenziale era trafficata ma non ancora da
avere le macchine vicine ad ogni lato dell'abitacolo.
La radio era l'unica compagnia di quei giorni tristi. Erano
ormai nove mesi che suo marito non c'era piu', che le era
stato risucchiato dalle fauci maledette di quel cancro che
l'aveva consumato fino alle ossa. L'aveva distrutto, aveva
distrutto tutti i suoi sogni e quelli della sua famiglia,
l'aveva inghiottito quando la giovinezza gli stava scorrendo
ancora calda nel sangue. Il loro figlio era ancora piccolo,
ancora un piccolo fiore, appena sbocciato.
"Questa e' per Nadia, dalla sua amica Paola," - la radio
trasmetteva un programma di dediche, lettere, cartoline con
qualche pensiero per un amico, un parente, un amore - "con
la speranza che quest'anno di scuola cominci almeno meglio
di come e' finito quello scorso e un augurio anche per i
suoi diciassette anni che sono giunti proprio pochi giorni
prima dell'inizio della scuola. Tanti auguri e ascoltati
questa bella canzone degli 883: "una canzone d'amore".
Giulia piangeva ancora, guidava imperterrita sulla lingua
d'asfalto che sfiorava Milano in ogni angolo: la
tangenziale, quasi come se stesse guidando sui suoi
pensieri, lambendo come un'ombra il suo cuore senza volerlo
toccare, senza volerlo danneggiare. Eppure ogni pensiero le
faceva male, le tornavano alla mente i bei momenti passati
in compagnia del marito e del figlio, insieme, e non riusci'
a sopprimere un leggero singhiozzo che non riusci',
comunque, a oltrepassare il volume della radio.
"Ed ora caro Roberto, e' Cristina che ti scrive perche',
forse te lo sei dimenticato, ma oggi hai varcato una soglia
molto importante." - il deejay aveva un tono di voce cosi'
allegro che quasi Giulia sorrise - "La lettera dice: Caro
Roby, oggi e' un giorno molto importante per te, vero? Sono
mesi che ci stai pensando: i tuoi primi quarant'anni sono
giunti, finalmente. Cosa ne pensi, adesso? Sono poi cosi'
terribili come credevi? Oggi e' un giorno speciale e ad una
persona speciale posso solo augurare infiniti momenti
speciali e, naturalmente, una canzone molto, molto speciale.
Molto carina, davvero, cara Cristina, ecco la canzone
speciale per il tuo Roby, oggi quarantenne. Sono i Queen,
con la loro memorabile Bohemian Rapsody.".
La musica pervase l'abitacolo e le meravigliose note di quel
brano che anche lei e Marco avevano ascoltato chissa' quante
volte la riempirono ancor di piu' di malinconia. Quel
giorno era il loro anniversaio: dieci anni. Erano stati
dieci anni molto intensi, tra soddisfazioni e delusioni, tra
forti passioni e lievi disinteressamenti. Poi il bambino,
il grande amore che li univa, tutti e tre, poi il male, quel
maledetto dolore ed infine la morte, silenziosa come solo
lei sa esserlo. Come solo lei sa prendere cosi'
silenziosamente una vita cosi' piena di suoni e melodie.
Singhiozzo' ancora, Bohemian Rapsody stava sfumando, si
asciugo' gli occhi col dorso della mano; imbocco' la
tangenziale Ovest, era quasi a casa.
"Ed ora una lettera datata dicembre dello scorso anno: mamma
mia che prenotazione straordinaria. Passiamo a leggerla
immediatamente: "Cara Giulia, ciao sono Marco," - il cuore
di Giulia ebbe un sussulto, una coincidenza terribile,
proprio quel giorno - "non ci crederai ma sono proprio io.
Quando ascolterai queste mie parole, purtroppo saprai gia'
molte cose della vita che avresti preferito non conoscere
mai. Io ho voluto lasciarti questo ricordo che, spero, non
ti riapra ferite che magari si stanno gia' rimarginando.
Nel tal caso, perdonami. In questi giorni il male ha
cominciato a rodere ogni spazio libero del mio corpo, ogni
piccolo angolo sento che cerca di sfuggire alle insidie,
inutilmente. Questa mina che ho dentro sta lacerando ogni
speranza, ogni mio sogno e tu lo sai gia' da tempo. Tu in
questi ultimi giorni non trovavi il coraggio di parlarmi, ma
le tue mani stringevano le mie e mi dicevano milioni di
cose, mi abbracciavano e mi baciavano e lenivano il dolore.
Tu sei stata la luce che mi ha aiutato a sopravvivere sereno
a questo lento precipitare nel buio." - Giulia tratteneva il
respiro: una mano era sulla bocca, quasi a trattenerle un
grido d'angoscia - "Volevo dirti questo e ricordarti che
questo giorno io saro' con te, dentro di te, ogni momento,
per ricordarti il nostro amore, la nostra breve vita
insieme.
Sono sicuro che in questo momento ti stai tenendo una mano
sulla bocca per non strillare, vero? Gia'... non devi
strillare, ti ricordi? Non devi lasciar scappare le
emozioni in un grido: tienile dentro e falle esplodere
quando vuoi tu, non quando l'han deciso loro. Ora ti lascio
guidare in pace. Starai guidando, vero? Si', starai
tornando a casa, come sempre, dal piccolo Luca, dal nostro
piccolo Luca. Faccio tanta fatica a parlare di lui, sai?
Mi vengono le lacrime agli occhi se penso a lui, al poco
tempo che ho avuto per conoscerlo. Piango spesso quando
penso ai suoi piccoli occhi che mi cercavano nel buio della
notte quando avevano paura. Vorrei stringerlo forte tra le
mie braccia, come quando mi diceva che mi voleva tanto bene,
ma ora non e' qui e non lo vedro' piu', lo so. Spero solo
che cresca forte, che faccia della sua vita una risposta e
non una serie di domande, che viva per cio' che crede e
combatta per cio' che vuole. Beh, insomma, ora sto facendo
troppo il padre e sto diventando noioso, scusami. Ecco qua;
ce l'ho fatta a scrivere questa lettera, un po' a fatica e
un po' cercando di costringermi a non fartela avere prima
del previsto. Domani chiedero' ad un'infermiera di spedirla
a questa radio, alla radio che ci ha fatti conoscere, ti
ricordi? Beh, allora credo che ti ricorderai anche la
nostra canzone, amore mio. Buon anniversario e un bacio al
piccolo Luca. Ti amo, Marco." -
Giulia accosto', fermo' la macchina e china sul volante si
lascio' andare ad un pianto che parve irrefrenabile. Il
deejay fece una pausa di qualche secondo, poi riprese a
parlare: "Mama mia, cara Giulia, credo che questa sia la
piu' bella dedica che mi sia mai capitata tra le mani. Mi
dispiace per quello che e' successo ma spero che le parole
di Marco abbiano su di te un piacevole effetto. Ti lascio
alla meravigliosa voce di Whitney Houston, con Greatest love
of all, per te Giulia e anche per te Marco. Buon
anniversario.".
"ANCORA UNA VOLTA"
by Raff De Leon
Ancora una volta ti viene in mente la stessa domanda: Quante
ore sono che sei a letto? Nono hai la risposta. Magari
sono ore, magari minuti, il fatto e' che non lo puoi sapere
malgrado gli sforzi che fai. Allunghi la mano e tocchi la
sua spalla. E' ancora accanto a te sul letto, e ti
meravigli pensando che non andra' da nessuna parte.
La tua memoria fa marcia indietro cercando di capire come si
avvenuto tutto. Siete andati al cinema come tutti i sabati,
una serata tranquilla, dopo avete fatto una passeggiata in
macchina. Avete comprato una bottiglia de vino rosso e
siete andati a casa tua... Sotto gli effetti dell'alcool
avete ceduto al vostro gioco erotico. Mille sensazioni,
sospiri, battiti accelerati, calore che emanava dai corpi e
finalmente l'esplosione orgasmica. Benche' l'abbiate fatto
molte volte, non avevi mai avuto una sensazione cosi'
voluttuosa, quando arrivasti all'orgasmo hai passato le
braccia attorno al suo corpo e l'hai stretto tremante.
Siete rimasti abbracciati a letto, soddisfatti e alleggeriti
nonostante la stanchezza. Passarono alcuni minuti nei quali
avete parlato scambiando qualche bacio, dopodiche' avete
dato inizio ad un altro gioco.
Ha preso il cavatappi che stava sul comodino, sorrideva e
sentivi il sangue scaldandoti le orecchie. Con delicatezza
passo' il metallo gelido su ogni centimetro della tua
nudita', sussurrava nel tuo orecchio e tu sospiravi. Un
altro amplesso...
Era tardi quando t'ha detto che doveva andare via. La
disperazione prese possesso di te, gli hai chiesto di non
andare, di restare. Ma non ti ha dato ascolto. Appena si
volto' hai preso un asciugamano e l'hai passato attorno al
suo collo, volevi giocare. "Uccidimi" ti disse in bisbiglio
mentre sorpresivamente prendeve la tue mani e si stringeva
di piu' l'asciugamano. L'hai mollato. Allora ha preso il
cavatappi e s'e' lanciato su di te trascinandoti sul letto.
Premette l'arma contro il tuo seno sinistro mentre si
addossava su di te. "Vuoi vedere la morte?", bisbiglio'
premendo con piu' forza. "Non ti muovere". L'hai guardato
negli occhi e ti e' sembrato che l'uomo che amavi non era
piu' li'. Sei scoppiata in pianto. Lui sembro' tornare in
se' e hai sentito un brivido percorrere il suo corpo. Ha
preso il tuo viso fra le sue mani, tremavi ancora: "Scusami,
bella. Ti sei spaventata?" L'hai guardato stupita. "Non
l'ho fatto apposta. E' tutto passato. Sono solo un sogno e
a volte divento un incubo.
Ti amo". Ti abbraccio' e tu lo strinsi con tutte le tue
forze mentre le lacrime inondavano i tuoi occhi.
Ti svegliasti e stava ancora li. Allora hai rivissuto la
paura di alcune ore addietro, hai ricordato le sue ultime
frasi e la sua vita quasi suicida. Nel buio della stanza
potevi vedere il suo corpo e accarezzasti il suo addome.
Hai preso il cavatappi e glie'l'hai confitto nel petto con
forza, ma senz'odio. Adesso sei ancora a letto accanto al
suo corpo, tutt'e due nudi, e ti domandi ancora un volta da
quanto tempo sei li.