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"LEGGERE POESIA, SCRIVERE POESIA"

di Guildenstern Qual e' il significato della poesia alle soglie del duemila? Qual e' il compito, se ne rimane uno, che e' ancora demandato alla poesia? Non si tratta affatto di questioni secondarie. Ci sembra che da molti settori provenga una sorte di rispetto per quest'arte, che un tempo fu l'Arte per antonomasia, che assomiglia un po' al rispetto che si ha di fronte ad una persona, che magari si e' sempre considerata mediocre, che sta morendo e che quindi merita rispetto per il solo fatto di essere morente. Cosi' la poesia, sebbene nessuno lo possa dichiarare apertamente, oggi e' decisamente considerata un'arte morente. Vi sono diversi motivi. Il primo, cui non serve nemmeno soffermarsi piu' di tanto, ma che e' altresi' il piu' urgente, e' che la poesia non fa audience. E quindi non c'e' un mercato dietro la poesia - oggi i libri di poesia vendono solo nelle collane a mille lire. Non tento neppure di percorrere la strada delle cause che hanno portato a questa situazione, mi limito a riportarla nella sua tragicita': niente mercato, niente sponsor, niente arte. Per quale motivo dovrei dedicarmi a tempo pieno alla poesia se questa scelta porta necessariamente all'indigenza? Il discorso naturalmente e' ben diverso per la scrittura in prosa. Il secondo motivo, forse piu' interessante dal punto di vista dell'analisi che sto tentando, e' quello del sorgere o risorgere di arti che nei secoli passati erano minoritarie rispetto alla poesia. Sto parlando della canzone e della danza. Oggi nei concerti dei cantautori, per rimanere nel campo dell'arte, si danno appuntamento fino a centomila persone. Per gli spettacoli di danza, anche quelli piu' scadenti, si arriva fino a mille, duemila presenze. La cosa triste e' che a sentir recitare Alda Merini, forse la piu' grande poetessa italiana vivente, eravamo si' e no una cinquantina. Il terzo ed ultimo motivo, fra quelli evidenti, e' la concorrenza di una sola arte che oggi e' l'unica che praticamente muove l'intero settore del divertimento, o entertainment come si dice nei paesi di lingua anglosassone, nel pianeta: la cinematografia. Questa, nei casi in cui e' certamente arte in quanto creazione originale di una mente umana e volta alla ricerca del bello e del piacere in se', e' a tutti gli effetti una concorrente della poesia: ma e' indiscutibilmente piu' fruibile, piu' spettacolare, piu' facile, anche quando si tratti di opere estremamente complesse e articolate come lo possono essere i film di Kieszlowskij o quelli di Godard, per citare due autori/registi affatto diversi. Mi sembra dunque di vedere la poesia affossata e resa moribonda da tutti i motivi che ho sopra rozzamente elencato, e guardata con patetica misericordia da chi, sapendola spacciata, le offre l'estremo saluto. La realta', fortunatamente, mi sembra ben diversa. Mi sembra cioe' che nei due fronti della lettura e della scrittura della poesia qualcosa si stia muovendo e che dopo un decennio di stasi pressoche' assoluta le acque tornino finalmente a muoversi. Esistono due indicatori, principalmente, di questo stato di cose: il crescente numero di autori validi under 30 e il crescente interesse che i giovanissimi, la generazione nata tra il 75 e l'80 per intenderci, mostrano per la poesia nella sua accezione piu' semplice, vale a dire la mera composizione in versi. Interesse per la vera poesia, dunque, e non quello stantio e inesplicabile timore reverenziale che era da tributare ai padri della poesia che veniva insegnato essere da Poesia stessa da una certa schiera di professori delle scuole superiori che forse avevano smarrito il senso dello scrivere poesia, e quindi del piacere che essa certamente doveva portare con se'. Eliminato questo piacere dionisiaco che la vera poesia porta allegato, ecco che il rimanente puzza di banchi di scuola e di inutile. Ecco che mi capita di vedere ragazzini con in mano Whitman, con in mano Lord Byron, con in mano Rimbaud. E non vedo nessuno intorno a loro che, con intenti pseudo-pedagogici, quando non addirittura politici, cerca di spiegar loro quelle rime. E capiscono da loro che esse sono energia, piacere, godimento, estasi, bellezza e orgasmo allo stato puro. E poi nuovi, profondissimi, bravissimi, coraggiosi poeti giovani. Tutti loro sembrano mettere in atto il famoso verso di Walt Whitman: "Walt, tu hai molto dentro di te, perche' non lo getti fuori?" (Song of myself, XXV). Ne trovate alcuni su queste pagine, queste pseudopagine telematiche, altri li trovate nelle pubblicazioni specialistiche rivolte alla poesia e alla letteratura. Mi limito a sottolineare il grande lavoro di selezione e di promozione dei giovani artisti che il circuito GAI (Giovani Artisti Italiani) sta facendo in tutte le discipline artistiche e anche nella poesia. Ecco quindi che un moto di rinascita sembra permeare le membra della morente poesia. E l'arte difficile, l'arte incomprensibile e per mochi eletti, torna lentamente alla luce. Questa rinascita, questo ottenere dignita' attraverso nuove forme e' il compito della poesia, di quella mondiale, nel nuovo millennio. Il significato, pero', rimane quello di sempre: ed e' la dedizione completa, libera e profonda alla parola.