DADA7 - ARTICOLI
"LEGGERE POESIA, SCRIVERE POESIA"
di Guildenstern
Qual e' il significato della poesia alle soglie del duemila?
Qual e' il compito, se ne rimane uno, che e' ancora
demandato alla poesia? Non si tratta affatto di questioni
secondarie. Ci sembra che da molti settori provenga una
sorte di rispetto per quest'arte, che un tempo fu l'Arte per
antonomasia, che assomiglia un po' al rispetto che si ha di
fronte ad una persona, che magari si e' sempre considerata
mediocre, che sta morendo e che quindi merita rispetto per
il solo fatto di essere morente. Cosi' la poesia, sebbene
nessuno lo possa dichiarare apertamente, oggi e' decisamente
considerata un'arte morente.
Vi sono diversi motivi. Il primo, cui non serve nemmeno
soffermarsi piu' di tanto, ma che e' altresi' il piu'
urgente, e' che la poesia non fa audience. E quindi non
c'e' un mercato dietro la poesia - oggi i libri di poesia
vendono solo nelle collane a mille lire. Non tento neppure
di percorrere la strada delle cause che hanno portato a
questa situazione, mi limito a riportarla nella sua
tragicita': niente mercato, niente sponsor, niente arte.
Per quale motivo dovrei dedicarmi a tempo pieno alla poesia
se questa scelta porta necessariamente all'indigenza? Il
discorso naturalmente e' ben diverso per la scrittura in
prosa.
Il secondo motivo, forse piu' interessante dal punto di
vista dell'analisi che sto tentando, e' quello del sorgere o
risorgere di arti che nei secoli passati erano minoritarie
rispetto alla poesia. Sto parlando della canzone e della
danza. Oggi nei concerti dei cantautori, per rimanere nel
campo dell'arte, si danno appuntamento fino a centomila
persone. Per gli spettacoli di danza, anche quelli piu'
scadenti, si arriva fino a mille, duemila presenze. La cosa
triste e' che a sentir recitare Alda Merini, forse la piu'
grande poetessa italiana vivente, eravamo si' e no una
cinquantina. Il terzo ed ultimo motivo, fra quelli
evidenti, e' la concorrenza di una sola arte che oggi e'
l'unica che praticamente muove l'intero settore del
divertimento, o entertainment come si dice nei paesi di
lingua anglosassone, nel pianeta: la cinematografia.
Questa, nei casi in cui e' certamente arte in quanto
creazione originale di una mente umana e volta alla ricerca
del bello e del piacere in se', e' a tutti gli effetti una
concorrente della poesia: ma e' indiscutibilmente piu'
fruibile, piu' spettacolare, piu' facile, anche quando si
tratti di opere estremamente complesse e articolate come lo
possono essere i film di Kieszlowskij o quelli di Godard,
per citare due autori/registi affatto diversi. Mi sembra
dunque di vedere la poesia affossata e resa moribonda da
tutti i motivi che ho sopra rozzamente elencato, e guardata
con patetica misericordia da chi, sapendola spacciata, le
offre l'estremo saluto.
La realta', fortunatamente, mi sembra ben diversa. Mi
sembra cioe' che nei due fronti della lettura e della
scrittura della poesia qualcosa si stia muovendo e che dopo
un decennio di stasi pressoche' assoluta le acque tornino
finalmente a muoversi. Esistono due indicatori,
principalmente, di questo stato di cose: il crescente numero
di autori validi under 30 e il crescente interesse che i
giovanissimi, la generazione nata tra il 75 e l'80 per
intenderci, mostrano per la poesia nella sua accezione piu'
semplice, vale a dire la mera composizione in versi.
Interesse per la vera poesia, dunque, e non quello stantio e
inesplicabile timore reverenziale che era da tributare ai
padri della poesia che veniva insegnato essere da Poesia
stessa da una certa schiera di professori delle scuole
superiori che forse avevano smarrito il senso dello scrivere
poesia, e quindi del piacere che essa certamente doveva
portare con se'. Eliminato questo piacere dionisiaco che la
vera poesia porta allegato, ecco che il rimanente puzza di
banchi di scuola e di inutile. Ecco che mi capita di vedere
ragazzini con in mano Whitman, con in mano Lord Byron, con
in mano Rimbaud. E non vedo nessuno intorno a loro che, con
intenti pseudo-pedagogici, quando non addirittura politici,
cerca di spiegar loro quelle rime. E capiscono da loro che
esse sono energia, piacere, godimento, estasi, bellezza e
orgasmo allo stato puro.
E poi nuovi, profondissimi, bravissimi, coraggiosi poeti
giovani. Tutti loro sembrano mettere in atto il famoso
verso di Walt Whitman: "Walt, tu hai molto dentro di te,
perche' non lo getti fuori?" (Song of myself, XXV). Ne
trovate alcuni su queste pagine, queste pseudopagine
telematiche, altri li trovate nelle pubblicazioni
specialistiche rivolte alla poesia e alla letteratura. Mi
limito a sottolineare il grande lavoro di selezione e di
promozione dei giovani artisti che il circuito GAI (Giovani
Artisti Italiani) sta facendo in tutte le discipline
artistiche e anche nella poesia. Ecco quindi che un moto di
rinascita sembra permeare le membra della morente poesia. E
l'arte difficile, l'arte incomprensibile e per mochi eletti,
torna lentamente alla luce. Questa rinascita, questo
ottenere dignita' attraverso nuove forme e' il compito della
poesia, di quella mondiale, nel nuovo millennio. Il
significato, pero', rimane quello di sempre: ed e' la
dedizione completa, libera e profonda alla parola.