DADA6 - RACCONTI
RACCONTI
by AA.VV.
PRIMO SECONDO E TERZO By Alberto Forni
LA GATTA by Massimo Canetta
PRIMO SECONDO E TERZO
by Alberto Forni
Ho preso i dieci flaconcini di tonico e me li sono infilati
in tasca. Sono andato al supermercato e ho atteso che nella
corsia dei cosmetici non ci fosse nessuno. Poi con un gesto
veloce li ho estratti dalla tasca e li ho rimessi al loro
posto.
Primo: sono all'Hollywood perche' Michele ha detto "Ci
vengono le modelle straniere". In piu' ci lavora un suo
amico che doveva farci entrare gratis e spalancarci le porte
del prive'. Ha detto proprio cosi' , "spalancare", ma il
suo amico e' di riposo oggi. O questa e' sfiga o Michele e'
un gran contapalle. E io che mi ero immaginato la scena per
tre giorni: "Ehi Naomi ti presento Marco, l'amico di un mio
amico." Invece, non solo ho tirato fuori venti carte per
entrare ma di modelle straniere non mi sembra proprio di
vederne. Michele continua a ripetere che e' presto, che
prima dell'una le modelle straniere non vengono. "Allora
perche' noi siamo arrivati alle undici e mezza?" domando.
"Per familiarizzare con l'ambiente, perche' il lupo colpisce
meglio quando e' padrone del territorio." Il lupo, mi pare
di capire, siamo noi. Comincio a bere vodka finche' non
finisco tutti i gusti di frutta disponibili, faccio due o
tre puntate in bagno perche' sono debole di reni e perche'
nei bagni dicono si sniffi parecchio invece trovo sempre lo
stesso tipo che sta davanti allo specchio a bagnarsi i
capelli pieni di gel. Il famoso effetto bagnato su bagnato.
All'una e mezza la situazione non e' molto cambiata: c'e'
piu' gente ma la maggior parte sono maschi. "Forse abbiamo
sbagliato giorno" dice Michele. "Forse" replico io e mi
viene da pensare che in ogni giro di amici esista sempre un
Michele, uno che ti alletta con proposte di fica a sbafo che
si rivelano sempre un clamoroso fallimento. La vodka
comincia ad acuire pesantemente il mio senso di solitudine
tanto che mi dico: "ora basta, la prima cosa che penso la
faccio". Difatti vedo una moretta carina vicina al bancone
del bar, mi avvicino e le chiedo se vuole qualcosa da bere.
Mi risponde in inglese. Una modella straniera? Le chiedo
di nuovo se vuole bere, questa volta in inglese. Dice
ancora che non capisce e lo dice in francese, la mia seconda
lingua. "Qualcosa da bere?" insisto in francese. Passa al
tedesco, questo non lo conosco proprio ma ho gia' capito che
genere di film e' questo. "Fa-re-in-cu-Io-tu-ca-pi-re?"
scandisco in italiano. "Levati dai coglioni, stronzo" dice
la falsa modella straniera. Penso "Sei solo una brutta
parrucchiera di merda di Cologno." Io comunque in questo
posto non ci torno piu'.
Secondo: sono in metropolitana e sto cercando "la ragazza da
guardare nel percorso del metro'." Scruto accuratamente
decine di particolari. Unghie laccate, menti appuntiti,
scarpe di cuoio con la riga calcarea dell'ultima pioggia, la
texture dei collant che riesco a intravedere, tutto in cerca
di un particolare erotico. Finche' non vedo una che mi sta
puntando. Il primo impulso e' quello di abbassare lo
sguardo, cosi' non e' giusto, sono io quello che deve
guardare. Ma poi accetto la sfida: mi fissi? Ti fisso.
Lei stringe gli occhi cercando di mettere a fuoco non so
quale particolare, io lascio scorrere il mio sguardo sulla
borsetta, sui lobi perfettamente bianchi, sulle dita ossute
e prive di anelli come piacciono a me. Andiamo avanti cosi'
qualche minuto, io penso "E' fatta" lei si alza e scende a
Conciliazione. Le vado dietro aspettando che si diradi il
flusso di persone, poi le batto delicatamente su di una
spalla. Lei dice "Cosa vuoi? Cos'avevi da fissarmi con
quella faccia da porco?" "Faccia da porco? Ti fissavo? Eri
tu che fissavi me." "Si', ma solo perche' hai una faccia
orribile. Mi chiedevo come fai a portare in giro una faccia
cosi' orribile." Volevo dirle brutta puttana pensa alla tua
di faccia e a quelle cazzo di mani ossute senza neanche un
anello che ti ritrovi e chi ti sposa che sei una grandissima
bastarda ma se n'era gia' andata. E poi la voce mi si era
bloccata in gola come un cannone attappato.
Terzo: avevo fatto la dichiarazione a Marinella e lei mi
aveva spiegato, gentilmente, che i suoi non volevano che
avesse il ragazzo. Ho pensato: "E' giusto, i genitori sono
sempre i genitori e tu sarai sempre e comunque la Marinella
mia." Continuavo ad amarla, dicevo a tutti: "Quella sarebbe
la mia ragazza solo che il nostro amore e' osteggiato dai
suoi genitori". Mi sentivo bene cosi', molto bene. Un
giorno, sul pullman della gita scolastica, stavo cantando al
microfono una canzone di Battisti quando sono venuti tre
miei compagni a tirarmi per una spalla: "Vieni, vieni a
vedere quanto pensa ai suoi genitori la tua Marinella." E in
fondo al pullman c'era proprio lei che stava limonando col
De Santi, uno di terza A. Era libera di fare quello che
voleva, io ci sarei stato male comunque, ma che bisogno
c'era di farmi fare quella figura di merda?
Ma io ho molta pazienza e ho sempre sopportato. In tutti
questi anni ho sopportato quelle che mi hanno usato come
spalla su cui piangere, quelle che mi facevano pensare che
ma poi ero io a essermi immaginato tutto, quelle che non
roviniamo un'amicizia cosi' bella, quelle che il sesso no
perche' io cerco l'amore vero ma se portavo dei fiori mi
ridevano in faccia. Ho fatto di tutto per capire queste qua
ma non ci sono riuscito. Alla fine mi son chiesto perche'
prendermi cura di loro se non riuscivo proprio a
comprenderle, perche' cercare di farmele amiche quando
potevo benissimo combatterle. Cosi' sono andato al
supermercato e ho comprato dieci flaconcini di tonico per la
pelle. A casa li ho svuotati per circa la meta' poi con una
siringa di plastica da dieci cc li ho rabboccati di acido
muriatico.
Non e' molto, ma come dichiarazione di guerra puo' bastare.
LA GATTA
by Massimo Canetta
"Non ce la faccio, proprio," - quasi lo supplicava - "vai
tu, dai. E' piu' forte di me.". Questa storia della gatta
lo stava assillando da piu' di una settimana. Dopo anni di
torture: miagolii notturni, la fila sotto casa per settimane
intere. Basta. Era giunto il momento di finirla. "Non ci
riesco nemmeno io." - concluse seccato Giacomo - "Sai che
esco tardi stasera. Questa storia mi sta davvero
innervosendo.". "Ma scusa io non me la sento di portarla.
Sono una donna e solo l'idea di vedere la Pussy sterilizzata
mi fa venire i brividi. E' un oltraggio alla sua condizione
di essere femmina.". "Adesso la mettiamo sulla morale, eh?"
- sbuffo' dall'altro capo del telefono - "Mi sembrava che la
decisione non dovesse piu' venir messa in discussione. E'
solo necessario trovare qualcuno che la porti, no?".
Ci fu qualche secondo di silenzio, poi Anna riprese a
parlare, quasi un sussurro: "Senti, se ti va, provo a
chiedere a Marco. Sai, dopo la scuola..." Giacomo tento' di
calmare la propria voce: "Ok, non c'e' problema, dillo a
Marco. Pero spiegagli bene cosa deve fare, sai com'e'
fatto...". "Si, si, glielo spiego io. Insomma non e' piu'
un bambino, forse e' un po' sbadato, ma e' sveglio e pieno
di iniziativa.". "Fa' come vuoi," - concluse Giacomo - "ci
vediamo stasera. Ciao.". Riaggancio'. Quando Marco torno'
a casa, Anna gli spiego' che dovevano far sterilizzare la
Pussy, perché era diventata un problema per il quieto vivere
familiare. Marco alzo' le spalle, mostrando un certo
disinteresse per la cosa. Marco mangio' in fretta, come al
solito, guardando la televisione, ignaro di tutto cio' che
stava nel piatto. Probabilmente - pensava Anna - non
sentiva nemmeno i sapori di quello che mandava giu'. Anna
lo guardo' con gli occhi lucidi e gli consegno' la cesta con
la gatta. Non ci fu nessuno sguardo tra Anna e l'animale,
anzi, la Pussy cercava di evitare lo sguardo della
traditrice, sperando di non vederlo mai piu', mai piu'.
Marco usci' con la gatta e Anna non sopporto' l'idea di
stare la', ad aspettare il ritorno della sua Pussy menomata,
tradita nella sua femminilita'. Usci' e si diresse al
Centro Commerciale, per tutto il pomeriggio. Qualche ora
dopo torno' a casa ma non c'erano ne' la gatta ne' Marco
ne', tantomeno, Giacomo. La segreteria lampeggiava,
indicando che c'era un messaggio. Riavvolse il nastro ed
ascolto': "Ciao mamma, sono io. Senti sono andato dal
veterinario, ma era chiuso, c'era scritto che era di turno o
una cosa del genere. Sono a casa di Stefano, chiamami.".
Anna sospiro' e i suoi occhi sorrisero. Prese il telefono e
chiamo' a casa di Stefano. Rispose direttamente Marco.
"Ciao mamma, senti l'ho sterilizzata io: e' piu' di un'ora
che sta bollendo, posso toglierla?".