DADA6 - RACCONTI
RACCONTI
by Jos
Senza Titolo
Vecchie Stazioni
SENZA TITOLO
Incomincio' tutto due mesi fa. Una mattina mi svegliai ma
non avevo voglia di alzarmi, proprio non ne avevo voglia, e
sentivo un crescente dolore allo stomaco, un bruciore. Mi
ero svegliato due ore prima del solito, non avevo piu' sonno
ma non riuscivo ad alzarmi dal letto mentre cresceva uno
stato di ansia e di nausea nel mio stomaco. Non volevo fare
niente, piu' niente, per tutta la vita, mi sentivo bloccato
a letto per l'eternita' mentre ansia e sconforto dentro di
me aumentavano. Con molto sforzo riuscii ad alzarmi, andai
in bagno, vomitai e mi sentii meglio tornai a letto e mi
addormentai, al risveglio ero felice, non stavo piu' male e
sentivo in me gioia, come se fossi ritornato a casa dopo un
lungo viaggio. Non attribuii molta importanza all'evento,
pensai di essermi svegliato semplicemente troppo presto.
Passarono due settimane serenamente, mentre si avvicinava
capodanno, dimenticai il malessere. Prenotai una stanza a
due in un grazioso albergo parigino dietro il Pantheon, per
passare l'ultimo giorno dell'anno con la mia ragazza.
Decisamente intimo, la camera era tappezzata di velluto
porpora ricamato con cordoni d'oro, il pavimento in legno
leggermente inclinato verso un angolo della stanza. L'ampia
finestra si affacciava in un delizioso viottolo che portava
nei dedali della capitale. Passai in dolce e allegra
compagnia la notte di S. Silvestro, mi addormentai tardi e
al risveglio una morsa bruciante mi pervadeva lo stomaco,
stavo ancora male. Non avevo voglia di alzarmi, ero
nauseato e sconfortato. Spaventai non poco la mia dolce
compagna che si sveglio' mentre stavo delirando. Non era un
vero e proprio delirio poiche' ero lucido, ma i dolori e le
parole che uscivano dalla mia bocca erano sconcertanti. Non
volevo piu' vivere chiedevo la morte, chiedevo di essere
ghigliottinato.
Per un poco il malessere, piu' mentale che fisico passo',
velocemente ci vestimmo e tornammo a casa . Dopo ore di
viaggio e mal celata sofferenza, mi precipitai in bagno
vomitando, lentamente raggiunsi il letto e mi addormentai
dolcemente. Al risveglio mi sentivo di nuovo felice e
gioioso, meditai a lungo sul mio improvviso malore ma non
seppi darmi spiegazione logica.
Stavo cadendo nel baratro.
Passo una settimana serena e laboriosa tra studi e visite,
poi ieri l'altro mi sono svegliato con il solito malore, era
indicibile, lo stomaco mi esplodeva mentre la testa sudava
freddo; avevo paura e terrore, ma non sapevo di cosa.
Bloccato a letto non riuscivo a pensare a nulla se non alla
morte. Questo pensiero di morte non si e' realizzato nella
mia testa velocemente, ma in modo lento. Ho pensato alla
malvagita' del mondo, alla stupidita' dell'uomo, alla sua
inutile esistenza. Questi pensieri mi sono durati una
giornata intera, sempre bloccato a letto con un forte
bruciore di stomaco. Mi alzavo solo per dar di stomaco.
Giunta la sera mi sono sentito meglio, anche se ero
distrutto, e mi sono appisolato velocemente. Di notte ho
sognato i miei amici piu' cari, e sempre nel sogno mi
sentivo felice.
Ieri mi sono svegliato bene e di buon umore, anche se
preoccupato, mi sono alzato e una volta in bagno ho vomitato
di nuovo, tornato in stanza mi sono accasciato a letto e
lentamente e' tornato l'abominevole malore. Era piu' forte
che mai, soprattutto psichicamente, mi sentivo sfiduciato
disgustato da me stesso e dal mondo. I pensieri del giorno
prima ritornarono piu' forti che mai: ansia disperazione,
dolore, e in fine morte.
Stavo di nuovo delirando, ma ero lucidissimo, l'idea della
morte era l'unico pensiero che riuscisse a rasserenarmi.
Non pensavo ad altro che alla mia fine, desideravo morire,
per non sentire l'ansia e la paura pensavo alla
ghigliottina, concentravo il mio pensiero sull'attimo in cui
la lama scivolava dentro il mio collo. Ma dopo poco
tornavano i malori e per dileguarli dovevo pensare ancora
alla morte, desideravo la cicuta la sentivo passare nella
gola, udivo il proiettile della pistola che mi trapassava la
testa. Dopo due ore di agonia ero deciso a suicidarmi, mi
sentivo perduto, alla deriva, non pensavo piu' a nulla, ne'
agli amici ne' alla famiglia. Pensai anche di essere malato
e di impazzire, fui tentato di chiamare uno psicologo, ma...
non ne avevo fiducia. Il tempo passava senza che me ne
accorgessi, non so dire per quanto sia stato in quello
stato. Ad un tratto entrai in uno stato di dormiveglia, era
molto strano, non sentivo piu' il mio corpo mentre passavano
delle immagini nella mia testa. Stavo morendo stremato
dalle giornate di quella triste agonia.
La prima immagine che ho avuto e' stata quella di un prete,
il volto era irriconoscibile ed io mi sono avvicinato e lo
ho abbracciato, ho sentito gli occhi inumidirsi. La figura
del prete si dileguava e si avvicinavano altre figure, erano
miei amici. Il primo era Amedeo, un caro amico d'infanzia
che non vedevo da anni, una specie di orsone buono, abbiamo
riso, abbiamo ripercorso momenti insieme, poi lui mi ha
liberato da una camicia strana che non mi ero accorto di
avere addosso, una specie di ragnatela. Lentamente svaniva
Amedeo mentre si faceva viva l'immagine di Dario, un recente
amico anche lui molto buono e positivo, mi sorrideva e io lo
abbracciavo, mentre si inumidivano di nuovo gli occhi. Mi
sono addormentato definitivamente, non so quanto ho dormito.
Al risveglio mi sono sentito guarito, liberato, ero felice
dopo tanto anzi, ero decisamente euforico.
Alla luce dei fatti sarei preso per pazzo se dicessi di aver
scampato alla morte, poco ne sono convinto anch'io, ma e' la
strana sensazione che mi e' rimasta dopo il risveglio.
Attribuisco a cio' che mi e' accaduto un qualcosa di magico,
anzi di divino, non si e' accesa in me nessuna speranza ma
mi sentirei felice se accadesse.
VECCHIE STAZIONI
Vecchie stazioni solitarie, che nessuno conosce e tutti
dimenticano, vecchi treni locali che come fantasmi
traghettano solitari viaggiatori. Sono qui ad aspettare il
locale per Piacenza, che e' in ritardo, altre sette persone
aspettano nascondendo fastidio e noia. La giornata fredda e
piovosa e' pervasa da una fine pioggia che offusca e
rattrista, mentre il vento accarezza i nostri visi.
TUTTO e' GRIGIO
E' da pochi minuti che sono qui e gia' sto male, mi sento
oppresso in questo luogo morto, da cui non posso fuggire,
come tutti guardo il tempo che passa, che a sforzo si muove.
Sono appoggiato ad un pilastro e osservo immobile attorno a
me la grigia stazione che mi ha catturato, mentre io mi
sento sempre piu' parte di essa come se fossi anch'io
pilastro.
TUTTO e' GRIGIO
Vecchie strutture anni cinquanta collaboratrici del nostro
secondo dopo guerra unite a fiduciosi lavoratori, ora siete
dimenticate, mentre tutti viaggiano soli. Eppure in questa
stazione treni ne passano, ma quelli importanti, belli.....
non si fermano.
TUTTO e' GRIGIO
Il tempo ha proprio deciso di fermarsi, e' forse stanco
della sua vecchiaia? . E' proprio in questi vuoti momenti
che il pensiero si libera e viaggia all'infinito, pensi a
te, ad altri. senza pudore osservi chi ti sta accanto o di
fronte, e fantastichi di tutto, inventando persone mai viste
e che mai vedrai, persone uguali ad altre, persone che non
sono piu' persone.
Davanti a me, passeggia, indispettita per il ritardo, una
ragazza giovane, dall'eta' imprecisata, una figura strana;
indossa gonna grigia a scacchi neri con grosse pieghe anni
'60, scarpe basse ed eleganti giubbotto di pelle. Capelli
neri dal corto taglio, ben curati, gli occhi dipinti di un
candido azzurro, le labbra rosse ciliegia.
Ma chi e' ?
Da dove viene ?
Dove va ?
Quando pensa, a cosa pensa ?
Si muove come una bambina viziata ed orgogliosa, nervosa ed
infastidita, come se qualcuno la importunasse, continua a
battere l'ombrello per terra, col suo bel viso osserva i
binari.
TUTTO e' GRIGIO
Finalmente e' arrivato il treno, anche lui grigio, un
vecchio treno a nafta che scarica denso fumo nero, ricorda i
vecchi films di una volta e li fa rimpiangere per il puzzo
del suo fumo. Salgo lentamente, trasognando. L'interno e'
grigio come l'esterno, mi siedo e il treno riparte per
Piacenza. Vecchia stazione, quanta gente vedi! Bambini
accompagnati dai nonni a vedere bei treni, innamorati che si
abbracciano, vecchi anziani in cappotti, persone che
partono, che arrivano, cerimonie. Dal finestrino saluto la
mia grigia stazione, mentre un cane solo si aggira da tempo
in cerca di cibo, guarda il treno che si allontana, i nostri
sguardi si incrociano.
TUTTO e' GRIGIO
Alzo lo sguardo e con stupore vedo la strana ragazza di
prima, seduta di fronte a me , sempre con aria seccata,
intenta a leggere uno stupido giornale. Cosi' torno a
pensare alla sua strana figura......
Cosa fa nella vita?
Quale sara' il suo nome?
Quando ride, che espressione ha il suo viso?
E quando piange?
Che strana e' la mente, cosi' libera e mutevole , tutto e'
possibile ma niente reale, che bello far fare agli altri
cio' che vogliamo . Soli, noi viviamo soli, senza
accorgercene nella pura fantasia ci assopiamo tra veglia e
sogno.