DADA6 - RACCONTI

RACCONTI

by Alessio Robotti


REGNI MILLENARI
IRLANDA
VIAGGI DI RAGAZZE (by Rosanna Abelli e Alessio Robotti )


REGNI MILLENARI "Ma che poeta" dice Jacopo, ridendo. "Sono solo stranamente inquieto stasera. D'altronde e' la prima volta che mi preparo a festeggiare un nuovo millennio: non capita tutti i giorni. Mi sembra che forse tu non te ne renda conto, o mi sbaglio?" Lontano, si sentono le onde dell'oceano sbattere con forza sugli scogli; dal cielo limpido, l'ambiguo Orione si riflette capovolto nei bicchieri di cristallo. Chiara sorride. "Stanotte - come tutte le notti d'altronde - il tempo scorre furtivo rimanendo pero' eternamente diverso e immutabile. Vedi forse nel cielo qualcosa di insolito: un segno, un presagio, un indizio che anche solo vagamente annunci la nuova era che sta per giungere?" Il freddo si sta facendo sempre piu' pungente; un vento gelido inizia a soffiare, penetra violento attraverso i vestiti. Chiara si stringe a Jacopo; con le mani infilate sotto il suo maglione, cattura il calore che si sprigiona da quel cuore irrequieto. "Eppure in questo momento ci si sente piu' che mai vicini a toccare un qualche intimo segreto. Sorgono in noi antichi ricordi e la paura del futuro si fa angosciosa. Ricordi la sottile inquietudine che colse l'umanita' all'approssimarsi del precedente millennio. Davanti a loro sembrava lentamente spalancarsi un baratro buio e profondo. Il giorno appresso nacque invece esattamente come al solito: nulla era mutato. La miseria e la fame erano sempre le stesse; l'amore e la guerra proseguirono ancora a dominare il cuore degli uomini e a governare il mondo. Cosa possiamo attenderci noi adesso? E' il nostro primo nuovo millennio, certo, ma sappiamo che anche questa volta non suoneranno le trombe del Giudizio. Domani sara' soltanto un nuovo giorno, uguale a tanti altri: forse e' proprio questo che ci spaventa. Il tempo e' signore del mondo: maestoso e inesorabile si espande lentamente in ampie curve azzurre. Anche stasera passera' su di noi, apparentemente senza scalfirci, ma la sua essenza ci sfuggira' ancora - sabbia tra le dita." Gli occhi di Chiara si sono fatti adesso piu' grandi: neri e profondi, brillano nella notte. In lontananza, sul mare, le luci di un vascello vagano nel cielo: cercano forse un varco per il futuro. "Mancano solo pochi minuti" sussurra Jacopo, posando la sua fronte su quella di Chiara. "Cosa posso augurarti? Abbiamo visto insieme tanti nuovi anni nascere e finire. Sono vecchio e stanco ma non ancora sazio: scorrono ancora in me tutti i sogni del mondo. Sarebbe pero' forse presuntuoso augurarci un intero millennio..." Chiara lo guarda con dolcezza; sorride e gli asciuga delicatamente una lacrima. Poi d'improvviso si alza con lieve fatica; si volge al rosso mare in burrasca, porta in alto il bicchiere fissando un piccolo punto, lontano nel cielo. "E allora auguriamolo a lui - al mondo - un felice millennio. Con o senza di noi, Buon Millennio cara Terra e felice anno 3000." IRLANDA "L'Irlanda e' veramente un paese di sogno," dice Marco - mio nipote - e si gira verso la parete, addormentandosi soddisfatto. Raccolgo il libro che stava leggendo: racconta di gnomi e folletti. "Certo: nei verdi prati, dietro ogni cespuglio, sopra ogni albero, ovunque vivono creature fatate. Stanotte verranno a giocare con te" gli bisbiglio in un orecchio, rimboccando le coperte. Seduto sulla poltrona, apro il libro e lo sfoglio con piu' calma: da piccolo non ne avevo mai letto uno cosi' sereno, solare, felice: forse un tempo non ne scrivevano. Le mie fiabe erano popolate da orchi e streghe: presenze cupe e minacciose che mi seguivano nei sogni, ingigantite dal buio, nonostante il lieto fine che, fortunatamente, non mancava mai. Avere paura dei sogni non e' rassicurante, sei obbligato a costruirteli ad arte: predisporre, appena posata la testa sul cuscino, una trama a soggetto, una lista di personaggi, un finale piacevole. Poi devi affidare il tutto alla notte, sperando che il gioco funzioni: chiudere la mente affinche' nella stanza non entri una strega o un perfido mago, il gatto e la volpe o chissa' quale altra oscura presenza. Che fatica sognare..., che tormento il prendere sonno: lo rammento con ansia ancora adesso. Intanto, in Irlanda, un giovane folletto posava cautamente i piedi fatati sul prato leggermente coperto di brina: era dalla sera prima che camminavano per raggiungere il luogo del Convegno. "Perche' tanta fretta?" chiese al suo compagno di avventura. La figura anziana, curva dagli anni ma piena di fatata vitalita', non lo degno' di una risposta; continuando a camminare con passo spedito, sfiorando solamente il tappeto d'erba che si estendeva a perdita d'occhio, inseguiva un punto lontano. Laggiu' la vegetazione sembrava diradarsi leggermente e si potevano immaginare, piuttosto che vedere distintamente, numerosi macigni di candida roccia affiorare dal terreno: enormi denti affilati cresciuti dalle gengive della terra. "Ascolta... senti questi suoni, i rumori dei piedi che battono ritmicamente sulle pietre, i flauti ed i corni ? Presto, siamo in ritardo, il sole tra poco salira' dal mare... Presto, sbrighiamoci." Al giovane folletto tutto cio' risultava confuso: intravedeva solo un lontano chiarore, i suoni erano troppo flebili e distanti per poterli discernere. Infine, dove stavano andando? Cosa sarebbe accaduto? Perche' tanta fretta e proprio nel giorno piu' corto dell'anno? Aveva ormai rinunciato a chiedere spiegazioni: il vecchio era troppo assorto, troppo eccitato per prestargli attenzione. In genere era sempre allegro e cordiale, almeno quando era in compagnia e oggi appariva ringiovanito di almeno cent'anni. Anche i suoi movimenti erano piu' rapidi e decisi, sembrava proprio un'altra persona: solo la sua proverbiale loquacita' - che belle storie sapeva narrare e quante ballate gli aveva insegnato - lasciava oggi alquanto a desiderare. Lo aveva incontrato esattamente sei mesi prima, appena lasciato l'involucro argenteo di cui sono ricoperti i folletti quando, fluttuando nel chiaro cielo delle sere d'estate, cadono, per sbaglio o destino, su questa verde terra. Da allora aveva imparato tante cose: si era divertito a correre sui prati, a volare tra gli alberi, parlare con gli uccelli e giocare con i pesci, inseguendoli nelle acque gelide dei ruscelli montani. Ogni volta il vecchio gli aveva fornito tutte le spiegazioni indispensabili: pazientemente gli aveva raccontato cosa era stato prima di lui e come avrebbe potuto legare per sempre a se' tanta felicita'. Le antiche leggende non avevano per lui piu' segreti: sapeva cantare a memoria ogni canzone della natura, ogni ballata degli gnomi, parlava ogni linguaggio di fiori e animali. Ancora poco conosceva invece del Convegno: il vecchio era stato stranamente avaro di particolari. "... un incontro tra creature del bosco, nel solstizio d'inverno... una semplice costruzione di pietra..., comunque un appuntamento a cui, se invitati, non si puo' mancare." "Presto, piu' presto, dobbiamo arrivare prima che il sole sorga. Sbrighiamoci," incalzava ancora il vecchio; volgendosi ancora una volta a spronare il folletto, gli sorrise e, nonostante l'affanno, il suo viso era luminoso, tranquillo, colmo di tenerezza. "Non credi che ormai le mie domande meritino una risposta?" Il vecchio si fermo' quasi di scatto: "Perbacco: hai ragione credevo tu sapessi... - accidenti alla vecchiaia - ho dimenticato di spiegarti. Comunque aspetta, ancora pochi passi e la tua curiosita' potra' trovare soddisfazione." Dopo alcuni minuti entrarono in un bosco fitto e oscuro; il vecchio si fermo' e, come se ogni premura fosse d'improvviso cessata, si sedette su un grande fungo viola. "Adesso che siamo entrati nel cerchio magico del bosco possiamo riposarci. Da qui sono in grado di governare il movimento del sole." Estrasse dalla tasca una piccola candela annerita, l'accese guardandola intensamente, la pose su un sasso e disse: "Ho ancora il tempo segnato da questa fiammella: parliamo." Il folletto trasali' meravigliato: appena accesa la candela, come d'incanto, tutte le sue domande trovarono una risposta, tutto risultava chiaro e naturale. Non aveva piu' bisogno di parole, sentiva crescere in se' tutte le conoscenze, l'essere stesso del vecchio stava penetrando pian piano in lui. Nonostante cio', fu molto piacevole ascoltare le sue parole scorrere lentamente. "Nel giorno piu' corto dell'anno, quando il sole sembra sul punto di sparire, la forza vitale della terra riprende a fluire e ad infondere nuova vita alla natura addormentata." "Sul luogo del Convegno vedrai, incisa sulle candide pietre, una tripla spirale, simbolo di vita perpetua: il ciclo cosmico della morte e della vita. La spirale entrante rappresenta il viaggio nella morte, quella uscente la nascita; l'intermedia, collegandole, ne descrive la continuita'." "In questa semplice e perpetua fluttuazione sono contenute la vita e la felicita' dell'universo." Gli sorrise: scese dallo scranno e la candela si spense in un sottile filo di fumo. Lentamente si allontano' dirigendosi verso lo spiazzo attorniato dalle enormi pietre bianche. Chinandosi, entro' nella stretta apertura tra le rocce: appena fu sottratto alla sua vista, il sole apparve dal mare. Un raggio splendente trapasso' il cerchio di alberi ed entro' come un fulmine nella stretta fessura. Il cumulo di sassi si incendio' come una torcia e il suo cuore fu improvvisamente ricolmo di vita. "Nonno, nonno ..." sento chiamare da lontano, molto lontano. "Marco, non avere paura: si e' semplicemente spenta la candela. Adesso tocca a te riaccenderla..." Un sospiro e, finalmente tranquillo, inizio davvero a sognare. VIAGGI DI RAGAZZE by Rosanna Abelli e Alessio Robotti Sicuramente Caterina non era partita per capriccio o desiderio d'avventura. Rovistando, curioso, tra cartoline e vecchie foto ingiallite che mia madre conserva gelosamente in un cassetto, ho trovato una lettera: e' l'ultima che la bisnonna Adele ha ricevuto da sua sorella Caterina, partita - appena ventenne - per l'America. Da allora non ebbe piu' sue notizie. L'America era grande e lontana, praticamente non esisteva affatto: il posto giusto per chi voleva perdersi. Mia madre e' stata avara di particolari: forse li ignora anche lei. In molti punti la comprensione del testo e' difficoltosa: l'inchiostro e' sbiadito, la calligrafia incerta. L'odore di salsedine traspira pero' ancora tra le righe: si mescola al profumo di amori nascosti, ad incertezze e paure superate con forza, piegate anzitempo dall'incalzare della vita. Da quel poco che rimane, si intuisce un addio non espresso, un rifiuto cocente sostenuto da una fede inesausta. Gocce d'inchiostro sparse sul foglio sembrano punti di sospensione che il tempo ha ingigantito. ... e come il mare corre sulle audaci onde, cosi' mi rifugio, naufraga, tra braccia sconosciute avvertendo la mia fragilita': ascolto il tempo scandire i battiti del cuore in frammenti di musica. Tempeste avvolgono gli oceani e la pace non trova spazio nel gioco della vita. Aggiungo ancora speranza: come i marinai, scrutando cieli ignoti, riconosco bagliori di stelle, immaginari fugaci di giorni sempre uguali, sempre attenti. Dove sara' la meta? Dove l'opportunita' nascosta? I marinai tutto sanno: portati dall'ignoto, giocano verso false ipotesi e tutto si ripropone all'infinito. Chi sei? Una memoria, il mondo sconosciuto, una lacrima, una voce, un pianto? Dove sei? Forse al di la' del mare: una grande ombra bianca oltre la vita, una piccola barca... La carta e' intestata, con ampi caratteri azzurri, White Star Line of America - Maiden voyage of the Titanic.