DADA5 - RACCONTI

E COSI SIA

di Alessio Robotti



Sono veramente stufo!  Proprio non lo sopporto piu'.  Essere
il mio editore non gli conferisce certo il dovere - lasciamo
perdere il diritto - di  rompermi in continuazione le palle.
Anche  stasera  mi  ha  chiesto  a  piu'  riprese  un  nuovo
racconto, a suo dire, finalmente pubblicabile e  soprattutto
vendibile:  "...   qualcosa  che  anche  io potrei comprare.
Qualcosa che risvegli i  tuoi  bisogni quotidiani, stimoli i
tuoi istinti - bassi, credo di intuire  -  allarghi  la  tua
conoscenza  -  la sua, s'intende." "Insomma dobbiamo buttare
fuori qualcosa  di  vivo,  non  le  solite cipolle.  Intanto
nessuno le sbuccia -  forse  che  sia  anche  per  paura  di
piangere?    -  e  naturalmente  non  si  sogna  neppure  di
comprarle, nemmeno fossero a Millelire.  Basta con i pacchi,
quel settore e' oramai tutto  off  limits per noi: basta con
gli echi post-romantici!"

Una Corona non e' sufficiente: ce ne vorranno almeno quattro
e poi due o tre Martini minimalisti.  1/3 di Gin  e  2/3  di
fantasia:  40  gradi  secchi  +  la  fantasia  che non e' in
etichetta  e,  in   genere,   e'   gratis.   Poi,  con  ogni
probabilita', la tastiera del  Pc  iniziera'  a  battere  da
sola.

Cosa devo quindi fare io: quasi nulla. 

A) Scegliere un argomento, un tema - non dico una filosofia,
lasciamo  poi  perdere  la  weltanschauung  che oggi non gli
frega a nessuno,  perche'  a  tutti l'Adesso fa cordialmente
schifo: forse se ne vergognano, chissa'.

B) Inventare un personaggio, un io narrante che  si  carichi
della   responsabilita'   dell'intreccio:  in  genere  basta
guardarsi attorno.   Io  invece  spesso preferisco guardarmi
dentro, ma stasera troverei solo troppo alcool.  Come cavolo
faranno gli scrittori affermati?   Raramente  mi  sembra  di
avvertire un'eco di spirito nelle loro opere.

C)  Costruire  uno scenario plausibile.  Plausibile per chi?
Questo e' sempre  il  momento  piu' critico.  Accettabile da
chi?  Se fosse solo per me, tutti potrebbero essere piu' che
reali.  Per loro, per Lui, per i nostri potenziali  lettori,
quali saranno quelli vitali, quali quelli desiderati?  Quali
sarebbero quantomeno un pugno allo stomaco, lasciamo perdere
all'anima: stiamo scrivendo un racconto, mica la Bibbia.

Qualcosa   trovero';   qualcosa  ho  sempre  trovato.   Piu'
difficile e' trovare dei  buoni  lettori: non parliamo degli
editori.  Metto nel lettore - purtroppo solo quello del Pc -
un compact: ascolto la musica  che  crea  e  quindi  avvolge
paesaggi, stuzzica vecchie emozioni.

Pero'  che  stronzata mettere su Incontro di Francesco!  Non
poteva  capitarmi  di  peggio:   come  me  la  cavo  adesso?
Qualunque cosa  ne  esca,  a  Lui  non  piacera'  di  certo.
Davvero  la  tristezza  puo' avvolgerci come miele?  Qualche
volta lo dubito,  ma  purtroppo  molte  esperienze invece lo
confermano...  Se continuo cosi' non n'esce niente di buono:
niente di meglio del solito.  Lui si era davvero ucciso  per
Natale?    E  come?   Non  l'ho  mai  capito:  appeso  forse
all'albero  o  gettandosi  nel  laghetto  di  stagnola delle
oche...

Questo si'  che  potrebbe  essere  uno  scenario  vendibile.
Lavoriamoci  sopra  e vediamo cosa salta fuori...  con tutta
probabilita'  solo  stronzate.   Ma  non  devo  scrivere  la
Ricerca, neppure la  Commedia;  peraltro  non e' neppure che
Devo Scrivere!  Ma oramai ho investito in gin e Corona,  non
vorrei  buttare  tutto  nel cesso.  Credo che neppure Lui lo
vorrebbe, nonostante non partecipi alle spese e neanche alla
gastrite.  "Follia; Dadaismo;  Assurdo; Fantastico; Erotico.
Ecco quello cui devi dedicare la tua attenzione:  oggi  solo
questo  posso  sperare  di  piazzare.  Altro ha fatto il suo
tempo, mi spiace ma devi adeguarti.  Oppure..." Sino ad oggi
i tasti del Pc li ho  battuti per amore, solo per amore mio:
non ho mai pensato di rivalermi su qualcuno per le spese  di
birra e liquori.

Stasera  invece  tutto sembra diverso: sono cambiato io o mi
e' cambiato il  paesaggio  d'attorno?   Vedremo: per intanto
scrivere, scrivere.  Batti quei tasti che  vedrai,  qualcosa
ne  esce  sempre!   Quando  mi trovo nei guai qualcosa viene
sempre a suggerirmi parole  sagge  e sensate: stasera dovrei
tapparmi forse  le  orecchie?   Magari  in  effetti  sarebbe
meglio,  almeno  per  una  volta.   In  fondo, cosa mi costa
provare: lasciamo che sia.

Gli occhi inchiodati  al  video  osservano,  oramai da forse
piu' di un'ora, lo schermo inesorabilmente vuoto.  Le  icone
mi traballano davanti come folletti mentre con la mano agito
a  tratti  il  mouse che sfreccia veloce a destra e sinistra
come fosse  inseguito  da  Gatto  Silvestro...   A proposito
qualcosa di adatto forse l'ho  gia'  scritto.   Non  e'  per
ripescare  nel  cestino  della  cartaccia  ma forse potrebbe
essermi utile  rileggerlo.   Accidenti  come  si chiamava il
file?  Allucinazioni?  No, troppo lungo.  Visioni:  forse...
Incubi:  si', si chiamava incubi.  Eccolo l'ho trovato nella
Sentry,  ancora  due   giorni   e  sarebbe  stato  eliminato
definitivamente.  Appena in tempo.  Ho sempre un  occhio  di
riguardo  per  le  coincidenze:  portano  bene e non costano
nulla.

Non ho resistito.  Confesso, l'avevo  giurato a me stesso ma
non ho  resistito:  ho  mangiato  ancora  crauti  e  maiale.
D'altronde  che  ci posso fare, le sirene le ho finite e non
ne vedo altre  all'orizzonte.   Puntuale  come  la sfiga, e'
tornato il solito  incubo  notturno.   Strisciando  come  un
gatto,   penetro   in   un  tetro  castello.   Mi  introduco
furtivamente in una torre  e  salgo gli innumerevoli gradini
che conducono a una porta oscura: credo fossero tredici,  se
ricordo  bene.   Dall'interno  si  sentono  urla strazianti:
"Ridatemela,  la  voglio...   e'  mia,  non  posso resistere
senza.  Ridatemela subito:  vi  supplico."  Da  una  piccola
fessura osservo la scena: sono certo, non so neppur io come,
di  riconoscere  i  personaggi  di  un qualche vecchio libro
d'avventura,  letto  forse  da  ragazzo.   Un  signore molto
compito  siede  ad  un  tavolo  e  scrive  qualcosa  su  una
pergamena ingiallita.  Ha l'aria assorta  e  neppure  sembra
udire,  men  che  mai  ascoltare,  le  urla  che  si  levano
dall'altro  lato  della  stanza.   Il  nobile portamento, il
fisico imponente e fiero si  mescolano ad un vago sentore di
sofferenza: un tarlo che sembra rodere, grumo dopo grumo, il
suo duro cuore.  Non  posso  sbagliarmi.   E'  proprio  lui:
l'Innominato.

A un lato del tavolo, una nera figura armeggia con una lunga
spada affilata.  Quasi a provarne il filo, la fissa con aria
cupa e minacciosa: sembra una pantera pronta ad afferrare la
preda.   L'osservo  con  curiosita': non l'avrei fatto cosi'
giovane e aitante Don Rodrigo.  Ma si sa, chi si salva dalla
peste perde poi  ogni  rapporto  con  il  tempo e l'eta'.  E
lei...  che  pena  sentirla  urlare  e  lamentarsi.   Povera
Lucia, imprigionata in questa torre in balia di tali figuri.
Il  mio  cuore  freme  e vorrei gettarmi in suo soccorso; ma
cosa potrei fare contro la spada di Don Rodrigo e lo sguardo
fiero dell'Innominato?  Fortuna vuole  che non mi sia mosso.
Di li' a poco, dai discorsi che seguono, intuisco che  Lucia
non  e'  per  nulla  prigioniera in questa torre.  Anzi l'ha
acquistata  anni  addietro  in  comproprieta'  con  tal  Don
Abbondio, e  i  due  poveri  scagnozzi  -  cosi' alfine devo
infatti definire Rodrigo  e  l'Innominato  -  stanno  adesso
lavorando alle sue dipendenze per tessere una tela che Renzo
aveva  lasciato  incompiuta.   A proposito: chissa' che fine
avra' fatto Renzo...

Lucia urla ordini a  destra  e  manca.  Quando gli sembra di
aver forse esagerato, supplica e implora di far presto, piu'
presto...  Ogni tanto, una giovane fanciulla - che sia forse
la monaca di Monza che ha gettato l'abito alle  ortiche?   -
si  aggira per la stanza porgendo biscotti e bevande: sembra
Alice nella casa  del  Cappellaio  e  della Lepre Marzolina.
Dolce,  testarda  e  impertinente,  distribuisce   a   tutti
caramelle  e  sorrisi:  sembra  quasi uscita dalla matita di
Crepax.  D'improvviso qualcosa mi trafigge il culo, come uno
spillo.  Mi giro e...

Ma come  cavolo  andava  a  finire?   Porcaccia  la miseria:
questi undelete  non  funzionano  mai  bene,  accidenti.   E
adesso  cosa  faccio:  mi dovrei forse reinventare un finale
per una storia  gia'  scritta  e  conclusa?   Ma nemmeno per
sogno:  ho  anche  finito  le  sigarette  ed  e'  gia'  piu'
dell'una.  Sbatto dentro un  nuovo  CD  e  a  occhi  chiusi,
sognando la dolce bionda che non c'e', ascolto la musica...

Speaking words of wisdom, let it be. 
Let it be, let it be, let it be, let it be!