RACCONTI
di Alessio Saltarin

SABBIA

Intorno  a  me  sento  solo  il  rumore  monotono e asciutto
dell'aria condizionata.  Sono stanco.  Sono in un periodo di
pausa, anzi,  ho  detto  al  mio  editore  che mi telefonava
preoccupato, sono in un  periodo  di  riflessione,  che  poi
naturalmente  vuol dire che non sto scrivendo niente perche'
non mi viene giu' niente e tutto quello che mi viene giu' e'
cosi' brutto, cosi'  melenso,  eppure  so  che e' per questa
strada che si passa, che e'  per  il  fatto  di  aver  perso
ancora la strada che riusciro' a scrivere ancora qualcosa di
bello,  bello, come faccio poi a saperlo, chi mi dira' come,
chi mi dira' cosa e in quale  tempi, chi mi dira' se c'e' un
motivo per tutto oppure non vale nemmeno la pena di stare  a
comprare la carta.  L'aria condizionata, l'ambiente buio, mi
dicono  della  falsita'  della  mia  vita,  che  ha paura di
buttarsi fuori, di  uscire  al  caldo.   "Ecco" mi diceva la
Elena "tu sei un artista in naftalina, tu sei  l'esperimento
scientifico  di  un artista", ma io la notte l'ho conosciuta
dopo di lei.  E quando l'ho conosciuta, cazzo, mi sono detto
"o esci di qui subito o non esci mai piu'" anche se la fauna
del posto ancora me  la  ricordo,  mi  ricordo la Laura, una
bionda ossigenata che aveva ventunanni ed era molto bella  e
molto  generosa, che parlava con la erre blesa e che baciava
con le labbra chiuse, sulle  labbra, tutti, tutti quelli che
le erano simpatici, me la ricordo quando  un  giorno  si  e'
cambiata  in  macchina con me e mi diceva: "non guardare, mi
raccomando" e poi quando  ha  verificato che non guardavo mi
dice "ma dai, scherzavo, sei proprio un pirla!" e aveva  due
tettine  meravigliose,  e  non avresti mai detto che in giro
dicevano che  era  una  puttana.   Laura  non sapeva neanche
cos'era l'aria condizionata.  Poi mi ricordo "il bello", si'
lo chiamavano cosi', il bello, un tipo sui venticinque,  non
particolarmente  bello, ma che se la tirava un casino, e che
era sempre dinamico e sorridente e pronto a un'esplosione di
energia, che sembrava  che  ne  avesse  un alone intorno che
potevi respirarla, e  le  ragazze  dicevano  che  era  bello
stargli vicino perche' lui conosceva una madonna di gente, e
tutti  ambivano  ad  essere salutati da lui, anche se lui li
salutava  tutti,  e  quelli  perbene  dicevano  che  era  un
testadicazzo e un  drogato,  ma  io  non  ci  ho mai creduto
perche' gli ero simpatico e stavamo molto bene insieme e lui
mi chiamava "biondino" e mi sfotteva,  ma  aveva  un  grande
rispetto  di  tutti i libri che leggevo e diceva che, cazzo,
mi  invidiava  un  casino  perche'  io  chissa'  quante cose
sapevo, mentre lui era un ignorante, uno che  doveva  sempre
stare  attento a non dire cazzate e poi le diceva lo stesso,
questo, tutte queste cose mi  diceva ed io ero sempre felice
che tutta la gente della notte mi vedesse accanto  a  lui  e
che  mi  chiamasse  "l'amico  del  bello", anche se io avevo
messo in giro la voce  che  mi chiamassero "Gatsby", come il
"grande Gatsby", e alla fine mi chiamavano "Ghesby", perche'
non si poteva pretendere che avessero  letto  Fitzgerald,  e
nemmeno  il bello, nemmeno quando una mattina dopo una notte
passata nei locali, me lo  trovo  in quel bar, all'alba, con
il cornetto tutto intinto nel cappuccino e lui che quasi non
trovava la forza di tirarlo su e dargli  un  morso  e  aveva
tutto  il  naso  rosso,  ed  era stranamente solo e deluso e
triste e l'alone di energia  era  svanito e io gli ho detto,
cazzo, cazzo, gli ho detto, bello cosa ti e' successo, e lui
mi fa biondino, proprio tu, vattene a dormire va, vai un po'
affanculo anche tu, e lo diceva con affetto, e mi  dice  che
non ha piu' soldi, che ha il naso tutto marcio, e cosa cazzo
credevo,  e  sei  proprio  un  pirla,  un biondino di merda,
vaffanculo, e si capiva che  in  quel momento per lui ero un
fratello, o una persona alla quale avrebbe  voluto  chiedere
scusa.

Mi viene in mente anche la Shelley, io  la  chiamavo  cosi',
col  nome  del grande poeta, ma lei si chiamava Rossella, ed
eravamo stati insieme in  quel  periodo  e  con lei ci stavo
davvero bene anche se aveva ventanni e non aveva  finito  la
quarta  di  un istituto superiore, ed era stupidina come una
capretta, ma ti baciava con gli occhi e una che baciasse con
gli occhi in quel  modo  io  so  gia' che non la incontrero'
piu', e che faceva l'amore  come  un  gattino  ma  era  pura
dentro  cosi'  pura  che quando le ho chiesto se era vergine
lei mi ha risposto che non lo sapeva: figa, non lo sapeva, e
io ma come cazzo si fa a  non saperlo, e lei, non lo so, non
lo so, ripeteva, te lo giuro, amore, non mi fare piu' questa
domanda e mi abbracciava stretto e io  tra  le  sue  braccia
avevo  cominciato  a pensare che io non ero di loro e che la
notte mi respingeva e voleva  che tornassi nel mio castello,
lontano dalla gente e dallo smog, dove in  tutte  le  stanze
c'e'   l'aria   condizionata,   e   dove  nella  stanza  dei
calcolatori, ho tutte le cose che  ho scritto e che la gente
della notte non riuscira' mai a capire, e  certamente  hanno
ragione loro, perche' in fondo non si perdono granche'.

Allora  dopo  che  sono  uscito da quel giro, e continuavo a
ripetere che, 'fanculo quelli  della  notte, sono solo delle
gran testedicazzo e non capiscono un  accidenti,  e  parlano
tutto il tempo di fighe o di Ferrari, perche' ognuno di loro
sa  che  non  avra'  mai  ne' una vera Ferrari, ne' una vera
figa, e poi continuavo a ripetere questa solfa dappertutto e
soprattutto a me stesso che  anelavo  ad una certa, vi fara'
ridere lo so, ad una certa redenzione, come  se  il  peccato
fosse  stato  in me solo dopo averli conosciuti, e questa e'
una cosa che posso dire ora  col senno di poi, ma che allora
continuavo a ripetermi come  se  fosse  una  medicina,  come
fosse  un calmante, e che non era possibile condividere quei
valori, e che io  soprattutto  non potevo condividere i loro
valori e che allora ho conosciuto della  gente  che  davvero
era  tosta,  della gente che faceva del bene agli altri e ho
cominciato a frequentare il volontariato e ad andare a letto
presto la  sera,  a  non  uscire  piu',  a  tagliare i ponti
insomma con tutti quelli della notte,  e  ho  cominciato  ad
uscire  al  pomeriggio,  a  fare  volontariato  anch'io e mi
continuavo a ripetere questa si' che e' gente giusta, questa
si' che ha dei valori, e poi ti incontro una come la suorina
che e' bella  come  una  nuvola  rosa nel cielo grigiazzurro
dell'alba, e poi ti scopro che forse e' la piu' ipocrita  di
tutte  e  che non  sara'  mai possibile nemmeno confrontarla
con la Shelley, che  era  scema  ma  mi  diceva tutto, e che
allora forse anche  quel  mondo  ha  cominciato  a  crollare
dentro  di  me,  anche  loro forse non si sono mai posti "la
domanda", e insomma non lo  so, mi sentivo fuori posto anche
tra loro, che una cosa avevano in comune  alla  gente  della
notte,  una  cosa che nemmeno loro avrebbero saputo definire
con certezza ma  che  io  ho  capito  dal primo istante, dal
primo momento in cui sono stato colpito dalla loro  inutile,
inutile si' perche' sono i migliori e i piu' veri, inutile e
stupida  e offensiva ipocrisia, di dire cioe', noi non siamo
quello che si  vede,  noi  siamo  diversi,  ossia: anche noi
siamo diversi, e tutto  questo,  dicevo,  li  accomuna  agli
amici  della  notte, i disfatti,  i disperati,  quelli della
pasticca o della  dose:  che  nemmeno  loro hanno conosciuto
l'aria condizionata.  E sono qui, ancora senza una risposta,
senza sapere dove voglio veramente  andare,  a  sorbirmi  il
rumore  solito e asciutto, e so che ora ho una nuova meta, e
non la conosco  ancora.  Sento solo una grande nostalgia per 
tutti loro, quelli della notte. 

Ho gia' detto ad  Arturo  di  portarmi un gin, perfavore, ma
col ghiaccio stavolta.


RACCONTO D'ESTATE

La villa era adagiata sulla riva del fiume, nel punto in cui
questo diventa  lago.   Un'estate  torrida,  sera tarda.  Un
prato di discrete  dimensioni,  un  gentile  declivio  verso
l'azzurro  della  piscina,  le luci del soggiorno, le uniche
accese.   All'interno   pochi   movimenti,  voci  femminili,
giovani.  Il fumo le  usciva  dalla  bocca  annoiato.   Lei,
diciannove  anni,  adagiata  sull'enorme  poltrona, sembrava
ancora piu' enorme di quanto  non fosse in realta'.  "Io non
sono grassa" amava  ripetere  sorridendo  ambiguamente,  "io
sono  obesa".   Le quattro ragazze si guardarono con aria di
complicita',  ed  ebbero  per   la   prima  volta  la  netta
sensazione che in fondo non si sarebbero divertite come  gli
anni  scorsi.  Non rimaneva che accendere la televisione, ma
sarebbe equivalso ad ammettere  la sconfitta.  Chris guardo'
il suo swatch(TM):  appena  le  undici.   Stefy  si  rigiro'
annoiata  sul  tappeto e si tocco' l'apparecchio dentale che
aveva in bocca.  Ad un certo punto Sua Enormita' se ne venne
fuori con una delle sue.

- Perche' non andiamo a fare il bagno nude?  - La guardarono
con gli occhi per un  attimo stupiti.  Che senso poteva ave-
re?  Chris si mise a sorridere, ma non disse niente.  - Beh,
io vado - disse col suo vocione grosso  l'enorme  ragazza  e
spense  la  sigaretta con violenza.  Nonostante l'intenzione
non fece  nessun'altra  mossa.   Jane  si  sveglio'  dal suo
torpore.  - Ma non fara' freddo?  - chiese sbadigliando.   -
Ci  saranno  trenta gradi, si muore dal caldo - disse decisa
la ragazzona.  Chris si alzo'  dal divano e disse che almeno
si sarebbe fatto qualcosa.  - Si', almeno facciamo divertire
i vicini - disse Stefy sarcastica.  Chris assicuro' che  non
si  vedeva  niente,  e poi bastava non far rumore.  Cosi' si
alzarono svogliatamente, anche  la  grassona  e Jane, mentre
Stefy  rimase  dov'era.   -  Dai,  non  fare  l'asociale   -
l'esorto'  Jane, continuando a fumare.  - Non ne ho voglia e
basta - La ragazzona si volto' verso di lei, si mise le mani
sui fianchi  e  sbotto':  -  Cos'e',  ti  vergogni?   - - Ma
figurati!  - si difese.

Non pote' fare  in  tempo  a  raggiungere  il  pacchetto  di
Marlboro sopra il giradischi, che Sua Enormita' l'aveva gia'
presa  per  mano e la stava tirando di forza verso la porta.
Chris  spense  le  luci   del  salotto,  tranne  la  piccola
abat-jour dell'antico como', e le fece uscire tutte.  Quando
Jane giunse al bordo della piscina, illuminata  dai  faretti
nell'acqua,  inspiro'  fortemente  l'aria  della  notte e si
sfilo' di corsa i jeans  come per liberarsene.  Mise i piedi
nell'acqua e tiro' un sospiro di sollievo.  - Bella fresca -
Finalmente arrivarono anche le altre.  Stefy si era lasciata
convincere dai modi bruschi della ragazzona, ma, non  si  sa
come,  era riuscita ad afferrare le mutandine del suo bikini
blu e le teneva strette  in  mano.  - Sono tutta sudata, con
questo vento non vorrei prendere un accidente - disse  Chris
guardando  le  altre,  cercando  sguardi  complici  che  non
arrivarono.  Il vento c'era, ma ero uno scirocco caldissimo.
Si  chiese  se  era  l'unica  a  provare  un certo imbarazzo
all'idea.  Fisso'  Stefy,  nell'oscurita',  ma  vide solo il
luccichio di una bottiglia di Martini bianco che qualcuna di
loro aveva lasciato li' nel pomeriggio, e che adesso l'aveva
presa e cominciava a ingollarne piccoli sorsi.  -  Accendimi
una sigaretta, Chris - imploro' Jane.

Lei  obbedi'  senza fiatare.  Raccolse il pacchetto di Camel
sul frigobar, si sfilo'  di  tasca  un accendino di plastica
azzurra e si tiro' fuori una sigaretta.  Quando se  la  mise
tra  le  labbra fece bene attenzione a non bagnare il filtro
con la saliva.  La prima  volta  che ne aveva accesa una era
stato per Jane e lei per  sbaglio  l'aveva  toccata  con  la
lingua.   Jane  quando  l'aveva  ricevuta  aveva inarcato le
sopracciglia e  l'aveva  rimproverata:  -  Ma  cos'e', l'hai
ciucciata?   -.  Questa  volta  l'accese  con  sicurezza   e
respiro'  la  prima  boccata  di  fumo con volutta'.  Gliela
passo' sorridendo.   Jane  la  prese  automaticamente, senza
nemmeno voltarsi.  - Allora ci  spogliamo?   -  incito'  Sua
Enormita'.

Jane  fu  la  prima  a  raccogliere  l'invito.   Si tolse la
maglietta liberando  due  seni  grossi  e  cadenti.  Cosa ci
poteva fare se la natura l'aveva insultata  cosi'?   E  dire
che stava bene solo quando non aveva niente addosso, perche'
dentro qualunque indumento si sentiva scoppiare.  Si accorse
che  Stefy  le  guardava  le  tette a bocca semiaperta.  Che
stupida, penso'!   Come  faceva  a  invidiarle  quelle tette
cosi' schifose quando lei invece aveva due tettine piccole e
sode, con i capezzoli che guardavano sempre il  cielo.   Sei
proprio una stupida, continuo' a pensare.  Chris, sfilandosi
la  lunga  gonna,  guardo'  Stefy e disse: - Dai, forza, non
c'e' nessuno che ti guarda -  e allora anche lei comincio' a
spogliarsi, perche' di Chris si fidava, e se lo  faceva  lei
voleva  dire che non c'era niente di male.  Ma si', in fondo
erano tutte ragazze,  ed  era  una  vita che si conoscevano.
Pero' era un'idea  balenga.   Si  era  sempre  chiesta  come
sarebbe  stato  nuotare  senza niente addosso.  Questa notte
l'avrebbe saputo.  Il  prezzo  era  un  po' di imbarazzo, ma
forse alle  altre  piaceva  proprio  per  quello.   Era  una
bellissima   nottata,  a  parte  il  caldo.   Il  cielo  era
limpidissimo, lo  scirocco  lo  aveva  liberato  delle poche
nuvole che c'erano state in quei giorni.  Tutto  intorno  si
sentivano  i  grilli  e  qualche  uccello  notturno.   E  in
lontananza  le  onde  del lago che si rifrangevano sul lido.
L'unica luce proveniva  dalla  piscina,  e  le case attorno,
benche' seminascoste dagli alberi, erano sicuramente al buio
anche loro.  La gente da quelle parti va a letto presto.

Chris e Stefy  furono  le  ultime  a  levarsi  di  dosso  la
biancheria  intima,  mentre Jane e la grassona erano gia' in
acqua a godersi  la  frescura.   Stefy  velocemente prese lo
slip del costume e fece per metterselo.  - Ma dai!   -  fece
Chris,  e  allora  lei fece una smorfia di indifferenza e lo
lascio' cadere sul prato.  Chris doveva controllarsi per non
guardarla, e sapeva  che  uno  sguardo  l'avrebbe convinta a
rimettersi addosso tutto e ritornare  in  casa,  e  la  cosa
sarebbe  diventata  imbarazzante.   Stefy  era  una  ragazza
pudica,  non  ci  si  poteva fare niente.  Anche lei, se non
avesse bevuto tutto quel  Gin  Fizz forse adesso non sarebbe
cosi' sbarazzina.  Le prese la mano e insieme  si  avviarono
verso l'acqua.

- Arrivano le vergini - sentenzio' la grassona dall'acqua, e
tutte  la  guardarono  immediatamente  male,  perche'  aveva
urlato  e  avrebbe  potuto  attirare  l'attenzione.   -  Sei
proprio  una  scema - le disse Jane sottovoce.  - 'fanculo -
rispose, ma  stavolta  sottovoce  anche  lei.   Chris entro'
nell'acqua e si fece un paio di vasche nuotando a rana.  Che
sensazione di liberta'.   Cercava  di  spostare  meno  acqua
possibile,  di  scivolarvi  dentro,  e  la sensazione che ne
ricavava era piacevolissima.  - Cosa darei per avere un uomo
in questo momento -  sospiro' Jane.  Nessuna raccolse, anche
se tutte condividevano.  - Immaginatevi se in questo momento
qualcuno  ci  stesso  vedendo  -  suggeri'  Chris.   -   Gli
basterebbe  vedere  un  attimo  quella  la'  e  preferirebbe
guardarsi Pippo Baudo in televisione - disse Stefy indicando
Miss  Mappamondo, che adesso faceva il morto a pancia in su,
ed era cosi' enorme  che  del  suo  corpo  si vedeva solo la
pancia, e il  seno  semisprofondato  nell'acqua.   Tutte  si
misero  a  ridere,  ma la grassona sul momento non replico'.
Poi, quasi illuminata, disse: - Siete solo invidiose perche'
io ho scopato e voi  siete  ancora tutte verginelle -. Jane,
che conosceva la storia penso': preferirei essere una suora,
piuttosto che essere deflorata nel modo odioso in cui lo sei
stata tu.  Chris penso': preferirei rimanere  vergine  tutta
la  vita  piuttosto  che essere piena di grasso come sei tu.
Stefy penso': tanto a te ormai non rimane altra consolazione
che quella.  Tutte  si  accorsero  dell'enormita' della loro
cattiveria e rimasero in silenzio.  La  grassona  era  tutta
contenta: - Non sapete che dire, eh?  -

Ad un certo punto Jane decise che le sarebbe piaciuto essere
coccolata  dal  vento  caldo  e percio' usci' dall'acqua, si
asciugo' un po' la schiena e i capelli, poi si sdraio' su un
lettino, con  la  faccia  rivolta  alle  amiche,  che ancora
stavano nuotando.  Constato' che la temperatura  era  fanta-
stica,  un  leggero  senso  di  freddo  la attraversava come
rivoli nelle parti  piu'  intime  del  suo  corpo, mentre il
resto  era   abbracciato   da   un   caldo   confortante   e
piacevolissimo.   Non sono mai stata fisicamente cosi' bene,
penso'.  Mentre sentiva ad una ad una le gocce sul suo corpo
evaporare  guardava  incantata   Stefy.    Come  era  bella.
Avrebbe dato dieci anni della sua vita per  avere  un  corpo
cosi',  e  invece  quella  stupida  non sapeva che farsene e
pensava addirittura di essere brutta.  Ci credo, se continui
a conciarti da scolaretta che ha bisogno della mamma.  Stefy
per un po' nuotava  sulla  superficie, poi si immergeva, poi
riemergeva e nuotava sulla schiena.  Adesso che aveva  preso
confidenza  non  aveva  piu'  molti  pudori,  e  Jane poteva
osservarla come nemmeno lei stessa,  credeva, non si era mai
osservata.  Il  suo  sedere  era  come  di  marmo,  piccolo,
rotondo,  cosi' bianco da sembrare fosforescente; la schiena
perfettamente diritta, le gambe lunghe e ben fatte; e il suo
seno, che sarebbe stato nella classica coppa di champagne, e
i piccoli, scuri e timidi capezzoli.  Ma forse e' meglio che
lei non se ne renda  conto, penso'.  E' una difesa naturale.
Si sorprese a pensare che quello che le invidiava  di  piu',
pero', era il suo pube, cosparso da pochi peli biondi, tanto
che  Stefy nuda sembrava avere il corpo di una bambina.  Non
aveva certo i suoi problemi, con peli sul viso che i ragazzi
quando volevano sfotterla chiamavano baffi.

Poi la sua attenzione fu  rivolta da Chris, che continuava a
nuotare a rana,  facendo  vasche  su  vasche,  in  silenzio,
scivolando  nell'acqua.   Ecco,  penso', comunque quella che
invidio di piu'  e'  lei.   Jane  era  convinta che al mondo
esistessero tre tipi di ragazze: quelle che  dicono  di  non
godersi  la  vita, e in effetti non se la godono; quelle che
dicono di godersi la vita,  ma  in  realta' non se la godono
affatto; e quelle che non dicono niente, ma sono le uniche a
godere per davvero.  Stefy apparteneva, solo per colpa  sua,
alla  prima  categoria, lei e la sua amica grassa appartene-
vano di certo  alla  seconda,  mentre Chris apparteneva alla
terza  categoria,  quella  degli  eletti.    Stanotte,   per
esempio:   questa  scemata  di  spogliarci  che  effetti  ha
sortito: che la  grassona  si  e'  umiliata, vedendosi cosi'
brutta e parendo una caricatura, si e' affogata nell'acqua e
nel  fumo;  io  invece,  nuda  o  vestita,  per  me  non  fa
differenza, ormai ci vuole altro per scuotermi,  e  guardare
le  altre  mi  fa  solo  rabbia;  Stefy prima e' morta dalla
vergogna, adesso scommetto  che  continua a chiedersi quando
usciremo e ci rivestiremo ed  e'  piu'  annoiata  di  prima.
L'unica  che  davvero  si  sta  godendo il suo bagno e' lei,
Chris, si vede dalla sua  espressione, e dal sottile piacere
che ricava dal vederci nude e  vedersi  lei  nuda  e  libera
nell'acqua.   Comunque  c'era proprio una bella temperatura:
da quel lettino non  l'avrebbe  smossa nessuno fino a domani
mattina.

Passo' una bella  mezz'ora  prima  che  anche  la  grassona,
seguita a ruota da Stefy, uscisse dall'acqua.  Sua Enormita'
si  prese  una bella sdraio e vi adagio' tutto il suo grasso
corpo,  che  quasi  non  ci  stava.   Si  accese  una  bella
sigaretta e comincio' a intonare una vecchia nenia che aveva
imparato quand'era piccola da  sua madre, che era irlandese.
Stefy  invece  corse  a  prendere  un  asciugamano  e   dopo
esserselo  passata  velocemente  tra  le  gambe,  si  rimise
addosso  mutandine  e canottiera.  Si asciugo' un po' i lun-
ghi  capelli  biondi  e  quindi  si  rivesti' completamente.
Chris fu l'ultima ad uscire dalla vasca.   Ando'  un  po'  a
zonzo  per  il  giardino come se cercasse qualcosa, poi alla
fine sembro' averlo trovato.  Era lo slippino di Stefy.

- Ti fa schifo se me lo metto?  - le chiese.  - No, figurati
- E cosi' lo indosso' e non si mise nient'altro, ma accosto'
un lettino a quello di  Jane  e  senza dire una parola vi si
distese,  contemplando  la  bellezza  del  cielo   stellato.
L'unica  che  invece  continuava a non trovare un posto dove
mettersi era  Stefy.   Prima  era  a  disagio senza vestiti,
adesso che li aveva era a disagio lo stesso perche' tutte le
sue amiche erano ancora nude o seminude.  Stette  lungamente
a pensare cosa avrebbe dovuto fare.  Poi decise per una cosa
alquanto  strana.   "Ma  si',  chi se ne frega", penso'.  Si
tolse i jeans e  quindi,  velocemente  senza starci troppo a
pensare, di nuovo anche le mutandine.  Poi cosi', con  sopra
ancora canottiera e camicetta, ando' a cercarsi un lettino e
lo  mise  di fianco a quello di Chris e vi si sdraio' sopra.
- Come mai ti  sei  spogliata  di  nuovo?  - le chiese Chris
sinceramente curiosa.  - Ne avevo  voglia  -  rispose  Stefy
mentendo, ed era piu' in imbarazzo che mai, e avrebbe voluto
piangere,  ma avrebbe fatto la figura della scema, e in quel
momento odio' se stessa e i suoi stupidi imbarazzi.

La piscina  era  tornata  ad  essere  uno  specchio d'acqua,
azzurrissima e perfetta  nel  suo  contrasto  con  un  cielo
stellato di imponente profondita'.  Attorno a quest'acqua le
quattro  ragazze  variamente svestite, immobili, silenziose,
forse   dormienti,   sembravano   fate   dopo   un  balletto
sovrannaturale.  Era, tutto sommato, un quadretto di curiosa
bellezza.  Chris si alzo' volgendo le spalle alle amiche,  e
guardo'  verso  il  lago, in lontananza.  Fece qualche passo
nell'erba fredda e  trasse  un  lungo  sospiro.  Si tolse il
costume che le aveva prestato Stefy e si diresse, con  passi
brevi   e  incerti,  verso  la  debole  luce  dell'abat-jour
lasciata  accesa  in  salotto.   Le  ragazze  la  guardarono
rimpicciolirsi e scomparire, dietro la porta.

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