
SABBIA
Intorno a me sento solo il rumore monotono e asciutto
dell'aria condizionata. Sono stanco. Sono in un periodo di
pausa, anzi, ho detto al mio editore che mi telefonava
preoccupato, sono in un periodo di riflessione, che poi
naturalmente vuol dire che non sto scrivendo niente perche'
non mi viene giu' niente e tutto quello che mi viene giu' e'
cosi' brutto, cosi' melenso, eppure so che e' per questa
strada che si passa, che e' per il fatto di aver perso
ancora la strada che riusciro' a scrivere ancora qualcosa di
bello, bello, come faccio poi a saperlo, chi mi dira' come,
chi mi dira' cosa e in quale tempi, chi mi dira' se c'e' un
motivo per tutto oppure non vale nemmeno la pena di stare a
comprare la carta. L'aria condizionata, l'ambiente buio, mi
dicono della falsita' della mia vita, che ha paura di
buttarsi fuori, di uscire al caldo. "Ecco" mi diceva la
Elena "tu sei un artista in naftalina, tu sei l'esperimento
scientifico di un artista", ma io la notte l'ho conosciuta
dopo di lei. E quando l'ho conosciuta, cazzo, mi sono detto
"o esci di qui subito o non esci mai piu'" anche se la fauna
del posto ancora me la ricordo, mi ricordo la Laura, una
bionda ossigenata che aveva ventunanni ed era molto bella e
molto generosa, che parlava con la erre blesa e che baciava
con le labbra chiuse, sulle labbra, tutti, tutti quelli che
le erano simpatici, me la ricordo quando un giorno si e'
cambiata in macchina con me e mi diceva: "non guardare, mi
raccomando" e poi quando ha verificato che non guardavo mi
dice "ma dai, scherzavo, sei proprio un pirla!" e aveva due
tettine meravigliose, e non avresti mai detto che in giro
dicevano che era una puttana. Laura non sapeva neanche
cos'era l'aria condizionata. Poi mi ricordo "il bello", si'
lo chiamavano cosi', il bello, un tipo sui venticinque, non
particolarmente bello, ma che se la tirava un casino, e che
era sempre dinamico e sorridente e pronto a un'esplosione di
energia, che sembrava che ne avesse un alone intorno che
potevi respirarla, e le ragazze dicevano che era bello
stargli vicino perche' lui conosceva una madonna di gente, e
tutti ambivano ad essere salutati da lui, anche se lui li
salutava tutti, e quelli perbene dicevano che era un
testadicazzo e un drogato, ma io non ci ho mai creduto
perche' gli ero simpatico e stavamo molto bene insieme e lui
mi chiamava "biondino" e mi sfotteva, ma aveva un grande
rispetto di tutti i libri che leggevo e diceva che, cazzo,
mi invidiava un casino perche' io chissa' quante cose
sapevo, mentre lui era un ignorante, uno che doveva sempre
stare attento a non dire cazzate e poi le diceva lo stesso,
questo, tutte queste cose mi diceva ed io ero sempre felice
che tutta la gente della notte mi vedesse accanto a lui e
che mi chiamasse "l'amico del bello", anche se io avevo
messo in giro la voce che mi chiamassero "Gatsby", come il
"grande Gatsby", e alla fine mi chiamavano "Ghesby", perche'
non si poteva pretendere che avessero letto Fitzgerald, e
nemmeno il bello, nemmeno quando una mattina dopo una notte
passata nei locali, me lo trovo in quel bar, all'alba, con
il cornetto tutto intinto nel cappuccino e lui che quasi non
trovava la forza di tirarlo su e dargli un morso e aveva
tutto il naso rosso, ed era stranamente solo e deluso e
triste e l'alone di energia era svanito e io gli ho detto,
cazzo, cazzo, gli ho detto, bello cosa ti e' successo, e lui
mi fa biondino, proprio tu, vattene a dormire va, vai un po'
affanculo anche tu, e lo diceva con affetto, e mi dice che
non ha piu' soldi, che ha il naso tutto marcio, e cosa cazzo
credevo, e sei proprio un pirla, un biondino di merda,
vaffanculo, e si capiva che in quel momento per lui ero un
fratello, o una persona alla quale avrebbe voluto chiedere
scusa.
Mi viene in mente anche la Shelley, io la chiamavo cosi',
col nome del grande poeta, ma lei si chiamava Rossella, ed
eravamo stati insieme in quel periodo e con lei ci stavo
davvero bene anche se aveva ventanni e non aveva finito la
quarta di un istituto superiore, ed era stupidina come una
capretta, ma ti baciava con gli occhi e una che baciasse con
gli occhi in quel modo io so gia' che non la incontrero'
piu', e che faceva l'amore come un gattino ma era pura
dentro cosi' pura che quando le ho chiesto se era vergine
lei mi ha risposto che non lo sapeva: figa, non lo sapeva, e
io ma come cazzo si fa a non saperlo, e lei, non lo so, non
lo so, ripeteva, te lo giuro, amore, non mi fare piu' questa
domanda e mi abbracciava stretto e io tra le sue braccia
avevo cominciato a pensare che io non ero di loro e che la
notte mi respingeva e voleva che tornassi nel mio castello,
lontano dalla gente e dallo smog, dove in tutte le stanze
c'e' l'aria condizionata, e dove nella stanza dei
calcolatori, ho tutte le cose che ho scritto e che la gente
della notte non riuscira' mai a capire, e certamente hanno
ragione loro, perche' in fondo non si perdono granche'.
Allora dopo che sono uscito da quel giro, e continuavo a
ripetere che, 'fanculo quelli della notte, sono solo delle
gran testedicazzo e non capiscono un accidenti, e parlano
tutto il tempo di fighe o di Ferrari, perche' ognuno di loro
sa che non avra' mai ne' una vera Ferrari, ne' una vera
figa, e poi continuavo a ripetere questa solfa dappertutto e
soprattutto a me stesso che anelavo ad una certa, vi fara'
ridere lo so, ad una certa redenzione, come se il peccato
fosse stato in me solo dopo averli conosciuti, e questa e'
una cosa che posso dire ora col senno di poi, ma che allora
continuavo a ripetermi come se fosse una medicina, come
fosse un calmante, e che non era possibile condividere quei
valori, e che io soprattutto non potevo condividere i loro
valori e che allora ho conosciuto della gente che davvero
era tosta, della gente che faceva del bene agli altri e ho
cominciato a frequentare il volontariato e ad andare a letto
presto la sera, a non uscire piu', a tagliare i ponti
insomma con tutti quelli della notte, e ho cominciato ad
uscire al pomeriggio, a fare volontariato anch'io e mi
continuavo a ripetere questa si' che e' gente giusta, questa
si' che ha dei valori, e poi ti incontro una come la suorina
che e' bella come una nuvola rosa nel cielo grigiazzurro
dell'alba, e poi ti scopro che forse e' la piu' ipocrita di
tutte e che non sara' mai possibile nemmeno confrontarla
con la Shelley, che era scema ma mi diceva tutto, e che
allora forse anche quel mondo ha cominciato a crollare
dentro di me, anche loro forse non si sono mai posti "la
domanda", e insomma non lo so, mi sentivo fuori posto anche
tra loro, che una cosa avevano in comune alla gente della
notte, una cosa che nemmeno loro avrebbero saputo definire
con certezza ma che io ho capito dal primo istante, dal
primo momento in cui sono stato colpito dalla loro inutile,
inutile si' perche' sono i migliori e i piu' veri, inutile e
stupida e offensiva ipocrisia, di dire cioe', noi non siamo
quello che si vede, noi siamo diversi, ossia: anche noi
siamo diversi, e tutto questo, dicevo, li accomuna agli
amici della notte, i disfatti, i disperati, quelli della
pasticca o della dose: che nemmeno loro hanno conosciuto
l'aria condizionata. E sono qui, ancora senza una risposta,
senza sapere dove voglio veramente andare, a sorbirmi il
rumore solito e asciutto, e so che ora ho una nuova meta, e
non la conosco ancora. Sento solo una grande nostalgia per
tutti loro, quelli della notte.
Ho gia' detto ad Arturo di portarmi un gin, perfavore, ma
col ghiaccio stavolta.
RACCONTO D'ESTATE
La villa era adagiata sulla riva del fiume, nel punto in cui
questo diventa lago. Un'estate torrida, sera tarda. Un
prato di discrete dimensioni, un gentile declivio verso
l'azzurro della piscina, le luci del soggiorno, le uniche
accese. All'interno pochi movimenti, voci femminili,
giovani. Il fumo le usciva dalla bocca annoiato. Lei,
diciannove anni, adagiata sull'enorme poltrona, sembrava
ancora piu' enorme di quanto non fosse in realta'. "Io non
sono grassa" amava ripetere sorridendo ambiguamente, "io
sono obesa". Le quattro ragazze si guardarono con aria di
complicita', ed ebbero per la prima volta la netta
sensazione che in fondo non si sarebbero divertite come gli
anni scorsi. Non rimaneva che accendere la televisione, ma
sarebbe equivalso ad ammettere la sconfitta. Chris guardo'
il suo swatch(TM): appena le undici. Stefy si rigiro'
annoiata sul tappeto e si tocco' l'apparecchio dentale che
aveva in bocca. Ad un certo punto Sua Enormita' se ne venne
fuori con una delle sue.
- Perche' non andiamo a fare il bagno nude? - La guardarono
con gli occhi per un attimo stupiti. Che senso poteva ave-
re? Chris si mise a sorridere, ma non disse niente. - Beh,
io vado - disse col suo vocione grosso l'enorme ragazza e
spense la sigaretta con violenza. Nonostante l'intenzione
non fece nessun'altra mossa. Jane si sveglio' dal suo
torpore. - Ma non fara' freddo? - chiese sbadigliando. -
Ci saranno trenta gradi, si muore dal caldo - disse decisa
la ragazzona. Chris si alzo' dal divano e disse che almeno
si sarebbe fatto qualcosa. - Si', almeno facciamo divertire
i vicini - disse Stefy sarcastica. Chris assicuro' che non
si vedeva niente, e poi bastava non far rumore. Cosi' si
alzarono svogliatamente, anche la grassona e Jane, mentre
Stefy rimase dov'era. - Dai, non fare l'asociale -
l'esorto' Jane, continuando a fumare. - Non ne ho voglia e
basta - La ragazzona si volto' verso di lei, si mise le mani
sui fianchi e sbotto': - Cos'e', ti vergogni? - - Ma
figurati! - si difese.
Non pote' fare in tempo a raggiungere il pacchetto di
Marlboro sopra il giradischi, che Sua Enormita' l'aveva gia'
presa per mano e la stava tirando di forza verso la porta.
Chris spense le luci del salotto, tranne la piccola
abat-jour dell'antico como', e le fece uscire tutte. Quando
Jane giunse al bordo della piscina, illuminata dai faretti
nell'acqua, inspiro' fortemente l'aria della notte e si
sfilo' di corsa i jeans come per liberarsene. Mise i piedi
nell'acqua e tiro' un sospiro di sollievo. - Bella fresca -
Finalmente arrivarono anche le altre. Stefy si era lasciata
convincere dai modi bruschi della ragazzona, ma, non si sa
come, era riuscita ad afferrare le mutandine del suo bikini
blu e le teneva strette in mano. - Sono tutta sudata, con
questo vento non vorrei prendere un accidente - disse Chris
guardando le altre, cercando sguardi complici che non
arrivarono. Il vento c'era, ma ero uno scirocco caldissimo.
Si chiese se era l'unica a provare un certo imbarazzo
all'idea. Fisso' Stefy, nell'oscurita', ma vide solo il
luccichio di una bottiglia di Martini bianco che qualcuna di
loro aveva lasciato li' nel pomeriggio, e che adesso l'aveva
presa e cominciava a ingollarne piccoli sorsi. - Accendimi
una sigaretta, Chris - imploro' Jane.
Lei obbedi' senza fiatare. Raccolse il pacchetto di Camel
sul frigobar, si sfilo' di tasca un accendino di plastica
azzurra e si tiro' fuori una sigaretta. Quando se la mise
tra le labbra fece bene attenzione a non bagnare il filtro
con la saliva. La prima volta che ne aveva accesa una era
stato per Jane e lei per sbaglio l'aveva toccata con la
lingua. Jane quando l'aveva ricevuta aveva inarcato le
sopracciglia e l'aveva rimproverata: - Ma cos'e', l'hai
ciucciata? -. Questa volta l'accese con sicurezza e
respiro' la prima boccata di fumo con volutta'. Gliela
passo' sorridendo. Jane la prese automaticamente, senza
nemmeno voltarsi. - Allora ci spogliamo? - incito' Sua
Enormita'.
Jane fu la prima a raccogliere l'invito. Si tolse la
maglietta liberando due seni grossi e cadenti. Cosa ci
poteva fare se la natura l'aveva insultata cosi'? E dire
che stava bene solo quando non aveva niente addosso, perche'
dentro qualunque indumento si sentiva scoppiare. Si accorse
che Stefy le guardava le tette a bocca semiaperta. Che
stupida, penso'! Come faceva a invidiarle quelle tette
cosi' schifose quando lei invece aveva due tettine piccole e
sode, con i capezzoli che guardavano sempre il cielo. Sei
proprio una stupida, continuo' a pensare. Chris, sfilandosi
la lunga gonna, guardo' Stefy e disse: - Dai, forza, non
c'e' nessuno che ti guarda - e allora anche lei comincio' a
spogliarsi, perche' di Chris si fidava, e se lo faceva lei
voleva dire che non c'era niente di male. Ma si', in fondo
erano tutte ragazze, ed era una vita che si conoscevano.
Pero' era un'idea balenga. Si era sempre chiesta come
sarebbe stato nuotare senza niente addosso. Questa notte
l'avrebbe saputo. Il prezzo era un po' di imbarazzo, ma
forse alle altre piaceva proprio per quello. Era una
bellissima nottata, a parte il caldo. Il cielo era
limpidissimo, lo scirocco lo aveva liberato delle poche
nuvole che c'erano state in quei giorni. Tutto intorno si
sentivano i grilli e qualche uccello notturno. E in
lontananza le onde del lago che si rifrangevano sul lido.
L'unica luce proveniva dalla piscina, e le case attorno,
benche' seminascoste dagli alberi, erano sicuramente al buio
anche loro. La gente da quelle parti va a letto presto.
Chris e Stefy furono le ultime a levarsi di dosso la
biancheria intima, mentre Jane e la grassona erano gia' in
acqua a godersi la frescura. Stefy velocemente prese lo
slip del costume e fece per metterselo. - Ma dai! - fece
Chris, e allora lei fece una smorfia di indifferenza e lo
lascio' cadere sul prato. Chris doveva controllarsi per non
guardarla, e sapeva che uno sguardo l'avrebbe convinta a
rimettersi addosso tutto e ritornare in casa, e la cosa
sarebbe diventata imbarazzante. Stefy era una ragazza
pudica, non ci si poteva fare niente. Anche lei, se non
avesse bevuto tutto quel Gin Fizz forse adesso non sarebbe
cosi' sbarazzina. Le prese la mano e insieme si avviarono
verso l'acqua.
- Arrivano le vergini - sentenzio' la grassona dall'acqua, e
tutte la guardarono immediatamente male, perche' aveva
urlato e avrebbe potuto attirare l'attenzione. - Sei
proprio una scema - le disse Jane sottovoce. - 'fanculo -
rispose, ma stavolta sottovoce anche lei. Chris entro'
nell'acqua e si fece un paio di vasche nuotando a rana. Che
sensazione di liberta'. Cercava di spostare meno acqua
possibile, di scivolarvi dentro, e la sensazione che ne
ricavava era piacevolissima. - Cosa darei per avere un uomo
in questo momento - sospiro' Jane. Nessuna raccolse, anche
se tutte condividevano. - Immaginatevi se in questo momento
qualcuno ci stesso vedendo - suggeri' Chris. - Gli
basterebbe vedere un attimo quella la' e preferirebbe
guardarsi Pippo Baudo in televisione - disse Stefy indicando
Miss Mappamondo, che adesso faceva il morto a pancia in su,
ed era cosi' enorme che del suo corpo si vedeva solo la
pancia, e il seno semisprofondato nell'acqua. Tutte si
misero a ridere, ma la grassona sul momento non replico'.
Poi, quasi illuminata, disse: - Siete solo invidiose perche'
io ho scopato e voi siete ancora tutte verginelle -. Jane,
che conosceva la storia penso': preferirei essere una suora,
piuttosto che essere deflorata nel modo odioso in cui lo sei
stata tu. Chris penso': preferirei rimanere vergine tutta
la vita piuttosto che essere piena di grasso come sei tu.
Stefy penso': tanto a te ormai non rimane altra consolazione
che quella. Tutte si accorsero dell'enormita' della loro
cattiveria e rimasero in silenzio. La grassona era tutta
contenta: - Non sapete che dire, eh? -
Ad un certo punto Jane decise che le sarebbe piaciuto essere
coccolata dal vento caldo e percio' usci' dall'acqua, si
asciugo' un po' la schiena e i capelli, poi si sdraio' su un
lettino, con la faccia rivolta alle amiche, che ancora
stavano nuotando. Constato' che la temperatura era fanta-
stica, un leggero senso di freddo la attraversava come
rivoli nelle parti piu' intime del suo corpo, mentre il
resto era abbracciato da un caldo confortante e
piacevolissimo. Non sono mai stata fisicamente cosi' bene,
penso'. Mentre sentiva ad una ad una le gocce sul suo corpo
evaporare guardava incantata Stefy. Come era bella.
Avrebbe dato dieci anni della sua vita per avere un corpo
cosi', e invece quella stupida non sapeva che farsene e
pensava addirittura di essere brutta. Ci credo, se continui
a conciarti da scolaretta che ha bisogno della mamma. Stefy
per un po' nuotava sulla superficie, poi si immergeva, poi
riemergeva e nuotava sulla schiena. Adesso che aveva preso
confidenza non aveva piu' molti pudori, e Jane poteva
osservarla come nemmeno lei stessa, credeva, non si era mai
osservata. Il suo sedere era come di marmo, piccolo,
rotondo, cosi' bianco da sembrare fosforescente; la schiena
perfettamente diritta, le gambe lunghe e ben fatte; e il suo
seno, che sarebbe stato nella classica coppa di champagne, e
i piccoli, scuri e timidi capezzoli. Ma forse e' meglio che
lei non se ne renda conto, penso'. E' una difesa naturale.
Si sorprese a pensare che quello che le invidiava di piu',
pero', era il suo pube, cosparso da pochi peli biondi, tanto
che Stefy nuda sembrava avere il corpo di una bambina. Non
aveva certo i suoi problemi, con peli sul viso che i ragazzi
quando volevano sfotterla chiamavano baffi.
Poi la sua attenzione fu rivolta da Chris, che continuava a
nuotare a rana, facendo vasche su vasche, in silenzio,
scivolando nell'acqua. Ecco, penso', comunque quella che
invidio di piu' e' lei. Jane era convinta che al mondo
esistessero tre tipi di ragazze: quelle che dicono di non
godersi la vita, e in effetti non se la godono; quelle che
dicono di godersi la vita, ma in realta' non se la godono
affatto; e quelle che non dicono niente, ma sono le uniche a
godere per davvero. Stefy apparteneva, solo per colpa sua,
alla prima categoria, lei e la sua amica grassa appartene-
vano di certo alla seconda, mentre Chris apparteneva alla
terza categoria, quella degli eletti. Stanotte, per
esempio: questa scemata di spogliarci che effetti ha
sortito: che la grassona si e' umiliata, vedendosi cosi'
brutta e parendo una caricatura, si e' affogata nell'acqua e
nel fumo; io invece, nuda o vestita, per me non fa
differenza, ormai ci vuole altro per scuotermi, e guardare
le altre mi fa solo rabbia; Stefy prima e' morta dalla
vergogna, adesso scommetto che continua a chiedersi quando
usciremo e ci rivestiremo ed e' piu' annoiata di prima.
L'unica che davvero si sta godendo il suo bagno e' lei,
Chris, si vede dalla sua espressione, e dal sottile piacere
che ricava dal vederci nude e vedersi lei nuda e libera
nell'acqua. Comunque c'era proprio una bella temperatura:
da quel lettino non l'avrebbe smossa nessuno fino a domani
mattina.
Passo' una bella mezz'ora prima che anche la grassona,
seguita a ruota da Stefy, uscisse dall'acqua. Sua Enormita'
si prese una bella sdraio e vi adagio' tutto il suo grasso
corpo, che quasi non ci stava. Si accese una bella
sigaretta e comincio' a intonare una vecchia nenia che aveva
imparato quand'era piccola da sua madre, che era irlandese.
Stefy invece corse a prendere un asciugamano e dopo
esserselo passata velocemente tra le gambe, si rimise
addosso mutandine e canottiera. Si asciugo' un po' i lun-
ghi capelli biondi e quindi si rivesti' completamente.
Chris fu l'ultima ad uscire dalla vasca. Ando' un po' a
zonzo per il giardino come se cercasse qualcosa, poi alla
fine sembro' averlo trovato. Era lo slippino di Stefy.
- Ti fa schifo se me lo metto? - le chiese. - No, figurati
- E cosi' lo indosso' e non si mise nient'altro, ma accosto'
un lettino a quello di Jane e senza dire una parola vi si
distese, contemplando la bellezza del cielo stellato.
L'unica che invece continuava a non trovare un posto dove
mettersi era Stefy. Prima era a disagio senza vestiti,
adesso che li aveva era a disagio lo stesso perche' tutte le
sue amiche erano ancora nude o seminude. Stette lungamente
a pensare cosa avrebbe dovuto fare. Poi decise per una cosa
alquanto strana. "Ma si', chi se ne frega", penso'. Si
tolse i jeans e quindi, velocemente senza starci troppo a
pensare, di nuovo anche le mutandine. Poi cosi', con sopra
ancora canottiera e camicetta, ando' a cercarsi un lettino e
lo mise di fianco a quello di Chris e vi si sdraio' sopra.
- Come mai ti sei spogliata di nuovo? - le chiese Chris
sinceramente curiosa. - Ne avevo voglia - rispose Stefy
mentendo, ed era piu' in imbarazzo che mai, e avrebbe voluto
piangere, ma avrebbe fatto la figura della scema, e in quel
momento odio' se stessa e i suoi stupidi imbarazzi.
La piscina era tornata ad essere uno specchio d'acqua,
azzurrissima e perfetta nel suo contrasto con un cielo
stellato di imponente profondita'. Attorno a quest'acqua le
quattro ragazze variamente svestite, immobili, silenziose,
forse dormienti, sembravano fate dopo un balletto
sovrannaturale. Era, tutto sommato, un quadretto di curiosa
bellezza. Chris si alzo' volgendo le spalle alle amiche, e
guardo' verso il lago, in lontananza. Fece qualche passo
nell'erba fredda e trasse un lungo sospiro. Si tolse il
costume che le aveva prestato Stefy e si diresse, con passi
brevi e incerti, verso la debole luce dell'abat-jour
lasciata accesa in salotto. Le ragazze la guardarono
rimpicciolirsi e scomparire, dietro la porta.
