UNA STRANA COPPIA
di Renato Rolando

Una sera come tante,  il  Nostro  ritorna a casetta dopo una
giornata di duro  lavoro:  posa  il  pesante  mantello  nero
all'ingresso  ed  appoggia con disinvoltura un'enorme falce.
Un cassone all'entrata  ne  e'  praticamente  pieno.  - Ciao
cara!  - urla dall'ingresso.   E  poi  tra  se'  borbotta  -
Accidenti,   devo   proprio   affilarne   una  questa  sera,
altrimenti domani avro' delle noie.  - Ciao caro - arriva di
rimando dalla  cucina  una  vocetta  allegra  e squillante -
eccomi!  Spunta affannata una biondona stile valchiria,  con
un  grembiolone  a  fiorelloni; bacioni, bacetti, bacettini:
tutta la serie insomma.  - Cara  - si stacca dopo un po' lui
- scusami ma sai...   -  Non  ti  preoccupare  tesoro,  sono
anch'io  in  ritardo, ho avuto un parto veramente difficile,
non sai quanto, poi  ti devo assolutamente raccontare tutto.
Ma ora va pure ad affilare le tue cosette che ne ho  per  un
po'.   Il  suo  viso  si  illumina  e  con  sguardo sornione
aggiunge - Ti ho preparato una cosetta questa sera...  - Non
sara' mica  il  tuo  buonissimo  tiramisu'!   - esclama d'un
soffio il Nostro.  - E gia' micione mio.  E poi  -  aggiunge
con  una  vocetta  insinuante  - sai che il mio tiramisu' ti
tira su  per  benino.   -  Una  mano s'insinua serpentosa...
sfiora appena la preda e si  ritrae  frettolosa.   -  Basta!
Devo  andare  in  cucina o brucio tutto.  - Un bacetto ed e'
gia' scomparsa.  Rumori di lame affilate si accompagnano per
una  mezz'oretta  a  dolci  profumini.   A  pranzo,  cenetta
intima: candelina, luci  soffuse,  tutto  nel portavivande a
portata di mano.  Mano nella mano sono anche  i  nostri  due
amoureux.   -  Allora,  dimmi,  mi  parlavi  di  quel  parto
difficle.   -  Guarda,  una cosa veramente incredibile.  Era
veramente da parecchio che non mi capitava.  D'altronde - si
preoccupa subito di precisare -  la  colpa non e' mia, io mi
occupo solo  dell'afflato  vitale.   Dev'essere  stato  quel
Genetico.   -  Sospira.   - Adesso lo stanno strattonando un
po'  brutalmente  e  sai  com'e'  permaloso...   -  Gia'.  -
Sorride.  - Non e' robusto come la mia bambina!  - Siii,  lo
so.   Comunque  ti dico, una cosa impressionante, li' dentro
erano in sei  e  proprio  non  ne  volevano sapere di venire
fuori; sai io avevo anche un sacco di cose  da  fare  e  non
potevo  stare  li' in continuazione ed avevo da vedere tutto
il resto...  - Si ferma  un attimo pensierosa.  - Beh, anche
se attualmente ad  essere  sincera  il  calo  nelle  nascite
animali  e'  molto  marcato  ho  sempre il mio bel da fare e
comunque proprio tornavo  in  continuazione,  avevo paura di
perdermene uno mentre usciva e questo mi  sarebbe  spiaciuto
per  quella  povera donna...  avessi visto come soffriva!  A
volte  mi  chiedo  chi  glielo  fa  fare...   Un  attimo  di
silenzio, i due persi  in  chissa'  quali riflessioni.  - Ma
che sbadata!  - Esclama lei di colpo.  - E tu?  com'e' stata
oggi?  Lui sospira - Mah.  Oggi c'e' stata una  carneficina.
Pensa che di solito il filo della lama mi dura una settimana
e l'avevo cambiata ieri.  Tu ne avrai poco, io ne ho troppo.
Spero  non  mi chiedano nuovamente di fare gli straordinari.
Non sarebbe  corretto.   -  Povero  caro.   -  Gli accarezza
tenera  una  guancia.   -  Povero  micione  mio,  anche  gli
straordinari...  Ah!  senti, quasi me ne dimenticavo,  caro,
i  signori  Peste  ci  hanno  invitato a cena da loro domani
sera.  - I signori Peste!   -  Esclama  il Nostro.  - Lo sai
che non li posso vedere.  Domani sera; proprio domani  sera.
-  Si  adagia  sconsolato  sulla  sedia.   -  Ma  dai picci,
ricordati che devi anche a loro il tuo avanzamento, non fare
cosi'.  Dai che non  sono  cosi' male.  - Dovremmo portargli
qualcosa.  Speriamo  non  si  metta  in  testa  di  lavorare
proprio  in  questo periodo, con tutto quello che ho gia' da
fare.  - Ma no,  stai  tranquillo.   Lui e' mezzo intontito;
capirai, dopo  tutto  quello  che  gli  hanno  rifilato  per
toglierlo  di  mezzo  non si e' ancora ripreso del tutto.  -
Gia', poveraccio.   Questi  uomini  stanno scoprendo troppo,
chissa' dove andremo a finire.  - Ma no caro, e'  la  solita
storia:  scoprono  qualcosina  per caso e poi partono per la
tangente  in  tutt'altra   direzione.   Vedrai  che  faranno
un'altra bella guerra monidale e...  - Si morde  le  labbra.
-  Ed  io - continua il Nostro - avro' il mio bel lavoro.  -
Ma no, dai, non volevo  dire  questo.  Ti daro' una mano io,
su.  Non avro' piu' molto da fare.  - Sei un tesoro,  bimba.
-  Anche  tu  micione.   E  partono  coi  bacioni, bacetti e
bacettini: tutta la serie  insomma.   La nostra coppietta e'
giusto intenta in queste deliziose operazioni che, proprio a
fianco  al  portavivande,  l'aria  comincia   lentamente   a
vorticare.  - Tesorino!  Il vortice si condensa lentamenente
in  un'impalpabile  nuvola grigia.  - Micetta!  La nuvola si
estende  timidamente  fino  a  sfirorare  il  tiramisu',  in
paziente attesa.   -  Perche'  non  ci  mettiamo un attimino
comodi.  Eh?  Comincia ad apparire al suo interno un'incerta
figura umana.  - Ma micio!  non  abbiamo  ancora  finito  di
mangiare.   Si  forma  prima il tronco, seguono le braccia e
poi delle gambe  che  toccano  terra  lentamente.  Infine la
testa.  - Dai, gattina, facciamo una pausa.  Ho  lo  stomaco
pieno,  mi farai venire la pancia se continui cosi'.  Appare
un uomo, dall'aria  distinta  e  con  una  barba ben curata,
completamente nudo.  - Te la faccio passare io con un po' di
ginnastica; dai vieni qui.  -  Hem.   Hem.   -  Il  distinto
signore  tossisce  con  discrezione  un  paio  di  volte per
attirare l'attenzione.  -  Scusate,  so  che...   mio dio e'
estremamente imbarazzante.  Lei  lancia  un  urlo.   Lui  si
precipita  ad  impugnare  il  coltello  -  Che  scherzi sono
questi!  Cara...  - Non l'ho  mai  visto  in vita mia.  - Si
affretta subito a ribattere.  -  L'assicuro  gentil  signore
dell'onesta'  di sua moglie che, purtroppo, non ho mai avuto
il piacere di conoscere.  -  Rivolge a lei un breve inchino.
-  Signora.   -   Mi   trovo,   come   potete   notare,   in
un'imbarazzante  situazione.   Ma  se  avrete  un  attimo di
pazienza e cortesia  provero'  a  spiegarmi.  Anche perche',
ahime',  da  cosa  posso   arguire   l'esperimento   e'   da
considerarsi  fallito.   Al  massimo  posso  aver  inventato
qualcosa   di   simile   al  teletrasporto.   -  Comincia  a
borbottare tra se' - Che seppur non cosi' nobile come il mio
progetto  di  partenza  potrebbe  comunque  portarmi  in una
posizione economica piuttosto  invidiabile.   -  Te  l'avevo
detto  io  che  'sti  qui  trovano le cose solo per caso.  -
Sbotta la moglie  sull'orlo  di  una  crisi.  - Fai qualcosa
caro!  - Tutto a suo tempo cara.  - Il Nostro ha ripreso  il
controllo  dei  proprio  nervi e si appoggia rilassato sulla
poltrona.  - Penso che il  nostro ospite necessiti di un mio
indumento.  Poco dopo la situazione nella casetta dei nostri
amoureux e' tornata normale.  Il distinto signore  siede  al
tavolo, avvolto in un'elegante vestaglia di raso blu, con in
mano una coppa di vino; la coppietta lo guarda con una certa
curiosita'.  - Mi accorgo, gentili signori, di dovervi delle
spiegazioni.   -  Stavamo  giusto  iniziando  il  dolce.   -
Interviene  la  valchiria.   -  Ne  gradisce un pezzo?  L'ho
fatto  io.   -  Beh,  in   questo  caso  non  posso  proprio
rifiutarmi.   Il  Nostro  guarda  preoccupato  un'abbondante
fetta di dolce posarsi sul piatto dell'ospite.   -  Io  sono
Eugenio  Bernardi,  uno  scienziato.   Ho gia' brevettato un
sacco di  cose,  sapete?   Tipo  il  famoso  pelacarote o il
tricostimolatore che, modestamente, ha risolto del tutto  la
caduta  dei capelli...  o quasi.  - Aggiunge imbarazzato.  -
Comunque stavo leggendo una  rivista scientifica quando ebbi
l'ispirazione.  Avevo sotto gli  occhi  un  trattato  di  un
certo  professor  Helpsink, purtroppo ultimamente scomparso.
- Si, ora mi ricordo.  -  Esclama il Nostro.  - Beh, nel suo
campo  era  uno  dei  migliori,  non  mi  stupisce  che   lo
conosciate.    Dunque   ero   li'   che   leggevo   le   sue
considerazioni  sul  movimento delle particelle quantiche: a
tutt'oggi  si  considera  nella   loro  natura  il  muoversi
costantemente per ogni  dove.   Ebbene,  mi  son  detto,  se
riuscissi  a  fermare gli elettroni che cosa capiterebbe?  -
Si ferma per una pausa  ad  effetto.  - Fermarli in modo non
distruttivo,   intendo.    -   Ma   e'   un'idea   piuttosto
interessante, non e' vero caro?  -  Grazie  signora.   Avrei
potuto, secondo i miei calcoli, finire in un nuovo universo,
in  un'altra  dimensione!  Solo che questa non avrebbe avuto
in piu'  qualcosa  rispetto  alla  nostra,  ma avrebbe avuto
qualcosina in meno: il movimento degli elettroni appunto.  -
E cosi' lei e' riuscito a costruire questa macchina!   -  La
valchiria   e'   affascinata.    -   Come  puo'  constatare.
Purtroppo qualcosa e' andato storto ed io sono finito in una
rispettabile casa  a  ...   -  Bernardi  si  ferma un attimo
stupito.  - A proposito dove siamo?   Cala  un  imbarazzante
silenzio,  la coppia si scambia rapide occhiate.  - Ecco.  -
Inizia  il  Nostro.   -   La   sua  macchina  ha  funzionato
benissimo.  - Benissimo,  si,  si.   -  Aggiunge  la  moglie
piccata.   -  Ed  anche con perfetto tempismo.  - Davvero ha
funzionato!  Dove sarei allora, ditemi!  - Questo sarebbe il
ripostiglio   dell'Universo,   il   centro   di   controllo,
l'organizzazione che lo  tiene  i  piedi;  lo chiami come le
pare.  - Volete dire dove c'e' Dio?  - Lasci perdere Dio.  -
Sbotta il Nostro.   -  Non  e'  direttamente  interessato  a
questa  faccenda.  - Ma insomma, l'Universo...  - Si, e' una
quinta per farvi divertire.  Bernardi e' perplesso: - Non ci
capisco niente.  Il  Nostro  sorride  -  Fa parte del gioco.
Vede qui ci sono tutti i  personaggi  che  rappresentate  in
forma  mitologica,  sono reali quanto me e lei: le malattie,
il signor Peste e la  sua consorte Carestia, vanno sempre in
coppia.  Poi ci  sono  signora  Natura,  zitella,  non  c'e'
nessuno che riesca a far fronte alla sua esuberanza, e cosi'
via.   Capite?   Bernardi  riflette un attimo.  - Allora voi
chi sareste.   Con  orgoglio  il  Nostro  si  alza: - Signor
Bernardi  le  presento  la  mia  inseparabile  compagna,  la
signora Vita.  La  Vita  sorride  radiosa:  -  Molto  lieta.
Bernardi  entusiasta  -  Molto lieto sono io, signora; quale
onore!  - Ed io...  -  Il  Nostro  sorride.  - Ed io sono la
Morte.  Bernardi visibilmente scosso si alza bruscamente:  -
Ecco,  la  facevo  un  po'  piu'  magro.   Forse  tutto quel
dolce...  - Sorride  timidamente.   -  Beh,  io toglierei il
disturbo, ecco.  Signora...  La Morte  resta  un  attimo  in
ascolto,  assorto.   -  Sono  addolorato d'informarla signor
Bernardi che il suo momento e' giunto; ho appena ricevuto la
comunicazione adesso.  Non  le  nascondo  un certo sollievo,
pensi solo che putiferio avrebbe sollevato la  sua  notizia:
avremmo dovuto traslocare come quella volta che avete deciso
di cominciare a vedere oltre il vostro sistema solare.  - Mi
ricordo   caro,   che   trasloco   infernale!   Bernardi  e'
pietrificato:  -  Ma,  ecco,  io...   -  Non  si  preoccupi,
questione di  un  secondo,  ho  una  buona  mano.  - Sorride
dirigendosi all'entrata.  - Ho appena rifatto la lama, vede?
-  Ma,  ecco...    -   Arrivederci   signor   Bernardi.    -
Arrivederci.   -  Fa  eco la Signora.  Cala la lama, l'anima
viene divisa  dal  corpo;  la  signora  Vita  la  prende con
tenerezza, le toglie gli ultimi brandelli d'identita'  e  la
deposita  bella  pulita in una busta.  - La mettero' a posto
domani.  Si risiedono.
 
- Bernardi non ha  toccato  il  mio tiramisu'!  - Esclama la
signora.  - Non ti preoccupare, cara.   Lo  finisco  io.   -
Tutto contento il Nostro scambia il suo piatto, ormai vuoto,
con   la   fetta  intonsa.   -  Delizioso.   La  signora  e'
visibilmente soddisfatta.  Si  avvicina  al  marito - Povero
caro, pure gli straordinari ti fanno fare.  - Vada  per  gli
straordinari.   Ma portarmi pure del lavoro a casa questo e'
troppo.  Domani mi sentiranno.   - Povero micio, picci picci
picci.  - La signora comincia a coccolarlo.  - Gattina  mia.
-  La  fetta di torta e' ormai sparita.  - Vieni qui gattina
che ti devo far vedere una  cosa.  - Brutto porco!  I due si
dirigono verso la camera da letto,  scambiandosi  effusioni:
bacioni, bacetti, bacettini, tutta la serie insomma.  



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