
Una sera come tante, il Nostro ritorna a casetta dopo una
giornata di duro lavoro: posa il pesante mantello nero
all'ingresso ed appoggia con disinvoltura un'enorme falce.
Un cassone all'entrata ne e' praticamente pieno. - Ciao
cara! - urla dall'ingresso. E poi tra se' borbotta -
Accidenti, devo proprio affilarne una questa sera,
altrimenti domani avro' delle noie. - Ciao caro - arriva di
rimando dalla cucina una vocetta allegra e squillante -
eccomi! Spunta affannata una biondona stile valchiria, con
un grembiolone a fiorelloni; bacioni, bacetti, bacettini:
tutta la serie insomma. - Cara - si stacca dopo un po' lui
- scusami ma sai... - Non ti preoccupare tesoro, sono
anch'io in ritardo, ho avuto un parto veramente difficile,
non sai quanto, poi ti devo assolutamente raccontare tutto.
Ma ora va pure ad affilare le tue cosette che ne ho per un
po'. Il suo viso si illumina e con sguardo sornione
aggiunge - Ti ho preparato una cosetta questa sera... - Non
sara' mica il tuo buonissimo tiramisu'! - esclama d'un
soffio il Nostro. - E gia' micione mio. E poi - aggiunge
con una vocetta insinuante - sai che il mio tiramisu' ti
tira su per benino. - Una mano s'insinua serpentosa...
sfiora appena la preda e si ritrae frettolosa. - Basta!
Devo andare in cucina o brucio tutto. - Un bacetto ed e'
gia' scomparsa. Rumori di lame affilate si accompagnano per
una mezz'oretta a dolci profumini. A pranzo, cenetta
intima: candelina, luci soffuse, tutto nel portavivande a
portata di mano. Mano nella mano sono anche i nostri due
amoureux. - Allora, dimmi, mi parlavi di quel parto
difficle. - Guarda, una cosa veramente incredibile. Era
veramente da parecchio che non mi capitava. D'altronde - si
preoccupa subito di precisare - la colpa non e' mia, io mi
occupo solo dell'afflato vitale. Dev'essere stato quel
Genetico. - Sospira. - Adesso lo stanno strattonando un
po' brutalmente e sai com'e' permaloso... - Gia'. -
Sorride. - Non e' robusto come la mia bambina! - Siii, lo
so. Comunque ti dico, una cosa impressionante, li' dentro
erano in sei e proprio non ne volevano sapere di venire
fuori; sai io avevo anche un sacco di cose da fare e non
potevo stare li' in continuazione ed avevo da vedere tutto
il resto... - Si ferma un attimo pensierosa. - Beh, anche
se attualmente ad essere sincera il calo nelle nascite
animali e' molto marcato ho sempre il mio bel da fare e
comunque proprio tornavo in continuazione, avevo paura di
perdermene uno mentre usciva e questo mi sarebbe spiaciuto
per quella povera donna... avessi visto come soffriva! A
volte mi chiedo chi glielo fa fare... Un attimo di
silenzio, i due persi in chissa' quali riflessioni. - Ma
che sbadata! - Esclama lei di colpo. - E tu? com'e' stata
oggi? Lui sospira - Mah. Oggi c'e' stata una carneficina.
Pensa che di solito il filo della lama mi dura una settimana
e l'avevo cambiata ieri. Tu ne avrai poco, io ne ho troppo.
Spero non mi chiedano nuovamente di fare gli straordinari.
Non sarebbe corretto. - Povero caro. - Gli accarezza
tenera una guancia. - Povero micione mio, anche gli
straordinari... Ah! senti, quasi me ne dimenticavo, caro,
i signori Peste ci hanno invitato a cena da loro domani
sera. - I signori Peste! - Esclama il Nostro. - Lo sai
che non li posso vedere. Domani sera; proprio domani sera.
- Si adagia sconsolato sulla sedia. - Ma dai picci,
ricordati che devi anche a loro il tuo avanzamento, non fare
cosi'. Dai che non sono cosi' male. - Dovremmo portargli
qualcosa. Speriamo non si metta in testa di lavorare
proprio in questo periodo, con tutto quello che ho gia' da
fare. - Ma no, stai tranquillo. Lui e' mezzo intontito;
capirai, dopo tutto quello che gli hanno rifilato per
toglierlo di mezzo non si e' ancora ripreso del tutto. -
Gia', poveraccio. Questi uomini stanno scoprendo troppo,
chissa' dove andremo a finire. - Ma no caro, e' la solita
storia: scoprono qualcosina per caso e poi partono per la
tangente in tutt'altra direzione. Vedrai che faranno
un'altra bella guerra monidale e... - Si morde le labbra.
- Ed io - continua il Nostro - avro' il mio bel lavoro. -
Ma no, dai, non volevo dire questo. Ti daro' una mano io,
su. Non avro' piu' molto da fare. - Sei un tesoro, bimba.
- Anche tu micione. E partono coi bacioni, bacetti e
bacettini: tutta la serie insomma. La nostra coppietta e'
giusto intenta in queste deliziose operazioni che, proprio a
fianco al portavivande, l'aria comincia lentamente a
vorticare. - Tesorino! Il vortice si condensa lentamenente
in un'impalpabile nuvola grigia. - Micetta! La nuvola si
estende timidamente fino a sfirorare il tiramisu', in
paziente attesa. - Perche' non ci mettiamo un attimino
comodi. Eh? Comincia ad apparire al suo interno un'incerta
figura umana. - Ma micio! non abbiamo ancora finito di
mangiare. Si forma prima il tronco, seguono le braccia e
poi delle gambe che toccano terra lentamente. Infine la
testa. - Dai, gattina, facciamo una pausa. Ho lo stomaco
pieno, mi farai venire la pancia se continui cosi'. Appare
un uomo, dall'aria distinta e con una barba ben curata,
completamente nudo. - Te la faccio passare io con un po' di
ginnastica; dai vieni qui. - Hem. Hem. - Il distinto
signore tossisce con discrezione un paio di volte per
attirare l'attenzione. - Scusate, so che... mio dio e'
estremamente imbarazzante. Lei lancia un urlo. Lui si
precipita ad impugnare il coltello - Che scherzi sono
questi! Cara... - Non l'ho mai visto in vita mia. - Si
affretta subito a ribattere. - L'assicuro gentil signore
dell'onesta' di sua moglie che, purtroppo, non ho mai avuto
il piacere di conoscere. - Rivolge a lei un breve inchino.
- Signora. - Mi trovo, come potete notare, in
un'imbarazzante situazione. Ma se avrete un attimo di
pazienza e cortesia provero' a spiegarmi. Anche perche',
ahime', da cosa posso arguire l'esperimento e' da
considerarsi fallito. Al massimo posso aver inventato
qualcosa di simile al teletrasporto. - Comincia a
borbottare tra se' - Che seppur non cosi' nobile come il mio
progetto di partenza potrebbe comunque portarmi in una
posizione economica piuttosto invidiabile. - Te l'avevo
detto io che 'sti qui trovano le cose solo per caso. -
Sbotta la moglie sull'orlo di una crisi. - Fai qualcosa
caro! - Tutto a suo tempo cara. - Il Nostro ha ripreso il
controllo dei proprio nervi e si appoggia rilassato sulla
poltrona. - Penso che il nostro ospite necessiti di un mio
indumento. Poco dopo la situazione nella casetta dei nostri
amoureux e' tornata normale. Il distinto signore siede al
tavolo, avvolto in un'elegante vestaglia di raso blu, con in
mano una coppa di vino; la coppietta lo guarda con una certa
curiosita'. - Mi accorgo, gentili signori, di dovervi delle
spiegazioni. - Stavamo giusto iniziando il dolce. -
Interviene la valchiria. - Ne gradisce un pezzo? L'ho
fatto io. - Beh, in questo caso non posso proprio
rifiutarmi. Il Nostro guarda preoccupato un'abbondante
fetta di dolce posarsi sul piatto dell'ospite. - Io sono
Eugenio Bernardi, uno scienziato. Ho gia' brevettato un
sacco di cose, sapete? Tipo il famoso pelacarote o il
tricostimolatore che, modestamente, ha risolto del tutto la
caduta dei capelli... o quasi. - Aggiunge imbarazzato. -
Comunque stavo leggendo una rivista scientifica quando ebbi
l'ispirazione. Avevo sotto gli occhi un trattato di un
certo professor Helpsink, purtroppo ultimamente scomparso.
- Si, ora mi ricordo. - Esclama il Nostro. - Beh, nel suo
campo era uno dei migliori, non mi stupisce che lo
conosciate. Dunque ero li' che leggevo le sue
considerazioni sul movimento delle particelle quantiche: a
tutt'oggi si considera nella loro natura il muoversi
costantemente per ogni dove. Ebbene, mi son detto, se
riuscissi a fermare gli elettroni che cosa capiterebbe? -
Si ferma per una pausa ad effetto. - Fermarli in modo non
distruttivo, intendo. - Ma e' un'idea piuttosto
interessante, non e' vero caro? - Grazie signora. Avrei
potuto, secondo i miei calcoli, finire in un nuovo universo,
in un'altra dimensione! Solo che questa non avrebbe avuto
in piu' qualcosa rispetto alla nostra, ma avrebbe avuto
qualcosina in meno: il movimento degli elettroni appunto. -
E cosi' lei e' riuscito a costruire questa macchina! - La
valchiria e' affascinata. - Come puo' constatare.
Purtroppo qualcosa e' andato storto ed io sono finito in una
rispettabile casa a ... - Bernardi si ferma un attimo
stupito. - A proposito dove siamo? Cala un imbarazzante
silenzio, la coppia si scambia rapide occhiate. - Ecco. -
Inizia il Nostro. - La sua macchina ha funzionato
benissimo. - Benissimo, si, si. - Aggiunge la moglie
piccata. - Ed anche con perfetto tempismo. - Davvero ha
funzionato! Dove sarei allora, ditemi! - Questo sarebbe il
ripostiglio dell'Universo, il centro di controllo,
l'organizzazione che lo tiene i piedi; lo chiami come le
pare. - Volete dire dove c'e' Dio? - Lasci perdere Dio. -
Sbotta il Nostro. - Non e' direttamente interessato a
questa faccenda. - Ma insomma, l'Universo... - Si, e' una
quinta per farvi divertire. Bernardi e' perplesso: - Non ci
capisco niente. Il Nostro sorride - Fa parte del gioco.
Vede qui ci sono tutti i personaggi che rappresentate in
forma mitologica, sono reali quanto me e lei: le malattie,
il signor Peste e la sua consorte Carestia, vanno sempre in
coppia. Poi ci sono signora Natura, zitella, non c'e'
nessuno che riesca a far fronte alla sua esuberanza, e cosi'
via. Capite? Bernardi riflette un attimo. - Allora voi
chi sareste. Con orgoglio il Nostro si alza: - Signor
Bernardi le presento la mia inseparabile compagna, la
signora Vita. La Vita sorride radiosa: - Molto lieta.
Bernardi entusiasta - Molto lieto sono io, signora; quale
onore! - Ed io... - Il Nostro sorride. - Ed io sono la
Morte. Bernardi visibilmente scosso si alza bruscamente: -
Ecco, la facevo un po' piu' magro. Forse tutto quel
dolce... - Sorride timidamente. - Beh, io toglierei il
disturbo, ecco. Signora... La Morte resta un attimo in
ascolto, assorto. - Sono addolorato d'informarla signor
Bernardi che il suo momento e' giunto; ho appena ricevuto la
comunicazione adesso. Non le nascondo un certo sollievo,
pensi solo che putiferio avrebbe sollevato la sua notizia:
avremmo dovuto traslocare come quella volta che avete deciso
di cominciare a vedere oltre il vostro sistema solare. - Mi
ricordo caro, che trasloco infernale! Bernardi e'
pietrificato: - Ma, ecco, io... - Non si preoccupi,
questione di un secondo, ho una buona mano. - Sorride
dirigendosi all'entrata. - Ho appena rifatto la lama, vede?
- Ma, ecco... - Arrivederci signor Bernardi. -
Arrivederci. - Fa eco la Signora. Cala la lama, l'anima
viene divisa dal corpo; la signora Vita la prende con
tenerezza, le toglie gli ultimi brandelli d'identita' e la
deposita bella pulita in una busta. - La mettero' a posto
domani. Si risiedono.
- Bernardi non ha toccato il mio tiramisu'! - Esclama la
signora. - Non ti preoccupare, cara. Lo finisco io. -
Tutto contento il Nostro scambia il suo piatto, ormai vuoto,
con la fetta intonsa. - Delizioso. La signora e'
visibilmente soddisfatta. Si avvicina al marito - Povero
caro, pure gli straordinari ti fanno fare. - Vada per gli
straordinari. Ma portarmi pure del lavoro a casa questo e'
troppo. Domani mi sentiranno. - Povero micio, picci picci
picci. - La signora comincia a coccolarlo. - Gattina mia.
- La fetta di torta e' ormai sparita. - Vieni qui gattina
che ti devo far vedere una cosa. - Brutto porco! I due si
dirigono verso la camera da letto, scambiandosi effusioni:
bacioni, bacetti, bacettini, tutta la serie insomma.
