CYBER LOVE
di Renato Rolando

"Questo proprio non avrebbe dovuto farmelo, quella troietta.
Non avrebbe proprio dovuto farmelo."

Cosi'  meditava  il  nostro   Gubry  Dey;  attualmente  star
incontrastata  del  minimoto.   Gubry,  contrariamente  alla
maggior parte dei minimoto, non era un syntosex; lui era  un
vero postpunk.  E la gente impazziva gia' solo per questo.

"Quella  troietta  mi  ha  fregato - penso' nascondendosi la
testa tra le mani  -  mi  ha  fregato  di brutto.  Ed io che
l'amavo tanto."

Ritento' per l'ennesima volta l'accesso al communion chip, e
per l'ennesima volta  trovo'  l'accesso  sbarrato  dal  viso
addolorato  di lei.  E per l'ennesima ossessiva volta parti'
il solito messaggio: "Caro, sappi che faccio questo per noi,
per il nostro rapporto.  Ultimamente tu..."

Disattivo' immediatamente il  chip.   Ormai  queste scuse le
sapeva a memoria.  Erano mesi che se lo faceva ripetere.

Il loro reciproco  regalo  di  nozze!   Il  communion  chip.
Bella trovata, bella trovata davvero.

Un'ondata  di  ricordi  lo  travolse.  Stordito, traboccante
emozioni, come in preda  al  Blu  -  il peyote sintetico che
l'accompagnava fedele nei concerti  -  si  lascio'  cullare,
giusto per un attimo da essi...

Il  primo concerto in cui la vide!  A quei tempi suonava nei
centri  sociali;  mal  pagato,  spesso  costretto  a suonare
gratis, spesso senza neppure i soldi per trovare un  po'  di
Blu.   Quella era una di quelle sere nere: i proprietari del
centro, quei mistoetno del  cazzo,  gli avevano detto che le
droghe assunte da lui e dal gruppo avevano gia' oltrepassato
di larga misura la cifra pattuita per la serata.

Ma lui ed il suo gruppo se ne fregavano: imbottiti di  Velox
e  Temporis  si  sentivano  padroni  della  situazione.   Il
concerto sarebbe stato una bomba.

Il  gruppo  si presento' sul palco con gli effetti del Velox
ben visibili:  i  loro  movimenti  erano  il  quadruplo piu'
veloci del normale e senza un po' di Temporis  nel  giro  di
qualche  minuto  sarebbero  stato  peggio  dei  sintostracci
comunali.

Individuo'  nella  calca,  ai  piedi del palco, alcuni occhi
leggermente fosforescenti: i  soliti  figli  di papa' che si
erano fatti innestare il nuovo modello di  scanner  bionico:
erano  in  grado di aumentare nel loro occhio la proporzione
di  scatti/secondo  del   500   per   cento.   Nulla  poteva
sfuggirgli, neppure uno ben imbottito di Velox.

"Che si divertano anche loro"  penso'.   E  mimo'  alla  sua
massima  velocita' in loro direzione un gesto masturbatorio.
Gli altri privi di scanner  avrebbero solo visto una confusa
macchia di fronte al suo corpo.  Alcuni tra i  fosforescenti
si misero a ridere lanciandogli urla oscene.

Che cretini.

Ma  d'altronde erano loro a comprare le incisioni, non certo
il resto della teppaglia li' riunita.

Il minimoto inizio'.

Un  basso   profondo,   lento,   ipnotico,  quasi  subsonico
comincio' ad accarezzare la nuca dei  presenti.   Subito  si
levo' dal gregge una densa nuvola di fumo.

"Le  droghe  e  la  musica  non  morranno  mai",  penso' con
soddisfazione Gubry e comincio' a muoversi sinuoso sulla sua
bodykeyboard.

"Un buon pubblico e'  come  una donna esperta", penso' Gubry
vedendo il pubblico ondeggiare inconsciamente al suono delle
sue melliflue note: arriva a fidarsi di te  perche'  sa  che
cosa vuole e cosa gli puoi dare.

Quel  pubblico quella sera sapeva il fatto suo.  E Gubry non
aveva mai avuto problemi a soddisfare una donna esperta.

"Quando  la  tua  donna  ti  lascia  il  controller  del suo
biostimolatore - diceva sempre ai suoi amici - l'unica  cosa
che  non  devi mai fare e' portarlo al massimo prima di aver
fatto le montagne russe per  un  paio d'ore.  E dopo che hai
fatto questo non serve a nulla portarlo al massimo."

Li porto' in alto sulle sue note nel terzo brano.  Ormai  il
ritmo  subtonico  aveva fatto presa ed il loro inconscio era
facilmente modellabile.  Ma il  controller non doveva ancora
essere spinto al massimo.

Li porto' su euforia mistica.  Alle  spalle  del  gruppo  un
sofisticato laser rappresentava un santone cinese in perenne
lotta con uno scaglioso drago: quando il santone inflisse il
primo  colpo  mortale  al  drago  parti' la prima scarica di
ipnobatteria.  Cominciava a profilarsi l'estasi.

Fu a quel punto, vicino  al  primo orgasmo collettivo che la
vide.  O meglio la percepi'.  Era come una presenza, come un
vivo colore, in mezzo ad un'amalgama informe.  Era  come  la
primavera  in  mezzo alla neve.  Come un codice d'accesso ad
un canale beta trovato  per  caso  in mezzo al notiziari del
regime.

Era semplicemente incredibile.

Ed entro' per sempre nella sua musica.

Quel primo orgasmo subtonico di massa fece scalpore, e forse
gli  regalo' la gloria.   Dentro  quell'esplosione  mistica,
fuori   dal  sangue del drago che a caldi fiotti inondava il
gran  saggio, attorno  alle  sue  vene esasperate dal Velox,
aleggiava palpabile la sua presenza.

E lei lo sapeva, sapeva che tutto questo era un'ode  a  lei.
Ed  urlo',  urlo',  urlo'  di  gioia  e  dolore.   Forse  un
presentimento  -  a  volte  dicono che il Blu dia proprieta'
veggenti ed il suo spruzzatore  personale ne era ben fornito
- forse urlo' perche' in certe situazioni non si  puo'  fare
altro.

Forse  se  lo  invento'  lui  per  inserirla  di forza nella
leggenda.

Forse...

Ed ora?  Ora era tutto finito.

Stava riposando nell'amniovasca della suite  dell'Hilton  di
Los Angeles.  Solo.   Solo  come  una guardia notturna.  Una
guardia notturna!  Aveva fatto anche quel mestiere ai tempi.
Peggio dei cani.

"Peggio di sicuro amico" ora parlava anche da solo.

Tento' di forzare l'accesso.  Gli faceva male la testa.  Non
avrebbe mai dovuto innestarsi  il  communion chip, era stata
una cazzata.   Il  tipo  bionico,  poi.   Addirittura.   Che
idiota.   Si  lascio'  cullare dal liquido amniotico che gli
filtrava nei polmoni.  Sembrava gli salisse nel cervello.

Passo' al momento del loro  matrimonio.  Lei era una biogirl
del  Kansas,  lui  un  rude  postpunk  inglese:  una  coppia
semplicemente incredibile.  Eppure  si  complementavano:  da
quando  Gubry  l'aveva  al  suo fianco il gruppo aveva avuto
un'impennata.  La musica era  ispirata, i ragazzi della band
se n'erano accorti e l'avevano accolta con tutti gli onori.

Lei era la loro musa.

Sorrise al ricordo.

Il matrimonio fu semplicemente  strepitoso.   Rovinarono  un
intero  piano  dei Twins di N.Y.: non riuscirono a rompere i
vetri blindati delle finestre, ma  per il resto fu "l'evento
distruttivo dell'anno" come lo defini' il Rolling Stones.

E come regalo di nozze qualcosa di piu'  che  un  anello  di
matrimonio,  qualcosa  di  piu'  di un'effimera casa o della
chitarra di Syd al tempo dei Sex Pistols.

Uno scambio di anime.

Un eterno, imperituro scambio di anime.

L'ultimo  ritrovato  della  tecnologia  taiwanese:  un  chip
neuronale, con tessuto bionico che si alimentava del sistema
linfatico   corporeo;    con    incisi    sopra   i   tratti
comportamentali del proprio caro.  In grado di evolversi  in
sintonia  con  l'evoluzione  del  coniuge reale.  Il proprio
amato sempre  disponibile,  ovunque,  24  ore  su  24, nella
propria testa.

Fu cosi' che, piano piano, lui comincio' ad amare chi  aveva
sempre  amato,  ed  a  lasciare perdere chi ancora lo amava:
Gubry comincio' a lasciare a  casa la sua dolce meta' "tanto
ti avro' con me per tutto il concerto,  e'  inutile  che  ti
affatichi."

"Non   verro'  questa  sera  tesoro,  sono  stanco.   Ma  mi
ritirero' con te, nel communion."

Quanto tempo  era  durata  questa  situazione?   Il tempo di
farsi qualche miliardo?  Da  quanto  tempo  non  aveva  piu'
raggiunto fisicamente la propria amata?

Concerti, dischi, collaborazioni, video...  non si ricordava
piu'.  Ormai usava il Velox nel lavoro, non per i concerti.

Finche'  non lo schianto' questo messaggio: "Caro, sappi che
faccio questo per noi,  per il nostro rapporto.  Ultimamente
tu  non  mi  consideri  piu'  un  essere  vivente,  ma   una
proiezione  mentale, un qualcosa al tuo interno.  Per te non
sono neppure piu' un'estensione  delle tue abilita'.  Per te
non significo piu' niente."

La figura quasi piangeva, ma si fece forza: "Caro ricordati,
ricordati cosa sei: un  postpunk,  uno  contro  il  sistema.
Tutto  quello  che  mi  hai insegnato, tutto cio' che mi hai
fatto vedere...  - esita, come indecisa se aggiungere altro.
Sospira.   -  Non  farti  fregare,  non  farti  imprigionare
nuovamente in questa gabbia."

Una pausa, abbassa un attimo gli occhi.  Poi in un sussurro:
"Domani andro' a farmi togliere il chip.  Io voglio te ed il
tuo controller.  Non voglio  un surrogato.  - Grosse lacrime
rigano ora il bel volto asiatico.   -  Basta!"  Un  urlo  di
disperazione.

"Ti aspetto.  Ti aspetto a casa.  Vieni presto."

Gubry  si  prese  la testa tra le mani.  Questi mesi, questi
folli mesi nel disperato tentativo  di accedere al chip.  Di
ritrovare cio' che per lui era essenziale, la sua musica, la
sua musa ispiratrice.  La sua vita.

Ora aveva capito.  Era  riuscito  a  trovare  uno  spiraglio
nell'inganno.   Forse  non  tutto  era perduto, forse lei lo
avrebbe ancora accettato.  Dopo tutto questo tempo...

Sospiro', malgrado il  liquido  proteico  in cui era immerso
tremava per la disperazione di aver perso  tutto.   Di  aver
perso la sua parte piu' importante.  Per sempre.

"Signore  il  dott.  Alman e' pronto per l'intervento" disse
il citofono alla parete.

"Arrivo.  Avvisate mia moglie che saro' da lei in serata."

No, forse non tutto era perduto.

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