
"Questo proprio non avrebbe dovuto farmelo, quella troietta.
Non avrebbe proprio dovuto farmelo."
Cosi' meditava il nostro Gubry Dey; attualmente star
incontrastata del minimoto. Gubry, contrariamente alla
maggior parte dei minimoto, non era un syntosex; lui era un
vero postpunk. E la gente impazziva gia' solo per questo.
"Quella troietta mi ha fregato - penso' nascondendosi la
testa tra le mani - mi ha fregato di brutto. Ed io che
l'amavo tanto."
Ritento' per l'ennesima volta l'accesso al communion chip, e
per l'ennesima volta trovo' l'accesso sbarrato dal viso
addolorato di lei. E per l'ennesima ossessiva volta parti'
il solito messaggio: "Caro, sappi che faccio questo per noi,
per il nostro rapporto. Ultimamente tu..."
Disattivo' immediatamente il chip. Ormai queste scuse le
sapeva a memoria. Erano mesi che se lo faceva ripetere.
Il loro reciproco regalo di nozze! Il communion chip.
Bella trovata, bella trovata davvero.
Un'ondata di ricordi lo travolse. Stordito, traboccante
emozioni, come in preda al Blu - il peyote sintetico che
l'accompagnava fedele nei concerti - si lascio' cullare,
giusto per un attimo da essi...
Il primo concerto in cui la vide! A quei tempi suonava nei
centri sociali; mal pagato, spesso costretto a suonare
gratis, spesso senza neppure i soldi per trovare un po' di
Blu. Quella era una di quelle sere nere: i proprietari del
centro, quei mistoetno del cazzo, gli avevano detto che le
droghe assunte da lui e dal gruppo avevano gia' oltrepassato
di larga misura la cifra pattuita per la serata.
Ma lui ed il suo gruppo se ne fregavano: imbottiti di Velox
e Temporis si sentivano padroni della situazione. Il
concerto sarebbe stato una bomba.
Il gruppo si presento' sul palco con gli effetti del Velox
ben visibili: i loro movimenti erano il quadruplo piu'
veloci del normale e senza un po' di Temporis nel giro di
qualche minuto sarebbero stato peggio dei sintostracci
comunali.
Individuo' nella calca, ai piedi del palco, alcuni occhi
leggermente fosforescenti: i soliti figli di papa' che si
erano fatti innestare il nuovo modello di scanner bionico:
erano in grado di aumentare nel loro occhio la proporzione
di scatti/secondo del 500 per cento. Nulla poteva
sfuggirgli, neppure uno ben imbottito di Velox.
"Che si divertano anche loro" penso'. E mimo' alla sua
massima velocita' in loro direzione un gesto masturbatorio.
Gli altri privi di scanner avrebbero solo visto una confusa
macchia di fronte al suo corpo. Alcuni tra i fosforescenti
si misero a ridere lanciandogli urla oscene.
Che cretini.
Ma d'altronde erano loro a comprare le incisioni, non certo
il resto della teppaglia li' riunita.
Il minimoto inizio'.
Un basso profondo, lento, ipnotico, quasi subsonico
comincio' ad accarezzare la nuca dei presenti. Subito si
levo' dal gregge una densa nuvola di fumo.
"Le droghe e la musica non morranno mai", penso' con
soddisfazione Gubry e comincio' a muoversi sinuoso sulla sua
bodykeyboard.
"Un buon pubblico e' come una donna esperta", penso' Gubry
vedendo il pubblico ondeggiare inconsciamente al suono delle
sue melliflue note: arriva a fidarsi di te perche' sa che
cosa vuole e cosa gli puoi dare.
Quel pubblico quella sera sapeva il fatto suo. E Gubry non
aveva mai avuto problemi a soddisfare una donna esperta.
"Quando la tua donna ti lascia il controller del suo
biostimolatore - diceva sempre ai suoi amici - l'unica cosa
che non devi mai fare e' portarlo al massimo prima di aver
fatto le montagne russe per un paio d'ore. E dopo che hai
fatto questo non serve a nulla portarlo al massimo."
Li porto' in alto sulle sue note nel terzo brano. Ormai il
ritmo subtonico aveva fatto presa ed il loro inconscio era
facilmente modellabile. Ma il controller non doveva ancora
essere spinto al massimo.
Li porto' su euforia mistica. Alle spalle del gruppo un
sofisticato laser rappresentava un santone cinese in perenne
lotta con uno scaglioso drago: quando il santone inflisse il
primo colpo mortale al drago parti' la prima scarica di
ipnobatteria. Cominciava a profilarsi l'estasi.
Fu a quel punto, vicino al primo orgasmo collettivo che la
vide. O meglio la percepi'. Era come una presenza, come un
vivo colore, in mezzo ad un'amalgama informe. Era come la
primavera in mezzo alla neve. Come un codice d'accesso ad
un canale beta trovato per caso in mezzo al notiziari del
regime.
Era semplicemente incredibile.
Ed entro' per sempre nella sua musica.
Quel primo orgasmo subtonico di massa fece scalpore, e forse
gli regalo' la gloria. Dentro quell'esplosione mistica,
fuori dal sangue del drago che a caldi fiotti inondava il
gran saggio, attorno alle sue vene esasperate dal Velox,
aleggiava palpabile la sua presenza.
E lei lo sapeva, sapeva che tutto questo era un'ode a lei.
Ed urlo', urlo', urlo' di gioia e dolore. Forse un
presentimento - a volte dicono che il Blu dia proprieta'
veggenti ed il suo spruzzatore personale ne era ben fornito
- forse urlo' perche' in certe situazioni non si puo' fare
altro.
Forse se lo invento' lui per inserirla di forza nella
leggenda.
Forse...
Ed ora? Ora era tutto finito.
Stava riposando nell'amniovasca della suite dell'Hilton di
Los Angeles. Solo. Solo come una guardia notturna. Una
guardia notturna! Aveva fatto anche quel mestiere ai tempi.
Peggio dei cani.
"Peggio di sicuro amico" ora parlava anche da solo.
Tento' di forzare l'accesso. Gli faceva male la testa. Non
avrebbe mai dovuto innestarsi il communion chip, era stata
una cazzata. Il tipo bionico, poi. Addirittura. Che
idiota. Si lascio' cullare dal liquido amniotico che gli
filtrava nei polmoni. Sembrava gli salisse nel cervello.
Passo' al momento del loro matrimonio. Lei era una biogirl
del Kansas, lui un rude postpunk inglese: una coppia
semplicemente incredibile. Eppure si complementavano: da
quando Gubry l'aveva al suo fianco il gruppo aveva avuto
un'impennata. La musica era ispirata, i ragazzi della band
se n'erano accorti e l'avevano accolta con tutti gli onori.
Lei era la loro musa.
Sorrise al ricordo.
Il matrimonio fu semplicemente strepitoso. Rovinarono un
intero piano dei Twins di N.Y.: non riuscirono a rompere i
vetri blindati delle finestre, ma per il resto fu "l'evento
distruttivo dell'anno" come lo defini' il Rolling Stones.
E come regalo di nozze qualcosa di piu' che un anello di
matrimonio, qualcosa di piu' di un'effimera casa o della
chitarra di Syd al tempo dei Sex Pistols.
Uno scambio di anime.
Un eterno, imperituro scambio di anime.
L'ultimo ritrovato della tecnologia taiwanese: un chip
neuronale, con tessuto bionico che si alimentava del sistema
linfatico corporeo; con incisi sopra i tratti
comportamentali del proprio caro. In grado di evolversi in
sintonia con l'evoluzione del coniuge reale. Il proprio
amato sempre disponibile, ovunque, 24 ore su 24, nella
propria testa.
Fu cosi' che, piano piano, lui comincio' ad amare chi aveva
sempre amato, ed a lasciare perdere chi ancora lo amava:
Gubry comincio' a lasciare a casa la sua dolce meta' "tanto
ti avro' con me per tutto il concerto, e' inutile che ti
affatichi."
"Non verro' questa sera tesoro, sono stanco. Ma mi
ritirero' con te, nel communion."
Quanto tempo era durata questa situazione? Il tempo di
farsi qualche miliardo? Da quanto tempo non aveva piu'
raggiunto fisicamente la propria amata?
Concerti, dischi, collaborazioni, video... non si ricordava
piu'. Ormai usava il Velox nel lavoro, non per i concerti.
Finche' non lo schianto' questo messaggio: "Caro, sappi che
faccio questo per noi, per il nostro rapporto. Ultimamente
tu non mi consideri piu' un essere vivente, ma una
proiezione mentale, un qualcosa al tuo interno. Per te non
sono neppure piu' un'estensione delle tue abilita'. Per te
non significo piu' niente."
La figura quasi piangeva, ma si fece forza: "Caro ricordati,
ricordati cosa sei: un postpunk, uno contro il sistema.
Tutto quello che mi hai insegnato, tutto cio' che mi hai
fatto vedere... - esita, come indecisa se aggiungere altro.
Sospira. - Non farti fregare, non farti imprigionare
nuovamente in questa gabbia."
Una pausa, abbassa un attimo gli occhi. Poi in un sussurro:
"Domani andro' a farmi togliere il chip. Io voglio te ed il
tuo controller. Non voglio un surrogato. - Grosse lacrime
rigano ora il bel volto asiatico. - Basta!" Un urlo di
disperazione.
"Ti aspetto. Ti aspetto a casa. Vieni presto."
Gubry si prese la testa tra le mani. Questi mesi, questi
folli mesi nel disperato tentativo di accedere al chip. Di
ritrovare cio' che per lui era essenziale, la sua musica, la
sua musa ispiratrice. La sua vita.
Ora aveva capito. Era riuscito a trovare uno spiraglio
nell'inganno. Forse non tutto era perduto, forse lei lo
avrebbe ancora accettato. Dopo tutto questo tempo...
Sospiro', malgrado il liquido proteico in cui era immerso
tremava per la disperazione di aver perso tutto. Di aver
perso la sua parte piu' importante. Per sempre.
"Signore il dott. Alman e' pronto per l'intervento" disse
il citofono alla parete.
"Arrivo. Avvisate mia moglie che saro' da lei in serata."
No, forse non tutto era perduto.
