TRE CANZONI DI PAUL SIMON a cura di Vittorio Curtoni Tra i grandi cantautori di lingua inglese, Paul Simon e' quello che forse con maggiore immediatezza e' riuscito a comporre con parole semplici, lineari, ma estremamente suggestive, un coerente ritratto dell'America contemporanea, e soprattutto della sua solitudine, dell'ansia disperata, quasi frenetica, di un contatto umano. Tranne rare eccezioni, i suoi versi sono piani, al limite del prosaico; eppure hanno una forza di penetrazione estrema, credo proprio grazie alla loro semplicita', al tono dimesso del discorso che mira diritto al cuore delle cose e le fotografa nella nuda essenzialit… del quotidiano (non a caso una delle sue canzoni si intitola "Kodachrome" e un'altra "That's Way God Made the Movies", cioe' "Ecco perche' Dio ha creato i film": l'elogio della pellicola come strumento privilegiato per osservare il mondo, fissare i ricordi, sottrarli al ritmo del tempo). Lontanissimo dallo sfavillante surrealismo del Bob Dylan degli anni d'oro come dall'ermetismo intimista di Leonard Cohen, Simon opta per una poesia dell'esplicito, della metafora realistica; ed e' proprio quando invece tenta di esprimersi con parole piu' altisonanti, complesse, che i suoi testi denunciano evidenti limiti. Il che accade anche con alcuni dei suoi brani di maggior successo, come "The Sound of Silence" e "Bridge Over Troubled Water", geniali nella costruzione musicale ma deboli a livello di testi per eccesso di ambizioni. Le tre canzoni che seguono sono tratte da un bellissimo album del 1968, "Bookends", il penultimo targato Simon & Garfunkel: nel 1970 esce "Bridge Over Troubled Water", uno dei maggiori successi dell'intera storia del rock, e il duo si scioglie. Nel 1972 apparira' il primo album solista di Simon. Ritengo che tutti e tre i brani esprimano alla perfezione il mondo poetico di Simon, quel modo di scrivere semplicissimo eppure tanto evocativo che e' la sua caratteristica piu' peculiare. Resta da fare l'ovvia considerazione che i testi sono scritti in funzione della musica, delle splendide armonie che Simon ha sempre saputo creare; ma credo che anche letti cosi', avulsi dal contesto della canzone, abbiano comunque un impatto notevole. "Bookends" era e resta, a distanza di quasi trent'anni dalla pubblicazione, un capolavoro; in particolare la prima facciata, dominata dal tema della solitudine e del tragico scorrere del tempo, col fantasma della vecchiaia pacatamente sventolato sotto gli occhi. In Italia si attende ancora un'edizione coerente dei suoi testi. A quanto mi risulta, l'unico volume che gli sia mai stato dedicato e' "Canzoni di Paul Simon", edito nel 1980 dalla Lato Side, un libro che ha l'unico pregio di permettere la lettura dei testi in inglese. In compenso, il traduttore andrebbe impiccato all'albero piu' alto e lasciato in pasto agli avvoltoi: e' difficile arrivare a tradurre una tale massa di materiale senza capire nulla dall'inizio alla fine, ma costui c'e' riuscito. Dev'essere un uomo (o una donna; il nome del traduttore non e' nemmeno indicato) dotato di sovrumani poteri di fraintendimento. OLD FRIENDS Old Friends, Sat on their park bench Like bookends. A newspaper blown through the grass Falls on the round toes Of the high shoes Of the Old Friends. Old Friends, Winter companions, The old men Lost in their overcoats, Waiting for the sunset. The sounds of the city, Sifting through trees, Settle like dust On the shoulders Of the Old Friends. Can you imagine us Years from today, Sharing a park bench quietly? How terribly strange To be seventy. Old Friends, Memory brushes the same years. Silently sharing the same fears. VECCHI AMICI Vecchi amici Siedono sulla panchina nel parco Come fermalibri. Un giornale soffiato nell'erba Cade sulle punte rotonde Delle scarpe alte Dei vecchi amici. Vecchi amici, Compagni d'inverno, Vecchi persi Nei loro cappotti, In attesa del tramonto. I suoni della citta' Scivolano fra gli alberi, Si posano come polvere Sulle spalle Dei vecchi amici. Riuscite a immaginarci Ad anni di distanza da oggi, A dividere tranquillamente una panchina nel parco? Quanto e' terribilmente strano Avere settant'anni. Vecchi amici, La memoria struscia sugli stessi anni. Il silenzio condivide le stesse paure. AMERICA "Let us be lovers, We'll marry our fortunes together I've got some real estate Here, in my bag", So we bought a pack of cigarettes And Mrs. Wagner's pies, And walked off To look for America. "Kathy" I said, As we boarded a Greyhound in Pittsburgh, "Michigan seems like a dream to me now. It took me four days To hitchhike from Saginaw I've come to look for America." Laughingh on the bus, Playing games with the faces, She said the man in the gabardine suit Was a spy. I said: "Be careful, His bowtie is really a camera." "Toss me a cigarette, I think there's one in my raincoat." "We smoked the last one An hour ago." So I looked at the scenery, She read her magazine; And the moon rose over an open field. "Kathy, I'm lost" I said, Though I knew she was sleeping. "I'm empty and aching and I don't know why." Counting the cars On the New Jersey turnpike, The've all come To look for America, All come to look for America. AMERICA "Diventiamo amanti, Sposeremo le nostre fortune Ho proprieta' di valore Qui, nella mia borsa." Cosi' comperammo un pacchetto di sigarette, E le torte della signora Wagner E ce ne andammo In cerca dell'America. "Kathy" dissi Mentre salivamo su un Greyhound a Pittsburgh, "Ormai il Michigan mi sembra un sogno. Mi ci sono voluti quattro giorni Per fare l'autostop da Saginaw. Sono venuto a cercare l'America." Ridendo sull'autobus, Giocando con le facce, Lei disse che l'uomo col vestito di gabardine Era una spia. Io dissi: "Stai attenta, Il suo farfallino in realta' e' una macchina fotografica." "Passami una sigaretta, Mi pare di averne una nell'impermeabile." "Abbiamo fumato l'ultima Un'ora fa." Cosi' io mi sono messo a guardare il panorama, Lei leggeva la sua rivista; E la luna e' sorta sopra un campo aperto. "Kathy, mi sono smarrito", ho detto, Per quanto sapessi che lei stava dormendo. "Sono vuoto e dolorante e Non so perche'." Contando le automobili Al casello del New Jersey. Sono tutte venute In cerca dell'America, Tutte venute in cerca dell'America. OVER Why don't we stop fooling ourselves? The game is over. Over. Over. No good times, no bad times There's no time at all Just the New York Times Sittin' on the window sill Near the flowers We might as well be apart It hardly matters, We sleep separately And drop a smile passing in the hall But there's no laughs left 'Cause we laughed them all, And we laughed them all In a very short time. Time is tapping on my forehead Hanging from my mirror Rattling the teacups. And I wonder how long Can I delay? We're just a habit like saccharine And I'm habitually feeling kind blue, But each time I try on the thought of leaving you I stop! I stop and think it over. FINITO Perche' non la smettiamo di prenderci in giro? Il gioco e' finito. Finito. Finito. Niente bei tempi, niente brutti tempi Non esiste piu' alcun tempo Soltanto il "New York Times" Seduto sul davanzale della finestra Vicino ai fiori. Potremmo anche dividerci, Ha ben poca importanza, Dormiamo separati E lasciamo cadere un sorriso passando in corridoio Ma risate non ne restano piu' Perche' le abbiamo gia' rise tutte, E le abbiamo rise tutte In un tempo molto breve. Il tempo mi batte sulla fronte Sta appeso al mio specchio Fa tintinnare le tazze da te'. E mi chiedo per quanto ancora Posso rimandare? Siamo soltanto un'abitudine come la saccarina E abitualmente io mi sento un po' depresso, Ma ogni volta che provo a pensare di lasciarti Mi fermo! Mi fermo e ci ripenso.