POESIE di AA.VV Do The Boogie-Woogie (after Piet Mondrian's Painting) by Stephen Pain Do the Boogie-Woogie woogie-woogie "Watch out!" "Shad -up!" "This is as far as it goes buddy." "Hey you know honey you will make some guy hellava wife." "Ain't I seen you somewhere before may be..." "Not in this life time buster! Scram!" "She had the cutest look in New York City." If I were you I'd listen to the Boogie-woogie woogie-woogie "What is it with you men?" "It's a Victory ain't it?" "Not where your paws are goin. " "lighten up, my hands are just doing some crusin' " "War's over man. You take yourself out of this joint." "You find we don't take too kindly to those who mess with our kid sisters." "Ah shucks, can't a man enjoy himself have a few drinks, and have a quick fuck. Ain't that what life's about?" "You're drunk buster and you are out." You are going to smell the Boogie-woogie woogie-woogie. "Oh Frank give him a break. He didn't mean no harm. He's kinda mixed up -- the War, you know, it confused a lot." "Get up buster. I'm warning you, we don't like foul-mouthed sons-of-bitches here, specially the prowling type." "You pick him up." Don't you know it's look but don't touch. Get the message? "I think so." Do the Boogie-woogie woogie-woogie. BALLA IL BOOGIE-WOOGIE (Dal dipinto di Pet Mondrian) di Stephen Pain traduzione di Vittorio Curtoni Balla il Boogie-Woogie woogie-woogie. "Occhio!" "Chiudi il becco!" "Qui la devi piantare amico." "Ehi lo sai tesoro tu saresti un casino di moglie perfetta." "Non ci siamo gia' visti da qualche parte magari..." "Non in questa vita stronzo! Taglia!" "Era la piu' carina di New York City." Fossi in te ascolterei il Boogie-woogie woogie-woogie. "Che cavolo avete voi uomini?" "E' una Vittoria, no?" "Non dove stanno andando le tue zampe." "Su col morale, le mie mani stanno solo facendo un po' di giretti." "La guerra e' finita uomo. Tu vedi di andare fuori da questo posto." "Ti accorgerai che non siamo troppo gentili con quelli che si prendono liberta' con le nostre sorelline." "Uffa, ma uno non puo' nemmeno divertirsi bere qualcosa, e farsi una scopata veloce. Non e' tutta qui la vita?" "Sei sbronzo stronzo e sei fuori." Adesso fiuterai il Boogie-woogie woogie-woogie. "Oh Frank ma lascialo in pace. Mica voleva rompere. E' un po' confuso... la guerra, hai presente, ha confuso parecchia gente." "Alzati stronzo. Ti avverto, qui non ci piacciono i figli di puttana che sparano parolacce, specialmente quelli che non stanno fermi con le mani." "Piglialo su tu." Non lo sai che bisogna guardare e non toccare? Ricevuto il messaggio? "Credo di si'." Balla il Boogie-woogie, woogie-woogie. Senza Titolo di Vic Soprattutto ricordo alla luce incerta di una stanza da pochi soldi il tuo corpo pallido come di furore, che le mani testarde s'affannavano a percorrere. Verso i tuoi seni cadeva la bocca incostante nella ricerca, impaurita all'idea di non raggiungere tutto. Troppo grande era lo spazio da coprire in un'ora o due: se il tuo corpo fosse un continente io traccerei le mappe per la gloria d'un re, e le mie navi non risparmierebbero approdi. Possederla, questa terra, anche di forza, aprire ogni sentiero lecito e vietato; stringerla a fondo che non scappi al mio pugno. Fuggire nella quiete dell'orgasmo l'invadenza maligna del mondo spaventoso: e' l'ansa tranquilla delle tue cosce spalancate che placa la mia morte. MODENA di Rossana Calteri Modena. Modena e' una piccola citta', come cantava Guccini, bastarda e triste. Modena e' una puttana sempre a gambe aperte. Che accoglie e soddisfa tutti ma che, agli angoli delle strade, rinnega i propri figli. Modena e' la vecchia dai capelli rossi, tinti ormai da molti anni. E' una lisca di pesce conficcata nella gola di chi la odia. E' la spirale di fumo che brucia gli occhi di chi la ama. Nella citta' addormentata, un uomo baratta denaro in cambio di un sogno erotico africano. Mentre nei vicoli bui, c'e' un'ombra scura nella notte che ci mostra la vergogna di un sedere profanato. Davanti all'edicola, il signore distinto dagli occhi sprezzanti, si legge la storia dell'extracomunitario morto dal freddo. Nella citta' ospitale. Sui gradini della chiesa in restauro, il ragazzo dal sangue infettato sta male. E la gente gli nega uno sguardo. Con il cuore colmo di buchi. All'ipermercato, dove i poveri non esistono piu', una giovane donna cade tra le braccia del suo piccolo uomo. Entrambi, hanno il volto color nicotina. A Modena, ci sono gli accattoni a maledire i passanti. C'e' un sudicio barbone che raccoglie cartoni, maceri come le propria ossa. Spezzate, da bravi figlioli di onesti cittadini. Nell'aria, si spandono parole che odorano d'ipocrisia. Nubi malsane, che inquinano anche le nostre menti. Modena e' un sussurro silenzioso. Siamo un angolo di mondo, dove ognuno ha la sua fede per carpire la follia. Nella piazza acciottolata, tra piccioni incontinenti ed aristocratici caffe', un vecchio stanco, dalle palpebre serrate, vende la fortuna alla citta' ruffiana. Sui muri, ad occultare macchie e crepe, ammicca un sindaco dalla faccia nuda di ragazza di campagna. Bella, perche' vestita d'un abito dimesso. Modena e' anche la mia citta'. E mai, vorrei perdermi altrove. SENZA TITOLO di Fabrizio Venerandi Oggi volevo dare un bacio Non avevo la bocca Volevo comperare un regalo Ero senza soldi Volevo raccogliere dei fiori Erano finiti i prati. Sbuffando ho sterzato - pur avendo cose da fare - Ho rifatto i prati Ne ho raccolto i fiori Ne ho fatto un grazioso regalo: Ho ricevuto in cambio Un bacio sulla bocca PEPI I di Donato De Cristo Ammirare paesaggi d'incanto, mai visto niente di simile, con la tua mano nella mia. Sguardi complici, eloquenti. Amore nelle vene. Eppure un giorno, mi sembra, era in me. Tutto semplice, magico. E magica e' la notte con le sue ombre colorate di luna. E magiche le stelle che aspettano qualcuno. E magici i silenzi cadenzati delle tempie quando mi chino sul letto e penso ad odori familiari, remoti, dolci. Magico e' il sole che acceca e tutto cio' che evolve piano per andare a morire in qualche luogo. Saranno i bimbi a portarci per mano in quei posti di sogno, di dolci. Ci sfioreranno le mani, gli occhi, le labbra e canteremo l'inno alla pioggia, pianto liberatore. Dovranno passare molte notti, abbiamo tempo per contar le stelle. PEPI II di Donato De Cristo E' una sera di quelle in cui la stanza e' troppo piccola e la musica la satura in fretta. E' una sera di quelle che vorrei passare al buio e non pensare. E' una sera di quelle non proprio magiche e che non passano mai. E' una di quelle sere in cui vorrei prendere il coraggio a quattro mani, le mie e le tue, e camminare sui sogni e le parole. E' una sera che dice poco di tutto, una sera di aprile, prima di andare in giro, in solitudine, a bere qualcosa.