"DDDT"

by Alessio Saitta

Continuava ad innamorarsi della donna sbagliata: sempre della stessa. Che fosse quella sbagliata aveva avuto modo d'impararlo da solo, ed inoltre glielo avevano detto tutti. Glielo aveva detto persino lei. -Basta innamorarti di me. Io sono la donna sbagliata. E poi tu: tu proprio non mi risulti da nessuna parte: che dovrei farci di te?- -Non lo so. Ma proviamo a costruire qualcosa...- -Costruire qualcosa! E tipo cosa? Tipo una capanna di giunchi sulla spiaggia ventosa? Tipo un palazzo senza porte che ogni tanto ci si ritrova in strada? Tipo una macchina senza freni? Tipo una cattedrale di marmo e di colonne, che si sale sul pulpito una volta per uno, e ci si applaude e ci si prende ad esempio vicendevolmente, per tutta una vita?- -Io pensavo a una palafitta, sul lago, vicino ai salici. Appena sopra il vento di ponente, alta sulle acque, che di lassu' sembrino sempre quiete, come il mare dal finestrino d'un aeroplano.- Ma nulla torna nulla torna tranne certi malesseri che non trovano casa per questo che girano e prendono e lasciano possesso d'occhi senza che si possa piangere fintanto che dura e dopo perche'? Il sollievo non sgretola le lacrime attorno che si raccolgono anche se vengono ignorate per ora dimenticate ti inumidiscono il cuore ne compromettono l'elasticita' di modo che sia piu' dolorosa ogni volta piu' doloroso aprirsi ed ancora piu' doloroso poi richiudersi. Basta aspirare in modo costante, e si consuma meno d'una lampadina sul cruscotto. Solo nella fase del sussurro, bisogna stare attenti a che le sibilanti, che ivi abbondano, non raggiungano il tono per stimolare i dormienti, spesse volte evocandone sogni audaci. Un lamento e' sempre un lamento, avreste cuore per stare ad ascoltare? Avreste polmoni per i vostri inevitabili sospiri? Io dico che aspettereste con gli occhi sbarrati nel buio, forse a contare le righe sulla parete, forse a saggiare il cigolio della brandina - nelle sua infinite possibilita' d'emissione. Qui si chiudono gli occhi e si sceglie un colore a seconda della stanchezza opaco se non si ha voglia chiaro, se c'e' luce. Si inizia. Mi si presenta come un limone acerbo, e mi chiede con disinvoltura se puo' fermarsi a maturare sul cruscotto della mia auto. -Se mi infilo proprio sotto il parabrezza, mi spiega, grazie all'effetto serra me la cavero' in un attimo! Ci vorranno appena cinque minuti.- (dissolvenza) Le pesche sono quasi mature, ed i vermi prendono dimora. Scansano le foglie ed i rametti e le gemme ancora chiuse. Si innestano alla base del picciolo, scavando nella polpa acerba invisibili pertugi. Collegano il gas e l'elettricita', erigono antenne paraboliche. Per l'acqua calda si recano sul lato al sole. Per l'acqua fredda su quello in ombra. (dissolvenza) Questo prima: e subito dopo quella sensazione di torpore infinito, insostenibile la dolcezza del cantuccio, sarebbe troppo crudele il sottrarvisi volontariamente... No! Ho detto di no e non ne parliamo piu'! Bisogna tornare al cerchio invece. Girare attorno alla casa attraversando il campetto. Ci sono delle tagliole sotto la neve, ma non vi preoccupate: io so dove sono. (dissolvenza) Dopo essersi trattenuti alcuni minuti nel corridoio, durante i quali si erano schierati ed avevano estratto le pistole e si erano zittiti a vicenda, il primo della fila sfondo' la porta con un calcio, e tutti insieme irruppero nella stanza gridando -Mani in alto, bastardo!- Ma non c'era nessuno. Chiunque ci fosse stato se ne era andato da un pezzo. Una lunga linea di formiche stava rubando - briciola dopo briciola - un avanzo di cornetto abbandonato sul comodino. Il segreto era li' la copertura era tanto perfetta che neanche era una copertura quel che sembra e' quel che e'. E lui qui non c'e'. Non era che sembrava che non ci fosse e' che proprio non c'era Niente misteri. Fino a questo punto e' tutto chiaro e spiegabilissimo. Come l'uomo di zucchero sia riuscito a sciogliersi nell'acqua fredda, o come la signorina rancida abbia potuto nascondersi ai cani; come poi siano potuti passare i centomila fanti dell'inframuro: tutte queste sono piccolezze tali che risulterebbe quasi meschino, il dilungarsi a trattarne. Intanto ci sarebbero ben altre domande... Occhi che sbirciano e non ricordano; che non si possono fermare, o non avrebbero piu' alcun senso. Occhi senza intento e senza fondo. Stretti come due fiche asettiche. Ed ogni tanto e' la luce: LA LUCE! E la luce lo conduce lo seduce... Lei disse, osservo', e poi fece e disfece. Senz'ombra di ripensamento s'adagio' nella sua stessa scelta. Non c'era senso ne' ragione. Nessuna religione. Era un andare e venire, un partire e ritornare. Un sapere e dimenticare: soprattutto questo. Un dolce e lentissimo, deliberato dimenticare. E non c'era nulla da fare. Lui la assisteva e si preoccupava di tutte le piccole incombenze, ma tanto ormai era fuori della sua memoria. Lo sapeva. Aveva quasi udito lo strascichio del suo nome e del suo volto, che scivolavano fuori dei suoi ricordi. Aveva visto i suoi occhi, passare giorno dopo giorno dall'affetto all'indifferenza. Ormai lo doveva considerare una specie di inserviente. Probabilmente pensava che fosse un fattorino dell'albergo. Negli ultimi giorni aveva addirittura preso a chiamarlo 'buon uomo'. [La donna allora sollevo' la campana di vetro, e raccolse l'esserino, stremato per il lungo gridare silenzioso, e per l'infinito piangere. Ma non invano - alla fine - non invano.] Intanto, continuando ad oscillare avanti e indietro, cercava di consegnare quel moto al suo cervello rettile, che sapeva bene esistere, sepolto sotto miliardi di neuroni da mammifero. Quando alla fine questo avesse accettato l'incarico di mantenere spontaneamente quell'oscillazione, lo avrebbe reso partecipe di quel suo peculiare tempo immediato: il lontano futuro nel quale si andavano a riflettere i suoi atti inconsulti, ed il suo remoto passato, nel quale quegli atti erano appunto stati compiuti, sarebbero svaniti come d'incanto... Irresponsabilmente egli cosi' sperava di perderne ogni coscienza, per rifugiarsi in quell'agognato presente rettile, che lo avrebbe lasciato mentalmente immobile, seppur dondolante, a pensare soltanto al sole, che lentamente scendeva su di lui. Adesso si', che sapeva chi era. Dispersi tutti i concetti piu' complicati, implicanti un inizio ed una fine, una causa ed un effetto, resto' li' per ore, pensandosi come un grosso aggregato cellulare, felice del sangue che veniva pompato su e giu' attraverso tutti i suoi organi. Il sangue scorreva, tutto funzionava. Il sangue scorreva, tutto funzionava. Il sangue scorreva, tutto funzionava. L'insetto sgrano' i grandi occhi modulari: centinaia di bulbi riscintillarono d'entusiasmo. Incapace dal trattenersi, non smetteva di strusciare le zampe, mentre arrancava a piccoli saltelli euforici verso la grande cacca. Kim fa ciao ai suoi tre testimoni e' lontano e non si vede se sorride Kim alza la sua pistola e fa un buco nella luna il primo schianto e' sempre il piu' forte ora non c'e' riparo sembrava al sicuro e invece e' nudo Kim fa un buco nel cielo neanche lo odio per questo e' stato tutto troppo veloce per essere colpa di qualcuno troppo facile il nero si riversa fuori e oscura la terra si vede ch'era destino folle urlanti indicano il cielo a brandelli. Lei non la si poteva ne' chiamare ne' ischerzare, perche' aveva un punteruolo elettrico, che se si fosse girata troppo velocemente avresti potuto ritrovartelo nel cuore. Senza che lei se ne fosse accorta, senza una sua precisa intenzione. E forse questa era la sua condanna, forse era la mia. [La palla ha una duplice funzione. Da un certo punto di vista cio' non appare immediatamente chiaro, come ad esempio se la osserviamo di profilo. Vista da qui infatti, essa e' un cerchio.] Telegrafico attendo accanto al palo, a tutto tondo. Per ora sono in circolo, e non stacco fino a sera; pero' poi usciro', o dalle orecchie o dal naso, ma questo proprio non ha importanza. [L'astio del letto stretto, che ti tortura con le molle imbelli, dritte nella carne. Questo cuscino e' troppo morbido: potrei averne uno di spine? Ieri ho prestato il fianco, lo giuro! Ieri appena, ho prestato il fianco.] Lei fu improvvisa e lontana, come una piscina a piu' di diecimila chilometri lo puo' essere, improvvisa e lontana. E poi fu imprecisa; per questo lascio' questo incerto segno di felicita', che colava giu' dagli spacchi della carne arida. Come le bollicine sul retro del vetro colorato. Quale luce? Avvicinati ancora e ti spacco i denti! Un discreto effetto semantico che ne raggela le ossa, in ogni tentativo frainteso, per dolo o per pieta'. Certi verbi irregolari, o plurali sibillini, ne intaccano la certezza. Gia' gracile e scivolosa, proprio non aspettava altro, per sedersi a guardare. E come canticchiavi, il giorno appresso, come le tue mani piu' sveglie e piu' guizzanti si degnavano! D'inseguir gesti adusi che solo qualche ora o giorno avanti, avevi negato t'appartenessero davvero. Visita la Home Page di Alessio Saitta