"DDDT"
Continuava ad innamorarsi della donna sbagliata: sempre
della stessa. Che fosse quella sbagliata aveva avuto modo
d'impararlo da solo, ed inoltre glielo avevano detto tutti.
Glielo aveva detto persino lei.
-Basta innamorarti di me. Io sono la donna sbagliata. E
poi tu: tu proprio non mi risulti da nessuna parte: che
dovrei farci di te?-
-Non lo so. Ma proviamo a costruire qualcosa...-
-Costruire qualcosa! E tipo cosa? Tipo una capanna di
giunchi sulla spiaggia ventosa? Tipo un palazzo senza porte
che ogni tanto ci si ritrova in strada? Tipo una macchina
senza freni? Tipo una cattedrale di marmo e di colonne, che
si sale sul pulpito una volta per uno, e ci si applaude e ci
si prende ad esempio vicendevolmente, per tutta una vita?-
-Io pensavo a una palafitta, sul lago, vicino ai salici.
Appena sopra il vento di ponente, alta sulle acque, che di
lassu' sembrino sempre quiete, come il mare dal finestrino
d'un aeroplano.-
Ma nulla torna
nulla torna
tranne certi malesseri
che non trovano casa
per questo che girano
e prendono e lasciano
possesso d'occhi
senza che si possa piangere
fintanto che dura
e dopo perche'?
Il sollievo non sgretola
le lacrime attorno che si raccolgono
anche se vengono ignorate
per ora
dimenticate
ti inumidiscono il cuore
ne compromettono l'elasticita'
di modo che sia piu' dolorosa
ogni volta
piu' doloroso
aprirsi
ed ancora piu' doloroso poi
richiudersi.
Basta aspirare in modo costante, e si consuma meno d'una
lampadina sul cruscotto. Solo nella fase del sussurro,
bisogna stare attenti a che le sibilanti, che ivi abbondano,
non raggiungano il tono per stimolare i dormienti, spesse
volte evocandone sogni audaci.
Un lamento e' sempre un lamento, avreste cuore per stare ad
ascoltare? Avreste polmoni per i vostri inevitabili
sospiri? Io dico che aspettereste con gli occhi sbarrati
nel buio, forse a contare le righe sulla parete, forse a
saggiare il cigolio della brandina - nelle sua infinite
possibilita' d'emissione.
Qui
si chiudono gli occhi
e si sceglie un colore
a seconda della stanchezza
opaco se non si ha voglia
chiaro, se c'e' luce.
Si inizia.
Mi si presenta come un limone acerbo, e mi chiede con
disinvoltura se puo' fermarsi a maturare sul cruscotto della
mia auto.
-Se mi infilo proprio sotto il parabrezza, mi spiega, grazie
all'effetto serra me la cavero' in un attimo! Ci vorranno
appena cinque minuti.-
(dissolvenza)
Le pesche sono quasi mature, ed i vermi prendono dimora.
Scansano le foglie ed i rametti e le gemme ancora chiuse.
Si innestano alla base del picciolo, scavando nella polpa
acerba invisibili pertugi. Collegano il gas e
l'elettricita', erigono antenne paraboliche. Per l'acqua
calda si recano sul lato al sole. Per l'acqua fredda su
quello in ombra.
(dissolvenza)
Questo prima: e subito dopo quella sensazione di torpore
infinito, insostenibile la dolcezza del cantuccio, sarebbe
troppo crudele il sottrarvisi volontariamente... No! Ho
detto di no e non ne parliamo piu'! Bisogna tornare al
cerchio invece. Girare attorno alla casa attraversando il
campetto. Ci sono delle tagliole sotto la neve, ma non vi
preoccupate: io so dove sono.
(dissolvenza)
Dopo essersi trattenuti alcuni minuti nel corridoio, durante
i quali si erano schierati ed avevano estratto le pistole e
si erano zittiti a vicenda, il primo della fila sfondo' la
porta con un calcio, e tutti insieme irruppero nella stanza
gridando
-Mani in alto, bastardo!-
Ma non c'era nessuno. Chiunque ci fosse stato se ne era
andato da un pezzo. Una lunga linea di formiche stava
rubando - briciola dopo briciola - un avanzo di cornetto
abbandonato sul comodino.
Il segreto era li'
la copertura era tanto perfetta
che neanche era una copertura
quel che sembra e' quel che e'.
E lui qui non c'e'.
Non era che sembrava che non ci fosse
e' che proprio non c'era
Niente misteri. Fino a questo punto e' tutto chiaro e
spiegabilissimo. Come l'uomo di zucchero sia riuscito a
sciogliersi nell'acqua fredda, o come la signorina rancida
abbia potuto nascondersi ai cani; come poi siano potuti
passare i centomila fanti dell'inframuro: tutte queste sono
piccolezze tali che risulterebbe quasi meschino, il
dilungarsi a trattarne.
Intanto ci sarebbero ben altre domande... Occhi che
sbirciano e non ricordano; che non si possono fermare, o non
avrebbero piu' alcun senso. Occhi senza intento e senza
fondo. Stretti come due fiche asettiche. Ed ogni tanto e'
la luce: LA LUCE!
E la luce
lo conduce
lo seduce...
Lei disse, osservo', e poi fece e disfece. Senz'ombra di
ripensamento s'adagio' nella sua stessa scelta. Non c'era
senso ne' ragione. Nessuna religione. Era un andare e
venire, un partire e ritornare. Un sapere e dimenticare:
soprattutto questo. Un dolce e lentissimo, deliberato
dimenticare. E non c'era nulla da fare. Lui la assisteva e
si preoccupava di tutte le piccole incombenze, ma tanto
ormai era fuori della sua memoria. Lo sapeva. Aveva quasi
udito lo strascichio del suo nome e del suo volto, che
scivolavano fuori dei suoi ricordi. Aveva visto i suoi
occhi, passare giorno dopo giorno dall'affetto
all'indifferenza. Ormai lo doveva considerare una specie di
inserviente. Probabilmente pensava che fosse un fattorino
dell'albergo. Negli ultimi giorni aveva addirittura preso a
chiamarlo 'buon uomo'.
[La donna allora sollevo' la campana di vetro, e raccolse
l'esserino, stremato per il lungo gridare silenzioso, e per
l'infinito piangere. Ma non invano - alla fine - non
invano.]
Intanto, continuando ad oscillare avanti e indietro, cercava
di consegnare quel moto al suo cervello rettile, che sapeva
bene esistere, sepolto sotto miliardi di neuroni da
mammifero. Quando alla fine questo avesse accettato
l'incarico di mantenere spontaneamente quell'oscillazione,
lo avrebbe reso partecipe di quel suo peculiare tempo
immediato: il lontano futuro nel quale si andavano a
riflettere i suoi atti inconsulti, ed il suo remoto passato,
nel quale quegli atti erano appunto stati compiuti,
sarebbero svaniti come d'incanto...
Irresponsabilmente egli cosi' sperava di perderne ogni
coscienza, per rifugiarsi in quell'agognato presente
rettile, che lo avrebbe lasciato mentalmente immobile,
seppur dondolante, a pensare soltanto al sole, che
lentamente scendeva su di lui.
Adesso si', che sapeva chi era. Dispersi tutti i concetti
piu' complicati, implicanti un inizio ed una fine, una causa
ed un effetto, resto' li' per ore, pensandosi come un grosso
aggregato cellulare, felice del sangue che veniva pompato su
e giu' attraverso tutti i suoi organi.
Il sangue scorreva, tutto funzionava. Il sangue scorreva,
tutto funzionava. Il sangue scorreva, tutto funzionava.
L'insetto sgrano' i grandi occhi modulari: centinaia di
bulbi riscintillarono d'entusiasmo. Incapace dal
trattenersi, non smetteva di strusciare le zampe, mentre
arrancava a piccoli saltelli euforici verso la grande cacca.
Kim fa ciao ai suoi tre testimoni
e' lontano e non si vede
se sorride
Kim alza la sua pistola e fa un buco nella luna
il primo schianto e' sempre il piu' forte
ora non c'e' riparo
sembrava al sicuro
e invece e' nudo
Kim fa un buco nel cielo
neanche lo odio per questo
e' stato tutto troppo veloce
per essere colpa di qualcuno
troppo facile
il nero si riversa fuori e oscura la terra
si vede ch'era destino
folle urlanti indicano il cielo a brandelli.
Lei non la si poteva ne' chiamare ne' ischerzare, perche'
aveva un punteruolo elettrico, che se si fosse girata troppo
velocemente avresti potuto ritrovartelo nel cuore. Senza
che lei se ne fosse accorta, senza una sua precisa
intenzione. E forse questa era la sua condanna, forse era
la mia.
[La palla ha una duplice funzione. Da un certo punto di
vista cio' non appare immediatamente chiaro, come ad esempio
se la osserviamo di profilo. Vista da qui infatti, essa e'
un cerchio.]
Telegrafico attendo accanto al palo, a tutto tondo. Per ora
sono in circolo, e non stacco fino a sera; pero' poi
usciro', o dalle orecchie o dal naso, ma questo proprio non
ha importanza.
[L'astio del letto stretto, che ti tortura con le molle
imbelli, dritte nella carne. Questo cuscino e' troppo
morbido: potrei averne uno di spine? Ieri ho prestato il
fianco, lo giuro! Ieri appena, ho prestato il fianco.]
Lei fu improvvisa e lontana, come una piscina a piu' di
diecimila chilometri lo puo' essere, improvvisa e lontana.
E poi fu imprecisa; per questo lascio' questo incerto segno
di felicita', che colava giu' dagli spacchi della carne
arida. Come le bollicine sul retro del vetro colorato.
Quale luce?
Avvicinati ancora e ti spacco i denti! Un discreto effetto
semantico che ne raggela le ossa, in ogni tentativo
frainteso, per dolo o per pieta'. Certi verbi irregolari, o
plurali sibillini, ne intaccano la certezza. Gia' gracile e
scivolosa, proprio non aspettava altro, per sedersi a
guardare.
E come canticchiavi, il giorno appresso, come le tue mani
piu' sveglie e piu' guizzanti si degnavano! D'inseguir
gesti adusi che solo qualche ora o giorno avanti, avevi
negato t'appartenessero davvero.
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