"LA DOMANDA"

by Fabrizio Fiandanese

Busso' alla porta un po' titubante. L'indirizzo era giusto, ne era sicuro. Lui gliel'aveva ripetuto tre volte al telefono quella mattina. Eppure gli sembrava strana quella targhetta sulla porta: "Dr. Luce-Foro". Dottore? Ma perche' c'e' un' universita' per "quelle cose" ? Mah! Attese un paio di minuti poi decise di andarsene. Non fece in tempo ad allontanarsi che un rumore di passi, seppure un po' ovattato, fu chiaramente udibile. Segui' un gridato : "Chi e' ? " "Sono quello che le ha telefonato stamane, il signor M. ,si ricorda?" "Ah, si, un attimo che apro ". Un rumore di ferrame anticipo' l'apertura della porta. Agli occhi dello spaurito signor M. apparve una figura un po' diversa da come se l'era aspettata. Il dottore era un uomo anziano, di corporatura media, dalla barba grigia e folta. Due enormi sopracciglia gli spiccavano in volto. Lo sguardo era stanco e annoiato tipico di chi nella vita aveva gia' visto tutto. La cosa che pero' colpi' particolarmente il sig. M. fu l'abbigliamento dell'uomo. Lui se lo aspettava coperto da una palandrana luminosa in argento costellata di piccole lune e soli ricamati ed in piu' un bel copricapo a cono con tanto di fiocchetto in punta, invece il vecchio indossava una comunissima camicia rigata, un paio di jeans smollati e, perbacco, una bella coppia di pantofole pelose. Il nostro M., a tal vista, non riusci' a trattenere una smorfia di disgusto. Il dottore recepi' subito il messaggio e con tono seccato disse: "Allora vogliamo arrivare al punto o ha gia' cambiato idea? Non ho mica tempo da perdere io! ". M. scrollo' le spalle, trasse respiro e disse: "OK, mi scusi, sono pronto, dove mi devo mettere?" Il vecchio disse :"Bene si accomodi ". Lo fece entrare e lo diresse verso uno studio che si trovava in fondo al corridoio. La casa ad una prima occhiata non sembrava niente di eccezionale, vista bene poi, era anche peggio. Il sig. M. si sedette sull' unica squallidissima sedia e si appoggio' alla scrivania dietro la quale si era gia' accomodato il dottore. Lo studio era spoglio con due librerie in compensato semivuote ed una bianca finestra semiaperta sulla parete piu' ampia. Solo una serigrafia del diavolo Miltoniano tolse definitivamente al signor M. il dubbio di aver sbagliato posto. "Dunque, ricapitolando, qual'era il suo problema?" Il giovane comincio': "Come le dicevo stamane al telefono, ho letto la sua inserzione sul quotidiano e sono rimasto incuriosito. Gia' perche' al momento ho davvero bisogno di, come ha scritto lei, un "Risolutore dei problemi amorosi". "Sono io infatti -disse orgoglioso il vecchio- Vada avanti." "Dicevo, il mio problema e' tanto comune quanto irrisolvibile. Mi guardi bene, come avra' gia' notato sono tutto tranne un Adone" Il vecchio si fece un po' indietro, socchiuse un occhio, lo guardo' con attenzione e poi con un sorriso diede il suo assenso. "Vista dunque la mia condizione fisica ho non pochi problemi nel rapporto con l'altro sesso. E' per questo che sono qui, come avra' intuito." A tali parole il dottore si allarmo' non poco e gli disse: "In sostanza, cosa vuole esattamente da me?" "Ah, non si preoccupi non voglio mica che lei mi trasformi in uno di quei fusti che si vedono in TV. Io ho fede nelle forze magiche ma non credo nei miracoli!" Il dottore tiro' un sospiro di sollievo. "Quello che desidero e' molto piu' semplice, voglio che lei faccia innamorare di me una certa ragazza"- "Bene, questo e' il mio mestiere, non ci sono problemi, riempa questo modulo" Il barbuto dottore allora ,con estrema tranquillita', apri' il cassetto della scrivania , ne tiro' fuori un modulo prestampato ed una penna rossa, e li porse al giovane. Il signor M. rimase un po' perplesso, poi inforco' i suoi occhiali da vista e prese a leggere: Modello 666 per filtro amoroso. Compilare con i propri dati rispondendo alle seguenti domande. E di seguito erano richieste le solite informazioni: nome, cognome, data di nascita ecc..... una sola richiesta, l'ultima prima dello spazio per la firma, era un po' insolita :"Vi ritenete davvero senza speranze?" A questa domanda il signor M. non ebbe esitazioni e rispose: "Si" in caratteri grandi e ben leggibili. La cosa che piu' lo colpi' fu una scritta in grassetto in fondo al foglio: "SODDISFATTI O RIMBORSATI" . Quelle ultime parole lo rassicurarono e lo convinsero di aver fatto la scelta giusta. Riguardo' velocemente il tutto e poi, sicuro di non aver sbagliato niente, lo consegno' ansioso al vecchio che era stato a fissarlo tutto il tempo. "Cosa devo fare adesso, vuole qualche goccia del mio sangue o che so, qualche mia ciocca di capelli?" - "Niente di tutto questo -gli rispose- Abbiamo finito, puo' andare." - "Come? E i sortilegi, gli incantesimi, il filtro?" "Stia calmo, mi dia il tempo di inserire i suoi dati nel computer e nel giro di qualche ora avro' preparato la pozione". Il sig.M. era un po' perplesso poi penso' che in fin dei conti questo era il progresso e si alzo' per andarsene : "Passo stasera allora, cosi' mi da il filtro" - "Un attimo di pazienza, avrei bisogno di un anticipo per procurarmi gli ingredienti necessari" "Occhi di rospo ed ali di pipistrello?" disse il giovane al colmo dell'eccitazione. "No! Glutammato di sodio e perossido di potassio." - "Ah, capisco" disse pur non avendo affatto capito. "Quant'e' l'anticipo?" "Centomila." Rispose seccamente l'altro e aggiunse: "Non si preoccupi, risultato garantito e poi ha letto cosa c'e' scritto sul modulo: Soddisfatti o..." "Rimborsati" concluse il sig. M. "E va bene, ecco a lei". Dopo la consegna dei soldi ed una vigorosa stretta di mano, i due si salutarono. Puntuale come la morte M. busso' nuovamente alla porta del dottore quattro ore piu' tardi. La sera era ormai calata da un pezzo ed infatti il dottor Luce-Foro questa volta apparve con una vestaglia che copriva in maniera evidente un vecchio pigiama di tela blu. Il dottore si scuso' per la tenuta e lo fece entrare. Lo studio adesso dava un senso piu' accentuato di tristezza. Era rischiarato da un semplice lumino elettrico posato sulla scrivania. Dall'esterno della finestra non penetrava alcuna luce. In cielo non vi erano stelle. Nella penombra il volto del vecchio sembrava piu' triste del solito. Le sopracciglia cespugliose coprivano piu' che mai i suoi occhi ormai spenti. Un senso di angustia colpi' il giovane che cominciava a perdere parte dell'entusiasmo iniziale. Si sedette stancamente sulla stessa sedia di prima e si poggio' stavolta con maggior rispetto sulla scrivania. Passarono tre minuti di gelido silenzio prima che il vecchio pronunciasse le fatidiche parole: "E' pronta, non si preoccupi" Cosi' dicendo estrasse, quasi per magia, dal cassetto una boccettina di vetro verde e la poso' con calma sulla scrivania. Il sig.M. la miro' e rimiro' con estrema curiosita'. Non riusciva a capire come quella minuscola ampolla potesse risolvere i suoi enormi problemi. Nonostante cio' era profondamente ammirato. Il vecchio con cautela tiro' via il piccolo tappo di cristallo. Fatto cio', con la stessa calma, fece scivolare la boccetta sotto gli occhi del suo cliente. "Il liquido li' contenuto e' quanto di piu' potente io le possa mai offrire. Il suo effetto e' miracoloso. Le bastera' farlo bere alla donna che desidera conquistare per farla sua schiava fedele per sempre. Stia attento pero' a non sbagliare. Ha solo una possibilita', non se la faccia scappare" E poi aggiunse: "Adesso mi deve trecentomila, grazie" Un brivido corse per la schiena del sig.M. Mai una cira gli era sembrata tanto irrisoria rispetto a cio' che gli veniva offerto. Era finalmente l'ora del riscatto. Nessuno l'avrebbe piu' deriso per la sua disastrosa vita sociale. Non riusciva nemmeno piu' a ricordare da quanto tempo desiderasse poter tirar fuori con gli amici la fatidica frase: "Non posso uscire con voi stasera, ho un impegno con la mia ragazza!" Nessuno piu' gli avrebbe detto ammiccando: "Sapevo che saresti venuto, tu sei sempre cosi' libero!" Basta con quegli squallidi S.Valentino che capitavano puntualmente ogni benedetto anno. In quei giorni si rintanava in casa afflitto dal suo cronico immaginario mal di testa. Gia' perch‚ li' fuori non ci voleva andare. Che patetico spettacolo avrebbe trovato davanti a s‚. Ai suoi occhi gli altri erano tutti in coppia, giovani ed anziani. Anche i cani non giravano da soli. Pareva quasi che ci fossero cuoricini dappertutto, come nei cartoni animati. Non che in casa, poi, le cose andassero meglio. Accendeva la TV e che trovava? "Love boat" o "Stranamore". Non vi dico le pubblicita' o le canzoni alla radio. Possibile che non si pensasse ad altro? Ma dico che fine aveva fatto il buon senso? Ma quest'anno NO! Tutto sarebbe cambiato, anche lui sarebbe stato partecipe e non piu' spettatore passivo. Questa volta aveva la soluzione tra le mani, una piccola misteriosa boccetta verde. Non ci poteva davvero credere. Se solo ci avesse pensato prima avrebbe risparmiato tanti di quei soldi! Non sarebbe mai andato in palestra a sgobbare due ore al giorno senza ottenere altro che un bel set di calli sulle mani. N‚ sarebbe andato da "Michelle - Il barbiere dei divi" per farsi cambiare acconciatura in maniera radicale solo perch‚ qualcuno gli aveva detto: "Sai, cambiando look forse miglioreresti un po'" E avrebbe probabilmente anche fatto a meno di comprare quei vestiti da straccione, che ormai nascondeva nell'armadio, che gli avavano consigliato in quanto erano "di tendenza". Ora BASTA! Li avrebbe fregati tutti quelli li', avrebbe fatto vedere chi comandava, avrebbe dettato lui le regole, ora aveva il POTERE. Estrasse dal portafoglio i biglietti richiesti e li porse sorridendo al dottore. Poi richiuse la boccetta, l'avvicino' alla luce per meglio vedere il liquido che all' interno, al movimento, si frangeva in minuscole onde. Soddisfatto mise il tutto nel taschino, fece un inchino e senza dire altro lascio' la casa. Il vecchio non disse nulla, rimase pensoso per un po' poi spense la luce. Un mese dopo. Il sig. M. suono' ancora una volta il campanello del dottore. Non ci fu risposta. Snervato risuono' ancora prolungando la pressione sul pulsante. Ancora silenzio. Si stava spazientendo sempre pio', si tratteneva a stento dal buttare giu' la porta a forza di pugni. Non fu necessario. La porta si apri'. Il sig.M. non ne era sicuro ma aveva l'impressione che la folta barba si fosse incartapecorita, avesse perso ormai ogni luminosita'. Anche la sua pelle sembrava ormai essersi raggrinzita. In sostanza gli appariva piu' vecchio di quanto ricordasse. Non gli diede tempo di fiatare ma tuono': "Lei mi deve una spiegazione". L'anziano dottore non disse nulla, si volto' lentamente e si diresse verso il solito studio. Il giovane sbatte' la porta dietro le spalle e lo segui' irritato. Una volta seduti come al solito fu il vecchio a parlare per primo e con una voce piu' rauca che mai disse: "Ha funzionato, non e' vero?" - "Si, ha funzionato." - "E allora cosa vuole da me adesso?" - "Voglio che lei sappia come sono andate le cose. Il giorno in cui comperai da lei la pozione tornai a casa in preda all'euforia. Quella notte non riuscii a dormire pensando a lei che presto sarebbe stata tutta mia. Ricordai il primo giorno in cui l'avevo vista la prima volta. Mi fermai a guardarla piu' volte cercando di convincermi che fosse reale. Era troppo perfetta. Mi dicevo che se l'avessi conquistata avrei raggiunto il massimo. Non avrei potuto desiderare di meglio. E cosi' appena ebbi l'occasione mi avvicinai a lei al bar e le offrii qualcosa da bere. Colsi un momento di distrazione ed intrepido come non mai svuotai il contenuto della bottiglietta nella sua bevanda. Tremante la vidi, quasi al rallentatore, alzare il bicchiere ed assaporare lentamente la bibita. Una sola gocciolina prismata, luminosa, le rimase sulle labbra. La fissai per cercare di notare qualcosa sul suo volto che dimostrasse che la pozione avesse avuto effetto. Non mi ci volle molto a notare un'alterazione dei suoi occhi. Era come se un sottile velo si fosse interposto tra noi due. Mi guardo' con quei nuovi occhi, mi fece uno spendido sorriso e mi disse: "Amore, ti ho trovato finalmente." Non le descrivo la mia gioia a quelle parole, avevo conquistato il terreno nemico, avevo vinto. Lei mi abbraccio' forte , mi diede un sensuale bacio sul collo ed in preda alle lacrime mi disse: "Non mi lasciare, voglio vivere con te!" Esultante ricambiai l'abbraccio e scoppiai in una risata di vittoria. Da allora lei non mi abbandono' mai. Mi era sempre accanto, applaudiva ogni mia azione, non faceva che ripetermi: "Quanto sei bello, quanto sei bravo" All'inizio ero contento, mai avevo ricevuto tanti complimenti, poi cominciai a seccarmi quando questi parvero scaturire dal nulla. Io ero li' magari che dormivo che arrivava lei a svegliarmi per dirmi: "Come dormivi bene", per poi aggiungere: "Come ti svegli bene". In breve la odiai con tutte le mie forze. Ma la cosa che veramente mi urtava era l'aver capito di aver fallito nuovamente. Gia' poich‚ quella era tutta una farsa. Non avevo trovato l'amore ma uno zombie meccanico che nella sua mente imputridita da quel magico veleno vedeva in me qualcosa che non esisteva. Lei non amava me ma una figura eterea, perfetta, che ai suoi occhi sostituiva la mia. Ora lei e' morta, le ho spaccato il cranio con una bottiglia di buon vino rosso. Nonostante tutto prima di morire mi ha chiamato "Amore" per l'ultima volta mentre un misto indistinguibile di vino e sangue le riempiva la gola e le offuscava gli occhi. Ora, mio caro maledetto dottor Luce-Foro, voglio sapere da lei cosa ho sbagliato in questa mia ormai dannata vita." Il vecchio giunse le mani a mo' di preghiera e disse: "Ma come, non l'ha ancora capito?"