"LA DOMANDA"
Busso' alla porta un po' titubante. L'indirizzo era giusto,
ne era sicuro. Lui gliel'aveva ripetuto tre volte al
telefono quella mattina. Eppure gli sembrava strana quella
targhetta sulla porta: "Dr. Luce-Foro".
Dottore? Ma perche' c'e' un' universita' per "quelle cose"
? Mah! Attese un paio di minuti poi decise di andarsene.
Non fece in tempo ad allontanarsi che un rumore di passi,
seppure un po' ovattato, fu chiaramente udibile. Segui' un
gridato : "Chi e' ? " "Sono quello che le ha telefonato
stamane, il signor M. ,si ricorda?" "Ah, si, un attimo che
apro ". Un rumore di ferrame anticipo' l'apertura della
porta. Agli occhi dello spaurito signor M. apparve una
figura un po' diversa da come se l'era aspettata.
Il dottore era un uomo anziano, di corporatura media, dalla
barba grigia e folta. Due enormi sopracciglia gli
spiccavano in volto. Lo sguardo era stanco e annoiato
tipico di chi nella vita aveva gia' visto tutto. La cosa
che pero' colpi' particolarmente il sig. M. fu
l'abbigliamento dell'uomo. Lui se lo aspettava coperto da
una palandrana luminosa in argento costellata di piccole
lune e soli ricamati ed in piu' un bel copricapo a cono con
tanto di fiocchetto in punta, invece il vecchio indossava
una comunissima camicia rigata, un paio di jeans smollati e,
perbacco, una bella coppia di pantofole pelose. Il nostro
M., a tal vista, non riusci' a trattenere una smorfia di
disgusto. Il dottore recepi' subito il messaggio e con tono
seccato disse: "Allora vogliamo arrivare al punto o ha gia'
cambiato idea? Non ho mica tempo da perdere io! ". M.
scrollo' le spalle, trasse respiro e disse: "OK, mi scusi,
sono pronto, dove mi devo mettere?" Il vecchio disse :"Bene
si accomodi ".
Lo fece entrare e lo diresse verso uno studio che si trovava
in fondo al corridoio. La casa ad una prima occhiata non
sembrava niente di eccezionale, vista bene poi, era anche
peggio. Il sig. M. si sedette sull' unica squallidissima
sedia e si appoggio' alla scrivania dietro la quale si era
gia' accomodato il dottore. Lo studio era spoglio con due
librerie in compensato semivuote ed una bianca finestra
semiaperta sulla parete piu' ampia. Solo una serigrafia del
diavolo Miltoniano tolse definitivamente al signor M. il
dubbio di aver sbagliato posto. "Dunque, ricapitolando,
qual'era il suo problema?" Il giovane comincio': "Come le
dicevo stamane al telefono, ho letto la sua inserzione sul
quotidiano e sono rimasto incuriosito. Gia' perche' al
momento ho davvero bisogno di, come ha scritto lei, un
"Risolutore dei problemi amorosi".
"Sono io infatti -disse orgoglioso il vecchio- Vada avanti."
"Dicevo, il mio problema e' tanto comune quanto
irrisolvibile. Mi guardi bene, come avra' gia' notato sono
tutto tranne un Adone" Il vecchio si fece un po' indietro,
socchiuse un occhio, lo guardo' con attenzione e poi con un
sorriso diede il suo assenso. "Vista dunque la mia
condizione fisica ho non pochi problemi nel rapporto con
l'altro sesso. E' per questo che sono qui, come avra'
intuito." A tali parole il dottore si allarmo' non poco e
gli disse: "In sostanza, cosa vuole esattamente da me?" "Ah,
non si preoccupi non voglio mica che lei mi trasformi in uno
di quei fusti che si vedono in TV. Io ho fede nelle forze
magiche ma non credo nei miracoli!" Il dottore tiro' un
sospiro di sollievo.
"Quello che desidero e' molto piu' semplice, voglio che lei
faccia innamorare di me una certa ragazza"- "Bene, questo e'
il mio mestiere, non ci sono problemi, riempa questo modulo"
Il barbuto dottore allora ,con estrema tranquillita', apri'
il cassetto della scrivania , ne tiro' fuori un modulo
prestampato ed una penna rossa, e li porse al giovane. Il
signor M. rimase un po' perplesso, poi inforco' i suoi
occhiali da vista e prese a leggere: Modello 666 per filtro
amoroso. Compilare con i propri dati rispondendo alle
seguenti domande.
E di seguito erano richieste le solite informazioni: nome,
cognome, data di nascita ecc..... una sola richiesta,
l'ultima prima dello spazio per la firma, era un po'
insolita :"Vi ritenete davvero senza speranze?" A questa
domanda il signor M. non ebbe esitazioni e rispose: "Si" in
caratteri grandi e ben leggibili. La cosa che piu' lo
colpi' fu una scritta in grassetto in fondo al foglio:
"SODDISFATTI O RIMBORSATI" . Quelle ultime parole lo
rassicurarono e lo convinsero di aver fatto la scelta
giusta. Riguardo' velocemente il tutto e poi, sicuro di non
aver sbagliato niente, lo consegno' ansioso al vecchio che
era stato a fissarlo tutto il tempo.
"Cosa devo fare adesso, vuole qualche goccia del mio sangue
o che so, qualche mia ciocca di capelli?" - "Niente di tutto
questo -gli rispose- Abbiamo finito, puo' andare." - "Come?
E i sortilegi, gli incantesimi, il filtro?"
"Stia calmo, mi dia il tempo di inserire i suoi dati nel
computer e nel giro di qualche ora avro' preparato la
pozione".
Il sig.M. era un po' perplesso poi penso' che in fin dei
conti questo era il progresso e si alzo' per andarsene :
"Passo stasera allora, cosi' mi da il filtro" - "Un attimo
di pazienza, avrei bisogno di un anticipo per procurarmi gli
ingredienti necessari" "Occhi di rospo ed ali di
pipistrello?" disse il giovane al colmo dell'eccitazione.
"No! Glutammato di sodio e perossido di potassio." - "Ah,
capisco" disse pur non avendo affatto capito. "Quant'e'
l'anticipo?" "Centomila." Rispose seccamente l'altro e
aggiunse: "Non si preoccupi, risultato garantito e poi ha
letto cosa c'e' scritto sul modulo: Soddisfatti o..."
"Rimborsati" concluse il sig. M. "E va bene, ecco a lei".
Dopo la consegna dei soldi ed una vigorosa stretta di mano,
i due si salutarono.
Puntuale come la morte M. busso' nuovamente alla porta del
dottore quattro ore piu' tardi. La sera era ormai calata da
un pezzo ed infatti il dottor Luce-Foro questa volta apparve
con una vestaglia che copriva in maniera evidente un vecchio
pigiama di tela blu. Il dottore si scuso' per la tenuta e
lo fece entrare. Lo studio adesso dava un senso piu'
accentuato di tristezza. Era rischiarato da un semplice
lumino elettrico posato sulla scrivania. Dall'esterno della
finestra non penetrava alcuna luce. In cielo non vi erano
stelle. Nella penombra il volto del vecchio sembrava piu'
triste del solito. Le sopracciglia cespugliose coprivano
piu' che mai i suoi occhi ormai spenti. Un senso di
angustia colpi' il giovane che cominciava a perdere parte
dell'entusiasmo iniziale. Si sedette stancamente sulla
stessa sedia di prima e si poggio' stavolta con maggior
rispetto sulla scrivania. Passarono tre minuti di gelido
silenzio prima che il vecchio pronunciasse le fatidiche
parole: "E' pronta, non si preoccupi" Cosi' dicendo
estrasse, quasi per magia, dal cassetto una boccettina di
vetro verde e la poso' con calma sulla scrivania. Il sig.M.
la miro' e rimiro' con estrema curiosita'.
Non riusciva a capire come quella minuscola ampolla potesse
risolvere i suoi enormi problemi. Nonostante cio' era
profondamente ammirato. Il vecchio con cautela tiro' via il
piccolo tappo di cristallo. Fatto cio', con la stessa
calma, fece scivolare la boccetta sotto gli occhi del suo
cliente. "Il liquido li' contenuto e' quanto di piu'
potente io le possa mai offrire. Il suo effetto e'
miracoloso. Le bastera' farlo bere alla donna che desidera
conquistare per farla sua schiava fedele per sempre. Stia
attento pero' a non sbagliare. Ha solo una possibilita',
non se la faccia scappare" E poi aggiunse: "Adesso mi deve
trecentomila, grazie" Un brivido corse per la schiena del
sig.M.
Mai una cira gli era sembrata tanto irrisoria rispetto a
cio' che gli veniva offerto. Era finalmente l'ora del
riscatto. Nessuno l'avrebbe piu' deriso per la sua
disastrosa vita sociale. Non riusciva nemmeno piu' a
ricordare da quanto tempo desiderasse poter tirar fuori con
gli amici la fatidica frase: "Non posso uscire con voi
stasera, ho un impegno con la mia ragazza!"
Nessuno piu' gli avrebbe detto ammiccando: "Sapevo che
saresti venuto, tu sei sempre cosi' libero!" Basta con
quegli squallidi S.Valentino che capitavano puntualmente
ogni benedetto anno. In quei giorni si rintanava in casa
afflitto dal suo cronico immaginario mal di testa. Gia'
perch‚ li' fuori non ci voleva andare. Che patetico
spettacolo avrebbe trovato davanti a s‚. Ai suoi occhi gli
altri erano tutti in coppia, giovani ed anziani. Anche i
cani non giravano da soli. Pareva quasi che ci fossero
cuoricini dappertutto, come nei cartoni animati. Non che in
casa, poi, le cose andassero meglio. Accendeva la TV e che
trovava? "Love boat" o "Stranamore". Non vi dico le
pubblicita' o le canzoni alla radio. Possibile che non si
pensasse ad altro? Ma dico che fine aveva fatto il buon
senso?
Ma quest'anno NO! Tutto sarebbe cambiato, anche lui sarebbe
stato partecipe e non piu' spettatore passivo. Questa volta
aveva la soluzione tra le mani, una piccola misteriosa
boccetta verde. Non ci poteva davvero credere. Se solo ci
avesse pensato prima avrebbe risparmiato tanti di quei
soldi! Non sarebbe mai andato in palestra a sgobbare due
ore al giorno senza ottenere altro che un bel set di calli
sulle mani. N‚ sarebbe andato da "Michelle - Il barbiere
dei divi" per farsi cambiare acconciatura in maniera
radicale solo perch‚ qualcuno gli aveva detto: "Sai,
cambiando look forse miglioreresti un po'" E avrebbe
probabilmente anche fatto a meno di comprare quei vestiti da
straccione, che ormai nascondeva nell'armadio, che gli
avavano consigliato in quanto erano "di tendenza". Ora
BASTA!
Li avrebbe fregati tutti quelli li', avrebbe fatto vedere
chi comandava, avrebbe dettato lui le regole, ora aveva il
POTERE. Estrasse dal portafoglio i biglietti richiesti e li
porse sorridendo al dottore. Poi richiuse la boccetta,
l'avvicino' alla luce per meglio vedere il liquido che all'
interno, al movimento, si frangeva in minuscole onde.
Soddisfatto mise il tutto nel taschino, fece un inchino e
senza dire altro lascio' la casa. Il vecchio non disse
nulla, rimase pensoso per un po' poi spense la luce.
Un mese dopo.
Il sig. M. suono' ancora una volta il campanello del
dottore. Non ci fu risposta. Snervato risuono' ancora
prolungando la pressione sul pulsante. Ancora silenzio. Si
stava spazientendo sempre pio', si tratteneva a stento dal
buttare giu' la porta a forza di pugni. Non fu necessario.
La porta si apri'. Il sig.M. non ne era sicuro ma aveva
l'impressione che la folta barba si fosse incartapecorita,
avesse perso ormai ogni luminosita'. Anche la sua pelle
sembrava ormai essersi raggrinzita. In sostanza gli
appariva piu' vecchio di quanto ricordasse. Non gli diede
tempo di fiatare ma tuono': "Lei mi deve una spiegazione".
L'anziano dottore non disse nulla, si volto' lentamente e si
diresse verso il solito studio. Il giovane sbatte' la porta
dietro le spalle e lo segui' irritato. Una volta seduti
come al solito fu il vecchio a parlare per primo e con una
voce piu' rauca che mai disse: "Ha funzionato, non e' vero?"
- "Si, ha funzionato." - "E allora cosa vuole da me adesso?"
- "Voglio che lei sappia come sono andate le cose. Il
giorno in cui comperai da lei la pozione tornai a casa in
preda all'euforia. Quella notte non riuscii a dormire
pensando a lei che presto sarebbe stata tutta mia. Ricordai
il primo giorno in cui l'avevo vista la prima volta.
Mi fermai a guardarla piu' volte cercando di convincermi che
fosse reale. Era troppo perfetta. Mi dicevo che se
l'avessi conquistata avrei raggiunto il massimo. Non avrei
potuto desiderare di meglio. E cosi' appena ebbi
l'occasione mi avvicinai a lei al bar e le offrii qualcosa
da bere. Colsi un momento di distrazione ed intrepido come
non mai svuotai il contenuto della bottiglietta nella sua
bevanda. Tremante la vidi, quasi al rallentatore, alzare il
bicchiere ed assaporare lentamente la bibita.
Una sola gocciolina prismata, luminosa, le rimase sulle
labbra. La fissai per cercare di notare qualcosa sul suo
volto che dimostrasse che la pozione avesse avuto effetto.
Non mi ci volle molto a notare un'alterazione dei suoi
occhi. Era come se un sottile velo si fosse interposto tra
noi due. Mi guardo' con quei nuovi occhi, mi fece uno
spendido sorriso e mi disse: "Amore, ti ho trovato
finalmente." Non le descrivo la mia gioia a quelle parole,
avevo conquistato il terreno nemico, avevo vinto. Lei mi
abbraccio' forte , mi diede un sensuale bacio sul collo ed
in preda alle lacrime mi disse: "Non mi lasciare, voglio
vivere con te!" Esultante ricambiai l'abbraccio e scoppiai
in una risata di vittoria.
Da allora lei non mi abbandono' mai. Mi era sempre accanto,
applaudiva ogni mia azione, non faceva che ripetermi:
"Quanto sei bello, quanto sei bravo" All'inizio ero
contento, mai avevo ricevuto tanti complimenti, poi
cominciai a seccarmi quando questi parvero scaturire dal
nulla. Io ero li' magari che dormivo che arrivava lei a
svegliarmi per dirmi: "Come dormivi bene", per poi
aggiungere: "Come ti svegli bene". In breve la odiai con
tutte le mie forze. Ma la cosa che veramente mi urtava era
l'aver capito di aver fallito nuovamente. Gia' poich‚
quella era tutta una farsa. Non avevo trovato l'amore ma
uno zombie meccanico che nella sua mente imputridita da quel
magico veleno vedeva in me qualcosa che non esisteva. Lei
non amava me ma una figura eterea, perfetta, che ai suoi
occhi sostituiva la mia.
Ora lei e' morta, le ho spaccato il cranio con una bottiglia
di buon vino rosso. Nonostante tutto prima di morire mi ha
chiamato "Amore" per l'ultima volta mentre un misto
indistinguibile di vino e sangue le riempiva la gola e le
offuscava gli occhi. Ora, mio caro maledetto dottor
Luce-Foro, voglio sapere da lei cosa ho sbagliato in questa
mia ormai dannata vita."
Il vecchio giunse le mani a mo' di preghiera e disse: "Ma
come, non l'ha ancora capito?"