"A NASO IN SU"

by Paolo Scaffardi

Sulla via di casa, al ritorno dal lavoro, c'e' un piazzale ghiaiato in piena campagna. Un giorno di febbraio ho deciso di fermarmi. Ho lasciato la macchina in folle, ho spento i fari e sono uscito dalla vettura. Cos'ho fatto ? Ho ammirato il cielo notturno. Le sue stelle, nitide e lucenti piu' che mai, che galleggiavano su uno sfondo terso d'immensita'. Parevano proprio troppe per poterle contare. Direi migliaia, milioni, forse miliardi. Quante i granelli di sabbia su una spiaggia. Probabilmente, in quel momento, altrettanti esseri intelligenti stavano contemplando lo stesso spettacolo dal loro piccolo pianeta, sperduto in un periferico sistema solare di chissa' quale altra galassia, lontana trilioni e trilioni d'anni luce da qui. Cio' nonostante, avevamo una storia in comune, una vita soltanto ed un'unica imperdibile occasione per viverla. Tutti immobili, per un attimo, a naso in su, a porsi miriadi di domande, noncuranti dell'unica grande risposta che posava astuta, taciturna e vanitosa, proprio sotto i nostri occhi miopi. Ero li', come loro, con loro, spinto da brividi lungo la schiena a sfuggire alle grinfie del freddo, ma vinto e piu' che mai convinto dell'incredibile creazione divina che mi stava inebriando. La mia nascita, la mia infanzia e la mia adolescenza gravitarono davanti ai miei pensieri. Forse avevo finalmente raggiunto la prima e tanto agognata meta del mio lungo e travagliato cammino. Da quella collina si potevano scorgere tutte le altre, piu' ripide, alte e scoscese, fino all'ultima che raggiungero' solo al momento opportuno, quando saro' finalmente uomo. Ma ogni volta lo sguardo deve tornare a posarsi sul presente, per badare alla strada asfaltata che mi riaccompagna a casa silenziosa durante la notte. Trattengo a stento una lacrima di commozione, poi saluto, un grazie sussurrato ed un forte urlo liberatorio. Chiudo la portiera, ritagliando il cielo in un piccolo squarcio di finestrino. L'eco del mio grido si spegne in lontananza mentre ingrano la prima e mi metto in marcia verso il paese che m'aspetta assonnato in pigiama e pantofole. Ancora oggi, passando da quelle parti, non posso trattenermi dallo sbirciare attraverso il parabrezza per scorgere tra i rami del viale alberato un puntino particolarmente sfavillante, nel cielo, che continua ad attirare insistente la mia attenzione.