"RACCONTI"

by Rita Stilli


La promessa del domani Sorsi di frantumi

"LA PROMESSA DEL DOMANI"

Oggi il giorno e' cominciato prima che facesse giorno ... Rimango immobile dentro me stessa, per impedire alla realta' che ancora non esiste, di contaminare il sogno, che ancora non muore. Ho tutto il tempo, prima che cominci il tempo. Eccomi : sono in ginocchio davanti alla vita. Dietro di me l'eco dell'esistenza si sta facendo sempre piu' fievole. Fra poco non udro' piu' il grido del silenzio. Udro' soltanto il mio tacere! Nessuno, finalmente, osera' spiare la mia anima. La meta e' qui, fra le mie mani congiunte a trattenere il divino di un'eternita' non ancora cominciata. Finalmente sono arrivata in tempo : prima che l'inizio abbia inizio. Sono qui, in ginocchio davanti a me stessa. La promessa solenne. Ora o mai piu'! Ora ... che non sara' mai piu'. C'e' solo il domani, che deve ancora essere. E ci sono io, ancora avvolta nella mia assenza. C'e' il domani, a cui promettere me stessa. E io prometto. Lo giuro! Giuro che domani non rimpiangero' il sogno svanito al mattino, e che accettero' quel giorno benedetto da un sole cocente e crudele. Quel sole troppo sfacciato che illuminera' quello specchio che riflette la mia immagine. Ed io lo giuro : non cerchero' oltre quell'immagine. E se il giorno si annuncera' vuoto, non faro' niente per riempirlo con gli avanzi di me stessa. Domani non cerchero', fra le pagine di un libro, la vita scarabocchiata. E le mie mani non si macchieranno d'inchiostro per cercare di cancellare il vuoto di una pagina incontaminata dalla verita'. Domani, lo giuro, scrivero' soltanto il mio nome. Una, mille, infinite volte ... fino a riempire un libro. E sara' solo quel libro, che io leggero' e rileggero'. Fino ad impararlo a memoria ... per ricordarmi di chiamarmi ogni volta che mi cerchero', che mi perdero'! Domani, lo giuro, non rispondero' "presente" a nessun richiamo che non sia il mio. Ci saro' soltanto per me, domani! Negli occhi di un cucciolo indifeso che cerca una mia carezza, io vedro' me stessa. La mia indifferenza sara' la mia difesa. Domani, ognuno potra' mentirmi, deridermi, dimenticarsi di me. Ed io ne saro' felice. Felice di contraccambiare, senza esitazioni, senza rimorsi. Domani, lo giuro, non m'importera' niente di non essere niente per nessuno! Se all'improvviso udro' lo scrosciare antico della pioggia, non mi soffermero' ad ascoltare quella melodia dolce ed ingannevole che nasce da un pianto bugiardo. Un pianto che disseta, ma che si dimentica di bere! Domani, se sara' estate, non aspettero' l'autunno. Se sara' carnevale, imparero' a ridere dell'effimero nascosto dietro ad una maschera di niente. E non cerchero' di spiegarmi quella strana tristezza che somiglia cosi' tanto alla paura. Domani, lo giuro, se avro' paura, non sara' della paura! Se cadra' il primo fiocco di neve, non lascero' che il cuore lo accolga prima che possa sciogliersi nel suo inimitabile niente. Non tratterro' fra le palpebre l'immagine di quella struggente, effimera dolcezza. Domani ricevero' una lettera ... qualcuno bussera' alla mia porta. Ma io non ci saro'. E quella lettera, domani, non portera' la mi firma ... e a bussare alla mia porta, non saro' io! Domani qualcuno mi ascoltera'. Perche' io tacero'! Domani, se saro' giovane, non rimpiangero' gli anni che verranno. Se saro' vecchia, non aspettero' piu' Babbo Natale. Domani qualcuno credera' di riconoscermi. Ed io, lo giuro, non rinneghero' me stessa! Perche' domani, se avro' voglia di ridere in faccia a quel qualcuno, faro' di tutto perche' se ne accorga : Fingero' di avere il raffreddore, mi asciughero' gli occhi e ... fingero' di credere in chi ci credera'. Domani, pero', il mio fazzoletto restera' asciutto. Domani non sentiro' il desiderio prepotente di ascoltare e raccontare la vita. Domani io saro' protagonista dell'esistenza! Domani, se sara' l'ultimo dell'anno, brindero' allegramente al nuovo anno. Domani, lo giuro, non mi mangero' piu' le unghie! Domani, se sara' il mio compleanno, non avro' un anno di piu'! Domani, lo giuro, andro' in giro a chiedere la restituzione di me stessa ... di ogni frammento di me che di nascosto mi e' stato strappato. Domani ogni dolore avra' un suo colore ... Con infinita pazienza incollero' la mia anima in un collage di mille colori. Domani saro' Arlecchino. E mi faro' la riverenza! Domani, lo giuro, me ne staro' legata ad un filo: domani saro' un burattino! Lo giuro! Domani!! Ma oggi io sono ancora qui ... in ginocchio davanti alla vita. Le mani congiunte nel gesto piu' vero e sacro ... E davanti alla verita' di un giorno che sta per finire, a me non resta che confessare la mia verita'. Presto ... presto ... prima che sia domani. Perche' domani ... a Te lo giuro o mio Signore ... io non manterro' la mia promessa!! Torna a Indice

"SORSI DI FRANTUMI"

Nel soliloquio eterno della notte, interrotto soltanto dall'effimero ed ansioso respiro del domani, cammino di nascosto ai miei stessi passi. Seguo spasmodicamente, per il terrore di calpestarle e confonderle con il nuovo sconosciuto e diritto andare, le orme del passato! Ma ogni passo ignoto sembra volermi riportare, con la violenza della lacerazione, ad un altro tempo appena trascorso e che ancora sento scorrermi nelle vene. Quel tempo vittima e carnefice dei miei giorni: i giorni del naufragio! Quando la riva lontana sembrava irraggiungibile ... Quando, avvinghiato alla fine di un'onda, mi lasciavo andare alla sua eternita'. E continuavo a galleggiare sulla superficie lusinghiera e complice dell'inganno piu' profondo. Quando, avvolto nel mio terrore, non mi accorgevo che quel relitto che non riuscivo ad abbandonare, altro non era che cio' che restava di me. E di quei resti mi facevo interprete. Ogni volta una parte nuova da recitare ... un personaggio da interpretare. E nella parte di me stesso, trascorrevo l'esistenza, calpestando le scene della vita con i mie passi stanchi, incerti, sfiniti ... Passi scoordinati, guidati dal torpore di pensieri anestetizzati. Certo, dopo il primo sorso, era piacevole sentire la mente intorpidirsi. E dimenticare di capire! Ma non bastava. Non bastava piu' ... non capire. Ed il secondo bicchiere aiutava ad accettare! A quel punto, orgoglioso di me stesso, del mio capirmi, del mio accettarmi, non mi restava che brindare a quella lusinghiera, troppo facile e irripetibile vittoria! Ed il terzo bicchiere diventava infinito ... ... Al riparo della luce dei giorni, protetto dalla pesante coltre di oscurita' di un violento temporale, mi ritrovavo immerso in me stesso. I pensieri fradici gocciolavano nella mente, ormai gia' allagata ... E l'ultimo sorso cadeva giu' ... a bagnare quella povera spugna inutile, che era oramai il mio cuore. Quel cuore stanco di aspettare soltanto il prossimo battito. L'ultimo pulsare! A quel punto, due mani pietose, stanche, rassegnate, si accingevano, ancora una volta, a stringere quel povero cuore. E quelle mani spremevano con delicato furore ... per cercare di asciugare almeno l'ultimo sorso. Soltanto stretto fra quelle mani, il mio cuore si stringeva ... ed il suo pulsare non era poi cosi' unicamente inutile! Ma a quel punto l'anestesia sembrava cessare. La pieta' per me stesso si faceva immensa, insopportabile. - Non importa - mi dicevo - anche se staro' male, tanto, troppo male, faro' di tutto per asciugare la mia mete ... Dopotutto, lei non e' ancora affogata! E' sempre riuscita a cavarsela ... a restare avvinghiata all'ultima onda ... - Poi guardavo quelle mani vuote, rassegnate, e ancora piu' stanche dopo che avevano stretto con furia il nulla bagnato di un cuore inaridito. Mi aggrappavo a quelle mani, scongiurandole di essere ancora li', ogni volta, ad accogliere la promessa di un cuore intriso solo di verita', di dolore, di gioia. Un cuore bagnato di vita! E quelle mani ricadevano giu'. Rassegnate, incredule, troppo stanche ormai anche per congiungersi nel piu' sacro ed umano dei gesti ... Ma io credevo di capire. Ed accettavo! Mi bastava!! Bastava per crederci. Ed io ci credevo ... Volevo crederci!! ... Un bicchiere per capire ... un altro per accettare ... Ed infine il terzo : l'infinito! Per brindare sulle rovine di me stesso!!! ... Fino a quel giorno. Un giorno che stava per assopirsi sotto un manto di neve. Un giorno che aveva visto le mie mani sporcarsi di purezza e di candore. Macchiarsi d'incontaminata verita'! La verita' nascosta nella piu' spudorata realta'. La realta' di un cuore che si scioglieva non nella dolcezza, non nella gioia, non nell'innocenza ... ma nell'ipocrisia! L'ipocrisia che stringevo fra le mani e che credevo fosse neve. Ed al calore insopportabile di quell'arsura che mi bruciava le vene, a sciogliersi non era quella neve, ma il mio cuore ... ormai sul punto di affogare. ... E giunse anche la fine di quel giorno. Che si lasciava morire esausto, sotto il cielo di una notte rischiarata dalla struggente nostalgia di una neve che sembrava non voler finire di cadere. E cadeva non solo per ricoprire il grigiore di una quotidianita' spenta in ogni suo colore, accesa solo dall'indifferenza ... Quella notte, la neve cadeva anche per me ... Sembrava voler ovattare il fragore crudele, insopportabile, di qualcosa che all'improvviso andava in frantumi. E quelle mani stanche, quella notte, si chinarono, in silenzio, a raccogliere quei frammenti taglienti ... E lentamente, ad uno ad uno, da quelle mani scivolarono via i frammenti del mio cuore. E poi, quelle mani rassegnate, finalmente si congiunsero. Ed accettarono il vuoto: accettarono quel che restava di me! ... All'improvviso, il vuoto lasciato dal mio cuore, non pesava piu' cosi' tanto ... Voltai l'anima a cercare ... E capii! Ma non potevo accettare ... Dentro il mio petto risuonava ancora il miracolo del pulsare antico ed eterno della vita! Eppure, la' per terra, in frantumi, c'era il mio cuore ... Chine su di lui, quelle mani che cercavano di rimettere insieme quei mille frammenti taglienti. E quelle mani ... avevano mille ferita! No. Non potevo accettare. Ed io, quella notte, ad un tratto capii. ... Capivo che si puo' non accettare. Che si puo' non capire! Con uno sforzo estremo mi rialzai dal mio torpore. Gridai tutto il silenzio che mi scoppiava dentro ... e, piano piano, barcollando sui miei passi ancora stanchi ed incerti, mi avvicinai a quelle povere mani ferite. Con un gesto brusco, quasi violento, le respinsi! E con le mie mani ancora tremanti, faticosamente mi chinai a raccogliere il mio cuore. All'improvviso mi ritrovai fuori dall'anestesia, dal torpore, dall'oblio ... L'effetto del terzo bicchiere stava svanendo ... L'infinito si stava consumando ... Perche' fra le mie mani non c'era il mio cuore ... Ma il suo!! Lo raccolsi. Lo strinsi fra le mie mani. E piu' stringevo, piu' il dolore si faceva insostenibile. Dio! Com'era meravigliosamente tremendo quel dolore!! Ormai da troppo tempo dimenticato ... Guai a chi avesse osato cercare di sedarlo. Guai a strapparmelo dalle mani, il mio dolore! Guai a me!! ... Anche stanotte, quel dolore mi accompagna, addormenta i mie sogni, sostiene i mie passi sicuri verso il domani, che gia' mi respira dentro l'anima. Ancora adesso, quel suo cuore e' qui, stretto fra le mie mani contratte, tese e doloranti nello sforzo riposante e rassicurante di non lasciarlo cadere ... ... Ma ancora adesso, io leggo nei suoi occhi l'incredulita' di chi ha troppo creduto. La paura, il terrore e la voglia pazza di crederci! Ed io non posso fare niente di piu' per rassicurarla ... solo stringere ancora piu' forte le mie mani che racchiudono il suo cuore ... Ma io adesso spero che qualcuno scriva un racconto, una poesia, forse un libro ... chissa' ... sui miei giorni sorseggiati, sulla mia vita bevuta in tre bicchieri all'infinito .. Magari lo fara' lei ... Deve farlo. Deve scrivere, raccontare di me. Di noi ... Deve farlo per me, per noi ... per tanti come noi ... Non sara' facile capire le sue parole, io lo so. Lei tace. Ma i suoi silenzi gridano! E poi, a lei non va di scrivere racconti, storie o resoconti... Eppure, che ci crediate o no, riesce sempre e soltanto a raccontare la verita'! La sua? Puo' darsi ... E allora?! Bisogna capire, accettare. Oppure non capire ed accettare di non capire ... Perche' no?! Io ci sono riuscito ... Anzi, come direbbe lei, ci sto riuscendo... ... E questa e' la mia storia. Raccontata da me. Un poco confusionaria? Molto, dite? E va bene. La leggerete scritta da lei. Non aspettatevi di meglio, pero'! ... P.S. Ah! Dimenticavo ... prima che lei cominci a scrivere ... (Oh Dio ... lo sta gia' facendo .... ) Ah, stavo dicendo ... che quella notte, ma si', quella notte immersa nella neve e nel silenzio ... ecco, quella notte ... beh ...si', lo ammetto, io ho brindato!! Psss ... sottovoce. Che lei non senta ... sarebbe capace di aggiungere anche questo ... non sa rinunciare alla verita', lei. Qualunque essa sia! E si', avete capito bene. Quella notte io ho proprio brindato!! Perche', forse non me lo meritavo un ultimo bicchiere? E per rendere memorabile l'avvenimento, ho iniziato dal terzo bicchiere ... dall'infinito ... Ed ora posso finalmente confessarlo: e' meraviglioso ubriacarsi di... lacrime !! Torna a Indice