"RACCONTI"
La promessa del domani
Sorsi di frantumi
"LA PROMESSA DEL DOMANI"
Oggi il giorno e' cominciato prima che facesse giorno ...
Rimango immobile dentro me stessa, per impedire alla realta'
che ancora non esiste, di contaminare il sogno, che ancora
non muore. Ho tutto il tempo, prima che cominci il tempo.
Eccomi : sono in ginocchio davanti alla vita. Dietro di me
l'eco dell'esistenza si sta facendo sempre piu' fievole.
Fra poco non udro' piu' il grido del silenzio. Udro'
soltanto il mio tacere! Nessuno, finalmente, osera' spiare
la mia anima. La meta e' qui, fra le mie mani congiunte a
trattenere il divino di un'eternita' non ancora cominciata.
Finalmente sono arrivata in tempo : prima che l'inizio abbia
inizio. Sono qui, in ginocchio davanti a me stessa. La
promessa solenne. Ora o mai piu'! Ora ... che non sara'
mai piu'. C'e' solo il domani, che deve ancora essere. E
ci sono io, ancora avvolta nella mia assenza. C'e' il
domani, a cui promettere me stessa. E io prometto. Lo
giuro! Giuro che domani non rimpiangero' il sogno svanito
al mattino, e che accettero' quel giorno benedetto da un
sole cocente e crudele. Quel sole troppo sfacciato che
illuminera' quello specchio che riflette la mia immagine.
Ed io lo giuro : non cerchero' oltre quell'immagine.
E se il giorno si annuncera' vuoto, non faro' niente per
riempirlo con gli avanzi di me stessa. Domani non
cerchero', fra le pagine di un libro, la vita
scarabocchiata. E le mie mani non si macchieranno
d'inchiostro per cercare di cancellare il vuoto di una
pagina incontaminata dalla verita'. Domani, lo giuro,
scrivero' soltanto il mio nome. Una, mille, infinite volte
... fino a riempire un libro. E sara' solo quel libro, che
io leggero' e rileggero'. Fino ad impararlo a memoria ...
per ricordarmi di chiamarmi ogni volta che mi cerchero', che
mi perdero'! Domani, lo giuro, non rispondero' "presente" a
nessun richiamo che non sia il mio. Ci saro' soltanto per
me, domani! Negli occhi di un cucciolo indifeso che cerca
una mia carezza, io vedro' me stessa. La mia indifferenza
sara' la mia difesa. Domani, ognuno potra' mentirmi,
deridermi, dimenticarsi di me. Ed io ne saro' felice.
Felice di contraccambiare, senza esitazioni, senza rimorsi.
Domani, lo giuro, non m'importera' niente di non essere
niente per nessuno! Se all'improvviso udro' lo scrosciare
antico della pioggia, non mi soffermero' ad ascoltare quella
melodia dolce ed ingannevole che nasce da un pianto
bugiardo. Un pianto che disseta, ma che si dimentica di
bere! Domani, se sara' estate, non aspettero' l'autunno.
Se sara' carnevale, imparero' a ridere dell'effimero
nascosto dietro ad una maschera di niente. E non cerchero'
di spiegarmi quella strana tristezza che somiglia cosi'
tanto alla paura. Domani, lo giuro, se avro' paura, non
sara' della paura! Se cadra' il primo fiocco di neve, non
lascero' che il cuore lo accolga prima che possa sciogliersi
nel suo inimitabile niente. Non tratterro' fra le palpebre
l'immagine di quella struggente, effimera dolcezza. Domani
ricevero' una lettera ... qualcuno bussera' alla mia porta.
Ma io non ci saro'. E quella lettera, domani, non portera'
la mi firma ... e a bussare alla mia porta, non saro' io!
Domani qualcuno mi ascoltera'. Perche' io tacero'! Domani,
se saro' giovane, non rimpiangero' gli anni che verranno.
Se saro' vecchia, non aspettero' piu' Babbo Natale. Domani
qualcuno credera' di riconoscermi. Ed io, lo giuro, non
rinneghero' me stessa! Perche' domani, se avro' voglia di
ridere in faccia a quel qualcuno, faro' di tutto perche' se
ne accorga : Fingero' di avere il raffreddore, mi
asciughero' gli occhi e ... fingero' di credere in chi ci
credera'. Domani, pero', il mio fazzoletto restera'
asciutto. Domani non sentiro' il desiderio prepotente di
ascoltare e raccontare la vita. Domani io saro'
protagonista dell'esistenza! Domani, se sara' l'ultimo
dell'anno, brindero' allegramente al nuovo anno. Domani, lo
giuro, non mi mangero' piu' le unghie! Domani, se sara' il
mio compleanno, non avro' un anno di piu'! Domani, lo
giuro, andro' in giro a chiedere la restituzione di me
stessa ... di ogni frammento di me che di nascosto mi e'
stato strappato. Domani ogni dolore avra' un suo colore ...
Con infinita pazienza incollero' la mia anima in un collage
di mille colori. Domani saro' Arlecchino. E mi faro' la
riverenza! Domani, lo giuro, me ne staro' legata ad un filo:
domani saro' un burattino! Lo giuro! Domani!!
Ma oggi io sono ancora qui ... in ginocchio davanti alla
vita. Le mani congiunte nel gesto piu' vero e sacro ... E
davanti alla verita' di un giorno che sta per finire, a me
non resta che confessare la mia verita'. Presto ... presto
... prima che sia domani. Perche' domani ... a Te lo
giuro o mio Signore ... io non manterro' la mia promessa!!
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"SORSI DI FRANTUMI"
Nel soliloquio eterno della notte, interrotto soltanto
dall'effimero ed ansioso respiro del domani, cammino di
nascosto ai miei stessi passi. Seguo spasmodicamente, per
il terrore di calpestarle e confonderle con il nuovo
sconosciuto e diritto andare, le orme del passato! Ma ogni
passo ignoto sembra volermi riportare, con la violenza della
lacerazione, ad un altro tempo appena trascorso e che ancora
sento scorrermi nelle vene. Quel tempo vittima e carnefice
dei miei giorni: i giorni del naufragio! Quando la riva
lontana sembrava irraggiungibile ... Quando, avvinghiato
alla fine di un'onda, mi lasciavo andare alla sua eternita'.
E continuavo a galleggiare sulla superficie lusinghiera e
complice dell'inganno piu' profondo. Quando, avvolto nel
mio terrore, non mi accorgevo che quel relitto che non
riuscivo ad abbandonare, altro non era che cio' che restava
di me. E di quei resti mi facevo interprete.
Ogni volta una parte nuova da recitare ... un personaggio
da interpretare. E nella parte di me stesso, trascorrevo
l'esistenza, calpestando le scene della vita con i mie passi
stanchi, incerti, sfiniti ... Passi scoordinati, guidati
dal torpore di pensieri anestetizzati. Certo, dopo il primo
sorso, era piacevole sentire la mente intorpidirsi. E
dimenticare di capire! Ma non bastava. Non bastava piu'
... non capire. Ed il secondo bicchiere aiutava ad
accettare! A quel punto, orgoglioso di me stesso, del mio
capirmi, del mio accettarmi, non mi restava che brindare a
quella lusinghiera, troppo facile e irripetibile vittoria!
Ed il terzo bicchiere diventava infinito ...
... Al riparo della luce dei giorni, protetto dalla pesante
coltre di oscurita' di un violento temporale, mi ritrovavo
immerso in me stesso. I pensieri fradici gocciolavano nella
mente, ormai gia' allagata ... E l'ultimo sorso cadeva giu'
... a bagnare quella povera spugna inutile, che era oramai
il mio cuore. Quel cuore stanco di aspettare soltanto il
prossimo battito. L'ultimo pulsare! A quel punto, due mani
pietose, stanche, rassegnate, si accingevano, ancora una
volta, a stringere quel povero cuore. E quelle mani
spremevano con delicato furore ... per cercare di asciugare
almeno l'ultimo sorso. Soltanto stretto fra quelle mani, il
mio cuore si stringeva ... ed il suo pulsare non era poi
cosi' unicamente inutile! Ma a quel punto l'anestesia
sembrava cessare. La pieta' per me stesso si faceva
immensa, insopportabile. - Non importa - mi dicevo - anche
se staro' male, tanto, troppo male, faro' di tutto per
asciugare la mia mete ... Dopotutto, lei non e' ancora
affogata! E' sempre riuscita a cavarsela ... a restare
avvinghiata all'ultima onda ... - Poi guardavo quelle mani
vuote, rassegnate, e ancora piu' stanche dopo che avevano
stretto con furia il nulla bagnato di un cuore inaridito.
Mi aggrappavo a quelle mani, scongiurandole di essere ancora
li', ogni volta, ad accogliere la promessa di un cuore
intriso solo di verita', di dolore, di gioia. Un cuore
bagnato di vita! E quelle mani ricadevano giu'.
Rassegnate, incredule, troppo stanche ormai anche per
congiungersi nel piu' sacro ed umano dei gesti ... Ma io
credevo di capire. Ed accettavo! Mi bastava!! Bastava per
crederci. Ed io ci credevo ... Volevo crederci!! ... Un
bicchiere per capire ... un altro per accettare ... Ed
infine il terzo : l'infinito! Per brindare sulle rovine di
me stesso!!!
... Fino a quel giorno. Un giorno che stava per assopirsi
sotto un manto di neve. Un giorno che aveva visto le mie
mani sporcarsi di purezza e di candore. Macchiarsi
d'incontaminata verita'! La verita' nascosta nella piu'
spudorata realta'. La realta' di un cuore che si scioglieva
non nella dolcezza, non nella gioia, non nell'innocenza ...
ma nell'ipocrisia! L'ipocrisia che stringevo fra le mani e
che credevo fosse neve. Ed al calore insopportabile di
quell'arsura che mi bruciava le vene, a sciogliersi non era
quella neve, ma il mio cuore ... ormai sul punto di
affogare.
... E giunse anche la fine di quel giorno. Che si lasciava
morire esausto, sotto il cielo di una notte rischiarata
dalla struggente nostalgia di una neve che sembrava non
voler finire di cadere. E cadeva non solo per ricoprire il
grigiore di una quotidianita' spenta in ogni suo colore,
accesa solo dall'indifferenza ... Quella notte, la neve
cadeva anche per me ... Sembrava voler ovattare il fragore
crudele, insopportabile, di qualcosa che all'improvviso
andava in frantumi. E quelle mani stanche, quella notte, si
chinarono, in silenzio, a raccogliere quei frammenti
taglienti ... E lentamente, ad uno ad uno, da quelle mani
scivolarono via i frammenti del mio cuore. E poi, quelle
mani rassegnate, finalmente si congiunsero. Ed accettarono
il vuoto: accettarono quel che restava di me!
... All'improvviso, il vuoto lasciato dal mio cuore, non
pesava piu' cosi' tanto ... Voltai l'anima a cercare ... E
capii! Ma non potevo accettare ... Dentro il mio petto
risuonava ancora il miracolo del pulsare antico ed eterno
della vita! Eppure, la' per terra, in frantumi, c'era il
mio cuore ... Chine su di lui, quelle mani che cercavano di
rimettere insieme quei mille frammenti taglienti. E quelle
mani ... avevano mille ferita! No. Non potevo accettare.
Ed io, quella notte, ad un tratto capii. ... Capivo che si
puo' non accettare. Che si puo' non capire! Con uno sforzo
estremo mi rialzai dal mio torpore. Gridai tutto il
silenzio che mi scoppiava dentro ... e, piano piano,
barcollando sui miei passi ancora stanchi ed incerti, mi
avvicinai a quelle povere mani ferite. Con un gesto brusco,
quasi violento, le respinsi! E con le mie mani ancora
tremanti, faticosamente mi chinai a raccogliere il mio
cuore. All'improvviso mi ritrovai fuori dall'anestesia, dal
torpore, dall'oblio ... L'effetto del terzo bicchiere stava
svanendo ... L'infinito si stava consumando ... Perche'
fra le mie mani non c'era il mio cuore ... Ma il suo!! Lo
raccolsi. Lo strinsi fra le mie mani. E piu' stringevo,
piu' il dolore si faceva insostenibile. Dio! Com'era
meravigliosamente tremendo quel dolore!! Ormai da troppo
tempo dimenticato ... Guai a chi avesse osato cercare di
sedarlo. Guai a strapparmelo dalle mani, il mio dolore!
Guai a me!!
... Anche stanotte, quel dolore mi accompagna, addormenta i
mie sogni, sostiene i mie passi sicuri verso il domani, che
gia' mi respira dentro l'anima. Ancora adesso, quel suo
cuore e' qui, stretto fra le mie mani contratte, tese e
doloranti nello sforzo riposante e rassicurante di non
lasciarlo cadere ...
... Ma ancora adesso, io leggo nei suoi occhi
l'incredulita' di chi ha troppo creduto. La paura, il
terrore e la voglia pazza di crederci! Ed io non posso fare
niente di piu' per rassicurarla ... solo stringere ancora
piu' forte le mie mani che racchiudono il suo cuore ...
Ma io adesso spero che qualcuno scriva un racconto, una
poesia, forse un libro ... chissa' ... sui miei giorni
sorseggiati, sulla mia vita bevuta in tre bicchieri
all'infinito .. Magari lo fara' lei ... Deve farlo. Deve
scrivere, raccontare di me. Di noi ... Deve farlo per me,
per noi ... per tanti come noi ... Non sara' facile capire
le sue parole, io lo so. Lei tace. Ma i suoi silenzi
gridano! E poi, a lei non va di scrivere racconti, storie o
resoconti... Eppure, che ci crediate o no, riesce sempre e
soltanto a raccontare la verita'! La sua? Puo' darsi ...
E allora?! Bisogna capire, accettare. Oppure non capire ed
accettare di non capire ... Perche' no?! Io ci sono
riuscito ... Anzi, come direbbe lei, ci sto riuscendo...
... E questa e' la mia storia. Raccontata da me. Un poco
confusionaria? Molto, dite? E va bene. La leggerete
scritta da lei. Non aspettatevi di meglio, pero'!
... P.S. Ah! Dimenticavo ... prima che lei cominci a
scrivere ... (Oh Dio ... lo sta gia' facendo .... ) Ah,
stavo dicendo ... che quella notte, ma si', quella notte
immersa nella neve e nel silenzio ... ecco, quella notte
... beh ...si', lo ammetto, io ho brindato!! Psss ...
sottovoce. Che lei non senta ... sarebbe capace di
aggiungere anche questo ... non sa rinunciare alla verita',
lei. Qualunque essa sia! E si', avete capito bene. Quella
notte io ho proprio brindato!! Perche', forse non me lo
meritavo un ultimo bicchiere? E per rendere memorabile
l'avvenimento, ho iniziato dal terzo bicchiere ...
dall'infinito ... Ed ora posso finalmente confessarlo: e'
meraviglioso ubriacarsi di... lacrime !!
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