"LA PENTOLA A PRESSIONE"
L'esplosione fu tremenda. Infatti mi stavo facendo la barba
e con il rasoio mi tagliai alla base dell'orecchio.
Cominciai a sanguinare, mentre una sequela incredibile di
santi piovevano a rotta di collo dal paradiso, richiamati
dalle mie imprecazioni. Un flebile lamento giunse dalla
cucina e mia moglie strillo', come consuetudine, dalla
camera da letto.
"Cos'e' successo?".
"Cazzo! Che cosa ne so io? A momenti mi stacco un
orecchio. Va a vedere tu." fu la mia risposta, tra un santo
e l'altro. La vidi passare veloce e dirigersi verso la
cucina. Strillo' di nuovo.
"E adesso che cosa c'e'?" - gridai io di rimando, mentre
cercavo di tamponare quel maledetto sangue che non la
smetteva di uscire. Devo dire che ero anche un po'
preoccupato. Non sopporto l'idea che mi si debba cucire,
anzi sono quasi orgoglioso del fatto di non avere mai avuto
nemmeno un punto di sutura in vita mia.
"Corri, presto. Dio mio, il nonno!" - mia moglie aveva
completamente perso la ragione. Corsi verso la cucina e
giuro che una cosa cosi' non l'avevo mai vista e spero di
non vederla mai piu': il nonno era seduto con gli occhi
sbarrati su di una sedia con il coperchio della pentola a
pressione infilato per meta' nella testa. Si' dico davvero,
non sto scherzando: era proprio nella testa, penetrato nella
scatola cranica per quasi meta' della circonferenza.
C'erano pezzi di arrosto e sugo su buona parte del muro
della cucina e un profumo delizioso di aromi per l'arrosto
permeava l'aria della stanza.
Io guardai mia moglie che a sua volta guardo' me poi,
insieme, guardammo il nonno che a sua volta guardo' noi,
incredulo che tutto cio' fosse accaduto veramente.
"Ma non l'hai sentita fischiare la pentola?" - disse mia
moglie guardandomi con aria accusatoria.
Ecco che cercava di scaricare la responsabilita'
dell'accaduto sulle mie spalle.
"Io?" - risposi con grande prontezza di riflessi - "Che cosa
ne so io della tua stramaledetta pentola?".
"Potevi almeno avvisarmi che fischiava, no? Almeno sarei
venuta in cucina ad abbassare il gas.". Era l'ennesimo
tentativo di colpevolizzarmi inutilmente. Riusciva sempre a
scaricare le colpe su qualcuno ma questa volta non l'avrebbe
passata liscia, giuro.
"Io mi stavo facendo la barba, cosa vuoi che ne sappia io se
la pentola fischiava o no?". Il nonno ci stava guardando
allibito, cercava di dire qualcosa ma non riusci' nemmeno ad
aprire la bocca. Forse avremmo dovuto chiamare
un'ambulanza, un dottore o che so io.
"Guarda cos'hai combinato; mai una volta che tu sappia fare
qualcosa di buono in questa casa." - disse guardandomi con
quello sguardo da inquisitore. Adesso stava proprio
esagerando. Il nonno comincio' a lacrimare, alzo una mano,
forse per richiamare la nostra attenzione o per chiedere
aiuto, non so esattamente perche'. Decisi pero' di non
mollare, altrimenti sarebbe stata una sconfitta anche
stavolta.
"E no, cara mia, la cucina e' roba tua. La stramaledetta
pentola a pressione e' roba tua e io non c'entro proprio un
accidente con il suo fottutissimo fischio. Sai tu cosa si
deve fare con la pentola a pressione, non io.".
La vidi quasi accusare il colpo, guardo' il nonno che ormai
piangeva a dirotto, poverino, e cominciava persino a
rantolare; probabilmente gli mancava il respiro. Poi volse
lo sguardo nella mia direzione e attacco' di nuovo: "Certo
che e' roba mia la cucina ma tu potresti collaborare di
tanto in tanto in questa casa. Se senti fischiare la
pentola a pressione puoi anche accendere il tuo ormai
atrofizzato cervellino e chiederti perche' mai dovrebbe
fischiare. Lo sai perche' fischia una pentola a
pressione?".
"No e non me ne frega proprio un accidente.".
"Fischia perche' avvisa i coglioni come te che devono fare
qualcosa altrimenti puo' esplodere.". Questo era il colmo,
avanzai di un passo e lei si spavento' di questo movimento
rapido e indietreggio'. Il pavimento era cosparso di
condimento e il suo scatto all'indietro le fece perdere
l'equilibrio e cadde a terra.
Il nonno abbasso' il braccio, sconsolato. Ora continuava a
toccare il pezzo del coperchio che fuoriusciva dalla sua
scatola cranica. Le sue mani erano imbrattate di sangue.
Scoppiai a ridere guardando mia moglie a terra. Lei si mise
a piangere:
"Guarda come si e' conciata la cucina. L'avevo appena
pulita.". Aveva abbassato le difese e questo era il momento
migliore per attaccare.
"La prossima volta non accendere il gas se non riesci a
gestire nemmeno i fornelli. Impara a fare una cosa per
volta, lascia perdere le cose troppo complicate per te.
L'arrosto lo compreremo in rosticceria. Incompetente.".
Queste parole la colpirono davvero. Si mise le mani davanti
al volto e pianse a dirotto. Avevo fatto centro. Guardai
il nonno che cominciava a reclinare il capo e il suo sguardo
era ormai privo di ogni segno di lucidita'.
"Sara' il caso che ti decida a chiamare l'ambulanza." - le
dissi in tono accusatorio. Lei si alzo' e a testa bassa si
diresse verso il telefono. Il nonno reclino' il capo sul
tavolo ed esalo' l'ultimo respiro.
"Lascia stare." - le gridai - "Pensa a pulire la cucina,
tanto il nonno e' morto e tutto 'sto schifo lo devi togliere
prima che arrivi gente. Adesso finisco di farmi la barba,
poi chiamo io il dottore, tanto non c'e piu' fretta.".
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