"PERCORSI DELLA POESIA MODERNA:
VIAGGIO NELLA MAGIA DEL SIMBOLO"
Il 1870 risulto' una data importantissima nella storia di
Francia: la disfatta di Napoleone III e dell'esercito imperiale
a Sedan segnarono la fine delle ambizioni francesi di egemonia
sul resto d'Europa. A cio' corrispose un brusco risveglio della
societa' transalpina, al centro di una grave crisi di identita'
politica e morale.
Con la firma dell'armistizio a Versailles, nel 1871, e il
successivo ritiro delle truppe di occupazione prussiane da
Parigi, la classe borghese tornava comunque a respirare a pieni
polmoni l'aria di un insperato ritorno al benessere, accelerato
dalla spinta della collaudata macchina produttiva della nazione
d'oltralpe. In ogni espressione letteraria di quest'ultimo
scorcio di XIX secolo. e' riconoscibile un compiaciuto plaisir
di rivivere.
E' la generazione dei ritorni: il ritorno del realismo, con la
grande produzione naturalista nei romanzi flaubertiani di Emile
Zola e dei Goncourt; e' soprattutto, in poesia, il ritorno ad un
Romanticismo artistico, dove prevale un interesse verso il
linguaggio e le immagini che esso convoglia nel messaggio
lirico, mentre decade il contenutismo impegnato del Romanticismo
sociale alla Victor Hugo.
La rinascita della societa' francese favori' il piacere
individuale dell'emozione: il poeta era ora colui che e' in
grado di indicare la via del santuario al miscredente, al suono
e alla musicalita' di una "foresta di simboli." Il movimento
simbolista, che nasceva in quegli anni nella poesia di Mallarme'
e Verlaine, non e' altro che uno sforzo dei poeti per
"riprendere alla musica il proprio bene."
Valga la definizione Simbolismo in senso non strettamente
tecnico, giacche' l'espressione non e' come si potrebbe credere,
nel suo senso storico, l'arte del "simbolo" nell'accezione
specifica del termine. In questo caso infatti tradurrebbe il
pensiero reale mediante un vocabolario di immagini a sensi
multipli, raggruppate come nella coscienza, e dunque evocative
di sensazioni ed emozioni di qualsiasi specie e varieta'.
In realta', il Simbolismo storico e' nella volonta' del poeta di
confessare senza vergogna quanto egli porti in se' di piu'
intimo e ricco, senza scadere nel patetismo sentimentale e
diretto dei romantici. Questo si realizzava grazie ad una
trasposizione discreta dei sentimenti profondi, adottando uno
stile poetico e una metrica meno marcatamente pittoreschi:
dunque mediante la scelta delle sonorita' e dei ritmi
essenziali, nelle alternanze e giustapposizioni simmetriche di
luci e colori, come nel seguente brano tratto da Soupir, una
celebre lirica del poeta Stephane Mallarme':
Vers l'azur attendri d'Octobre pale et pur
qui mire aux grands bassins sa langueur infinie
et laisse, sur l'eau morte ou' la fauve agonie
des feuilles erre au vent et creuse un froid sillon,
se trainer le soleil jaune d'un long rayon.
Verso quell' azzurro intenerito dell'Ottobre, puro
e pallido, specchiante nelle grandi
vasche il languore suo infinito e, sogna
l'acqua morta ove al vento erra la fulva
agonia delle foglie e scava un freddo
solco, lascia che vada trascinandosi
il giallo sole con un lungo raggio.
Fu Huysmans, nella sua opera A rebours, ad accendere le luci sul
nuovo palcoscenico simbolista. I tre poeti che comunque, piu' di
tutti gli altri, incisero sull'identita' del movimento, sulla
sua impronta di poesia di rottura rispetto al modello romantico,
furono Mallarme', Verlaine e Rimbaud.
Mallarme', in particolare, insisteva fin dai suoi primi approcci
con la poesia in un sens du myste're che secondo lui sembrava
celarsi dietro ogni aspetto della realta' quotidiana; la sua
arte si puo' riassumere come un tentativo di definire il
misterioso come essenza stessa della realta', uno sforzo che
esige dal poeta un don de soi total per scavalcare la
consuetudine dell'apparenza e investigare nel profondo,
nell'essenza appunto:
De l'e'ternel azur la sereine ironie
Accable, belle indolemment comme les fleurs,
Le poete impuissant qui maudit son ge'nie
A travers un de'sert ste'rile de Douleurs
La serena ironia dell'immobile azzurro
schiaccia, indolentemente bella al pari dei fiori,
il poeta impotente che maledice il suo genio
attraverso un deserto sterile di Dolori.
Da L'Azur
E proprio l'azzurro, quest'immobile colore che paralizza
l'attivita' demiurgica del poeta, e' la suprema hantise di
Mallarme', e' il vetro di una fenetre chiusa che lascia
intravedere orizzonti misteriosi, mondi in trasparenza
eternamente inaccessibili al poeta.
Mallarme' dunque cerca negli oggetti reali le reflet, "il
riflesso" degli oggetti ideali, cosicche' un'immagine colorata e
spontanea di paesaggio in fiore assume connotazioni simboliche,
per diventare un mondo decorato con
hyacinthe, myrte, et l'adorable e'clair
Et, pareille a' la chair de la femme, la rose
Cruelle, He'rodiade en fleur du jardin clair,
Celle qu'un sang farouche et radieux arrose!
il giacinto, il mirto dal balenio ammaliante
e la rosa crudele, paragonabile a carne di donna,
Erodiade in fiore del chiaro giardino,
colei che bagna un sangue ferocemente radioso!
La poesia stessa, suprema tra le arti, rimane un'espressione
umana in trasparenza, l'artista e' ostacolato dall'atto stesso
della scrittura che falsifica artificiosamente il rapporto
mimetico tra la realta' delle cose e l'apparenza dell'arte.
Scrive ancora Mallarme':
Tu osservasti, non si scrive, luminosamente, su campo
oscuro, solo l'alfabeto degli astri s'indica cosi', tracciato
appena o interrotto; l'uomo insegue nero su bianco.
E' una dimensione vitale che si puo' solamente vedere nel sogno
di un fauno, che si dedica con passione ad inseguire le sue
ninfe:
Faune, l'illusion s'e'chappe des yeux bleus
Et froids, comme une source en pleurs, de la plus chaste:
Mais, l'autre tout soupirs, dis-tu qu'elle contraste
Comme brise du jour chaude dans ta toison?
Fauno, l'illusione se ne va
degli occhi azzurri e freddi, come fonte
in lacrime, della piu' casta: ma, l'altra
tutta sospiri, dici che urge come
brezza del giorno calda nel tuo vello?
L'ermetismo che caratterizzo' l'ultima produzione poetica di
Mallarme' e' tutto qui. Egli voleva essere il "geometra" assurdo
della realta' dei fenomeni.
Voleva trasporre in termini di luce (nero su bianco, pittura,
spartiti musicali) l'architettura visiva del cosmo (bianco su
nero, costellazioni). E, come acutamente osservo' Luigi de
Nardis, "quanto piu' `stellare' divento' la sua poesia, tanto
piu' accentuata si fece la presenza in essa del quotidiano,
dell'oggetto: cielo e terra, luce e buio, legati da un rapporto
ironico, di una disperata bellezza."
Tra il 1871 e il 1873 Paul Verlaine stilava i tratti essenziali
della sua opera programmatica in poesia, l'Art poe'tique: qui
l'artista francese, grande amico di Rimbaud, espresse
metodicamente l'urgenza di una poesia che non facesse in alcun
modo affidamento sulla "letteratura", sulla "eloquenza." Il
linguaggio poetico doveva dunque recuperare la semplice armonia
su cui si fonda il vivere quotidiano e valorizzarne il senso
attraverso l'espressione delle emozioni sfocate, in tutta la
loro imprecisione. Cio' si ottiene con la suggestione ritmica e
sintattica del senso musicale, il quale, secondo Verlaine, viene
"prima di qualsiasi altra cosa, ancora e sempre." La musica,
come valore fondante della poesia, e' contrapposta
all'artificiosita' della retorica, e quindi l'imprecisione
domina sulla logica, le sfumature sul colore definito:
Une aube affaiblie
Verse par les champs
La me'lancolie
Des soleils couchants.
La me'lancolie wass
Berce de doux chants
Mon coeur qui s'oublie
Aux soleils couchants.
Un'alba affievolita
Sparge sui campi
La malinconia
Di soli al tramonto
La malinconia
culla di dolci canti
Il mio cuore che si perde
Al tramonto di soli.
Il brano precedente esemplifica l'uso che Verlaine fa della
melodia e del "dondolio" ritmico nella sua poesia: il poeta fa
vibrare malinconicamente la nostra sensibilita', e i suoi versi
si fanno sinuosi e incantatori, riprendendo espressioni e rime
come se si trattasse di temi musicali.
Tutta l'arte di Verlaine non e' se non un ardito tentativo di
ottenere l'imprecisione: il poeta crea la sua opera conscio del
fatto che le parole devono essere "scelte equivocando."
Attraverso l'illusione della musica, Verlaine definisce quella
che la critica ha indicato, con termine opportuno, "poesia degli
stati semicoscienti", ossia quei livelli di consapevolezza
poetica inaccessibili se non al simbolo.
La sua lirica piu' celebre rimane Clair de Lune, famosa anche
per la delicata trasposizione musicale ad opera di Claude
Debussy: essa rappresenta il massimo tentativo di Verlaine di
avvicinare la comunicazione oggettiva dell'arte all'universo
interiore dei sentimenti individuali dell'artista, esprimibili
solo nei termini delle impressioni suggerite da un discreto
raggio lunare, che restano piu' o meno condivisibili:
Au calme clair de lune triste et beau,
Qui fait rever les oiseaux dans les arbres
Et sangloter d'extase les jets d'eau,
Les grands jets d'eau sveltes parmi les marbres.
Al quieto chiaro di luna triste e bello,
Che fa sognare uccelli sugli alberi
E singhiozzare d'estasi getti d'acqua,
I grandi getti d'acqua presti tra i marmi.
Grande amico di Verlaine fu Arthur Rimbaud, il quale
apparteneva invece alla categoria dei poeti visionari. La sua
fama di poeta maledetto si deve ad una vita di cronica
irrequietudine, scandita da eccessi nell'alcol, nell'uso smodato
di droghe e narcotici, e da un frenetico impulso all'azione e
alla contestazione aperta. Nell'Alchimie du Verbe (De'lires,
II), Rimbaud definisce con chiarezza il suo metodo poetico:
Inventai i colori delle vocali! _ A nera, E bianca, I rossa, O
blu, U verde. _ Regolai la forma e il movimento di ogni
consonante, e, con ritmi istintivi, mi illusi d'inventare un
linguaggio poetico accessibile, un giorno o l'altro, a tutti i
sensi. Tenevo in serbo la traduzione.
Da questo passaggio risulta evidente come Rimbaud sia orientato
verso la ricerca sistematica dell'allucinazione allo scopo di
creare un linguaggio con cui esprimere gli stati piu' confusi
dell'animo, un metalinguaggio che permetta al poeta
un'evocazione sensuale simultanea di tendenze oscure. Scopo
ultimo di questa poesia e' ricreare l'emozione nel lettore piu'
che descrivergliela:
J'ai vu le soleil bas, tache' d'horreurs mystiques,
Illuminant de longs figements violets,
Pareils a' des acteurs de drames tre's antiques
Les flots roulant au loin leurs frissons de volets!
Ho visto il sole basso, macchiato di mistici orrori,
illuminare lunghi coaguli violacei,
e, simili a degli attori di drammi molto antichi,
i flutti che rotolavano in lontananza i loro fremiti di persiana
O ancora:
J'ai vu des archipels side'raux! et des iles
Dont les cieux de'lirants sont ouverts au vogueur:
Est ce en ces nuits sans fonds que tu dors et t'exiles,
Milion d'oiseaux d'or, o future Vigueur?
Ho visto arcipelaghi siderali ed isole
i cui cieli deliranti sono aperti al vogatore:
E' in queste notti senza fondo che tu dormi ed esuli,
stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro?
La critica piu' autorevole, Paul Claudel in primis, ha
qualificato questo atteggiamento di Rimbaud come mistico, eppure
il poeta francese sembra troppo distaccato dalla morale comune,
dalla religione, dalla contemplazione della realta'. Molto
probabilmente oggi e' possibile identificare uno sfondo mistico
nell'aspetto materialista della poesia di Rimbaud, nel senso che
la sua opera oltrepassa un bisogno puramente letterario, e
tradisce invece un anelito verso il simbolico e l'assoluto.
Rimbaud mira ad acquistare un pouvoir surnaturel, e il poeta
diventa cosi' l'unico eletto capace di attingere direttamente
all'anima universale. Da cio' deriva che l'artista, partendo dal
suo linguaggio, salpa verso iperboliche mete: il suo diventa il
tentativo di esprimere l'inesprimibile, lungi dal rimanere
fedele ai significati convenzionali, e per ottenere cio' il
poeta deve innalzarsi sopra la dimensione quotidiana,
trasformandosi in veggente, visionario: il poeta, scrisse
Rimbaud, "devient entre tous le grand malade, le grand criminel,
le grand maudit, et le supreme Savant! Car il arrive a'
l'inconnu!"
Ossessionato dal mistero del rapporto tra l'io e la realta'
circostante, il poeta vorrebbe e'treindre l'univers (abbracciare
l'universo intero), allo stesso modo in cui il suo sguardo
domina l'alba:
J'ai embrasse' l'aube d'e'te'.
Rien ne bougeait encore au front des palais. L'eau e'tait morte.
Les camps d'ombre ne quittaient pas la route du bois. J'ai
marche', re'veillant les haleines vives, et tie'des, et les
pierreries regarde'rent, et les ailes se leve'rent sans bruit.
La premie're entreprise fut, dans le sentier de'ja' empli de
frais et ble'mes e'clats, une fleur qui me dit son nom.
Je ris au wasserfall blond qui s'e'chevela a' travers les
sapins; a' la cime argente'e je reconnus la de'esse.
Alors je levai un a' un les voiles. Dans l'alle'e, en agitano
les bras. Par la plaine, ou' je l'ai de'nonce'e au coq. A la
grand'ville, elle fuyait parmi les clochers et les domes, et,
courant comme un mendiant sur les quais de marbre, je la
chassais.
En haut de la route, pre's d'un bois de lauriers, je l'ai
entoure'e avec ses voiles amasse's, et j'ai senti un peu son
immense corps. L'aube et l'enfant tombe'rent au bas du bois.
Au re'veil il e'tait midi.
Ho abbracciato l'alba d'estate.
Nulla si moveva ancora sul frontone dei palazzi. L'acqua era
morta. Le zone d'ombra non lasciavano la strada del bosco. Ho
camminato, ridestando gli aliti vivi e tiepidi, e le pietre
preziose guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.
La prima impresa fu, nel sentiero gia' pieno di freschi e smorti
fulgori, un fiore che mi disse il suo nome.
Io risi al wasserfall biondo che si scarmiglio' attraverso gli
abeti: sulla cima argentea riconobbi la dea.
Allora alzai ad uno ad uno i veli. Nel viale, agitando le
braccia. Per la pianura, dove l'ho denunciata al gallo. Nella
grande citta', ella fuggiva tra i campanili e le cupole, e
correndo come un mendicante sulle banchine di marmo, io la
incalzavo.
In cima alla strada, vicino a un bosco di lauro, l'ho avvolta
nei suoi veli raccolti, ed ho sentito uni poco il suo corpo
immenso. L'alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.
Al risveglio era mezzogiorno.
(Aube, de Illuminations).
Continua sul numero 1 di DADAm@g