"PERCORSI DELLA POESIA MODERNA: VIAGGIO NELLA MAGIA DEL SIMBOLO"

by Stefano Perale

 
 Il  1870  risulto'  una  data  importantissima  nella  storia  di
 Francia:  la disfatta di Napoleone III e dell'esercito  imperiale
 a  Sedan  segnarono la fine delle ambizioni francesi di  egemonia
 sul  resto d'Europa. A cio' corrispose un brusco risveglio  della
 societa'  transalpina, al centro di una grave crisi di  identita'
 politica e morale.
 Con  la  firma  dell'armistizio a  Versailles,  nel  1871,  e  il
 successivo  ritiro  delle  truppe  di  occupazione  prussiane  da
 Parigi,  la classe borghese tornava comunque a respirare a  pieni
 polmoni  l'aria di un insperato ritorno al benessere,  accelerato
 dalla  spinta della collaudata macchina produttiva della  nazione
 d'oltralpe.   In  ogni  espressione  letteraria  di  quest'ultimo
 scorcio  di  XIX secolo. e' riconoscibile un compiaciuto  plaisir
 di rivivere.
 E'  la  generazione dei ritorni: il ritorno del realismo, con  la
 grande  produzione naturalista nei romanzi flaubertiani di  Emile
 Zola e dei Goncourt; e' soprattutto, in poesia, il ritorno ad  un
 Romanticismo  artistico,  dove  prevale  un  interesse  verso  il
 linguaggio  e  le  immagini  che  esso  convoglia  nel  messaggio
 lirico,  mentre decade il contenutismo impegnato del Romanticismo
 sociale alla Victor Hugo.
 La   rinascita  della  societa'  francese  favori'   il   piacere
 individuale  dell'emozione: il poeta era  ora  colui  che  e'  in
 grado  di indicare la via del santuario al miscredente, al  suono
 e  alla  musicalita'  di una "foresta di simboli."  Il  movimento
 simbolista, che nasceva in quegli anni nella poesia di  Mallarme'
 e   Verlaine,  non  e'  altro  che  uno  sforzo  dei  poeti   per
 "riprendere alla musica il proprio bene."
 Valga   la  definizione  Simbolismo  in  senso  non  strettamente
 tecnico,  giacche' l'espressione non e' come si potrebbe credere,
 nel  suo  senso  storico,  l'arte  del  "simbolo"  nell'accezione
 specifica  del  termine.  In questo caso infatti  tradurrebbe  il
 pensiero  reale  mediante  un vocabolario  di  immagini  a  sensi
 multipli,  raggruppate come nella coscienza, e  dunque  evocative
 di sensazioni ed emozioni di qualsiasi specie e varieta'.
 In  realta', il Simbolismo storico e' nella volonta' del poeta di
 confessare  senza  vergogna quanto egli  porti  in  se'  di  piu'
 intimo  e  ricco,  senza  scadere nel  patetismo  sentimentale  e
 diretto  dei  romantici.  Questo  si  realizzava  grazie  ad  una
 trasposizione  discreta  dei sentimenti profondi,  adottando  uno
 stile  poetico  e  una  metrica  meno  marcatamente  pittoreschi:
 dunque   mediante  la  scelta  delle  sonorita'   e   dei   ritmi
 essenziali,  nelle alternanze e giustapposizioni  simmetriche  di
 luci  e  colori,  come nel seguente brano tratto da  Soupir,  una
 celebre lirica del poeta Stephane Mallarme':
 
 
 Vers l'azur attendri d'Octobre pale et pur
 qui mire aux grands bassins sa langueur infinie
 et laisse, sur l'eau morte ou' la fauve agonie
 des feuilles erre au vent et creuse un froid sillon,
 se trainer le soleil jaune d'un long rayon.
 
 Verso quell' azzurro intenerito dell'Ottobre, puro
 e pallido, specchiante nelle grandi
 vasche il languore suo infinito e, sogna
 l'acqua morta ove al vento erra la fulva
 agonia delle foglie e scava un freddo
 solco, lascia che vada trascinandosi
 il giallo sole con un lungo raggio.
 
 
 Fu Huysmans, nella sua opera A rebours, ad accendere le luci sul
 nuovo palcoscenico simbolista. I tre poeti che comunque, piu' di
 tutti gli altri, incisero sull'identita' del movimento, sulla
 sua impronta di poesia di rottura rispetto al modello romantico,
 furono Mallarme', Verlaine e Rimbaud.
 Mallarme', in particolare, insisteva fin dai suoi primi  approcci
 con  la  poesia in un sens du myste're che secondo  lui  sembrava
 celarsi  dietro  ogni aspetto della realta'  quotidiana;  la  sua
 arte  si  puo'  riassumere  come  un  tentativo  di  definire  il
 misterioso  come  essenza stessa della realta',  uno  sforzo  che
 esige   dal  poeta  un  don  de  soi  total  per  scavalcare   la
 consuetudine   dell'apparenza   e   investigare   nel   profondo,
 nell'essenza appunto:
 
 
 De l'e'ternel azur la sereine ironie
 Accable, belle indolemment comme les fleurs,
 Le poete impuissant qui maudit son ge'nie
 A travers un de'sert ste'rile de Douleurs
 
 La serena ironia dell'immobile azzurro
 schiaccia, indolentemente bella al pari dei fiori,
 il poeta impotente che maledice il suo genio
 attraverso un deserto sterile di Dolori.
 
 
 Da L'Azur
 
 
 E   proprio   l'azzurro,  quest'immobile  colore  che   paralizza
 l'attivita'  demiurgica  del poeta,  e'  la  suprema  hantise  di
 Mallarme',  e'  il  vetro  di  una  fenetre  chiusa  che   lascia
 intravedere    orizzonti   misteriosi,   mondi   in   trasparenza
 eternamente inaccessibili al poeta.
 Mallarme'  dunque  cerca  negli  oggetti  reali  le  reflet,  "il
 riflesso" degli oggetti ideali, cosicche' un'immagine colorata  e
 spontanea  di paesaggio in fiore assume connotazioni  simboliche,
 per diventare un mondo decorato con
 
 
 hyacinthe, myrte, et l'adorable e'clair
 Et, pareille a' la chair de la femme, la rose
 Cruelle, He'rodiade en fleur du jardin clair,
 Celle qu'un sang farouche et radieux arrose!
 
 il giacinto, il mirto dal balenio ammaliante
 e la rosa crudele, paragonabile a carne di donna,
 Erodiade in fiore del chiaro giardino,
 colei che bagna un sangue ferocemente radioso!
 
 La  poesia  stessa,  suprema tra le arti,  rimane  un'espressione
 umana  in  trasparenza, l'artista e' ostacolato dall'atto  stesso
 della   scrittura  che  falsifica  artificiosamente  il  rapporto
 mimetico tra la realta' delle cose e l'apparenza dell'arte.
 
 Scrive ancora Mallarme':
 
 Tu osservasti, non si scrive, luminosamente, su campo
 oscuro, solo l'alfabeto degli astri s'indica cosi', tracciato
 appena o interrotto; l'uomo insegue nero su bianco.
  
 E'  una dimensione vitale che si puo' solamente vedere nel  sogno
 di  un  fauno,  che  si dedica con passione ad inseguire  le  sue
 ninfe:
 
 
 Faune, l'illusion s'e'chappe des yeux bleus
 Et froids, comme une source en pleurs, de la plus chaste:
 Mais, l'autre tout soupirs, dis-tu qu'elle contraste
 Comme brise du jour chaude dans ta toison?
 
 Fauno, l'illusione se ne va
 degli occhi azzurri e freddi, come fonte
 in lacrime, della piu' casta: ma, l'altra
 tutta sospiri, dici che urge come
 brezza del giorno calda nel tuo vello?
 
 
      L'ermetismo che caratterizzo' l'ultima produzione poetica di
 Mallarme' e' tutto qui. Egli voleva essere il "geometra"  assurdo
 della realta' dei fenomeni.
 Voleva  trasporre  in termini di luce (nero su  bianco,  pittura,
 spartiti  musicali) l'architettura visiva del  cosmo  (bianco  su
 nero,  costellazioni).  E,  come  acutamente  osservo'  Luigi  de
 Nardis,  "quanto  piu' `stellare' divento' la sua  poesia,  tanto
 piu'  accentuata  si  fece la presenza in  essa  del  quotidiano,
 dell'oggetto: cielo e terra, luce e buio, legati da  un  rapporto
 ironico, di una disperata bellezza."
 
 Tra  il  1871 e il 1873 Paul Verlaine stilava i tratti essenziali
 della  sua  opera programmatica in poesia, l'Art  poe'tique:  qui
 l'artista   francese,   grande   amico   di   Rimbaud,   espresse
 metodicamente  l'urgenza di una poesia che non facesse  in  alcun
 modo  affidamento  sulla  "letteratura",  sulla  "eloquenza."  Il
 linguaggio  poetico doveva dunque recuperare la semplice  armonia
 su  cui  si  fonda il vivere quotidiano e valorizzarne  il  senso
 attraverso  l'espressione delle emozioni  sfocate,  in  tutta  la
 loro  imprecisione. Cio' si ottiene con la suggestione ritmica  e
 sintattica del senso musicale, il quale, secondo Verlaine,  viene
 "prima  di  qualsiasi  altra cosa, ancora e sempre."  La  musica,
 come    valore    fondante   della   poesia,   e'    contrapposta
 all'artificiosita'   della  retorica,  e  quindi   l'imprecisione
 domina sulla logica, le sfumature sul colore definito:
 
 Une aube affaiblie
 Verse par les champs
 La me'lancolie
 Des soleils couchants.
 La me'lancolie                                       wass
 Berce de doux chants
 Mon coeur qui s'oublie
 Aux soleils couchants.
 
 Un'alba affievolita
 Sparge sui campi
 La malinconia
 Di soli al tramonto
 La malinconia
 culla di dolci canti
 Il mio cuore che si perde
 Al tramonto di soli.
 
 
 Il  brano  precedente  esemplifica l'uso che  Verlaine  fa  della
 melodia  e del "dondolio" ritmico nella sua poesia: il  poeta  fa
 vibrare  malinconicamente la nostra sensibilita', e i suoi  versi
 si  fanno sinuosi e incantatori, riprendendo espressioni  e  rime
 come se si trattasse di temi musicali.
 Tutta  l'arte  di Verlaine non e' se non un ardito  tentativo  di
 ottenere  l'imprecisione: il poeta crea la sua opera conscio  del
 fatto   che   le   parole  devono  essere  "scelte  equivocando."
 Attraverso  l'illusione della musica, Verlaine  definisce  quella
 che  la critica ha indicato, con termine opportuno, "poesia degli
 stati   semicoscienti",  ossia  quei  livelli  di  consapevolezza
 poetica inaccessibili se non al simbolo.
 La  sua  lirica piu' celebre rimane Clair de Lune,  famosa  anche
 per  la  delicata  trasposizione  musicale  ad  opera  di  Claude
 Debussy:  essa  rappresenta il massimo tentativo di  Verlaine  di
 avvicinare  la  comunicazione  oggettiva  dell'arte  all'universo
 interiore  dei  sentimenti individuali dell'artista,  esprimibili
 solo  nei  termini  delle impressioni suggerite  da  un  discreto
 raggio lunare, che restano piu' o meno condivisibili:
 
 
 Au calme clair de lune triste et beau,
 Qui fait rever les oiseaux dans les arbres
 Et sangloter d'extase les jets d'eau,
 Les grands jets d'eau sveltes parmi les marbres.
 
 Al quieto chiaro di luna triste e bello,
 Che fa sognare uccelli sugli alberi
 E singhiozzare d'estasi getti d'acqua,
 I grandi getti d'acqua presti tra i marmi.
 
 
 Grande   amico   di   Verlaine  fu  Arthur  Rimbaud,   il   quale
 apparteneva  invece alla categoria dei poeti  visionari.  La  sua
 fama   di  poeta  maledetto  si  deve  ad  una  vita  di  cronica
 irrequietudine, scandita da eccessi nell'alcol, nell'uso  smodato
 di  droghe  e  narcotici, e da un frenetico impulso all'azione  e
 alla  contestazione  aperta. Nell'Alchimie  du  Verbe  (De'lires,
 II), Rimbaud definisce con chiarezza il suo metodo poetico:
 
 
 Inventai  i colori delle vocali! _ A nera, E bianca, I  rossa,  O
 blu,  U   verde.  _  Regolai la forma  e  il  movimento  di  ogni
 consonante,  e,  con  ritmi istintivi, mi illusi  d'inventare  un
 linguaggio poetico accessibile, un giorno o l'altro,  a  tutti  i
 sensi. Tenevo in serbo la traduzione.
 
 
 Da  questo  passaggio risulta evidente come Rimbaud sia orientato
 verso  la  ricerca sistematica dell'allucinazione allo  scopo  di
 creare  un  linguaggio con cui esprimere gli stati  piu'  confusi
 dell'animo,   un   metalinguaggio   che   permetta    al    poeta
 un'evocazione  sensuale  simultanea  di  tendenze  oscure.  Scopo
 ultimo  di questa poesia e' ricreare l'emozione nel lettore  piu'
 che descrivergliela:
 
 
 J'ai vu le soleil bas, tache' d'horreurs mystiques,
 Illuminant de longs figements violets,
 Pareils a' des acteurs de drames tre's antiques
 Les flots roulant au loin leurs frissons de volets!
 
 Ho visto il sole basso, macchiato di mistici orrori,
 illuminare lunghi coaguli violacei,
 e, simili a degli attori di drammi molto antichi,
 i flutti che rotolavano in lontananza i loro fremiti di persiana
 
 
 O ancora:
 
 J'ai vu des archipels side'raux! et des iles
 Dont les cieux de'lirants sont ouverts au vogueur:
 Est ce en ces nuits sans fonds que tu dors et t'exiles,
 Milion d'oiseaux d'or, o future Vigueur?
 
 Ho visto arcipelaghi siderali ed isole
 i cui cieli deliranti sono aperti al vogatore:
 E' in queste notti senza fondo che tu dormi ed esuli,
 stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro?
 
 
 La   critica   piu'  autorevole,  Paul  Claudel  in  primis,   ha
 qualificato questo atteggiamento di Rimbaud come mistico,  eppure
 il  poeta francese sembra troppo distaccato dalla morale  comune,
 dalla   religione,  dalla  contemplazione  della  realta'.  Molto
 probabilmente  oggi e' possibile identificare uno sfondo  mistico
 nell'aspetto materialista della poesia di Rimbaud, nel senso  che
 la  sua  opera  oltrepassa  un bisogno  puramente  letterario,  e
 tradisce invece un anelito verso il simbolico e l'assoluto.
 Rimbaud  mira  ad acquistare un pouvoir surnaturel,  e  il  poeta
 diventa  cosi'  l'unico  eletto capace di attingere  direttamente
 all'anima universale. Da cio' deriva che l'artista, partendo  dal
 suo  linguaggio, salpa verso iperboliche mete: il suo diventa  il
 tentativo  di  esprimere  l'inesprimibile,  lungi  dal   rimanere
 fedele  ai  significati convenzionali, e  per  ottenere  cio'  il
 poeta   deve   innalzarsi   sopra   la   dimensione   quotidiana,
 trasformandosi   in  veggente,  visionario:  il  poeta,   scrisse
 Rimbaud,  "devient entre tous le grand malade, le grand criminel,
 le  grand  maudit, et le supreme Savant! Car  il  arrive  a'
 l'inconnu!"
 Ossessionato  dal  mistero del rapporto tra  l'io  e  la  realta'
 circostante,  il poeta vorrebbe e'treindre l'univers (abbracciare
 l'universo  intero),  allo stesso modo  in  cui  il  suo  sguardo
 domina l'alba:
 
 

 J'ai embrasse' l'aube d'e'te'.
 
 Rien  ne bougeait encore au front des palais. L'eau e'tait morte.
 Les  camps  d'ombre  ne quittaient pas la  route  du  bois.  J'ai
 marche',  re'veillant  les haleines vives,  et  tie'des,  et  les
 pierreries regarde'rent, et les ailes se leve'rent sans bruit.
 
 La  premie're  entreprise fut, dans le sentier  de'ja'  empli  de
 frais et ble'mes e'clats, une fleur qui me dit son nom.
 
 Je  ris  au  wasserfall  blond  qui s'e'chevela  a'  travers  les
 sapins; a' la cime argente'e je reconnus la de'esse.
 
 Alors  je  levai un a' un les voiles. Dans l'alle'e,  en  agitano
 les  bras.  Par la plaine, ou' je l'ai de'nonce'e au coq.   A  la
 grand'ville,  elle fuyait parmi les clochers et  les  domes,  et,
 courant  comme  un  mendiant  sur les  quais  de  marbre,  je  la
 chassais.
 
 En  haut  de  la  route,  pre's d'un bois de  lauriers,  je  l'ai
 entoure'e  avec  ses voiles amasse's, et j'ai senti  un  peu  son
 immense corps.  L'aube et l'enfant tombe'rent au bas du bois.
 
 Au re'veil il e'tait midi.
 
 
 
 
 Ho abbracciato l'alba d'estate.
 
 Nulla  si  moveva ancora sul frontone dei palazzi.   L'acqua  era
 morta.   Le zone d'ombra non lasciavano la strada del bosco.   Ho
 camminato,  ridestando  gli aliti vivi e  tiepidi,  e  le  pietre
 preziose guardarono, e le ali si alzarono senza rumore.
 
 La  prima impresa fu, nel sentiero gia' pieno di freschi e smorti
 fulgori, un fiore che mi disse il suo nome.
 
 Io  risi  al wasserfall biondo che si scarmiglio' attraverso  gli
 abeti: sulla cima argentea riconobbi la dea.
 
 Allora  alzai  ad  uno  ad uno i veli.  Nel  viale,  agitando  le
 braccia.  Per  la pianura, dove l'ho denunciata al gallo.   Nella
 grande  citta',  ella  fuggiva tra i campanili  e  le  cupole,  e
 correndo  come  un  mendicante sulle banchine  di  marmo,  io  la
 incalzavo.
 
 In  cima  alla  strada, vicino a un bosco di lauro, l'ho  avvolta
 nei  suoi  veli  raccolti, ed ho sentito uni poco  il  suo  corpo
 immenso. L'alba e il fanciullo caddero in fondo al bosco.
 
 Al risveglio era mezzogiorno.
 
 (Aube, de Illuminations).
Continua sul numero 1 di DADAm@g