- PERCHE' DADA NEL TEMPO DELLA RETE -
di Guildenstern


Esiste una economia  di  parola.  Un'invenzione, un progetto
di parola.  Da poco esiste uno spazio dove la parola viaggia
piu' veloce.  Trasmissione cablata,  fibre  ottiche,  parola
alla  velocita'  della luce.  Trasmissione di pensiero, oggi
Piacenza,  Milano,  Washington,   La   Jolla,  Nuova  Delhi.
Eldorado.  Processo di formazione dada.  Dada, come  allora,
diversamente da allora.  Era stato Leonardo Da Vinci (codice
Arundel,  v42)  a  dire:  "Gran  parte  del mare si fuggira'
inverso il cielo, e  per  molto  tempo  non fara' ritorno" e
parlava di nuvole.  Oggi si  parla  di  un'arte  di  parola,
vero,  ma  anche di una scienza di parola.  Ingegneria della
follia.  Dada dove non esiste conformita' di segno, meno che
mai   conformita'   di   pensiero.    Dada   come  apertura:
all'estremo,  al  consapevole,  al   quotidiano.    Apertura
all'intelligente  e  allo stupido.  Nessuna censura, nessuna
policy, nessun ritmo  marcato.   Anticipazione dello Warhol:
dieci minuti di celebrita' mondiale a ciascuno.  Perche' non
si dimostra nulla, non c'e'  un  significato:  le  cose  non
significano.   Si  deve  arrivare  al  conto  finale con chi
sostiene le ragioni dell'arte, come se un quadro possa avere
un perche', come se  nessuno  avesse inteso la pericolosita'
del definire.  Casomai la parola  significa,  le  cose  sono
significate.   Sillabario  dada.  Profondita', ricerca della
radice.  Cerchio magico,  esclusione  elitaria aperta.  Come
nel percorso infinito  dallo  zero  all'uno:  il  passo  del
tempo.    Il   cyberspazio   come   labirinto,  luogo  della
meraviglia,  in  cui  esistono   al  contempo  l'incubo,  la
dolcezza, la rassicurazione, il  peccato.   Progetto  nuovo.
Difficolta' di parola.

Il  discorso  di  DADA  si  inserisce  nel non-tempo, ovvero
nell'intervallo   infinito   tra   opera   e  comunicazione.
Tolleranza dell'altro.  Spazio non circoscrivibile, e dunque
iperspazio.   Finanza  dell'idea,  industria  della  parola.
Societa'  piu'  o  meno   segreta,   iniziati   incoscienti,
estremisti  dell'estetica.   Pericolo  di altro da se'.  Nel
discorso occidentale l'Altro si situa nella pazzia.  L'Altro
e' un nemico  pericoloso.   Altro:  l'estraneo, l'ignoto, il
diverso, il pazzo.  La  ghettizzazione  dell'Altro  e'  alla
base dell'intolleranza: politica, sociale, razziale.  Eppure
l'Altro   e'   in  noi  stessi:  inutile  e  dannosa  questa
intolleranza.  L'Altro e'  il  sembiante,  e' la novita' del
progetto e della ricostruzione.  Personificare  l'Altro  nel
nemico,  significa porsi in una logica distruttiva piuttosto
che costruttiva,  una  logica  diadica.   E'  chiaro  che la
parola debba essere tollerante,  debba  procedere  dal  due,
altrimenti    si    verifica   un'anoressia   intellettuale,
un'atrofia della parola.  Non  solo,  ma  l'arte, o anche il
progetto originale e nuovo di  ciascuno,  deve  prendere  lo
spunto  dall'Altro: che e' una delle  innumerevoli  missioni 
del DADA cyberspaziale.