- LUI - di Vincenzo Scarpa

E' davvero una strana sensazione quella che pervade tutto il
mio essere, una  sensazione  mai  provata prima.  Sento che
qualcuno  mi  sta  inseguendo,  ma  non  ho idea di chi sia.
L'unica cosa da fare e'  stringere con convinzione il manico
della mia valigetta  nera  e  camminare  piu'  speditamente,
evitando cosi' di farmi raggiungere subito.

Subito, perche' dico subito mio Dio?  Come puo' raggiungermi
o semplicemente vedermi con  questa folla?  Sento il bisogno
impellente di nascondermi, di essere altrove,  in  un  altra
citta',  in  un altro stato, in un altro pianeta.  Qualsiasi
posto va bene: basta che lui  non mi veda.  Lui chi poi?  Il
mio fantasma immaginario?   L'uomo  che  sogno  ogni  notte?
Quello  che  indossa  un  mantello  nero  e  un  cappello da
prestigiatore?  No,  non  e'  possibile,  quello  e' solo un
frutto della mia immaginazione, una creatura che puo' vivere
solo nei miei incubi.  Bene, ora devo cercare di raggiungere
la mia vettura e sparire per sempre; dov'e'?

Ah, ecco, e' propio nel vicolo qui a destra.  Ora entro e...
un momento!  Cosa  ci  fa  qui  l'entrata  di  di un vecchio
cinema anni trenta?  Dov'e' la mia macchina?  Voglio  andare
via!    I   passi.    Qualcuno  si  sta  avvicinando.   Devo
nascondermi o e' la  fine.   Mi  metto  a correre, urlando a
squarciagola la  parola  aiuto,  possibile  che  nessuno  mi
senta?   Dove  sono finiti tutti quanti?  Dove sono tutte le
persone di prima?  Dio  mio,  voglio uscire da quest'incubo,
che qualcuno mi aiuti!!!  Il rumore di quei maledetti passi.
E' questo che mi rende nervoso vero?  Molto probabile.   Non
ho  mai  avuto  i  nervi  saldi, neanche quella volta che ho
ucciso  a  sangue  freddo  mia  madre  con  l'ausilio  di un
coltello da cucina.  Lei si' che era cattiva;  smussava  gli
spigoli   dei  mobili  per  evitare  che  mi  facessi  male,
continuava a dirmi che  ero  repellente per non farmi uscire
di casa, e che le donne erano opera  del  demonio.   Davvero
una  mammina  coi fiocchi, che avrebbe fatto di tutto per il
suo figliolo.  Pero' non  mi  ha mai spiegato perche' beveva
birra e si portava a letto molti uomini, perche' con me  era
perversa e mi chiamava sporco insetto.

Svolto  l'angolo.   Oh Dio, ancora quei passi, adesso basta!
Quello lo sistemo una volta  per tutte.  Apro la valigetta e
cosa c'e'?  Cucu'!  Un bel  machete  affilato,  quel  grosso
coltello  a  un  solo taglio che viene usato per tagliare la
canna da zucchero, propio lui.  Solo che io ne faccio un uso
prettamente diverso e molto piu' divertente: taglio le teste
delle mie vittime e le  conservo in cantina nel congelatore.
Uccidere e' la sola cosa che mi dia soddisfazione in  questo
mondo  pieno  di ipocriti.  Mi apposto dietro lo spigolo del
muretto aspettando con trepida ansia il suo arrivo; non vedo
l'ora di affondare  il  mio  dolce  machete nelle sue carni,
uomo o donna che sia.

Pero' un momento, qui c'e' qualcosa di strano,  qualcosa  di
veramente  insolito.   Come  mai odo il rumore di quei passi
alle mie spalle?   Non  puo' essere possibile!  Maledizione,
e' lui.  L'uomo dei miei incubi, il mio compagno dei  viaggi
infernali,  colui  che  mi  accompagnera' nella vita dopo la
morte.  Ma cosa  dico?   Io  non  posso morire.  Devo ancora
uccidere tanti ipocriti, non posso  permettere  che  costoro
vivano  ancora.   Quel  maledetto  pero' non ne vuole propio
sapere.  Mi fissa negli occhi, si toglie il cappello e in un
attimo il mio  machete  si  frantuma  in  mille pezzi.  Devo
correre, andare in un luogo piu' sicuro dove possa portare a
termine  i  miei  progetti,  dove  possa  essere  libero  di
camminare senza il timore  di  essere  perseguitato.   Ecco.
Svolto di nuovo l'angolo ma...  dove mi trovo?  Non riesco a
credere a quello che vedono i miei occhi.

Sono  davanti  ad  un edificio di stile italiano; un vecchio
dalla faccia deforme e logorata tiene fra le mani un cubo di
vetro opaco, mentre una  bambina  triste e solitaria osserva
una colomba trasparente prendere il volo per  andare  chissa
dove.   Due  strani  esseri  dalla bocca allungata discutono
tranquillamente tra loro, ed un  uomo senza volto saluta una
donna senza mani.  Poi il tutto  si  trasforma.   L'edificio
con  tutte le sue folli creature si allunga fino a diventare
un'altissima torre.  E indovinate  un  po' chi arriva?  Lui,
sempre lui, solo e sempre lui.  Maledetto!  Ma se  spera  di
avermi cosi' facilmente, si sbaglia proprio di grosso.

Entro nella torre.  Una scala a chiocciola sale verso l'alto
ed  io, non potendo fare altrimenti, comincio a percorrerla.
Piu' avanzo, piu' sento dei continui brusii, degli insisten-
stenti boati che mi spaccano  i timpani e dei fastidiosi pi-
golii;  i  muri  respirano  e  l'aria  si  fa  piu'  pesante
impedendomi di  respirare.   Incapace  persino  di  parlare,
serro  le  mani attorno alla gola, mi inginocchio e cado sui
gradini.  La vista oramai si  e' annebbiata, ma posso ancora
distinguere la sagoma di  quel  maledetto  che  si  avvicina
sempre di piu'...