"Papà"
Fu esattamente alle sette di sera di un anno fa che mi
accorsi che qualcosa di veramente strano stava accadendo.
Ero a cena dai miei genitori, mio padre era seduto di fronte
a me, mentre mia madre stava ancora mescolando il riso in
cucina. Dietro mio padre c'era appeso alla parete un quadro
naif che raffigurava tre bambini che giocavano con una palla
colorata di giallo e rosso. In basso a destra s'intravedeva
il nome dell'autore: A. Steinberg 1967. Non l'avevo mai
notato prima. Qualche giorno dopo, oltre la firma e la data
riuscivo a vedere quasi tutto lo spessore della cornice
all'estremita' inferiore.
Non avevo piu' dubbi, mio padre si stava accorciando di
brutto. Lo trascinai in bagno, lo appoggiai contro il muro
e tracciai una tacca con il rossetto di mia madre appena
sopra la sua testa. Mi aveva sempre creduto un po' strano,
ma in quell'occasione non disse niente.
Ogni sera andavo a misurarlo e la tacca del giorno prima
risultava sempre di poco piu' alta della sua testa. Spiegai
il fatto a mia madre che si limito' a qualche sospiro di
rassegnazione come se in fondo la cosa dovesse prima o poi
accadere.
Ora, io non so bene come ci si deve comportare quando i
padri si rimpiccioliscono, cosi' andai un po' ad intuito.
La prima idea che mi venne in mente fu, lo ammetto,
piuttosto banale. Lo misi coricato con le braccia ed i
piedi legati saldamente alle due estremita' del letto. Il
mattino seguente la fune si era un po' allungata, mio padre
si era accorciato di quasi due centimetri, le gambe e le
braccia gli dolevano non poco. Non aveva funzionato, ma
forse invece di una normale fune dovevo usare dei tiranti
d'acciaio, pensai.
Mio padre mi prego' di lasciar perdere. Tentai allora con
un'alimentazione differente a base di vitamine e molti
carboidrati. Mio padre divento' piu' piccolo, visibilmente
rotondeggiante e gli si cariarono tutti i denti. Dopo tre
mesi si era ridotto a poco piu' di un televisore da 34
pollici. Lui non era contento, pero' non pagava piu' il
biglietto dell'autobus e per sbronzarsi ci metteva molto
meno.
Fino ad allora aveva accettato senza eccessivi drammi la
sua situazione, ma il suo morale ebbe un brusco quanto
inaspettato calo il giorno in cui non riusci' piu' a
raggiungere la tazza del water, e fu costretto a cominciare
ad espletare le sue funzioni nella vaschetta del gatto, cosa
che lo faceva sentire parecchio in imbarazzo. A lui e al
gatto.
Io non volevo si demoralizzasse ulteriormente cosi' pensai,
e questa volta con successo, che un poco di svago l'avrebbe
distolto dal meditare continuamente sulla sua nuova
condizione. Iniziai a portarlo in giro con me. Lo tenevo
sulle spalle dentro lo zainetto e la sua testolina sporgeva
appena insieme al pon pon della cuffia che mia madre gli
aveva preparato, perch‚ non prendesse freddo. Lui, in
questo modo, si divertiva molto, soprattutto quando andavamo
in bicicletta.
Al settimo mese la sua statura smise di diminuire e si
arresto' intorno ai ventidue centimetri, millimetro piu',
millimetro meno.
Allenando bene lo sguardo cominciai a riconoscere
abbastanza agevolmente altri papa' rimpiccioliti che si
mimetizzavano nelle borse, nelle tasche dei cappotti, sui
cruscotti delle macchine dei loro figli. In particolar modo
al cinema, appena si spengono le luci in sala, ecco che
tante testoline iniziano a saltar fuori da sotto le cravatte
o dai taschini delle giacche, alcune con il loro pacchettino
di pop-corn in mano, per poi tornare nuovamente ad
occultarsi al comparire dei primi titoli di coda.
Io sono da quasi quattro mesi in questo istituto e non ci
sto male. I compagni sono simpatici ed i pasti sono
decenti. Di tanto in tanto mio papa' mi scrive delle
piccole letterine sulle carte dei cioccolatini che mi fa
recapitare da mia madre.
Io gli voglio davvero molto bene.