"Michele"
Il ragazzino stava seduto di fronte a me con un'aria tra il
malinconico e il divertito. In quasi tre quarti d'ora non
ero riuscito a fargli finire nemmeno uno dei due problemi
che aveva per compito. Dentro di me maledivo il giorno in
cui m'era venuta l'idea di dare lezioni di matematica per
racimolare qualche soldo da aggiungere alla non
trascendentale somma che i miei mi passavano mensilmente
nell'attesa che mi decidessi a terminare l'universita'.
A volte, pero', i soldi mi sembrava di rubarli. Come
avveniva con Michele. A lui la matematica non sarebbe mai
entrata in testa e questo non mi confortava davvero.
"Michele, per favore, ascoltami seriamente per un momento.
Sappiamo che l'area del triangolo e' uguale al prodotto
della base per l'altezza diviso due. In questo problema ti
danno i dati dell'area e della base, giusto? Con quelli tu
puoi ricavare la misura dell'altezza mediante la formula
inversa poi, dal momento che ti dicono che il triangolo e'
isoscele, utilizzi il teorema di Pitagora e ricavi il lato
obliquo che ti serve per calcolare il perimetro che ti viene
richiesto. Non e' difficile , te l'assicuro".
"Perche' non me lo fai tu su un foglio e poi io lo ricopio
in bella? Dopotutto mia mamma ti paga per questo, o no?"
"No, aspetta un attimo, non cercare di fare il furbo. Tua
madre mi paga, perche' io t'insegni a risolverli da solo i
problemi. A scuola, quando c'e' il compito in classe, io
non sono mica li' con te, e se tu non impari la matematica
ti bocciano e dopo i tuoi se la prendono giustamente anche
con me".
"Ah, non devi preoccuparti per questo, tanto mi bocciano in
tutti i modi, non e' solo per la matematica, i professori me
l'hanno gia' fatto capire" mi disse lui alzando le spalle e
piegando con la carta l'ennesimo aereoplanino che io poi
solitamente gli gettavo nel cestino. Stavolta lo lasciai
fare, mi appoggiai sconsolato allo schienale della poltrona
e cominciai a guardarlo.
Aveva uno sguardo dolcissimo che m'inteneriva e per questo
non riuscivo proprio ad arrabbiarmi con lui. Michele stava
mettendo a posto con cura le ali della sua ultima creazione.
Quando ebbe finito si volse verso di me, mi guardo' dentro
gli occhi e mi disse:
"Io so fare aerei di carta che lanciati dalla finestra
della mia camera al terzo piano volano per cinquanta o
sessanta metri prima di toccare terra. Tu cosa sai fare,
invece?"
"Ma, io so risolvere equazioni di primo, secondo e terzo
grado, conosco bene la geometria, la trigonometria, la
fisica, l'inglese e..."
"Tutto li'?" m'interruppe lui "Mi sembra un po' poco, ma
sei ancora giovane e vedrai che imparerai anche delle cose
belle dalla vita".
"Si', forse hai ragione tu" gli replicai osservando la
perfezione dell'aereoplanino che aveva finito e reggeva in
mano.
"Cosa dici, pensi sia il caso di provarlo adesso?" mi
chiese Michele.
"Si', penso proprio di si'" gli risposi contraccambiando il
suo sorriso. E lo guardai salire sul tavolo e volare per la
stanza sul suo aereo.