"I don't wanna grow up"
-Cristo Angelo, ma quand'e' che ti decidi a crescere?- mi
disse mio padre facendo roteare con un colpo di dito la
girandola attaccata sopra la sua testa -Hai quasi trent'anni
e guarda come sei conciato. Cos'e' quella farfalla colorata
sul tuo braccio?-
-Un tatuaggio resistente all'acqua- risposi io -Attacco
l'Alaska con due. Lancia i dadi-
-Sei e cinque. Mio cocco bello. Muovo tre dal Madagascar e
attacco l'Arabia Saudita- continuo' lui -sei andato poi a
quel colloquio di lavoro?-
-Sta a me, pero' smettila di distrarmi, tanto ti conosco e
non ci casco. Attacco l'Oceania con tre. Passami i
pistacchi-
-Quattro. Ora io attacco... attacco... certo che se tu mi
avessi dato retta allora, non saresti ora a...-
-E' pronta la merenda- grido' mia madre dal terrazzo-
-Chi arriva ultimo gli puzzano i piedi- esclamo' mio padre
alzandosi di scatto e pattinando veloce verso la porta. Io
mi alzai, a mia volta, di scatto e mi lanciai dietro lui.
Lo stavo per superare quando inciampai sbattendo per terra
il ginocchio.
-Primo- grido' mio padre sedendosi di fronte alle fette di
pane imburrate. Io mi rialzai osservando la goccia di
sangue che dipingeva un rigagnolo rosso sulla mia gamba e
andai a sedermi di fronte a lui.
-Mi hai fatto lo sgambetto, bastardo- gli dissi prendendo il
vasetto di marmellata all'arancio.
-Non e' vero! Tu hai visto?- chiese rivolto a mia madre.
-No, non mi sembra- disse lei allungando le braccia e
soffiandomi addosso le bolle di sapone colorate che teneva
in mano -E poi si sa che ti puzzano i piedi, eh eh-
-Pila su Angelo- urlo' mio padre appena ebbe terminato di
mangiare le sue fette. Me li ritrovai entrambi addosso con
lui che m'immobilizzava braccia e gambe mentre mia madre mi
disegnava due grossi baffi con un pennarello nero
sghignazzando forte.
-Uno di questi giorni vi uccido- pensai io a bassa voce
-giuro che vi uccido-