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"Erotico Blues"

Stavo sdraiato nella vasca da bagno e mi  divertivo  a  fare
scoregge  nell'acqua.   Mi piacciono le bollicine e non ho i
soldi per l'idromassaggio  cosi'  mi  arrangio.  L'acqua era
sporca.  Era un bel po' che non mi facevo un bagno e poi  mi
ero appena masturbato e lo sperma galleggiava in grumi densi
e  biancastri  intorno  a  me  rendendo  l'acqua  ancor meno
limpida.   Mi  piace  sborrare  nell'acqua.   Le  piu' belle
scopate, forse anche perche' richiedono un  impegno  ed  una
concentrazione  maggiore,  le  ho  sempre  fatte nell'acqua.
Tutte le  volte,  dopo  essere  venuto,  fisso quell'ammasso
gelatinoso di potenziali esseri  umani  sperando  di  vedere
qualche singolo spermatozoo, che so un po' piu' grande degli
altri  tanto  da rendersi visibile, con la sua testolina, la
sua bella coda, insomma come ce li hanno descritti a scuola.
Sempre invano.  A volte  mi  e' persino venuta la tentazione
di prendere  un  microscopio  per  tentare  di  vederli,  ma
fortunatamente spesso ho di meglio da fare che stronzate del
genere.

Squilla  il telefono, io bestemmio.  Sempre mentre faccio il
bagno.  Il telefono, non le  bestemmie.  E si' che non suona
molte volte in casa mia.  Resto un attimo indeciso se andare
o lasciar perdere.  E se e' qualche figa a cui  ho  lasciato
il  mio  numero  nel  caso  le  venisse voglia?  Lo lascio a
tutte.   C'e'  comunque  una   probabilita'  su  cento.   E'
sufficiente.  Mi alzo  gocciolante  e  mi  dirigo  verso  il
telefono  che  non  desiste.   Mi  gratto  il  culo  con  la
salvietta e rispondo.

"Pronto,   chi  mi  cerca?"  "Ciao  Alan,  sono  Marco.   Ti
disturbo?"

"Beh direi proprio di si'".   E' andata male anche stavolta,
penso.  "Mi spiace, ma  volevo  solamente  chiederti  scusa"
continua  lui.   "Va  bene, e di cosa?" "Si', insomma...  ti
ricordi l'ultima volta che ci siamo visti, sara' stato sei o
sette mesi fa.  Tu mi avevi detto che la mia ragazza era una
gran puttana ed io beh...   ti  diedi uno schiaffo in faccia
di fronte a tutti" "Ah gia', mi ricordo...  ma era  un  gran
cartone  sui  denti  se non sbaglio.  Finii lungo disteso in
mezzo al bar...  una bella vista, pero'"

"Ci  siamo  lasciati  la  settimana  scorsa"  continua Marco
"avevo scoperto che la dava veramente ad un sacco di persone
e tu che allora stavi cercando di farmi aprire gli occhi..."

"Ma no Marco, erano tutte balle le mie.  Ero sbronzo ed  ero
incazzato  perche'  avevo  tentato  di  farmela  e non c'era
stata, tutto qui"

"Ti ringrazio, sei un amico,  ma non hai bisogno di mentirmi
per tirarmi su il morale, non ce n'e'  bisogno.   Oramai  e'
tutto  finito  tra  noi".   Lascio che mi creda un amico, e'
gia' abbastanza giu'  per  contraddirlo.   "Gran troia pero'
quella Lisa, eh?" gli dico.  "Si chiama Anna.   Lisa  e'  la
ragazza  di  Alfredo"  "Ah  gia', e' vero" rammento.  Forse,
allora, era quella che  avevo tentato d'infilzare.  Boh, chi
se ne ricorda piu'.  Non si puo' tenere il  conto  di  tutto
nella  vita.  "Beh, ora ti saluto Alan, scusami ancora se ti
ho disturbato"

"Di niente Marco, ci si  vede" e riattacco.  Torno in bagno,
ma l'acqua si e' raffreddata ed e' inutile  rientrare  nella
vasca.  Apro il tappo ed osservo scorrere via l'acqua con lo
sporco,  che  disegna  due  righe di necrologio sulle pareti
laterali, e tutto il resto.  Che spreco, penso.

Mi spruzzo un  po'  di  borotalco  sotto  le ascelle e sulle
balle, poi mi asciugo velocemente i capelli.  Vado in sala e
metto su Rain Dogs di Tom  Waits.   Poi  vado  in  cucina  a
prendermi  una  lattina di birra ghiacciata.  Quando ascolto
Tom Waits mi viene  sempre  voglia  di bere, non so perche',
anche se, a dire il vero, la cosa mi accade anche con  molti
altri:  Nick  Cave, i Pogues, i Beasts of Bourbon, i Monster
Magnet, i Redrum,  Vinicio  Capossela,  gli Action Swingers,
Stefano Benni, Andrea Pazienza,  Paolo  Rossi...   non  sono
tutti cantanti, fa lo stesso.  La tapparella della cucina si
e'  incastrata  a  mezza  altezza  e non va ne' su ne' giu'.
Forse dovrei  smontarla  e  guardarci  dentro, si dev'essere
annodata la corda.  Non sono bravo nei lavori manuali, cosi'
la lascio com'e'.  Non mi piace nemmeno avere troppa luce in
casa.

Squilla di nuovo il telefono.  Due volte in meno  di  un'ora
e'  sicuramente  una rarita' in casa mia.  Vado tranquillo e
contento.  Sono desiderato oggi, mi dico con stupore.

"Pronto..." "Alan  ciao,  sono  Marina...   Marina  Dodi, ti
ricordi?  Eravamo in classe insieme al liceo.  Senti,  io  e
qualche  altro  pensavamo  di  fare  una cena di nuovo tutti
insieme,   o   comunque   chi   vuole   venire,   tanto  per
chiacchierare un po' e vedere come siamo  messi  dopo  tanti
anni.  Cosa dici, vieni?"

La  sua  voce  e'  squillante  e  fastidiosa,  ma  se  me la
ricordavo bene non era una brutta figa.  Dovevo anche averci
messo la mano tra le tette una volta durante una gita, e lei
mi aveva tirato uno sberlone che mi aveva rintronato per due
ore.  In seguito non mi aveva  piu' rivolto la parola ed io,
comunque,  non  mi  suicidai  per   questo.    Probabilmente
l'avevano  costretta a telefonarmi, non credo avesse chiesto
lei di farlo.

"Senti" gli dico con  voce  suadente "in questo momento sono
nudo e mi sto toccando l'uccello, perche' non fai un salto a
casa mia che ne parliamo meglio?".  "Sei  sempre  il  solito
maiale" mi dice lei riattaccando.  Non ha mai avuto il senso
dell'umorismo, non potevo sperare di piu'.

Vado in camera a vestirmi.  Perche'?  Non so, forse mi viene
voglia  di uscire.  Non credo, ma in ogni caso sarei pronto.
Torno a sedermi in sala  meditando sullo scarso valore della
mia esistenza.  Chi sta morendo, chi  viene  torturato,  chi
vende  aspirapolveri  o  chi e' innamorato senza speranze in
fondo sta peggio  di  me,  penso.   Non  e'  molto, ma mi so
accontentare.

Di nuovo un suono.  Stavolta e' la porta, non  il  telefono.
Meno   male   cosi'   vedo  qualcuno.   Apro.   Una  ragazza
abbastanza giovane con due occhioni spalancati da battitrice
di tesi sta in piedi davanti  a  me e cerca di convincermi a
comprare un opuscolo in cui c'e' scritto della  mancanza  di
valori  e dell'immoralita' della gioventu' moderna che pensa
solamente a  ballare,  ascoltare  musica  rock  e pomiciare.

Pensa un po' te.  Mi tiro giu'  la  patta  e  le  mostro  il
cazzo.   Lei  indietreggia  un attimo tra lo sbigottito e il
sorpreso.

"E'  esageratamente  grosso  rispetto  all'altezza" esclama.
Non so se ritenerlo un  complimento  alla  mia  virilita'  o
un'offesa  per la statura.  "Perche' non entri che ti faccio
vedere come s'ingrossa ulteriormente"  mi limito a dirle con
la  speranza  di  ravvivare  quello  spento  pomeriggio   di
un'estate  come  tante altre in un'annoiata citta' deserta e
intorpidita dal sole  che  s'infrange  sui  muri bianchi dei
palazzi e tutte quelle cazzate li'.

"Ma vaffanculo" mi dice lei andandosene  via.   "Peggio  per
te"  le urlo mentre scende le scale.  E peggio anche per me,
penso chiudendo malinconicamente  la  porta.  Due miliardi e
mezzo di donne sul pianeta e nessuna disponibile per me.  Ma
cosa cazzo fanno tutto il giorno?  Fanno jogging,  aerobica,
stretching,  training  autogeno,  visitano  musei, castelli,
chiese,  scrivono  poesie  e  lettere  ai  giornali, aiutano
invalidi e bambini poveri, partecipano  a  conferenze  sugli
indiani o l'Amazzonia.  Scopare?  Quasi niente.  Pensa te in
che mondo ci tocca vivere.

Squilla  di nuovo il telefono.  Una, due, tre volte.  Non la
finisce mai.  Corro di la',  strappo  la spina e getto tutto
dall'altra parte della  stanza.   Me  ne  torno  a  letto  a
dormire, forse e' meglio cosi'.

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